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Economia

Lusso, frenata senza precedenti nel 2020 (-23%)

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 L’emergenza Covid colpisce il mercato globale del lusso che quest’anno subisce un calo senza precedenti. Dalla moda agli accessori, dalla gioielleria alla cosmetica, e’ prevista una flessione del 23% a 217 miliardi di euro, in uno scenario di base, che pero’ potrebbe peggiorare fino a un calo del 25%. Nel 2021 partira’ la ripresa ma per un rimbalzo ai livelli del 2019 bisognera’ attendere almeno la fine del 2022. E’ la fotografia che emerge dai dati di Altagamma e Bain&Company, secondo cui, “rimane l’incertezza sulla chiusura dell’anno durante la stagione natalizia, legata all’evoluzione della seconda ondata del virus e ad eventuali ulteriori restrizioni e chiusure”. La Cina rimane l’unico mercato in crescita quest’anno (+45% rispetto al 2019), grazie al forte aumento dei consumi locali, mentre, l’Europa e’ il peggiore (-36%), dovuto alla maggiore esposizione al turismo globale, e il mercato americano segna un -27% con una ripresa nella seconda parte dell’anno. “La pandemia ha interrotto quei motori di sviluppo dell’alto di gamma, che sono il retail e il turismo. La buona notizia e’ che il percorso di crescita continuera’ e noi siamo fiduciosi”, commenta il presidente di Altagamma, Matteo Lunelli. Il Consensus realizzato da Altagamma, con il contributo di 27 analisti internazionali, vede un 2021 di “lenta ripresa se nuovi farmaci e vaccini permetteranno un vero new normal”, con una crescita mediamente del 14% in tutti i comparti. Dopo il boom degli acquisti online, che hanno raddoppiato la quota di mercato (dal 12% al 23%), si stima che al 2025 il canale pesera’ piu’ del 30%. Intanto per l’anno prossimo gli analisti prevedono una ulteriore crescita del canale digitale, sia retail (+22%) che wholesale (+18%). Quanto al negozio fisico, che resta un canale di rilievo per l’alto di gamma, e’ prevista una crescita del 15% dopo il calo del 20% di quest’anno.

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Bonfica Bagnoli, la stroncatura della Corte dei Conti: finora solo studi e soldi sprecati

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Nella bonifica dell’ex area Italsider di Bagnoli ci sono stati “criticita’ e ritardi negli interventi tra il 2015 ed il 2018”, che hanno consentito di realizzare finora “soltanto attivita’ di studio e di caratterizzazione”. La stroncatura arriva dalla Corte dei Conti nella sua relazione conclusiva sul controllo dei finanziamenti destinati alla riqualificazione dell’eterna incompiuta. Gli interventi “hanno comportato – rileva la Corte dei Conti – un recente finanziamento assegnato ad Invitalia s.p.a. di 442,7 milioni di euro (di cui 87,5 effettivamente erogati), che si aggiungono ai 177 e ai 285 milioni erogati ai precedenti soggetti attuatori e che hanno consentito, finora, di realizzare soltanto attivita’ di studio e di ‘caratterizzazione’ delle aree, propedeutiche alla progettazione degli interventi di bonifica e di risanamento, tuttora in corso, e che allo stato vedono il commissario impegnato nell’attivazione degli atti necessari alla configurazione urbanistica dell’area e alla programmazione delle opere di bonifica”. E’ evidente che qualcosa e’ andato storto rispetto al cronoprogramma annunciato dall’allora premier Renzi.

“La conclusione della bonifica di Bagnoli “e’ prevista entro il 2019. Io avevo chiesto il 2018 pero’ meglio essere prudenti e saggi. Per ripulire quest’area da anni di incuria ci sara’ bisogno di un lavoro di 36 mesi” disse Renzi presentando il progetto in prefettura a Napoli il 6 aprile del 2016. “Azioni immediate di bonifica – spiego” l’allora capo del governo – partiranno nel 2016, poi la rigenerazione a gennaio 2017 e dalla fine del 2017 le infrastrutture”. Per finanziare il tutto centinaia di milioni nello Sblocca Italia. Ma a partire davvero furono solo le polemiche con il sindaco de Magistris contrario all’istituzione di un commissario. Un braccio di ferro di un anno fino all’intesa poi raggiunta col successore di Renzi, Paolo Gentiloni. Nel giugno 2019 – sottolinea la magistratura contabile – il commissario Francesco Floro Flores “ha adottato lo stralcio urbanistico del Piano di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana, con il quale e’ stata individuata la destinazione urbanistica dell’area all’interno del sito, step fondamentale per la programmazione delle opere di bonifica”. “Lo stesso pero’ – rileva la Corte dei Conti – presenta criticita’ sia sotto il profilo della definizione delle strutture da realizzarsi, sia sotto quello di una non puntuale previsione finanziaria”. “Risulta anche da affrontare con urgenza il problema della rimozione della colmata a mare di cemento”, considerando che non sono stati ancora individuati i siti nei quali destinare l’enorme quantita’ di materiali inquinati provenienti anche dal fondale marino circostante. Ulteriore urgenza – osserva ancora la Corte dei Conti – e’ rappresentata dall’ultimazione della bonifica dell’area ex Eternit, i cui fondi sono stati posti a disposizione del soggetto attuatore fin dal 2017.

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Unicredit, in pista il comitato per le nomine: pressing dei sindacati

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Per il nuovo board di Unicredit e la ricerca dell’a.d, dopo l’annunciato addio di Jean Pierre Mustier, scende in pista il Comitato nomine guidato da Stefano Micossi e di cui fa parte anche il presidente designato, Pier Carlo Padoan. Un primo giro di tavolo per fare il punto e mettere a terra uno schema ed arrivare, in un tempo congruo, alle scelte corrette. Lo chiede il mercato e lo chiedono anche i sindacati che compatti invitano il consiglio di amministrazione a indicare “al piu’ presto la strada” nella convinzione che con Mustier la linea imprenditoriale “si e’ allontanata dal cuore italiano dell’azienda”. La paura di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin e’ che “la fase di incertezza abbia conseguenze finanziarie ed economiche sull’intero gruppo”. In quel caso sarebbe ancora tutto piu’ complicato e, forse, tardi per recuperare. Nessuno ha intenzione di arrivarci e quello che si vuole evitare, in una vicenda che non e’ priva di incognite, e’ che una banca sistemica come Unicredit – e’ il ragionamento che si raccoglie – faccia passi falsi. Non puo’ permetterselo. Intanto c’e’ da registrare la tenuta del titolo (+0,4% e vicino agli 8 euro) dopo due giorni sott’acqua e dopo la presa di posizione del cda che ha chiarito che mai accettera’ operazioni che danneggino il gruppo. “Mustier ha attuato – sottolineano ancora i sindacati – una fortissima politica di riduzione dei costi, ma con una strategia di fatto inesistente sui ricavi”.

Tutto questo ha portato negli ultimi mesi, in cui il gruppo peraltro si e’ trovato ad affrontare l’emergenza Covid, ad un logoramento con il Consiglio. Quindi prima dell’arrivo dell’ex ministro Padoan che ora insieme a Micossi, al presidente, Cesare Bisoni e all’intero consiglio e’ impegnato nella ricerca di una nuova guida. Chi arrivera’ dovra’ avere l’unanimita’ del consiglio, essere apprezzato dagli azionisti internazionali e dagli investitori istituzionali. Ma anche avere un profilo professionale tale che non possano esserci veti da parte di Francoforte. Serve anche chiarezza sul fronte parlamentare. Per potere portare avanti o anche solo esaminare il dossier Mps-Unicredit anche un a.d e un consiglio piu’ propensi alla fusione dovranno poter contare su alcuni punti fermi: le norme su Dta e incentivi alle fusioni che assicurerebbero circa 3 miliardi di euro e, soprattutto, lo ‘scudo legale’ sulle cause di Mps. La mancanza di questi elementi vedrebbe un’operazione punita dal mercato e osteggiata dalla Bce. Per questo, secondo alcuni, i vari elementi e cioe’ indicazione del nuovo a.d, lista del cda, misure parlamentari e di conseguenza piano industriale, devono andare assieme.

Il processo per arrivare ad individuare un nuovo a.d e’ ben strutturato. L’orizzonte non pare immediato anche se le pressioni non mancano. Quando si tratto’ dell’uscita di Federico Ghizzoni e dell’arrivo di Mustier ci vollero due mesi. Il mercato, comunque, ha da subito fatto partire il toto-Ceo su cui non c’e’ riscontro e che sembra piu’ una fuga in avanti che altro. Tra i piu’ accreditati Marco Morelli, che ha un curriculum di tutto rispetto e fino a poco tempo fa e’ stato proprio alla guida di quella Mps che qualcuno vorrebbe dare in sposa ad Unicredit. Ma c’e’ anche Victor Massiah che e’ uscito da Ubi con l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo e non ha patti di non concorrenza tali che ostacolino l’assunzione di eventuali incarichi. Si sono fanno poi i nomi dell’ex Deutsche, Flavio Valeri, dell’ex dg Roberto Nicastro che e’ concentrato sulla sua fintech al servizio delle Pmi. E tra gli interni, Carlo Vivaldi (gia’ citato all’epoca dell’uscita di Ghizzoni) e del banker dal profilo internazionale Diego De Giorgi entrato in consiglio a febbraio scorso. Quello delle banche e’ un settore in profondo cambiamento che il Covid ha accelerato tanto che Moody’s vede un outlook negativo in tutta Europa nel 2021. A pesare il contesto di attivita’ sfidante generato dalla lenta ripresa economica, dai crescenti problemi della qualita’ del credito e delle indebolite prospettive di redditivita’.

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Tridico scarica 3mila navigator: Il loro ruolo? Marginale

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Il M5S ha chiesto al ministro Gualtieri di trovare i soldi per mantenere e ampliare il reddito di cittadinanza. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha invece elogiato gli assegni e affondato i navigator. “Se non avessimo avuto il Reddito di cittadinanza – ha spiegato in un’ intervista su Radio 24 – 3,1 milioni di persone sarebbero sul lastrico, sarebbero sprofondati. La cig e la Naspi non li avrebbero raggiunti”. Tridico ha ammesso che c’è “qualcosa da migliorare sul lato delle politiche attive” del lavoro e, alla precisa domanda se sia sbagliato legare queste politiche, cioè il servizio fornito dai navigator, e il sussidio, ha risposto “no, il legame c’è ma è marginale”. “Marginali”, ha usato queste parole. Tridico liquida così il ruolo dei quasi 3.000 del 2019 per aiutare i percettori del reddito a reinserirsi nel mondo del lavoro. Il secondo pezzo della riforma passata alla storia come Reddito di cittadinanza ma che prevedeva nuove politiche del lavoro attivo che avrebbe dovuto riformare radicalmente i famigerati collocamenti o centri per l’impiego, inutili e dispendiosi. Purtroppo la parte della formazione e della ricerca di impiego non  ha mai funzionato non per colpa dei navigatori ma da un sistema incompleto e abbandonato.

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