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Cronache

L’uomo che voleva bruciare viva la moglie fa scena muta davanti ai magistrati, si indaga su chi ha agevolato la fuga di Ciro Russo

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Non ha risposto alle domande dei magistrati della Procura di Reggio Calabria Ciro Russo, il 42enne di Ercolano (Napoli) arrestato ieri sera in una pizzeria cittadina dopo che martedì mattina, a Reggio, aveva dato fuoco alla moglie, ricoverata in gravi condizioni in un Centro grandi ustionati della Puglia. L’uomo, assistito dall’avvocato Antonio Catalano, si è presentato davanti ai magistrati Paola D’Ambrosio e Marika Mastropasqua, ma non ha voluto rispondere alle domande. Nei prossimi giorni è in programma l’interrogatorio di garanzia davanti al gip che convaliderà il fermo e lo tratterà in arresto. L’uomo è apparso impassibile rispetto alle domande del magistrati che gli hanno chiesto di spiegare i motivi di un gesto così crudele. Era un suo diritto anche tacere. Ed ha taciuto. Ma le sue responsabilità se le dovrà assumere nel corso di un processo, che sarà veloce, appena verrà incardinato.

Sono concentrate sugli eventuali aiuti di cui potrebbe avere goduto, le indagini della Squadra mobile e dello Sco di Roma dopo l’arresto di Russo. “Stiamo cercando di capire – ha detto il capo della Squadra mobile Francesco Ratta – se qualcuno lo abbia aiutato in queste ore. Le indagini saranno indirizzate anche a verificare questo. Oggi non posso dire che sia stato aiutato nella fuga. Ovviamente vedremo. Se ci sono responsabilità di soggetti terzi, li individueremo e li perseguiremo”. Russo è stato bloccato mentre stava mangiando un trancio di pizza in un locale del centro città, nei pressi del Museo Nazionale della Magna Grecia. “E’ stato un giorno e mezzo di ricerche incessanti – ha detto Ratta -. Pensavamo, dagli elementi che avevamo, che Russo non si fosse spostato. Posso dire che non aveva intenzione di consegnarsi alla giustizia. Non sappiamo dove abbia potuto trovare rifugio, se in qualche abitazione oppure se sia rimasto per strada. Mi sembra difficile perchè abbiamo pattugliato tutte le strade. Abbiamo operato per esercitare pressione sul territorio, o meglio per verificare, in loco, se ci fossero elementi utili per il suo rintraccio”. “È stata una cattura – ha detto Francesca Romana Capalbo dello Sco – arrivata dopo incessanti ore di lavoro. Un’attività fatta di estrapolazione di immagini di videosorveglianza, e soprattutto di pressione esercitata sul territorio. Nulla è andato storto”.

 

Maria Antonietta è sempre in prognosi riservata. È in pericolo di vita perchè le infezioni sono all’ordine del giorno in questi casi. Se la donna se la caverà, come sperano anche i medici, dovrà essere sottoposta ad altri interventi chirurgici che le renderanno migliore la qualità della vita. Per ora ha subito subito un intervento complesso di asportazione dei tessuti necrotici per evitare infezioni (che sono letali) e favorire la ricrescita della pelle là dove possibile.

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Abusi sessuali e truffe, la vita spericolata di Monsignor Zanchetta

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Il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, 55 anni, gia’ allontanatosi nel luglio 2016 dalla sua diocesi di Oran e poi chiamato in Vaticano nel dicembre dell’anno dopo da papa Francesco come assessore all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica) – incarico dal quale e’ poi stato sospeso -, oltre a dover affrontare presto un processo nel suo Paese per “abusi sessuali continuati e aggravati” su seminaristi, sarebbe indagato dalla Procura di Oran anche per presunte truffe allo Stato. Lo scrive il quotidiano argentino El Tribuno, ricordando come a carico di Zanchetta, oltre alle accuse di abuso sessuale avanzate dal due seminaristi, c’erano accuse da parte di altri religiosi della diocesi di Oran per presunti squilibri economici con fondi statali, prese in carico d’ufficio dalla Procura della citta’ argentina e rimaste finora sotto stretto segreto.

juorno.it/sesso-alcol-e-foto-hot-con-i-seminaristi-il-vescovo-gustavo-zanchetta-inseguito-dai-magistrati-e-sotto-processo-in-vaticano/

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Cronache

Da fuoco con l’alcol alla compagna, arrestato a Padova

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E’ accusato di lesioni gravissime aggravate e maltrattamenti aggravati nei confronti della sua compagna, padovana, alla quale avrebbe dato fuoco cospargendola prima con alcol denaturato. Per questo e’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un padovano di 53 anni, poi arrestato. I fatti sono accaduti il 16 agosto a Ponte di Brenta (Padova). Inizialmente sembrava si trattasse di tentato suicidio, a chiamare i soccorsi era stata una vicina di casa. La vittima, con gravi ustioni su parte del corpo ma non in pericolo di vita, ha raccontato la sua versione dei fatti appena si e’ risvegliata dalla sedazione. Ad insospettire la Squadra mobile, coordinata dal pm Benedetto Roberti, il fatto che il compagno non fosse a casa nel momento dei soccorsi. Il fermo e’ stato convalidato ieri, ora l’uomo si trova in carcere.

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L’affare rifiuti, padre Patriciello torna a protestare “contro uno Stato che tradisce le persone perbene”

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L’emergenza rifiuti. Arriverà. È sicuro. Perché nel delicato meccanismo di una filiera industriale insufficiente ed inefficiente in Campania, l’inceneritore di Acerra è essenziale. Chiuderlo per 30/40 giorni senza avere alternative significa precipitare nel caos il settore rifiuti in Campania. Le soluzioni o meglio i tentativi di soluzione sembrano peggiori dei mali. Perché si punta a far digerire la monnezza sempre alle solite aree. Da qui la protesta ferma, civile ma dura di Padre Maurizio Patriciello.
 Che fa un ragionamento. “Le autorità chiedono ai cittadini di collaborare. Giusto. Chiedono di avere fiducia nel loro operato. Giusto. Promettono di risolvere i problemi che attanagliano un intero territorio. Tra questi i roghi tossici, il fetore mortifero che si sprigiona dalle immondizie e dalle aziende disoneste. I cittadini perbene – sostiene Patriciello – credono ai responsabili della Cosa pubblica. Bello. Poi, mentre essi, i cittadini, sperano in una qualche soluzione, vengono a sapere che a Caivano dovrebbero arrivare altre tonnellate di immondizie per la chiusura temporanea dell’inceneritore di Acerra. I cittadini, arrabbiati, impauriti, mortificati, protestano. Le autorità fingono di non vederli. Di non sentirli. E vanno per la loro strada. Speriamo che ci ripensino. Caivano ha già dato tanto. Portarvi altre tonnellate di rifiuti è impensabile. Abbiate pietà di questo popolo” scrive Padre Maurizio Patriciello.

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