Cronache
Luongo: “Più carabinieri tra la gente, così si batte il clima di paura”
Il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Salvatore Luongo, in una intervista a Repubblica e al Messaggero, indica la strada per contrastare il clima di insicurezza: più presenza sul territorio, meno burocrazia, stazioni più vicine ai cittadini e innovazione digitale al servizio della prossimità.
La sicurezza non si costruisce soltanto con le sirene, le pattuglie e gli arresti. Si costruisce prima, quando lo Stato arriva nei luoghi dove cresce il disagio, ascolta chi ha paura e impedisce alle reti criminali di trasformare quella paura in potere. È questa l’idea di sicurezza che il generale Salvatore Luongo, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, affida a una intervista a Repubblica: riportare i carabinieri al centro delle piazze e delle comunità, prima che il malessere diventi reato e prima che la criminalità occupi gli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni.
Per Luongo, il clima di insicurezza si sconfigge quando Stato e istituzioni sono presenti, sanno ascoltare e risolvono i problemi. Il punto non è soltanto reprimere i reati dopo che sono stati commessi, ma anticipare i segnali di crisi, intercettare il disagio e ricostruire fiducia.
La “filiera della fiducia”
Il comandante generale parla di una vera e propria filiera della fiducia, un modello organizzativo e culturale che punta a rendere l’Arma più vicina ai cittadini. Non si tratta, nelle sue parole, solo di una innovazione tecnologica, ma di un rinnovamento più profondo: liberare il carabiniere da una parte della burocrazia e riportarlo fisicamente nei territori.
L’obiettivo è chiaro: meno tempo negli uffici, più presenza nelle strade, nelle piazze, nei quartieri, nei piccoli comuni, nei luoghi dove il cittadino misura ogni giorno la percezione della sicurezza.
Stazioni operative e presidiarie
Dentro questo disegno rientra la riconfigurazione delle stazioni dei carabinieri. Luongo parla di una distinzione tra stazioni operative e stazioni presidiarie, con l’idea di alleggerire queste ultime da alcune incombenze amministrative per renderle più vicine ai cittadini.
La stazione dei carabinieri resta, soprattutto in molti comuni italiani, uno dei presìdi più riconoscibili dello Stato. Rafforzarne la funzione di prossimità significa non ridurla a un semplice ufficio, ma farne un punto di ascolto e di prevenzione.
Arrivare prima del reato
Nelle dichiarazioni riportate anche dal Messaggero, Luongo insiste su un punto decisivo: bisogna arrivare prima che il disagio giovanile sfoci in reato. È una visione che guarda alla sicurezza non come fatto isolato, ma come conseguenza di condizioni sociali, familiari, educative e territoriali.
Il comandante generale riafferma agli italiani che l’Arma e le istituzioni ci sono, pronte ad ascoltare e a farsi carico dei bisogni dei cittadini. La presenza dello Stato, in questa prospettiva, non è solo controllo. È rassicurazione, dialogo, capacità di prevenire.
Tecnologia senza perdere umanità
Luongo immagina l’Arma dei prossimi dieci anni come una sintesi tra innovazione avanzata e tradizionale vocazione alla prossimità. Una organizzazione digitalizzata, sostenuta da intelligenza artificiale e cloud, capace di abbattere la burocrazia senza rinunciare alla responsabilità dell’uomo.
È un passaggio delicato. La tecnologia può velocizzare procedure, analizzare dati, sostenere le indagini e rendere più efficiente l’organizzazione. Ma, nella visione del comandante generale, non deve sostituire il rapporto diretto con il cittadino. L’Arma del futuro dovrà essere più digitale, ma non meno umana.
Il carabiniere come presidio civile
Il messaggio politico-istituzionale dell’intervista è netto: la sicurezza si difende anche ricostruendo legami. Dove lo Stato è assente, la criminalità può offrire protezione, denaro, appartenenza, falsa autorità. Dove lo Stato è presente, ascolta e risolve, le reti criminali perdono consenso.
Per questo Luongo vuole carabinieri più visibili, più liberi da incombenze, più inseriti nella vita quotidiana delle comunità. Non solo forza di polizia, ma presidio civile. Non solo intervento dopo il fatto, ma prevenzione, conoscenza del territorio e fiducia.
La sfida della sicurezza quotidiana
Il tema riguarda l’intero Paese. Dalle grandi città ai piccoli centri, la percezione di insicurezza spesso nasce dalla somma di episodi minori, degrado, solitudine, paura, mancanza di risposte. Non sempre coincide con l’andamento statistico dei reati, ma incide profondamente sulla vita delle persone.
La linea indicata da Luongo prova a tenere insieme due esigenze: innovare l’Arma e riportarla alla sua funzione originaria di prossimità. Perché la sicurezza, prima ancora che un numero nei report, è la sensazione concreta di non essere soli davanti ai problemi.
Cronache
Aversa, aggrediti medico, infermiera e guardia giurata al pronto soccorso: arrestato un 21enne
Un giovane di 21 anni è stato arrestato dai Carabinieri dopo l’aggressione a un medico, un’infermiera e una guardia giurata nel pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Aversa. I tre hanno riportato lesioni giudicate guaribili tra dieci e quindici giorni.
Momenti di forte tensione questa mattina nel pronto soccorso dell’ospedale “G. Moscati” di Aversa, dove un medico, un’infermiera e una guardia particolare giurata sono stati aggrediti da un giovane di 21 anni.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Lusciano, che hanno bloccato l’uomo e lo hanno arrestato in flagranza.
La contestazione dopo la visita medica
Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, il giovane, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe manifestato il proprio dissenso nei confronti della valutazione effettuata dal medico di turno.
Il ventunenne sosteneva di avere una ferita da taglio che, al termine degli accertamenti clinici, non sarebbe stata riscontrata dal personale sanitario.
La contestazione sarebbe quindi degenerata in un’aggressione fisica ai danni del dirigente medico in servizio, di un’infermiera e della guardia giurata impegnata nel presidio dell’area di emergenza.
Tre persone ferite
Le tre persone aggredite sono state immediatamente soccorse e medicate all’interno dello stesso ospedale.
Il medico e l’infermiera hanno riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Per la guardia giurata la prognosi è invece di quindici giorni. I sanitari hanno riscontrato contusioni ed escoriazioni multiple.
Tutte le persone offese hanno formalizzato denuncia.
L’arresto e i domiciliari
I Carabinieri hanno arrestato il giovane con le accuse di lesioni personali aggravate, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio.
Al termine delle formalità di rito, su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’indagato è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa del giudizio con rito direttissimo.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. L’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Cronache
Papa Leone XIV a Castel Gandolfo: «I venti di guerra non spengano la speranza e la pace»
Nel primo Angelus del soggiorno estivo a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha rivolto un nuovo appello al dialogo e alla diplomazia per fermare le guerre. Dal 14 al 16 luglio il Borgo Laudato Si’ ospiterà un summit internazionale su intelligenza artificiale, disarmo e pace.
Primo Angelus estivo a Castel Gandolfo per Papa Leone XIV, accolto da una folla di fedeli assiepata in piazza della Libertà, davanti al Palazzo Apostolico. Il Pontefice ha salutato i presenti compiendo un giro a bordo di una golf-car e ha parlato del «bel borgo» nel quale trascorrere alcuni giorni di riposo e trovare ristoro.
La pausa estiva non attenua, tuttavia, la preoccupazione del Papa per le crisi internazionali e per le popolazioni travolte dai conflitti.
L’appello contro i venti di guerra
«Tornano purtroppo a soffiare i venti della guerra in Medio Oriente, in Ucraina e in numerose altre parti del mondo, seminando violenza, terrore e morte e colpendo, ancora una volta, tanti innocenti», ha detto Leone XIV dopo la recita dell’Angelus.
Il Pontefice ha invitato a non permettere che questi venti «spengano la fiammella della speranza e della pace, anche quando essa sembra fragile e vacillante». Le parole sono state pronunciate nella prima domenica del soggiorno estivo del Papa a Castel Gandolfo.
«Dialogo e diplomazia unica via per la pace»
Per Leone XIV, l’unico percorso possibile resta quello del confronto tra le parti.
«Rinnovo il mio auspicio affinché si percorra con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, unico cammino capace di condurre a una pace giusta e duratura, nella quale i popoli possano vivere riconciliati, nella sicurezza reciproca e nel rispetto della dignità di ogni persona».
Un appello che riguarda il Medio Oriente, l’Ucraina e tutte le aree nelle quali i civili continuano a pagare il prezzo più alto delle guerre.
La Domenica del Mare
Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Domenica del Mare, il Papa ha rivolto un pensiero anche ai lavoratori marittimi, spesso costretti a trascorrere lunghi periodi lontano dalle proprie famiglie e, in alcuni casi, a navigare in aree attraversate da conflitti e tensioni.
Le parole del Pontefice assumono un significato particolare mentre cresce l’attenzione internazionale per la sicurezza delle rotte marittime e per le tensioni nello Stretto di Hormuz.
A Castel Gandolfo il summit su pace, nucleare e intelligenza artificiale
La pace sarà anche al centro della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, in programma dal 14 al 16 luglio nelle Ville Pontificie e al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo.
Il vertice riunirà oltre duecento personalità del mondo scientifico, accademico e istituzionale, tra le quali circa trenta Premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, rappresentanti di università e centri di ricerca e protagonisti del settore dell’intelligenza artificiale. Tra le organizzazioni indicate figurano OpenAI, Google DeepMind, Aaru e Anthropic.
Al centro dei lavori ci saranno la sicurezza internazionale, il rischio nucleare, il disarmo e la governance delle tecnologie emergenti, con l’obiettivo di orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso la tutela della persona e la costruzione della pace.
L’enciclica Magnifica Humanitas
Il confronto sarà ispirato anche alla prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale e promulgata nel maggio scorso.
Al momento non risulta annunciato ufficialmente un intervento del Papa al summit. La presenza del Pontefice resta tuttavia auspicata dagli organizzatori, considerata la sede dell’incontro e la stretta relazione tra i temi del vertice e il suo magistero sull’intelligenza artificiale, la dignità umana e la pace.
Cronache
Omicidio a Porta Capuana, si costituisce il secondo indagato: fermato Ernesto Maddaloni
Si è costituito nella notte Ernesto Maddaloni, secondo indagato per l’omicidio del 32enne Alessandro Gravino, ucciso a Napoli nella notte tra il 3 e il 4 luglio. Secondo l’accusa avrebbe sparato al termine di una vicenda sentimentale contrastata.
Si è costituito nella notte Ernesto Maddaloni, il secondo indagato per l’omicidio di Alessandro Gravino, il 32enne ucciso con un colpo di pistola mentre si trovava in sella al suo scooter a Porta Capuana, a Napoli, nella notte tra il 3 e il 4 luglio.
Maddaloni è il compagno di Eliana Brunetti, la donna che, secondo gli investigatori, si trovava con lui su un motorino e che è accusata di concorso nel delitto. Il fermo della donna è già stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari.
L’ipotesi degli investigatori
Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, sarebbe stato Maddaloni a esplodere i colpi di pistola contro Gravino. Uno dei proiettili avrebbe raggiunto la vittima alle spalle, provocandone la morte.
La vittima era nota alle forze dell’ordine per alcuni piccoli precedenti, ma non risulterebbe legata ai gruppi criminali attivi nella zona. Fin dalle prime ore successive all’agguato, gli investigatori avevano quindi concentrato l’attenzione sulla vita privata del trentaduenne.
La relazione sentimentale al centro delle indagini
Alla base dell’omicidio, secondo l’ipotesi accusatoria, vi sarebbe una relazione sentimentale contrastata. Gravino avrebbe avuto per circa tre anni un rapporto con la compagna di Maddaloni.
Gli inquirenti ritengono che proprio questa vicenda possa aver alimentato nel tempo tensioni e rancori. Secondo quanto ricostruito, Gravino avrebbe anche deriso Maddaloni pubblicamente e attraverso i social network.
Gli spari contro l’abitazione
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un precedente episodio avvenuto nel febbraio scorso. Maddaloni avrebbe esploso alcuni colpi di pistola contro l’abitazione di Gravino, già allora finito nel suo mirino per la presunta relazione con la donna.
L’epilogo sarebbe arrivato nelle prime ore del 4 luglio in piazza Capuana. Maddaloni e Brunetti, a bordo di uno scooter T-Max preso a noleggio, si sarebbero avvicinati a Gravino, anche lui in sella a uno scooter. A sparare sarebbe stato Maddaloni, prima della fuga della coppia.
L’uomo si trova ora in stato di fermo. La convalida del provvedimento è prevista nei prossimi giorni. Le accuse dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.


