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Luigi Di Maio spiega come funzionerà il reddito di cittadinanza, perché per Salvini lasciare il Governo é un suicidio político e…

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Al Forum nella redazione de “il Fatto Quotidiano” c’è il vicepremier Luigi Di Maio, delega al ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico,  capo politico del M5S. Con il direttore del quotidiano e con un bel pezzo della redazione Di Maio si intrattiene per oltre un’ora sottoponendosi al fuoco di fila di domande che spaziano dalla trattativa sulla manovra economica  con l’Europa, ai rapporti con Juncker o Moscovici, alle vicissitudini col l’alleato leghista Salvini, fino alle regole interne del M5S e al reddito di cittadinanza.

Di Maio non si sottrae ad alcuna domanda, anche a quelle più difficili come i rapporti personali e politici con Salvini e il convitato di pietra Silvio Berlusconi che un giorno sì e un giorno pure chiede al leader leghista di mandare a casa il governo con il M5S e preparare un’altra maggioranza con senatori responsabili da reclutare tra chi ci sta.  La prima domanda è sulla manovra e sul deficit programmato non più al 2,4 ma il 2,04, che significa un po’ di miliardi in meno da spendere. Da dove verranno presi i miliardi in meno a disposizione per mantenere le promesse agli italiani?

“Il reddito di cittadinanza costerà 1,2 -1,3 miliardi in meno perché parte a marzo, anche se le pensioni di cittadinanza e di invalidità arriveranno da febbraio. Invece per quota 100, considerato il divieto di cumulo, abbiamo 2 miliardi e qualche centinaio di milioni in meno” spiega Di Maio che poi aggiunge che il Governo preleverà “molti più soldi dalle pensioni d’oro. Oltre al taglio in tre scaglioni, 20, 35 e 40 per cento, ci sarà il raffreddamento, cioè non adegueremo al tasso di inflazione le pensioni d’ oro. E in questo modo contiamo di recuperare oltre un miliardo. Infine, ci sarà la dismissione degli immobili, che venderemo non più a prezzo catastale ma a prezzo di mercato. E la cessione di questi beni dovrebbe valere uno 0,9 di Pil”.

Il vicepremier tiene però a precisare che le risorse riservate agli investimenti resterà invariata e le somme più importanti resteranno appostate su  “dissesto idrogeologico e adeguamento anti-sismico degli edifici pubblici, con norme per consentire ai sindaci una procedura speciale per la spesa al fine di evitare  la lunga trafila prevista dal Codice degli appalti e che questi soldi possano essere spesi in tempi brevi”.

Per il M5S si tratta di due capitoli importanti del programma elettorale del Movimento e sono spese produttive per due ordini di motivi: si crea lavoro nelle opere pubbliche legate al dissesto idrogeologico e alla messa in sicurezza antisismica e perché oltre a risparmiare decine di miliardi di danni che ogni anno lo Stato deve affrontare per calamità naturali si risparmieranno anche centinaia di vite umane che non hanno prezzo.

Sull’altare del dissesto idrogeologico e i terremoti l’Italia non ha mai investito abbastanza ed ha sempre pagato tributi altissimi in termini di sangue, di vite umane perse in alluvioni, inodazioni e terremoti che pure non sono mai così devastanti come in altri posti del mondo.

Può esserci un accordo sul 2,04 per cento con l’Ue, ma i giornalisti de Il Fatto ricordano a Di Maio che c’è chi come Moscovici ha fatto sapere che “ancora non ci siamo”. Di Maio taglia corto su questo versante. “Il presidente della Commissione è Juncker” e con lui parla Conte.

Per Luigi Di Maio misure come il reddito di cittadinanza sono imprescindibili perchè sono risorse utili a far rifiatare quel pezzo della società italiana in pesante difficoltà che ha subito sulla carne viva gli effetti devastanti della crisi economica di questi ultimi dieci anni.  Come funzionerà il reddito di cittadinanza? Il ministro Luigi Di Maio ha già al lavoro alcuni gruppi di tecnici che se ne stanno occupando e dunque lo può spiegare in dettaglio. E lo fa partendo da una una premessa.

“Il Rei (misura di sostegno ai poveri, ndr) ha funzionato così male che vi ha aderito solo il 50 per cento della platea, che pure è quella dei più deboli. Per richiedere il reddito di cittadinanza invece non servirà nessuno sportello. Sarà tutto informatizzato, con l’identità digitale” argomenta Di Maio.

Ci saranno punti Internet disponibili (perchè chi è povero spesso non ha pc e non  ha internet) , e comunque i due terzi della platea sono composti da gente che ha qualche entrata. “Dopodiché, da gennaio un sito internet dirà a tutti che dovranno preparare entro marzo i documenti necessari da caricare sul portale per chiedere il reddito, a partire dal certificato dell’ Isee” spiega Di Maio. “Saranno oltre 5 milioni quelli che potrebbero averne diritto, ma prevediamo almeno dieci milioni di richiedenti. E tutti dovranno certificarsi tramite l’identità digitale, la Spid” argomenta il vicepremier. Come sarà incassato il Reddito di Cittadinanza? Come si potrà spendere?  Lo spiega Di Maio:

“Il reddito sarà caricato su tessere Poste Pay, con un microchip intelligente che impedirà di usarle per spese come il gioco d’azzardo. Ma da fuori saranno come le altre, per non mettere a disagio nessuno”.

C’è poi la questione cruciale dei  centri per l’ impiego che oggi, per usare un eufemismo sono centri di spesa improduttivi, forse inutili, se non  a chi prende uno stipendio per timbrare il cartellino.
“Non si potrà prendere appuntamento dal giorno dopo. Ad aiutare i cittadini ci saranno i navigator, quelli per cui mi hanno preso in giro (sorride, ndr), che dipenderanno dall’Agenzia nazionale per le Politiche del lavoro. Per metterli in campo faremo assunzioni e riqualificheremo personale già esistente. Saranno loro a mettere in contatto i cittadini e il mondo del lavoro, ossia i centri per l’ impiego e quelli privati, perché all’inizio il sistema sarà un misto di pubblico e privato. Questi tutor avranno tablet e cellulare sempre collegati a un terminale che incrocia domanda e offerta, ma andranno anche a casa delle persone”.

Il forum con la redazione è lunghissimo, entra ancora di più nei dettagli del reddito di cittadinanza, dei sondaggi che vedono la Lega in costante aumento di consensi e dei rapporti con Matteo Salvini, sempre più vicepremier di lotta e di governo, spesso capace di incursioni ministeriali in settori che nulla hanno a che vedere con il Viminale: convocazioni di imprenditori e sindacati, affari esteri lontano da Roma e altro. Anche su questo Di Maio è chiaro. C’è un contratto che regola i rapporti nel Governo e ogniqualvolta Salvini sfora viene invitato a non  farlo. Con garbo ma con fermezza. Di Maio parla poi della assoluta mancanza di feeling con il Pd, delle guerre che gli hanno fatto su Decreto Dignità, Reddito di Cittadinanza e diritti sociali in genere. Difficile che cambino i rapporti già che i gruppi parlamentari sono in mano a Renzi, li ha fatti eleggere lui i deputati e i senatori. Quanto a Berlusconi che chiede a Salvini di fare la crisi di Governo, Di Maio sorride.

“La Lega ha già assorbito Fi e Fratelli d’Italia”. Chi pensa di sommare i voti del 4 marzo di Berlusconi e Meloni – ragiona Di Maio – con i consensi virtuali che danno alla Lega i sondaggi fanno un po’ di confusione, spiega già o meno in questi termini Di Maio.

Il leader del M5s parla anche della campagna di Silvio Berlusconi per “acquisire senatori”, di elezioni amministrative ed europee, rapporti interni al Movimento, grandi opere pubbliche e funzionamento della compagine di governo. Un Forum che potete trovare nella sua interezza, nella sua coerenza di fondo su Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio.

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Politica

Violenza sessuale, il senatore Francesco Silvestro indagato dalla Procura di Roma

Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Indagato anche un carabiniere per tentata violenza privata. Il parlamentare ha respinto ogni accusa.

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La denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni entra formalmente nel circuito giudiziario romano. Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di violenza sessuale per un episodio che, secondo il racconto della donna, sarebbe avvenuto nel suo studio nel complesso di San Luigi de’ Francesi, a Roma.

La notizia è stata pubblicata da Repubblica, secondo cui il fascicolo starebbe approdando in queste ore alla Procura della Capitale.

Indagato anche un carabiniere

Nella stessa inchiesta risulterebbe indagato anche il carabiniere Antonio P., al quale sarebbe contestato il reato di tentata violenza privata.

Secondo quanto riferito dal quotidiano, il militare sarebbe la persona indicata dalla denunciante come intermediario nei rapporti con il senatore. La donna sostiene che l’uomo avrebbe successivamente cercato di convincerla a non presentare la querela.

Anche questa ricostruzione dovrà essere verificata nel corso delle indagini e nel contraddittorio tra le parti.

L’iscrizione nel registro degli indagati

L’iscrizione del senatore e del carabiniere sarebbe stata effettuata dall’ufficio che ha ricevuto originariamente la querela della donna.

Si tratta di un passaggio previsto anche a garanzia delle persone coinvolte, necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti, assicurando contemporaneamente la tutela della denunciante e il pieno esercizio del diritto di difesa degli indagati.

L’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce una dichiarazione di colpevolezza, ma rappresenta l’avvio formale degli approfondimenti investigativi su quanto denunciato.

La denuncia dell’imprenditrice

La donna, un’imprenditrice e agente di commercio nel settore dei vini, sostiene di essere stata ricevuta dal parlamentare per ragioni professionali.

Durante quell’incontro, secondo la sua versione, sarebbe avvenuto un atto sessuale non consensuale. L’episodio sarebbe risalente al febbraio 2025, mentre la querela è stata presentata successivamente.

La denunciante avrebbe spiegato di avere atteso prima di rivolgersi alle autorità a causa delle conseguenze psicologiche della vicenda e dei timori legati alle presunte pressioni ricevute.

Silvestro respinge le accuse

Francesco Silvestro ha negato ogni addebito, dichiarandosi stupito e dispiaciuto per le accuse. Il senatore ha sostenuto di non avere ricevuto, almeno inizialmente, alcun atto giudiziario e ha escluso che nell’incontro con la donna sia avvenuta una violenza.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha intanto chiesto ai questori di Palazzo Madama di avviare gli accertamenti necessari sugli aspetti di competenza dell’istituzione parlamentare.

Gli accertamenti della Procura di Roma

Gli investigatori dovranno ora ricostruire gli incontri, verificare eventuali comunicazioni tra le persone coinvolte e acquisire tutti gli elementi utili a valutare la fondatezza della denuncia.

L’inchiesta si trova nella fase iniziale. Francesco Silvestro e il carabiniere coinvolto devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva, mentre alla donna che ha presentato la denuncia devono essere garantite tutela e riservatezza.

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Cronache

Violenza sessuale, denuncia contro il senatore Silvestro: lui nega, il Senato avvia accertamenti

Una donna ha denunciato il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro per una presunta violenza sessuale che sarebbe avvenuta nel febbraio 2025 in un ufficio parlamentare. Silvestro respinge ogni accusa. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha chiesto accertamenti interni.

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Una denuncia per una presunta violenza sessuale avvenuta in un ufficio parlamentare, la smentita categorica del senatore coinvolto e l’apertura di accertamenti interni a Palazzo Madama. Il caso che riguarda Francesco Silvestro, parlamentare campano di Forza Italia, entra nell’agenda politica e istituzionale mentre restano ancora da chiarire la consistenza degli atti giudiziari e la ricostruzione dei fatti.

A denunciare il senatore è una donna di 52 anni, agente di commercio nel settore dei vini, secondo la quale l’episodio sarebbe avvenuto il 25 febbraio 2025 durante un incontro di lavoro a Roma.

Silvestro nega ogni addebito e, attraverso il proprio legale, dichiara la totale estraneità ai fatti. Ogni responsabilità dovrà essere eventualmente accertata dalla magistratura, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

La denuncia e l’incontro nell’ufficio parlamentare

Secondo quanto raccontato dalla donna, l’incontro sarebbe stato organizzato per discutere una fornitura di vini destinata a un’iniziativa privata del senatore.

La professionista sarebbe stata messa in contatto con Silvestro da un carabiniere, indicato come conoscente e lontano parente del parlamentare. Nell’ufficio situato nel complesso di San Luigi dei Francesi, la donna sostiene di essere stata costretta a subire un atto sessuale senza aver prestato alcun consenso.

La sua versione è contenuta nella denuncia presentata dopo oltre un anno dal presunto episodio. La distanza temporale, secondo quanto riferito dalla donna, sarebbe legata allo stato di choc, al percorso terapeutico intrapreso e al timore delle conseguenze personali e professionali.

Le presunte intimidazioni

La denunciante sostiene inoltre di essere stata successivamente intimidita dal carabiniere che aveva favorito il contatto con il senatore.

L’uomo, secondo il suo racconto, avrebbe cercato di dissuaderla dal rivolgersi alla magistratura, prospettandole conseguenze negative per la sua attività lavorativa.

Anche questo aspetto dovrà essere verificato dagli investigatori. Le dichiarazioni della donna costituiscono allo stato una ricostruzione accusatoria che necessita di riscontri, così come dovranno essere chiariti il ruolo e le eventuali responsabilità delle altre persone indicate nella denuncia.

Silvestro: «Sono totalmente estraneo»

Francesco Silvestro ha respinto con decisione le accuse, dichiarando di non aver ricevuto alcuna comunicazione relativa a procedimenti o indagini a suo carico.

Il suo avvocato, Roberto Guida, ha riferito che il senatore è rimasto stupito dalla notizia e si considera completamente estraneo ai fatti. Il parlamentare si è detto pronto a fornire chiarimenti nelle sedi competenti e ha annunciato di riservarsi iniziative per tutelare la propria reputazione.

Silvestro ha ammesso di aver incontrato la donna per discutere della fornitura di vini, ma ha escluso che sia accaduto quanto descritto nella denuncia.

Le frasi che hanno sollevato polemiche

A provocare dure reazioni politiche sono state anche alcune espressioni utilizzate dal parlamentare nel corso di un’intervista, durante la quale ha fatto riferimento al proprio aspetto e a quello della denunciante.

Parole giudicate inopportune e offensive da esponenti delle opposizioni, perché considerate estranee alla questione centrale del consenso e potenzialmente lesive della dignità della donna.

Successivamente la difesa del senatore ha affidato la posizione ufficiale a una nota più misurata, fondata sulla completa negazione dei fatti e sulla disponibilità a rispondere nelle sedi previste.

La Russa chiede accertamenti ai questori

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha chiesto ai senatori questori di avviare gli accertamenti necessari per consentire le successive valutazioni del Consiglio di Presidenza.

La procedura riguarda fatti di particolare gravità che sarebbero avvenuti all’interno di locali riconducibili al Senato. La Russa incontrerà i questori per esaminare gli elementi disponibili e stabilire eventuali iniziative di competenza parlamentare.

Gli accertamenti interni sono distinti dall’attività della magistratura e non hanno lo scopo di stabilire responsabilità penali. Il regolamento e il codice di condotta di Palazzo Madama prevedono possibili sanzioni disciplinari, dalla censura fino all’interdizione temporanea dai lavori parlamentari, qualora vengano accertate violazioni.

Le reazioni delle opposizioni

Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda.

Le opposizioni hanno sottolineato la gravità della denuncia, ribadendo al tempo stesso la necessità di rispettare la presunzione di innocenza. Particolare censura è stata espressa per le parole utilizzate inizialmente dal senatore nella sua difesa.

Valeria Valente, senatrice del Pd, ha invitato la commissione parlamentare sul femminicidio e sulla violenza di genere a seguire con attenzione la vicenda.

La presidente della commissione, Martina Semenzato, ha richiamato invece alla prudenza, osservando che le indagini spettano esclusivamente alla magistratura e che giudizi anticipati possono danneggiare sia chi denuncia sia la persona accusata.

La carriera politica del senatore campano

Silvestro, imprenditore campano, ha iniziato la propria attività politica nel Comune di Arzano. Dopo una pausa seguita alla morte del figlio, è tornato alla politica regionale e successivamente è stato eletto al Senato nel 2022.

Ha fatto parte per alcuni mesi della commissione parlamentare Antimafia ed è presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali. In Forza Italia ha ricoperto incarichi di coordinamento nell’area metropolitana di Napoli.

Nel 2020 la sua candidatura alle Regionali era stata inserita dalla commissione Antimafia tra quelle considerate non conformi al codice di autoregolamentazione per un procedimento relativo a un’accusa di concussione, successivamente archiviata.

Accertamenti ancora all’inizio

La vicenda si trova in una fase iniziale. Dovranno essere acquisiti e valutati la denuncia, le testimonianze, gli eventuali messaggi, gli accessi all’edificio e ogni altro elemento utile a ricostruire quanto accaduto.

La denuncia della donna deve essere esaminata con serietà e senza pregiudizi. Allo stesso modo, Francesco Silvestro deve essere considerato innocente fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.

Il procedimento interno del Senato e l’eventuale attività giudiziaria seguiranno percorsi autonomi. Solo gli accertamenti potranno stabilire se il racconto denunciato trovi riscontri e se siano configurabili responsabilità penali o disciplinari.

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Politica

Lega, Salvini prepara la svolta: Zaia e Fedriga verso la vicesegreteria

Matteo Salvini prepara la riorganizzazione della Lega dopo le tensioni interne e l’uscita di Roberto Vannacci. Zaia e Fedriga potrebbero diventare vicesegretari, mentre prende quota il ritorno a un partito maggiormente radicato nel Nord.

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La Lega si prepara a cambiare pelle per fermare la perdita di consensi, ricucire il rapporto con il Nord e reagire alla concorrenza del nuovo partito di Roberto Vannacci. Il Consiglio federale convocato mercoledì 10 giugno a Romapotrebbe rappresentare il primo passaggio concreto di una riorganizzazione destinata a modificare gli equilibri interni del Carroccio.

Matteo Salvini avrebbe proposto a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga di affiancarlo come vicesegretari, insieme a Claudio Durigon, destinato a mantenere il ruolo di riferimento politico per il Centro-Sud.

Dalla Lega non sono arrivate conferme ufficiali. La trattativa resta aperta e la nuova struttura dovrà essere discussa dagli organismi del partito.

Zaia e Fedriga per riconquistare il Nord

L’ingresso di Zaia e Fedriga nella guida nazionale avrebbe un significato politico preciso: restituire maggiore peso alla componente autonomista e territoriale, che da tempo chiede una correzione della linea nazionale adottata da Salvini.

Zaia avrebbe ribadito nei contatti degli ultimi giorni la necessità di avere coraggio e di ricostruire una Lega fortemente radicata nei territori, senza concentrare ogni scelta sui risultati immediati dei sondaggi.

L’ex presidente del Veneto non intenderebbe limitarsi a un incarico simbolico. La richiesta sarebbe quella di avviare un percorso politico di lungo periodo, con maggiore autonomia per le strutture regionali e un ruolo più forte degli amministratori locali.

Anche Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, rappresenta l’area istituzionale e governativa del partito. Il suo coinvolgimento servirebbe a evitare che la riorganizzazione appaia costruita esclusivamente intorno alla figura di Zaia.

Il modello bavarese sul tavolo

Tra le ipotesi discusse torna il cosiddetto modello bavarese, ispirato al rapporto tra la Cdu tedesca e la Csu, presente autonomamente in Baviera.

Applicato alla Lega, il progetto potrebbe prevedere un partito nazionale affiancato da una struttura specificamente settentrionale, dotata di maggiore autonomia politica e organizzativa.

Una soluzione del genere consentirebbe di mantenere la presenza nazionale costruita da Salvini e, contemporaneamente, di recuperare la tradizione federalista della Lega Nord.

Non si tratta però di una modifica realizzabile attraverso una semplice decisione del Consiglio federale. Una trasformazione confederale o la costituzione di organizzazioni territoriali autonome richiederebbero una revisione dello statuto e quindi un vero congresso.

Il confronto decisivo a Treviso

Il Consiglio federale dovrebbe aprire il confronto, ma il passaggio politico più rilevante potrebbe essere il ritiro a porte chiuse previsto a Treviso il 4 e 5 luglio.

L’appuntamento, voluto da Salvini, viene considerato da alcuni dirigenti importante quasi quanto un congresso. Sarà l’occasione per discutere identità, organizzazione, linea politica e strategia elettorale.

Nel partito cresce la convinzione che lasciare tutto immutato possa produrre una lenta emorragia di consensi, militanti e rappresentanti istituzionali.

La discussione non riguarderà necessariamente la leadership di Salvini, ma il segretario è chiamato a dimostrare di saper aprire una nuova fase e condividere maggiormente le decisioni con i governatori e con i territori.

L’effetto Vannacci sulla crisi del Carroccio

Sulla riorganizzazione pesa inevitabilmente l’uscita di Roberto Vannacci, che nel febbraio scorso ha lasciato la Lega per fondare Futuro Nazionale.

L’ex generale ha costruito una formazione collocata alla destra della coalizione di governo e punta a intercettare parte dell’elettorato leghista e di Fratelli d’Italia. Il nuovo movimento viene accreditato dai sondaggi di una percentuale ancora limitata, ma potenzialmente decisiva in un sistema elettorale fondato sulle coalizioni.

Nel fine settimana Vannacci ha annunciato l’adesione di quattro deputati: Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof dalla Lega, Attilio Pierro e Davide Bergamini da Forza Italia.

Le nuove uscite hanno aumentato la pressione sui vertici del Carroccio e reso più urgente una risposta politica e organizzativa.

Salvini accusa chi ha lasciato il partito

Salvini ha evitato di citare direttamente Vannacci, ma nella newsletter domenicale ha riservato parole dure a chi ha abbandonato la Lega.

Il segretario ha parlato di persone che avrebbero tradito la fiducia del partito, dei militanti e degli elettori per inseguire poltrone e interessi personali, assicurando che la Lega continuerà a guardare avanti.

La scelta di liquidare pubblicamente gli addii non cancella però il problema politico. Futuro Nazionale sottrae parlamentari, visibilità e potenziali consensi proprio nell’area più identitaria della destra.

Le tensioni arrivano anche in Forza Italia

La crescita del movimento di Vannacci comincia a produrre effetti anche su Forza Italia. Il passaggio di Pierro e Bergamini ha provocato una reazione negli ambienti vicini a Marina Berlusconi.

Da Arcore è filtrata la convinzione che gli addii non rappresentino una perdita grave, ma siano la conseguenza di precedenti scelte sbagliate nella selezione della classe parlamentare.

Marina Berlusconi continua a dichiarare di non voler intervenire direttamente nella gestione politica del partito fondato dal padre. Resta però interessata a una linea liberale, europeista e moderata, nettamente distante dalle posizioni di Futuro Nazionale.

Vannacci ha replicato contestando il ruolo pubblico della presidente di Fininvest e chiedendo perché intervenga nelle vicende di Forza Italia pur non ricoprendo incarichi politici.

Calenda chiede al centrodestra di escludere Vannacci

Dall’opposizione, Carlo Calenda ha invitato il centrodestra a chiarire immediatamente che Futuro Nazionale non sarà ammesso nella coalizione.

Il leader di Azione teme che una nuova legge elettorale possa spingere Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia ad allearsi con Vannacci per non disperdere voti decisivi.

La questione riguarda soprattutto Forza Italia, che considera incompatibile la propria svolta liberale con le posizioni più radicali e filorusse attribuite al movimento dell’ex generale.

Per Giorgia Meloni il problema sarà mantenere unita la coalizione, evitando contemporaneamente che una lista alla sua destra sottragga voti importanti alle elezioni politiche.

Salvini davanti alla scelta più difficile

Il progetto della nuova Lega prova a tenere insieme due esigenze opposte: conservare il partito nazionale costruito negli ultimi anni e recuperare l’identità autonomista del Nord.

Zaia e Fedriga possono offrire autorevolezza, consenso territoriale e capacità amministrativa, ma chiederanno probabilmente spazi politici reali e non soltanto incarichi formali.

Il Consiglio federale potrà indicare una direzione. La vera svolta richiederà però un accordo sulla struttura, sulla linea politica e sui rapporti di forza interni.

Salvini tenta così di rispondere alla crisi senza rinunciare alla leadership. Il successo dell’operazione dipenderà dalla disponibilità dei governatori e dalla capacità del segretario di trasformare la promessa di un ritorno ai territori in una modifica concreta del partito.

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