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Economia

L’Ue rinvia sul price cap al gas. Draghi, passi avanti

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Il vertice straordinario di luglio sul gas non si fara’, ma entro l’inizio dell’autunno la Commissione elaborera’ la sua proposta sui prezzi dell’energia, esplorando anche la soluzione price cap. Il Consiglio europeo certifica cosi’ che l’Europa sul tetto ai prezzi del gas e’ molto lontana da un’intesa. E neanche Mario Draghi, almeno finora, e’ riuscito a convincere tutti. L’Italia ha ottenuto un riferimento testuale al price cap nelle conclusioni e un nuovo invito all’esecutivo europeo ad avanzare una proposta. Ma sul summit dei leader non ci si sposta dal mese di ottobre: “Non sono deluso, le cose si stanno muovendo, anche se magari non avvengono rapidamente come uno vorrebbe”, sono state le parole del premier prima di rientrare a Roma. La tesi di Roma, ovviamente, non cambia. “Bisogna agire subito perche’ l’inflazione si espande e non dipende piu’ solo dai prezzi dell’energia”, ha sottolineato Draghi, secondo cui sul tetto ai prezzi sta venendo meno la tesi principale delle capitali contrarie, ovvero che Mosca per ritorsione chiuda i rubinetti. “Ormai in Germania siamo gia’ al 50% del flussi. Putin incassa le stesse cifre e l’Ue ha difficolta’ immense”, ha osservato il premier. Draghi al Consiglio europeo e’ tornato ad esporre la sua tesi nel corso della sessione economica del summit, l’ultima. Il momento e’ serio, l’autunno e’ vicino, la volatilita’ dei prezzi resta elevata: su questi concetti i 27 si sono trovati tutti d’accordo. “C’e’ consapevolezza della serieta’ della situazione”, ha spiegato il capo del governo. Ma la sua richiesta di un vertice estivo sull’energia non ha trovato seguito. “A luglio la Commissione europea presentera’ un piano europeo per affrontare l’emergenza attraverso la riduzione della domanda”, ha annunciato Ursula von der Leyen. Che si parli di price cap nella proposta e’ difficile. La mossa di Bruxelles sul mercato dell’energia, ha spiegato Olaf Scholz, arrivera’ in autunno. E a ottobre finira’ sul tavolo dei leader europei. Certo, si naviga a vista. Perche’ nel timore di nuovi blitz di Mosca sul gas, il Consiglio europeo “e’ aperto all’idea di un vertice straordinario”, ha puntualizzato non a caso Draghi. Per ora i sorrisi dell’Italia si fermano alle conclusioni del vertice. Il testo ribadisce l’invito alla Commissione “a perseguire con urgenza gli sforzi per garantire l’approvvigionamento energetico a prezzi accessibili” e invita Consiglio ed esecutivo europeo “ad adottare tutte le misure appropriate per assicurare un piu’ stretto coordinamento energetico tra gli Stati membri”. Oltre non si e’ andato. Del resto, se e’ vero che l’Italia ha visto aprirsi delle crepe nelle posizioni fermamente contrarie di Germania e Olanda, la strada per portare tutti sul treno del price cap resta molto in salita. “Gli effetti negativi superano quelli positivi”, ha chiuso ancora una volta l’olandese Mark Rutte. E alla fine tra i leader ha prevalso la tesi svedese: “Un vertice e’ utile se pensiamo a delle decisioni altrimenti e’ una perdita di tempo”, ha sentenziato la premier Magdalena Andersson. Eppure l’asse del Mediterraneo si era presentato a Bruxelles piu’ che mai agguerrito. E Emmanuel Macron aveva offerto la sua sponda. Ma al rientro in Italia, a soddisfare maggiormente il premier forse sono i passi avanti fatti da Roma sul lento addio al gas russo. “L’Italia, per gli stoccaggi, sta andando molto bene e la dipendenza dal gas russo, che era il 40% l’anno scorso, oggi e’ al 25%”, ha spiegato il premier. In effetti, grazie al contributo di Snam e dopo il decreto del Mite, gli stoccaggi di gas naturale sono raddoppiati e con iniezioni pari a 62,7 milioni di metri cubi. “Le nostre misure assicurano un inverno senza emergenza”, ha sottolineato Draghi annunciando, per i prossimi giorni, un incontro con le parti sociali per discutere di come proteggere il potere di acquisto degli italiani. Roma, da qui all’autunno, deve fare da sola. E sperare che per l’emergenza prezzi del gas ottobre non sia troppo tardi.

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Trento la più cara, a Campobasso si spende di meno

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L’inflazione e’ per tutti alle stelle ma in Italia ci sono posti dove si sente di meno. Se a Trento e Bolzano va il record del caro-prezzi, a Campobasso invece la vita costa meno che nel resto della penisola. La classifica e’ dell’Unione nazionale consumatori (Unc), che ha elaborato i dati dell’Istat di luglio ed ordinato le citta’ italiane in base ai rincari. Quelle del Trentino Alto Adige sono al primo posto, un record che costera’ alle famiglie 2.521 euro in piu’ all’anno. Non si tratta piu’ soltanto di aumenti dell’energia: l’Istat ha confermato che la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che si porta a +9,1%, registra un aumento che non si osservava da settembre 1984. A Tento e Bolzano l’inflazione viaggia attorno al 10%, la piu’ alta d’Italia. A Bologna e’ all’8,6%, e comporta un aumento della spesa di 2.145 euro, mentre a Firenze si registra un +8,6% per 2.006 euro in piu’. La citta’ piu’ virtuosa e’ Campobasso, con un’inflazione del 6,9% e una spesa aggiuntiva per una famiglia pari a 1.263 euro. Seguono Catanzaro (+7,1%, +1.326 euro) e Bari (+7,8%, +1.354 euro). A Roma c’e’ un’inflazione al 7,5%, inferiore alla media nazionale, con una spesa maggiore di 1.756 euro rispetto all’anno scorso. A Napoli i prezzi sono aumentati del 7,6% e la spesa e’ maggiorata di 1.538 euro. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 7,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 2.001 euro. In attesa che il rialzo dei tassi deciso dalla Bce faccia effetto, l’Istatconferma la stima preliminare di luglio: nel mese i prezzi sono cresciuti dello 0,4% su giugno e del 7,9% su luglio 2021 (da +8,0% del mese precedente). E sebbene i prezzi dei beni energetici siano in rallentamento, l’Istat sottolinea che le tensioni inflazionistiche si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici. Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende i prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona, e’ salito da +8,2% a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984. Coldiretti fa i conti: gli italiani spenderanno 564 euro in piu’ solo per la tavola nel 2022, non solo per l’inflazione ma anche a causa del taglio dei raccolti per la siccita’. I prezzi della frutta fresca aumentano su base annua del +8,8% – continua Coldiretti – mentre quelli dei vegetali freschi del +12,2%. La categoria per la quale si spendera’ complessivamente di piu’ e’ pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo di quasi 115 euro, mentre carne e salumi costeranno 98 euro in piu’ rispetto al 2021 e le verdure aumenteranno di 81 euro.

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Elon Musk vende azioni Tesla per 7 miliardi di dollari

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Elon Musk ha venduto azioni Tesla per un valore di quasi 7 miliardi di dollari, secondo un documento depositato presso la Sec, l’autorita’ di vigilanza del mercato azionario statunitense, e pubblicato sul suo sito web. Il multimiliardario e capo di Tesla, attualmente coinvolto in una battaglia legale per l’acquisizione del social network Twitter, ha venduto circa 7,9 milioni di azioni Tesla tra il 5 e il 9 agosto, secondo il documento.

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Economia

Cala il prezzo del petrolio, benzina scende a 1,833 euro

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Prezzi dei carburanti ancora in discesa, anche se in ritardo, sulla scia del crollo del prezzo del petrolio, con il Brent giu’ del 25% dall’inizio di giugno. La benzina in modalita’ self, rileva Quotidiano Energia, si attesta mediamente a 1,833 euro al litro, contro l’1,861 di venerdi’. Mentre il diesel self fa registrare un prezzo medio di 1,815 euro al litro. Ma ad avvertire su una possibile inversione del trend e’ Goldman Sachs, che in uno studio spiega come rimangano forti le ragioni per un aumento dei prezzi del greggio, anche in presenza di shock quali “recessione, politica cinese zero-Covid e settore immobiliare, rilascio delle riserve strategiche Usa e produzione russa in ripresa ben al di sopra delle aspettative”, con il mercato che rimane in un disavanzo maggiore di quanto ci si aspettasse negli ultimi mesi. Ne deriva che i prezzi del petrolio, secondo le previsioni della banca americana, non si abbasseranno in modo significativo nemmeno di fronte alle crescenti spinte recessive sull’economia mondiale. Il mercato petrolifero, si legge nel report, rimarra’ “in un deficit insostenibile ai prezzi correnti”, e il suo bilanciamento richiede ancora “l’abbattimento della domanda di petrolio, oltre al rallentamento economico in corso”. Quanto ai mesi scorsi il forte ribasso dei prezzi del Brent secondo Goldman Sachs puo’ essere spiegato “dall’aggravarsi della crisi energetica russa, poiche’ aumenta i costi di trasformazione del greggio dal suolo alla pompa in tutto il mondo, mentre crescono anche i prezzi del gas nell’Ue, le tariffe di trasporto e l’utilizzo della raffinazione globale”. Lo studio sottolinea inoltre la divergenza tra il prezzo del Brent, che era in media di 110 dollari al barile a giugno-luglio, e il prezzo globale del carburante al dettaglio, equivalente a 160 dollari al barile, spiegando come “la disconnessione tra i prezzi finanziari al dettaglio e quelli finanziari del Brent” sia “stata molto piu’ ampia di quanto ci si aspettasse”. Se le previsioni della banca americana troveranno conferma, il nuovo trend rialzista potrebbe surriscaldare nuovamente i prezzi finali della benzina che, al momento, nel nostro Paese sono “raffreddati” dal taglio di 30 centesimi delle accise sui carburanti, che il governo ha deciso di prolungare al 20 settembre attraverso il decreto aiuti bis. Intanto i prezzi alla pompa della benzina fanno registrare valori piu’ alti al servito, con un costo medio di 1,977 euro al litro, in calo rispetto ai 2,010 euro di venerdi’. La media del diesel servito e’ invece 1,960 euro al litro, contro 1,991 registrato alla fine della scorsa settimana. I prezzi del Gpl si posizionano tra 0,814 e 0,838 euro al litro. In controtendenza invece il prezzo medio del metano per auto, che sale collocandosi tra 2,202 e 2,693 euro. Mentre l’Opec+, con la modesta decisione di aumentare la produzione di petrolio a settembre di soli 100 mila barili al giorno, non asseconda al momento le preoccupazioni occidentali sul caro energia, nei primi sei mesi del 2022 il costo che l’Italia ha sostenuto per rifornirsi di greggio dall’estero e’ salito del 79,3% rispetto allo stesso periodo del 2021. Incremento che, segnala l’Unem, non tende a rallentare ed e’ stato ulteriormente appesantito dall’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro Usa.

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