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Lyles Re di Roma, Jacobs sotto i 10 secondi: Golden Gala da applausi per l’Italia
Noah Lyles vince i 100 metri del Golden Gala di Roma in 9.88 e batte Marcell Jacobs, quinto ma finalmente sotto i dieci secondi con 9.99. Grande serata per l’Italia con tre vittorie: Andy Diaz nel triplo, Leonardo Fabbri nel peso e Matteo Sioli nell’alto.
Roma aspettava il duello tra gli ultimi due campioni olimpici dei 100 metri e alla fine ha incoronato l’americano. Noah Lyles si prende la notte del Golden Gala con un 9.88 potente, costruito come spesso gli accade: partenza non perfetta, accelerazione progressiva, finale travolgente. Quando la gara entra negli ultimi metri, il campione olimpico di Parigi 2024 è già padrone della scena.
Dietro di lui restano tutti gli altri, compreso Marcell Jacobs. Ma per l’azzurro la serata dell’Olimpico non è una bocciatura. Il quinto posto pesa meno del cronometro: 9.99, primo tempo sotto i dieci secondi dopo quasi due anni. Un segnale importante, soprattutto dopo un avvio stagionale a Savona chiuso in 10.01 con vento favorevole.
Lyles vince da re. Jacobs, però, torna almeno a rivedere la soglia che separa i buoni velocisti dai grandi.
Lyles chiude da campione
La gara dei 100 metri era il piatto forte della serata. Lyles non ha tradito l’attesa. Dopo una partenza lenta, ha rimontato nella seconda parte, superando gli avversari e chiudendo in 9.88. Secondo il camerunense Emmanuel Eseme in 9.94, terzo Letsile Tebogo in 9.95.
Jacobs ha chiuso quinto in 9.99. Non è ancora il Jacobs olimpico, ma è un Jacobs che torna competitivo. Le sue parole raccontano bene una soddisfazione ancora trattenuta: la partenza gli è piaciuta, poi non è riuscito a prendere il ritmo come avrebbe voluto. Ma il passo avanti tecnico c’è stato.
Per l’azzurro, il dato più importante è proprio questo: dopo mesi difficili, torna sotto i dieci secondi e rimette il proprio nome dentro il discorso della velocità internazionale.
Tre vittorie azzurre nella notte romana
Il Golden Gala non è stato solo Lyles contro Jacobs. È stata anche una serata di grande sostanza per l’Italia. Gli azzurri hanno vinto tre gare, come era accaduto soltanto un’altra volta, a Firenze nel 2023. Questa volta i protagonisti sono stati Andy Diaz, Leonardo Fabbri e Matteo Sioli.
Diaz ha conquistato il triplo con 17.59, confermandosi padrone di una specialità in cui ormai gareggia sempre per vincere. Fabbri ha dominato il peso con 22.14, battendo due giganti come Joe Kovacs e Ryan Crouser. Sioli ha firmato la sorpresa più bella nell’alto, vincendo con 2.28 davanti al messicano Portillo e al giamaicano Beckford.
È una tripletta che dà peso alla serata italiana e conferma la profondità del movimento.
Andy Diaz non si accontenta mai
Andy Diaz ha vinto, ma non si è accontentato. Il triplista azzurro ha firmato il suo esordio stagionale con 17.59, una misura importante, sufficiente a battere i giamaicani Scott e Hibbert. Ma nel suo orizzonte resta sempre il record del mondo.
La vittoria al Golden Gala è storica: Diaz diventa il primo triplista italiano a vincere tre volte di fila il meeting romano. Ma per lui la statistica non basta. La sua ambizione è più alta, quasi spietata: entrare nella storia assoluta della specialità.
È proprio questa fame a renderlo un atleta diverso. Vince, ma guarda subito a ciò che non è riuscito a fare.
Fabbri batte i giganti del peso
Leonardo Fabbri ha dato una risposta forte. Dopo l’amarezza olimpica di Parigi, ancora difficile da cancellare, il pesista azzurro ha battuto due monumenti come Kovacs e Crouser con un lancio da 22.14.
Non è solo una vittoria di classifica. È un messaggio tecnico e mentale. Fabbri resta uno dei protagonisti mondiali del peso, capace di competere con i migliori e di vincere nelle serate importanti.
La stagione è lunga, ma Roma gli restituisce fiducia e centralità.
Sioli, la sorpresa che fa volare l’Italia
La terza vittoria italiana porta il nome di Matteo Sioli. Nel salto in alto l’azzurro ha superato quota 2.28, battendo il messicano Portillo e il giamaicano Beckford.
È il successo meno annunciato e forse per questo più prezioso. In una serata piena di campioni, Sioli si è preso la scena con freddezza, misura dopo misura, regalando all’Italia un altro acuto.
Il Golden Gala diventa così una vetrina non solo per i big già affermati, ma anche per chi sta provando a costruire il proprio posto nell’atletica internazionale.
Battocletti, una serata difficile
La nota amara arriva da Nadia Battocletti. La mezzofondista azzurra, argento olimpico nei 10mila a Parigi, ha chiuso tredicesima nei 5000 metri con 14:40, lontana dal proprio personale e visibilmente provata. Reuters conferma che nella gara dei 5000 la vittoria è andata all’etiope Likina Amebaw, mentre Battocletti non è riuscita a restare nel gruppo dopo il cambio di ritmo.
Le lacrime in zona mista hanno raccontato più delle parole. Nadia non stava bene, veniva da una settimana condizionata dall’influenza e lo aveva già lasciato intendere alla vigilia. Ma non ha cercato scuse. Ha parlato di una “controprestazione”, di una batosta da cui imparare, di un momento utile per ricordare che nulla è dovuto.
Dopo due anni di grandi trionfi, anche una serata sbagliata può servire a ricostruire fame, misura e consapevolezza.
Un Golden Gala da grande atletica
La notte dell’Olimpico ha offerto un livello tecnico altissimo. Oltre ai 100 metri di Lyles, la serata ha regalato prestazioni internazionali di grande peso, tra cui il successo di Julien Alfred nei 200 femminili e il 12.98 di Trey Cunningham nei 110 ostacoli.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo. Roma ha visto una gara dei 100 metri da finale mondiale, una tripletta italiana, campioni olimpici, primati stagionali e il ritorno di Jacobs sotto la barriera psicologica dei dieci secondi.
È la fotografia migliore per l’atletica italiana: non tutto è perfetto, non tutti brillano nella stessa sera, ma il movimento c’è, è profondo, competitivo e capace di vincere davanti al proprio pubblico.
Roma saluta Lyles, ma applaude l’Italia
Il Re della notte è americano e si chiama Noah Lyles. Ha vinto i 100 metri, ha sfidato Jacobs a casa sua e ha lasciato il segno sul Golden Gala.
Ma l’Italia esce dall’Olimpico con molto più di un quinto posto nella gara più attesa. Esce con Jacobs di nuovo sotto i dieci secondi, Diaz padrone del triplo, Fabbri vincente contro i giganti del peso, Sioli protagonista nell’alto e una Battocletti ferita ma lucida.
La stagione entra nel vivo. Roma ha detto che Lyles resta l’uomo da battere. Ma ha detto anche che l’atletica italiana non vive più di episodi isolati: può cadere, rialzarsi, vincere in più specialità e guardare ai prossimi appuntamenti con ambizione vera.
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Napoli, effetto Allegri sullo spogliatoio: Rrahmani e Meret promuovono il nuovo corso
Il Napoli scopre il metodo Allegri. Rrahmani sottolinea la libertà di comunicazione e il clima positivo, mentre Meret rilancia le ambizioni in Champions e conferma la fiducia nel nuovo tecnico.
Ogni cambio di allenatore porta con sé parole nuove e inevitabili confronti con il passato. Nel Napoli affidato a Massimiliano Allegri, però, le dichiarazioni di Amir Rrahmani sembrano fotografare un cambiamento già percepibile all’interno dello spogliatoio.
«Con Allegri ci sentiamo liberi di comunicare, c’è una positività che ci serve», ha spiegato il difensore a Sky Sport. Una frase accompagnata subito da una precisazione: «Non significa che con gli altri allenatori non accadesse».
Il riferimento al biennio precedente, segnato dalla gestione di Antonio Conte e dal ruolo centrale di Lele Oriali, appare inevitabile. Rrahmani non mette in discussione il lavoro svolto, ma sottolinea la diversa atmosfera portata dal nuovo tecnico.
Un rapporto più diretto con l’allenatore
Allegri avrebbe conquistato rapidamente i veterani del gruppo grazie a un approccio diretto, senza intermediari tra allenatore e squadra.
Un metodo che sembra essere stato apprezzato già nei primi giorni di lavoro. Il tecnico livornese porta con sé un curriculum ricco di scudetti e grandi campagne europee, ma ha scelto di presentarsi allo spogliatoio con leggerezza, disponibilità al confronto e grande attenzione al lavoro quotidiano.
La filosofia di fondo, tuttavia, non cambia: anche per Allegri, come per Conte, vincere resta l’obiettivo principale.
Rrahmani al centro della nuova difesa
Rrahmani sarà ancora uno dei pilastri della retroguardia azzurra. Il difensore kosovaro dovrebbe formare la coppia centrale con Sam Beukema, tornato a correre sul terreno di gioco nel finale dell’ultimo allenamento.
Alle loro spalle ci saranno Rafa Marin e Luca Marianucci, chiamati a garantire profondità e affidabilità durante l’assenza di Alessandro Buongiorno, costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico al ginocchio e destinato a restare fuori per almeno tre mesi.
«Rafa Marin e Marianucci sono giovani e hanno qualità. Rafa, in particolare, ha già dimostrato il proprio valore», ha osservato Rrahmani.
Il ritorno alla difesa a quattro
Il Napoli dovrebbe tornare stabilmente alla difesa a quattro. Allegri non ne fa mistero e anche le prime esercitazioni tattiche sembrano indicare chiaramente questa direzione.
«Per il modo in cui ci stiamo allenando, sembra proprio di sì», ha confermato Rrahmani, evitando invece di sbilanciarsi sugli obiettivi stagionali: «Solo il tempo lo dirà».
Il lavoro riguarda sia la fase di possesso sia quella senza palla, con l’obiettivo di arrivare nelle migliori condizioni alle prime amichevoli.
Meret riparte da titolare
Nel nuovo Napoli non dovrebbe esserci un vero ballottaggio tra i pali. Alex Meret è destinato a partire ancora una volta da titolare, davanti a Vanja Milinkovic-Savic.
Per il portiere si tratta del nono ritiro in maglia azzurra. «Sono giorni duri di preparazione, ma siamo partiti bene e con grande entusiasmo. Vogliamo iniziare la stagione nel migliore dei modi», ha raccontato.
Meret ha sottolineato soprattutto l’attenzione di Allegri per i dettagli: «Vuole che si sbagli poco tecnicamente. Ogni gesto può determinare una partita o addirittura una stagione».
L’obiettivo Champions League
Dopo l’eliminazione prematura della scorsa stagione, il Napoli vuole tornare protagonista anche in Europa.
«Andare avanti in Champions è fondamentale», ha spiegato Meret. «L’anno scorso ci siamo fermati subito e fare strada è uno dei nostri desideri».
Il portiere ha infine aperto alla possibilità di proseguire ancora a lungo la propria esperienza in azzurro: «Qui mi trovo molto bene. Se c’è fiducia da parte dell’allenatore e della società non ho problemi a continuare questa bellissima avventura. Questa fiducia la sento».
In Evidenza
Ct Italia, Malagò accelera: Guardiola resta il sogno, Mancini e Pirlo le alternative
La Figc è vicina alla scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Giovanni Malagò conferma i contatti con Pep Guardiola, senza escludere Roberto Mancini, Andrea Pirlo e altri candidati. L’annuncio è atteso nei prossimi giorni.
La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana è ormai alle battute finali. Il presidente della Figc Giovanni Malagò ha assicurato che la fumata bianca arriverà «entro pochissimo», anche se l’annuncio potrebbe non coincidere con l’assemblea della Lega Serie A in programma giovedì e slittare di qualche giorno.
Intervenuto alla trasmissione Vivavoce, Malagò ha confermato che la Federazione continua a lavorare su più fronti insieme al direttore tecnico Paolo Maldini e al consulente Leonardo, impegnati nella ricerca del successore di Gennaro Gattuso.
Guardiola resta il grande sogno
Il nome che continua a far sognare i tifosi è quello di Pep Guardiola.
Malagò ha confermato che esistono contatti con il tecnico catalano, pur invitando alla prudenza.
«Era importante e giusto aprire un dialogo e tenerlo vivo, ma non è detto che l’operazione vada in porto», ha spiegato il presidente federale.
Il nodo principale resta quello economico. Guardiola è uno degli allenatori più pagati del mondo e la Figc dovrebbe compiere uno sforzo straordinario per convincerlo ad accettare la panchina azzurra.
«Ci sono anche aspetti finanziari, di budget. Dire che bisogna stringere la cinghia è dire poco. Però per un nome di questo livello possono essere fatte eccezioni», ha aggiunto Malagò.
Mancini e Pirlo restano in corsa
Accanto al sogno Guardiola restano candidature di assoluto prestigio.
La più solida è quella di Roberto Mancini, ultimo allenatore capace di conquistare un trofeo con l’Italia grazie alla vittoria dell’Europeo. La sua esperienza internazionale e la conoscenza dell’ambiente azzurro continuano a renderlo uno dei principali candidati.
In corsa c’è anche Andrea Pirlo, molto apprezzato da Maldini e Leonardo. Pur avendo un curriculum da allenatore meno ricco rispetto agli altri pretendenti, l’ex centrocampista può contare su costi più contenuti, una profonda conoscenza della Nazionale e un forte legame con la maglia azzurra.
Possibile una sorpresa
Malagò ha lasciato intendere che la rosa dei candidati non si limita ai tre nomi più discussi.
«Ci può essere una sorpresa», aveva già dichiarato nelle scorse ore, alimentando le indiscrezioni su un possibile profilo finora rimasto lontano dai riflettori.
Per il momento la Federazione mantiene il massimo riserbo, ma la decisione appare ormai imminente.
Oltre cento giorni senza commissario tecnico
Giovedì saranno trascorsi 111 giorni dalle dimissioni di Gennaro Gattuso, che aveva lasciato l’incarico dopo il fallimento della qualificazione ai Mondiali.
Nel frattempo molte altre nazionali hanno cambiato guida tecnica, mentre la Figc ha preferito prendersi il tempo necessario per individuare il profilo ritenuto più adatto a rilanciare il progetto azzurro.
La scelta del nuovo commissario tecnico rappresenterà il primo grande banco di prova della nuova gestione federale guidata da Giovanni Malagò e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo con l’obiettivo di riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale.
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Dramma nel baseball Mlb: Joshua Kuroda-Grauer operato d’urgenza dopo un colpo ai genitali
Paura per il rookie degli Athletics Joshua Kuroda-Grauer, sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza dopo la rottura di un testicolo provocata da una violenta palla foul. Il giocatore è stato inserito nella lista infortunati per almeno dieci giorni.


