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Lucia Dalmasso, il pianto più bello: bronzo olimpico dopo l’inferno degli infortuni
Lucia Dalmasso conquista una storica medaglia olimpica nello snowboard a Livigno. Dal doppio infortunio al bronzo, il riscatto dell’azzurra.
Il pianto più bello è quello di gioia. Dopo quelli di dolore e tristezza per gli infortuni, Lucia Dalmasso lascia finalmente spazio alle lacrime più attese. Commozione autentica, occhi lucidi, mani sul volto dopo il traguardo della finalina dello slalom gigante parallelo. Un bronzo olimpico che vale una rinascita. «Bisogna continuare a crederci e sognare», dice l’azzurra, sopraffatta dall’emozione davanti al pubblico di casa.
Il podio e l’abbraccio del pubblico
Dalmasso chiude davanti a Caffont in un derby tutto italiano. Sul podio le emozioni diventano incontenibili: abbassa lo sguardo, fissa il bronzo luccicante e si lascia andare. «Non ho ancora smesso di piangere e continuo a toccare questa medaglia perché non ci credo», scherza più tardi, dopo aver abbracciato i genitori e baciato il fidanzato. È un momento umano, vero, condiviso con un pubblico che la acclama.
Dallo sci allo snowboard, senza arrendersi
Lo snowboard è la sua seconda carriera, ma non un ripiego. La prima si era interrotta bruscamente sulla Stelvio, a pochi chilometri da qui: un allenamento con la squadra Futur FISI dello sci alpino e una diagnosi durissima, la rottura del legamento crociato di entrambe le ginocchia. Sembrava la fine. Invece la passione per la tavola apre una nuova strada. Forza, tenacia e lavoro riportano Dalmasso ai vertici fino a una medaglia olimpica, la prima italiana nello snowboard nell’hub di Livigno.
“Ora posso sognare ancora più in grande”
«Questa medaglia era un sogno e ora che ci sono arrivata posso sognare ancora più in grande. Dopo l’infortunio non ci credevo più, poi ho ricominciato. Questa medaglia è tutto». Parole semplici che raccontano un percorso complesso, fatto di cadute e risalite, culminato ai Giochi Olimpici.
La delusione azzurra al maschile
Il bronzo di Dalmasso attenua in parte la delusione della squadra maschile. L’Italia punta al metallo con March e con il padrone di casa Bormolini, ma la pressione del grande evento pesa. A dirlo è Roland Fischnaller, alla settima Olimpiade della carriera: «Non c’è rabbia o delusione. Le Olimpiadi sono una bestia più forte di me». A 45 anni manca ancora il graffio, ma resta il rispetto per una carriera lunghissima.
La storia di Lucia Dalmasso, invece, si chiude – per ora – con un pianto liberatorio e una medaglia che racconta molto più di un risultato. Racconta la forza di continuare a crederci.
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