In Evidenza
L’Unione europea condanna la Fifa per i lavoratori morti in Qatar
Sono morti a migliaia i lavoratori migranti durante i preparativi per i mondiali in Qatar e oggi il Parlamento dell’Unione europea ha espresso la sua condanna.
In una risoluzione adottata per acclamazione, gli eurodeputati descrivono la corruzione all’interno della Fifa come “dilagante, sistemica e profondamente radicata” e deplorano la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la scelta del Qatar come Paese ospitante. Il Parlamento esorta i Paesi Ue, in particolare Germania, Francia, Italia e Spagna, a esercitare pressioni su Uefa e Fifa affinché si impegnino a realizzare riforme come l’introduzione di procedure democratiche e trasparenti per l’assegnazione dei Mondiali
In Qatar vi sono più di due milioni di cittadini stranieri, secondo le stime, che costituiscono circa il 94% della forza lavoro del paese. I deputati accolgono con favore il fatto che, secondo l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) il governo del Qatar abbia rimborsato 320 milioni di dollari alle vittime di abusi salariali attraverso il Fondo di sostegno e assicurazione ai lavoratori. Tuttavia, deplorano l’esclusione di milioni di lavoratori e delle loro famiglie dalla sua applicazione e chiedono di ampliare il fondo in modo da includere tutte le vittime dall’inizio dei lavori correlati alla Coppa del mondo FIFA del 2022, compresi tutti i casi di morte e le altre violazioni dei diritti umani.

Chiedono inoltre alla FIFA di contribuire a un programma di risarcimento completo per le famiglie dei lavoratori, come indennizzo per le condizioni di lavoro subite.
Esteri
Mosca apre al dialogo con l’Europa, Peskov: «Non siamo stati noi a interrompere le relazioni»
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sostiene che la Russia sia pronta a riprendere il confronto con i Paesi europei, ma accusa i governi dell’Unione di non trasformare le dichiarazioni di apertura in iniziative politiche concrete.
La Russia si dichiara disponibile a riaprire il dialogo con i Paesi europei, ma sostiene che alle dichiarazioni pronunciate nelle capitali dell’Unione non siano finora seguite iniziative politiche concrete.
A ribadire la posizione di Mosca è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, interpellato sulle ipotesi di un miglioramento dei rapporti con la Russia emerse nel dibattito politico tedesco.
«La Russia resta aperta al dialogo. Non abbiamo mai avviato un processo di riduzione delle relazioni», ha dichiarato Peskov durante il consueto briefing, secondo quanto riferito dall’agenzia russa Ria Novosti.
Il Cremlino accusa l’Europa
Peskov ha attribuito ai governi europei la responsabilità del deterioramento dei rapporti con Mosca.
«Ascoltiamo molte dichiarazioni in merito, sentiamo parlare molto tra i politici europei, anche in Germania. Ma, in pratica, questo non si traduce nelle politiche concrete di questi Paesi», ha affermato il portavoce presidenziale.
Si tratta della posizione ufficiale del Cremlino, che continua a presentare la Russia come disponibile al confronto e l’Europa come responsabile dell’interruzione o della riduzione dei contatti. Una ricostruzione contestata dai governi occidentali, che collegano il crollo delle relazioni diplomatiche, economiche e politiche all’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022.
«Non siamo stati noi a interrompere i rapporti»
«Non siamo mai stati noi a promuovere l’interruzione delle relazioni», ha aggiunto Peskov.
Il portavoce ha tuttavia precisato che Mosca terrà conto di quanto accaduto negli ultimi anni nel caso in cui il confronto con i Paesi europei dovesse effettivamente riprendere.
«Naturalmente useremo sempre l’esperienza acquisita quando riprenderemo il dialogo», ha detto, lasciando intendere che un eventuale riavvicinamento non comporterebbe un ritorno automatico ai rapporti precedenti alla guerra.
Le aperture discusse in Germania
Le dichiarazioni di Peskov arrivano mentre in Germania e in altri Paesi europei cresce il dibattito sulla possibilità di riattivare canali diplomatici con Mosca.
Già all’inizio di giugno fonti del governo tedesco avevano parlato di una possibile «finestra» per un futuro dialogo tra Europa e Russia, precisando però che qualsiasi iniziativa avrebbe dovuto essere coordinata con l’Ucraina e inserita in un formato considerato legittimo ed efficace dai governi europei.
Parallelamente sono emersi contatti informali tra ex funzionari tedeschi ed esponenti vicini al potere russo. Il governo di Berlino ha però preso le distanze da queste iniziative, che non rappresentano al momento un negoziato diplomatico ufficiale.
Il nodo della guerra in Ucraina
Il principale ostacolo alla normalizzazione dei rapporti resta la guerra in Ucraina.
I governi europei continuano a sostenere Kiev e ritengono che qualsiasi percorso negoziale debba coinvolgere direttamente le autorità ucraine. Mosca, dal canto suo, chiede di partecipare alla definizione dei futuri equilibri di sicurezza e respinge le ipotesi elaborate senza il suo coinvolgimento.
Solo pochi giorni fa Peskov aveva definito una posizione «senza sbocco» l’idea che la Russia possa essere esclusa dalla discussione sulle garanzie di sicurezza destinate all’Ucraina.
Apertura diplomatica ancora tutta da verificare
Le parole del Cremlino rappresentano dunque un’apertura formale, ma non indicano al momento l’avvio di un vero negoziato con l’Unione europea.
Restano distanti le posizioni sul futuro dell’Ucraina, sulle condizioni per un eventuale cessate il fuoco, sulle sanzioni occidentali e sulle garanzie di sicurezza richieste da Kiev.
Il dialogo evocato da Peskov rimane per ora una possibilità politica. Per trasformarsi in un percorso diplomatico concreto serviranno interlocutori riconosciuti, obiettivi condivisi e soprattutto un’intesa sul ruolo dell’Ucraina, che i governi europei considerano imprescindibile.
Economia
AliExpress, multa Ue da 550 milioni: «Troppi prodotti illegali, pericolosi e contraffatti»
La Commissione europea ha multato AliExpress per 550 milioni di euro per le carenze nella valutazione e nella riduzione dei rischi legati alla vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti. La piattaforma dovrà presentare entro il 20 ottobre un piano correttivo.
Una multa da 550 milioni di euro per non aver contrastato con sufficiente efficacia la vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti. È la sanzione inflitta dalla Commissione europea ad AliExpress per la violazione degli obblighi previsti dal Digital Services Act, la normativa europea che disciplina le responsabilità delle grandi piattaforme online.
Bruxelles ha ordinato al colosso dell’e-commerce di adottare misure correttive e di presentare entro il 20 ottobre un piano d’azione per rimuovere le criticità contestate. In caso di mancato adeguamento, la piattaforma rischia ulteriori penalità periodiche.
Controlli insufficienti sui prodotti illegali
Secondo la Commissione europea, AliExpress non avrebbe valutato in modo sufficientemente accurato il rischio che sulla piattaforma venissero commercializzati prodotti illegali, pericolosi o contraffatti.
La società avrebbe inoltre sovrastimato l’efficacia dei propri sistemi di controllo e rimozione, senza tenere adeguatamente conto della sproporzione tra il numero dei moderatori impiegati e l’enorme quantità di prodotti potenzialmente irregolari da verificare.
La Commissione ha concluso che AliExpress non ha rispettato l’obbligo imposto dal Dsa di valutare e mitigare diligentemente i rischi connessi alla diffusione di merci illegali attraverso i propri servizi.
Prodotti promossi anche prima della rimozione
Tra le contestazioni rientra anche il funzionamento dei sistemi di raccomandazione e della pubblicità online.
Secondo Bruxelles, alcuni prodotti illegali avrebbero continuato a essere suggeriti agli utenti o promossi attraverso inserzioni pubblicitarie prima della loro effettiva rimozione dalla piattaforma.
Gli indicatori utilizzati per individuare le merci non conformi sarebbero stati inoltre insufficienti a impedirne la ricomparsa sotto denominazioni, categorie o forme leggermente diverse.
Venditori recidivi ancora attivi
La Commissione contesta ad AliExpress anche di non aver adottato misure efficaci contro i venditori che pubblicavano ripetutamente offerte illegali.
Le sanzioni interne non sarebbero state applicate in maniera adeguata e alcuni operatori recidivi avrebbero potuto continuare a commercializzare i propri prodotti.
Anche i controlli sulle categorie merceologiche sarebbero risultati facilmente aggirabili: i venditori potevano classificare in modo errato gli articoli, approfittando di verifiche considerate troppo deboli o automatizzate.
Il sistema contro la contraffazione giudicato inefficace
Bruxelles ha rilevato criticità anche nel sistema di autorizzazione dei marchi introdotto da AliExpress per contrastare la vendita di prodotti contraffatti.
A causa della carenza di personale e di controlli ritenuti inadeguati, il meccanismo sarebbe stato facilmente eluso dai venditori, consentendo la permanenza online di offerte sospette o non autorizzate.
La Commissione ha quindi ritenuto che la piattaforma non abbia adottato misure sufficienti per ridurre concretamente il rischio di diffusione di merci illegali.
L’indagine aperta nel marzo 2024
Il procedimento nei confronti di AliExpress era stato avviato il 14 marzo 2024 per verificare il rispetto del Digital Services Act in materia di rischi sistemici, moderazione dei contenuti, tracciabilità dei venditori, trasparenza, sistemi pubblicitari e accesso ai dati.
Nel giugno 2025 la Commissione aveva reso vincolanti alcuni impegni assunti dalla piattaforma su una parte delle contestazioni, mantenendo però aperto il filone relativo ai prodotti illegali, pericolosi e contraffatti.
La decisione del 20 luglio 2026 chiude questa parte dell’inchiesta con la prima sanzione pecuniaria nei confronti di AliExpress per la violazione degli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi previsti dal Dsa.
AliExpress dovrà dimostrare di essersi adeguata
La società dovrà ora indicare in maniera dettagliata le misure che intende adottare per rafforzare i controlli, aumentare l’efficacia della moderazione, sanzionare i venditori recidivi e impedire che prodotti già rimossi possano ricomparire sulla piattaforma.
La Commissione continuerà a vigilare sull’attuazione della decisione e sul rispetto generale del Digital Services Act. Un eventuale mancato adempimento potrà comportare nuove penalità economiche.
In Evidenza
Il Mondiale più tecnologico di sempre: chip nel pallone, avatar 3D e intelligenza artificiale
Il Mondiale 2026 ha trasformato il calcio in un laboratorio tecnologico globale: pallone con sensore, avatar tridimensionali, intelligenza artificiale e immagini dalla prospettiva dell’arbitro. Strumenti avanzati che, tuttavia, non hanno eliminato errori, dubbi e polemiche.
Dalla moviola del lunedì al gemello digitale di ogni calciatore. Il rapporto tra calcio e tecnologia ha compiuto un salto impressionante nel Mondiale disputato tra Stati Uniti, Canada e Messico, indicato dagli organizzatori come il torneo più tecnologicamente avanzato mai realizzato.
La tecnologia non ha però cancellato le discussioni. Ha reso le decisioni più rapide, misurabili e ricostruibili, ma non sempre più facilmente accettabili. Le polemiche arbitrali hanno accompagnato anche questa edizione, costringendo più volte il responsabile degli arbitri della Fifa, Pierluigi Collina, a intervenire pubblicamente per difendere direttori di gara e procedure.
Dalla moviola al Var
Per decenni la tecnologia è rimasta fuori dal campo ed è servita soprattutto ad alimentare le discussioni televisive del dopopartita.
Anche nella finale mondiale del 2006 tra Italia e Francia, la testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi fu individuata con l’aiuto delle immagini televisive, pur in un’epoca in cui il Var non esisteva ancora.
La prima vera svolta arrivò con la Goal-Line Technology, introdotta nelle competizioni Fifa dal 2012 per stabilire se il pallone avesse superato completamente la linea di porta. Seguì il Var, utilizzato per la prima volta in un Mondiale nel 2018.
Nel 2026 il sistema è diventato ancora più complesso, integrando sensori, tracciamento ottico, elaborazione dei dati e intelligenza artificiale.
Il pallone con il chip
Uno dei protagonisti invisibili del torneo è stato il pallone connesso, dotato di un sensore interno capace di rilevare il momento esatto del contatto con il piede, con la testa o con un’altra parte del corpo.
La Connected Ball Technology non rappresenta una novità assoluta, essendo stata già utilizzata nel Mondiale del Qatar, ma nel 2026 è stata integrata più profondamente nei sistemi di controllo del fuorigioco e nelle ricostruzioni del Var. Il sensore aiuta gli arbitri a individuare con precisione l’istante in cui viene effettuato un passaggio, elemento decisivo per valutare la posizione di un attaccante.
Il sistema è finito al centro delle discussioni in Portogallo-Croazia, quando un leggerissimo tocco di testa rilevato dal pallone ha modificato la valutazione del fuorigioco e portato all’annullamento di una rete croata.
Il caso del cavo della Spidercam
La tecnologia non è riuscita invece a spegnere la polemica durante Inghilterra-Norvegia. I giocatori scandinavi hanno sostenuto che il pallone avesse colpito uno dei cavi della telecamera sospesa sopra il terreno di gioco prima dell’azione del pareggio inglese.
La Fifa ha affermato che il sensore interno non aveva registrato anomalie o contatti con oggetti esterni. La spiegazione non ha convinto la Norvegia, il cui commissario tecnico Ståle Solbakken ha continuato a sostenere che la traiettoria del pallone fosse stata modificata.
Il caso ha dimostrato che persino una misurazione elettronica può essere contestata quando le immagini sembrano suggerire qualcosa di diverso.
Ogni calciatore trasformato in un avatar
La principale innovazione del Mondiale è stata l’introduzione degli avatar tridimensionali dei calciatori.
Ogni atleta è stato sottoposto a una scansione della durata di circa un secondo, utilizzata per riprodurre dimensioni, proporzioni e caratteristiche fisiche del corpo. Il modello digitale ha permesso al sistema di seguire con maggiore precisione braccia, gambe, testa e busto anche durante movimenti molto rapidi o quando i giocatori risultavano parzialmente coperti.
Il fuorigioco è così passato dalle tradizionali linee colorate tracciate su immagini bidimensionali a una rappresentazione di corpi nello spazio.
Gli spettatori hanno potuto osservare una ricostruzione più realistica dell’azione, simile a quella di un videogioco o di un simulatore. Le immagini sono state mostrate in televisione e sui maxischermi degli stadi dopo la convalida della decisione da parte del Var.
L’intelligenza artificiale al servizio delle squadre
Il Mondiale è stato anche un grande laboratorio di analisi dei dati.
La Fifa e Lenovo hanno sviluppato Football AI Pro, un assistente basato sull’intelligenza artificiale messo a disposizione delle 48 nazionali. Il sistema ha elaborato centinaia di milioni di dati, producendo testi, grafici, video e visualizzazioni tridimensionali per aiutare gli staff tecnici nelle analisi prima e dopo le partite.
L’utilizzo durante il gioco è rimasto vietato, ma tutte le squadre hanno avuto accesso agli stessi strumenti, con l’obiettivo dichiarato di evitare che soltanto le federazioni più ricche potessero disporre delle tecnologie più avanzate.
Oltre 17mila dispositivi
L’infrastruttura tecnologica allestita per il torneo ha avuto dimensioni senza precedenti.
Più di 17mila dispositivi Lenovo e Motorola sono stati distribuiti tra stadi, centri di allenamento e strutture operative. Oltre duecento tecnici hanno garantito il funzionamento delle apparecchiature e dei sistemi di trasmissione.
Il centro internazionale di produzione televisiva di Dallas ha gestito enormi quantità di immagini provenienti dalle sedici città ospitanti, alimentando migliaia di schermi e le trasmissioni destinate a miliardi di spettatori.
La visuale dell’arbitro
Tra le innovazioni più spettacolari c’è stata anche la nuova Referee View, la telecamera indossata dal direttore di gara.
Un software basato sull’intelligenza artificiale ha stabilizzato le immagini in tempo reale, riducendo vibrazioni e sfocature dovute alla corsa. Il pubblico ha potuto vedere contrasti, proteste e momenti di gioco dalla prospettiva dell’arbitro.
Una tecnologia pensata soprattutto per la televisione e non direttamente per assumere decisioni, ma capace di rendere ancora più immersivo il racconto della partita.
Le polemiche non sono scomparse
Il ricorso sempre più esteso all’elettronica non ha eliminato la discrezionalità.
Restano da interpretare l’intensità di un contatto, la volontarietà di un fallo di mano, la gravità di un intervento o l’opportunità di richiamare l’arbitro al monitor. Per questo il torneo ha continuato a produrre contestazioni, comprese quelle rivolte agli arbitri dopo l’espulsione dello statunitense Folarin Balogun e le critiche del commissario tecnico francese Didier Deschamps dopo la semifinale con la Spagna. Collina ha difeso pubblicamente la qualità degli arbitri scelti dalla Fifa.
Anche il soprannome polemico “Vargentina”, circolato dopo alcune decisioni favorevoli alla nazionale di Lionel Messi, ha dimostrato quanto sia difficile separare la tecnologia dal sospetto e dal tifo. Le contestazioni più forti sono esplose soprattutto dopo la sofferta vittoria argentina contro l’Egitto negli ottavi di finale, non nei quarti.
Un calcio sempre più controllato
Il Mondiale dell’ultimo Messi e del primo Lamine Yamal ha segnato probabilmente un punto di non ritorno.
Arbitri e assistenti si sono mossi all’interno di un ecosistema composto da telecamere, sensori, microfoni, sistemi ottici, intelligenza artificiale, avatar tridimensionali, palloni connessi e sale operative remote.
Il margine di errore si è ridotto, ma non è scomparso. E forse non potrà mai scomparire del tutto, perché il calcio resta uno sport fatto non soltanto di millimetri, ma anche di interpretazioni.
La tecnologia può stabilire dove si trovava un piede o quando è stato toccato un pallone. Non può ancora impedire a milioni di persone di vedere la stessa azione in modo completamente diverso.


