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Politica

M5S dilaniato e nel caos, gli ortodossi in trincea per dire no al Governo Draghi

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Dilaniato, nel caos, con una rivolta contro i vertici al Senato in corso: il Movimento 5 Stelle si avvia al voto di fiducia al governo Draghi sull’orlo dell’implosione. Sin dalla mattina entrano in campo gli ortodossi: prima il grande ex Alessandro Di Battista, poi i senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi. L’obiettivo e’ unico: votare No al nuovo governo. E sotto accusa finisce il quesito posto su Rousseau: “e’ un inganno, il super-ministero alla Transizione ecologica citato non esiste”. Ma l’Opa dei “contras” potrebbe non essere solo parlamentare. “Vogliono prendersi il Movimento”, accusa un esponente dell’ala governista. Nel pomeriggio, ad un certo punto, i senatori scelgono di autoconvocarsi alle ore 18. Sotto accusa c’e’ l’intero direttivo a Palazzo Madama, a cominciare dal capogruppo Ettore Licheri. I “descamisados” vogliono la testa di chi ha condotto le trattative per il nuovo governo. Con un’appendice: l’ex governatore della Bce ha lasciato uno spazio quasi inesistente alle scelte dei partiti per i ministeri. Sul dicastero del Sud finito nelle mani di Mara Carfagna gli ortodossi gridano vendetta. E anche il fisico Roberto Cingolani, che secondo i vertici del M5S, e’ stato voluto proprio da Beppe Grillo, finisce sotto accusa. “Non posso accettare di poter avere fiducia in un governo che mi sembra essere “Jurassic Park, con il recupero di mostri che hanno popolato il passato. Il M5S deve tornare ad essere una forza a difesa dei valori per cui e’ nato. Altrimenti sfiorira’”, e’ la trincea di Morra. Lezzi, dal canto suo, guida una sorta di class action di decine di attivisti per chiedere, in una mail inviata a Grillo, a Vito Crimi e al Comitato di Garanzia, che si rivoti su Rousseau. Il malcontento si allarga, i dubbi sul governo Draghi crescono. “Al Senato ne perdiamo la meta’”, e’ la fosca previsione di un deputato. E, a testimonianza del clima, la congiunta che era stata ipotizzata per la serata non si tiene. Si riuniranno solo i membri della Camera. “I senatori non hanno voluto”, spiega una fonte parlamentare del Movimento. Ma anche a Montecitorio il malumore e’ tangibile. Giuseppe D’Ambrosio, deputato alla seconda legislatura, annuncia di lasciare il Movimento: “io non dimentico chi sono”, e’ il suo messaggio d’addio. Anche un esponente vicino a Roberto Fico come Giuseppe Brescia, non nasconde i suoi dubbi sul nuovo esecutivo. Senza contare i “dibattistiani” alla Camera, da Alvise Maniero a Pino Cabras, con un piede gia’ fuori dal gruppo. I vertici, per ora, tengono il punto. E, soprattutto, tiene il punto Grillo. “Da oggi si deve scegliere. O di qua, o di la’. Scegliere le idee del secolo che e’ finito nel 1999 oppure quelle del secolo che finira’ nel 2099”, scrive il Garante, invitando i suoi ad “una transizione cerebrale”. Poi e’ Roberta Lombardi, membro del Comitato di Garanzia, a provare a frenare la slavina. “Io avrei voluto il Conte Ter. Ma anche il Conte Bis mi andava bene. Ma dobbiamo giocare con le carte che abbiamo in mano”, scrive in un post. Non basta. Da qui a mercoledi’ tutto puo’ succedere. “E con un gruppo dimezzato, Lega e FI protesteranno sui nostri ministeri”, sottolinea un deputato. E poi c’e’ Luigi Di Maio, riferimento dell’ala governista e sempre piu’ lontano dai duri e puri guidati dal Dibba. Chiamato ora a far sentire la sua voce. Anche perche’, la settimana prossima, c’e’ il voto sulla governance a 5, che potrebbe finire in buona parte nelle mani dei “descamisados”. Tuttavia, la fronda potrebbe finire in un paradosso: votare No a Draghi violando quel voto sulla Rete che, per i dissidenti e per Davide Casaleggio, e’ l’eterna stella polare.

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Economia

La manovra da 35 mld arriva in Parlamento: tutte le misure dalla flat tax al pos, dalle pensioni al cuneo

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La prima manovra del governo Meloni sta per arrivare in Parlamento. Riceve la bollinatura della Ragioneria e la firma del Presidente della Repubblica. E’ ora pronta per un rush Parlamentare e l’ok entro la fine dell’anno. Rispetto all’ultima bozza il testo sale a 174 articoli, ma non ci sono grosse modifiche, l’impianto è sostanzialmente quello predisposto dal Mef e resta invariato anche l’aumento a 60 euro della soglia per accettare pagamenti in contanti, al centro di un confronto con Bruxelles. Tra le novità, invece, entrano due fondi per la cybersicurezza e 50 milioni per la metro C di Roma. Per il resto viene confermato l’impianto da circa 35 miliardi di euro – tre quarti impegnati negli aiuti contro il caro energia – che taglia il reddito di cittadinanza ma per gli otto mesi che gli restano lo rende cumulabile con i lavori saltuari.

ENERGIA. 21 miliardi contrasteranno il caro bollette fino a marzo. Spariscono gli oneri impropri delle bollette elettriche (come le spese per lo smaltimento del nucleare) e viene rafforzato il bonus sociale (la soglia Isee passa da 12.000 euro a 15.000 euro). Potenziato anche il credito d’imposta per le imprese. Dimezzato invece, da dicembre, lo sconto carburanti (da 30,5 a 18,3 centesimi).

LAVORO E CUNEO. E’ la misura più costosa dopo l’energia: oltre 4 miliardi, che taglieranno il cuneo di 2 punti per i redditi fino a 35mila euro, di 3 punti per quelli fino a 20mila euro. C’è anche un incentivo all’assunzione: decontribuzione azzerata per chi assume donne, giovani under 36 anni o percettori del reddito di cittadinanza. Arrivano anche i buoni lavoro nei settori agricoltura, del comparto Horeca e per lavori domestici fino a 10mila euro.

FISCO E FLAT TAX: Vengono confermate anche per il 2023 le agevolazioni per acquisto prima casa per gli under 36. Viene aumentato anche il tetto al contante, che sale a 5.000 euro, e viene portata a 60 euro la soglia oltre la quale gli esercenti sono obbligati ad accettare carte e bancomat. Confermato poi l’innalzamento della soglia della flat tax da 65.000 euro a 85.000 euro per gli autonomi che avranno anche una flat tax per incrementi di reddito fino a 40mila euro.

PENSIONI. Viene rivisto il meccanismo di indicizzazione, comprese le minime aumentate a 600 euro. Per le nuove uscite, viene introdotta la ‘pensione anticipata flessibile’ (o Quota 103) con 41 anni di contributi e 62 anni d’età. Ma c’è un ‘tetto’ che, fino al raggiungimento dell’età pensionabile, non può superare cinque volte le pensioni minime. L”Opzione donna’ viene prorogata di un anno, ma solo per tre categorie: caregiver, invalide almeno al 74%, dipendenti di imprese in crisi. A questo si aggiunge l’innalzamento dell’età d’uscita da 58 a 60 anni: calerà in base al numero dei figli di un anno per ogni figlio, fino al massimo di due. IMPRESE. Viene rifinanziato con 1 miliardo il fondo di garanzia per le Pmi. Viene prorogato anche bonus Ipo, un credito di imposta per favorire la quotazione delle Pmi in Borsa. Prorogata anche per il 2023 la sospensione dell’entrata in vigore di plastic e sugar tax.

EXTRAPROFITTI. La tassa diventa un “contributo di solidarietà” a carico dei soggetti che in Italia producono, importano o vendono energia elettrica, gas e prodotti petroliferi. Il contributo è del 50% sul reddito 2022 che eccede per almeno il 10% la media dei redditi 2018-21. Sono interessate 7mila aziende.

INFLAZIONE. Per aiutare le famiglie l’Iva scende dal 10 al 5% per i prodotti per l’infanzia e per l’igiene intima femminile. Viene inoltre istituito un fondo di 500 milioni di euro per la “Carta risparmio spesa” per redditi fino a 15mila.

SCUOLA E SANITA’. Per la scuola, ha annunciato il ministro Valditara, ci sono circa 530 milioni in più rispetto all’anno scorso. Tra le altre cose è previsto il ripristino del contributo alle scuole paritarie (70 milioni) e 24 milioni al trasporto disabili. Previste anche nuove risorse per la sanità (1,4 miliardi per il 2022 e 500 milioni per il 2023).

ENTI LOCALI E TRASPORTI. Per gli enti locali, compreso il trasporto pubblico, vengono stanziati circa 3,1 miliardi. Spunta un fondo (160 milioni) per il contrasto al consumo di suolo. Per il ponte sullo Stretto è prevista la riattivazione della società Stretto di Messina spa in liquidazione, nata nel 1981. Viene inoltre evitato il previsto aggiornamento al rialzo degli importi delle multe stradali.

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In Evidenza

Disabilità e inclusione: la ministra Locatelli intervistata a Scampia

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Il concetto di inclusione è “assolutamente importante in un luogo della cultura quale il Parco archeologico di Pompei”. Come lo è ovviamente in un quartiere difficile come Scampia. Come lo è ovunque. La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli trascorrerà un paio di giorni nel Napoletano. Vuole capire se i temi della inclusione e della disabilità sono sentiti e come le istituzioni intervengono per favorire ragazzi, bambini, adolescenti con autismo, disabilità cognitiva e altre patologie che rischiano di tenere chi ne è affetto e i loro congiunti in una situazione di marginalità. Assieme alla ministra Locatelli, nel suo tour a Scampia, tra associazioni benemerite come ‘Resistenza Anticamorra’ e ‘Officina della Cultura Gelsomina Verde’ di Ciro Corona, c’era per noi Olga Fernandes. La giornalista ha potuto scambiare con la ministra qualche opinione, fare domande.

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Politica

Meloni, sulla mia manovra pronta a pagare costi elettorali

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Pronta a tutto “per fare quel che è giusto per la nazione”, anche a costo di pagare “in termini elettorali” alcune scelte. Come la stretta sul Reddito di cittadinanza. Giorgia Meloni ritiene che questa impostazione si rispecchi nella sua prima manovra, il cui testo finale è atteso alla Camera dopo un lungo lavoro per definire le coperture. Su questo aspetto sarà vigile Bruxelles, con cui intanto sono in corso “interlocuzioni” sul tetto oltre il quale scatta l’obbligo di accettare pagamenti con il Pos sotto i 60 euro. Da fine giugno erano possibili anche i mini-pagamenti con la carta. La novità è “una scelta scellerata”, secondo Enrico Letta, “un passo indietro” per Giuseppe Conte. E sulle ultime bozze del testo la bocciatura delle opposizioni è unanime. La Cisl lascia in sospeso il giudizio finale, la Uil punta a un’azione unitaria e per la Cgil “è necessaria una mobilitazione” contro una legge di bilancio da cambiare. Mancano le misure che negli ultimi anni hanno favorito investimenti e crescita, secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che si attende “a breve un incontro per un confronto approfondito” sulla strategia di politica industriale. Intanto, in tarda mattinata domani la premier riceverà a Palazzo Chigi Carlo Calenda, che presentato la contromanovra del Terzo polo. Poi alle 15 ci sarà un momento di confronto interno, con i capigruppo di maggioranza: Meloni già nell’ultimo Consiglio dei ministri ha sottolineato l’importanza di una metodologia di lavoro per evitare di rendere dispersivo l’iter di approvazione, necessariamente rapido. Nella coalizione non mancano spinte a modificare alcune misure. Forza Italia, in particolare, punta a ritoccare l’aumento delle pensioni minime e la decontribuzione per l’assunzione degli under 36. E in parallelo prepara emendamenti al dl aiuti quater per recepire le richieste di Ance e Abi sui crediti del superbonus, e spostano di un mese, a fine anno, il termine per accedere al 110% presentando la Cila. Di fronte a un certo scetticismo, la manovra è difesa a spada tratta dal governo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce l’impegno a “indirizzare le risorse laddove c’è maggior bisogno”, sottolineando che “l’accento di politica per la famiglia rappresenta una novità”. Per Meloni la manovra “scritta e presentata in tempi record”, è “coerente con gli impegni presi col popolo italiano”. Lo definisce l’inizio del “percorso per risollevare l’Italia, dopo anni di politiche fallimentari e dannose che l’hanno lasciata in ginocchio”. E davanti alla platea di Confindustria Veneto Est rilancia un cardine della visione del suo governo: “non disturbare chi produce”. “Non può esistere welfare se a monte non c’è chi genera ricchezza”, la tesi della leader di FdI, che rivendica innanzitutto l’abolizione dal 2024 del Reddito di cittadinanza per chi può lavorare: una scelta per “ricostruire una cultura e un’etica del lavoro”. Pazienza, se le dovesse costare voti. La difesa dell’interesse nazionale è l’imperativo di Meloni. Declinato sull’energia, significa che “l’Italia deve tornare a produrla, e quello che serve deve, banalmente, essere fatto”. Ci si può leggere un riferimento al rigassificatore di Piombino, contro cui il comune toscano guidato da un sindaco di FdI ha fatto ricorso al Tar. Ma la difesa dell’interesse nazionale, secondo la premier, vale anche e soprattutto sui tavoli europei. Ad esempio, la tutela del packaging, che spiega di aver trattato nelle “interlocuzioni con la Commissione Ue”. Il “piccolo segnale” arrivato da Bruxelles (si profila una revisione al ribasso dei target di riciclo), dice, è “anche grazie al lavoro del governo”. Oltre a quello sul tetto al prezzo del gas, il grande fronte europeo su cui Palazzo Chigi dovrà misurarsi è il Pnrr. “In assenza di una capacità di affrontare seriamente” il tema del caro materiali, “i soldi del Pnrr rischiano di non arrivare a terra”. Nei prossimi giorni è atteso un dl Pnrr mentre il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha promesso di portare il Codice degli appalti in Cdm “entro il Ponte dell’Immacolata”. “Deve diventare – chiarisce Meloni – un pilastro del rapporto tra Stato e imprese”.

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