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Tecnologia

Luce nei cieli del Sud, non era un meteorite: detrito spaziale sopra Sicilia e Campania

Il fenomeno luminoso osservato all’alba tra Sicilia e Campania era un detrito spaziale. Gli esperti Inaf: “Non un bolide naturale”.

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Il fenomeno luminoso osservato alle 05:43 nei cieli di Sicilia e Campania non era un meteorite.

A chiarirlo sono gli esperti di INAF, attraverso la rete PRISMA, che hanno escluso l’origine naturale del corpo celeste.


Si tratta di un detrito spaziale

Secondo le verifiche effettuate, l’oggetto sarebbe un detrito spaziale, con ogni probabilità riconducibile ai resti del razzo ZK-2 R/B, il cui rientro in atmosfera era previsto proprio nella giornata del 13 aprile.

Un evento dunque di origine artificiale, legato alle attività spaziali.


I dati: velocità e durata compatibili

A confermare questa interpretazione sono diversi parametri tecnici.

La velocità di ingresso in atmosfera, stimata intorno agli 8 chilometri al secondo, risulta inferiore a quella tipica dei meteoroidi, che supera i 12 chilometri al secondo.

Anche la durata del fenomeno, superiore al minuto, è compatibile con una traiettoria radente tipica dei rientri di detriti spaziali.


Le immagini dagli osservatori Inaf

Nonostante l’oggetto non sia stato rilevato dal sistema automatico di attivazione delle camere, gli esperti sono riusciti a documentare l’evento grazie alle postazioni dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.

Le immagini provengono dalle camere installate a Stromboli e a Serra La Nave, sull’Etna, che hanno consentito di ricostruire il passaggio dell’oggetto.


Un fenomeno spettacolare ma non raro

Eventi di questo tipo, pur spettacolari, non sono rari.

Il rientro in atmosfera di detriti spaziali rappresenta una conseguenza delle attività orbitanti e, nella maggior parte dei casi, non comporta rischi per la popolazione, poiché i materiali si disintegrano durante il rientro.

Il chiarimento degli esperti consente dunque di archiviare il caso come un fenomeno artificiale, senza implicazioni di natura straordinaria.

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In Evidenza

Cybersecurity, la sfida dei giganti dell’IA: OpenAI, Microsoft e Anthropic lanciano sistemi anti-hacker

OpenAI, Microsoft e Anthropic hanno lanciato nuove piattaforme di intelligenza artificiale dedicate alla cybersicurezza: Daybreak, Mdash e Mythos Preview. I sistemi sono progettati per individuare rapidamente vulnerabilità informatiche, comprese falle zero-day. Secondo gli esperti, l’IA sta trasformando radicalmente il mondo della sicurezza digitale, aumentando sia le capacità difensive sia quelle offensive degli hacker.

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La nuova corsa globale dell’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto chatbot, produttività o generazione automatica di contenuti. Il fronte più delicato e strategico si sta spostando rapidamente sulla cybersicurezza.

Anthropic, OpenAI e Microsoft hanno avviato una competizione ad altissima intensità per sviluppare piattaforme capaci di individuare vulnerabilità informatiche prima degli hacker.

I nomi dei nuovi sistemi sono ancora poco noti al grande pubblico: Mythos Preview, Daybreak e Mdash. Ma nel settore della sicurezza digitale sono già considerati strumenti potenzialmente rivoluzionari.

Sistemi capaci di trovare falle mai scoperte

Le tre piattaforme utilizzano modelli avanzati di intelligenza artificiale per analizzare software e infrastrutture informatiche alla ricerca di vulnerabilità, comprese falle “zero-day”, cioè bug ancora sconosciuti e non corretti.

Secondo quanto emerge, le capacità di questi sistemi sarebbero talmente avanzate da aver spinto le stesse aziende a limitarne fortemente l’accesso. Per il momento restano strumenti chiusi, riservati a clienti selezionati e ambienti controllati.

L’interesse più forte arriva da grandi aziende, banche e infrastrutture critiche, oggi tra i bersagli principali della nuova generazione di attacchi cyber.

“Oggi tra scoperta e attacco passano poche ore”

A spiegare la trasformazione in corso è Gabriele Faggioli.

Secondo l’esperto, l’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente i tempi della guerra informatica. “Se fino a qualche anno fa tra la scoperta di una vulnerabilità e il suo sfruttamento passavano mesi, oggi l’ordine di grandezza è in ore”, spiega.

L’IA viene ormai utilizzata sia da chi difende sia da chi attacca. Attività che prima richiedevano competenze avanzate oggi risultano accessibili anche a soggetti con preparazione tecnica limitata.

L’allarme di Google sugli attacchi assistiti dall’IA

Anche Google ha recentemente lanciato un allarme sul tema. Secondo il Google Threat Intelligence Group, organizzazioni criminali e attori statali collegati a Cina, Corea del Nord e Russia utilizzano regolarmente chatbot commerciali come Gemini, Claude e ChatGPT per cercare vulnerabilità informatiche.

L’obiettivo principale sono proprio le falle “zero-day”, considerate tra le più pericolose perché ancora prive di protezioni ufficiali.

Il ruolo di OpenClaw e degli automatismi offensivi

A rendere ancora più complesso lo scenario è anche la diffusione di software come OpenClaw Github, strumenti capaci di automatizzare operazioni informatiche e scrittura di codice senza necessità di supervisione continua.

Secondo gli analisti, questi sistemi permettono anche di personalizzare attacchi e minacce in tempo reale, aumentando velocità e sofisticazione delle campagne cyber.

L’Europa guarda ai nuovi sistemi di difesa

In questo contesto anche l’Unione Europea starebbe valutando l’integrazione di alcune piattaforme avanzate, in particolare Daybreak di OpenAI, in attività di monitoraggio e protezione cyber.

Per Faggioli, il mercato sta entrando in una nuova fase competitiva: “La competizione non riguarda più soltanto la produttività ma la capacità di integrare modelli avanzati nel ciclo di sviluppo per individuare e correggere vulnerabilità prima che vengano sfruttate”.

Il rischio di una frattura tra grandi aziende e PMI

L’esperto del Politecnico di Milano mette però in guardia anche da un altro rischio: l’aumento del divario tra grandi organizzazioni e piccole imprese.

Le grandi aziende dispongono infatti delle risorse economiche e delle competenze necessarie per integrare questi strumenti avanzati. Molto più difficile potrebbe essere invece l’adattamento per le PMI, spesso prive di budget adeguati e personale specializzato.

“Serve ripensare strategie e governance”

Secondo Faggioli, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla cybersicurezza obbligherà le imprese a ripensare non soltanto le tecnologie difensive, ma anche governance, strategie operative e capacità di risposta.

“Sempre più imprese dovranno diventare pronte a gestire le minacce, da qualsiasi parte arrivino”, conclude l’esperto.

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Napoli

Napoli accelera sul supercalcolo: parte il progetto Echo-Twin tra IA, gemelli digitali e Big Data

A Napoli prende il via Echo-Twin, il progetto nazionale sul supercalcolo coordinato dalla Fondazione Icsc. L’iniziativa punta a sviluppare infrastrutture intelligenti e sostenibili per salute, ambiente e mobilità, con forti investimenti nel Sud Italia.

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Tra intelligenza artificiale, gemelli digitali e supercalcolo, Napoli diventa uno dei poli strategici italiani per l’innovazione tecnologica avanzata.

Ha preso ufficialmente avvio il progetto Echo-Twin, iniziativa coordinata dalla Fondazione Icsc.

L’obiettivo è potenziare l’infrastruttura nazionale di supercalcolo attraverso sistemi intelligenti a basso consumo energetico capaci di sostenere applicazioni avanzate nei settori della salute, del clima, dell’ambiente e della mobilità sostenibile.

Un progetto finanziato da Mur e Unione Europea

Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con il contributo dell’Unione Europea.

Echo-Twin punta a rafforzare il ruolo dell’Italia nel campo del supercalcolo e delle tecnologie strategiche, in una fase storica segnata dalla competizione internazionale su intelligenza artificiale, cloud e gestione dei dati.

Zoccoli: “Strategica la sovranità tecnologica”

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato Antonio Zoccoli.

“Il progetto Echo-Twin conferma il valore del lavoro svolto negli ultimi quattro anni dal Centro Nazionale Icsc”, ha dichiarato.

Secondo Zoccoli, il progetto rappresenta anche una dimostrazione concreta dell’efficacia degli investimenti del Pnrr nel sostenere ricerca, innovazione e competitività del sistema Paese.

Tra gli obiettivi indicati dal presidente Icsc c’è anche il rafforzamento della sovranità tecnologica italiana ed europea.

Coinvolte università, enti pubblici e imprese

L’iniziativa si fonda su un ampio partenariato pubblico-privato che coinvolge:

  • università
  • enti pubblici di ricerca
  • infrastrutture nazionali
  • piccole e medie imprese innovative

Il progetto punta inoltre a costruire una rete integrata capace di collegare ricerca scientifica, sviluppo industriale e innovazione tecnologica.

Investimenti concentrati nel Sud Italia

Uno degli aspetti più rilevanti di Echo-Twin riguarda la forte concentrazione degli investimenti nel Mezzogiorno.

Sono infatti previsti nuovi laboratori, data center e percorsi di formazione avanzata soprattutto nelle regioni del Sud Italia.

Secondo i promotori, il progetto potrebbe contribuire a:

  • ridurre il divario digitale territoriale
  • rafforzare le competenze tecnologiche avanzate
  • aumentare la competitività delle imprese meridionali
  • favorire l’integrazione nelle reti europee e globali dell’innovazione

Gemelli digitali e infrastrutture intelligenti

Il cuore tecnologico del progetto sarà rappresentato dai cosiddetti “digital twin”, ovvero gemelli digitali capaci di simulare sistemi complessi attraverso enormi quantità di dati e potenza computazionale.

Queste tecnologie potranno essere applicate a sanità, gestione ambientale, monitoraggio climatico e mobilità urbana sostenibile, settori sempre più strategici nella trasformazione digitale globale.

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In Evidenza

Alla Federico II nasce B2R, il laboratorio che sviluppa robot integrati con il corpo umano: protesi intelligenti, esoscheletri e mini robot chirurgici

Alla Federico II di Napoli nasce B2R, il laboratorio dedicato alla robotica bioibrida e biomimetica. Il centro svilupperà protesi intelligenti, esoscheletri per pazienti SLA e mini robot chirurgici capaci di operare all’interno del corpo umano. Coordinano il progetto Bruno Siciliano e Fanny Ficuciello nell’ambito della rete nazionale Brief finanziata dal Pnrr.

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All’Università degli Studi di Napoli Federico II nasce B2R, Biohybrid and Biomimetic Robotics Lab, nuova infrastruttura dedicata alla robotica bioibrida e biomimetica capace di dialogare direttamente con il corpo umano.

Il laboratorio fa parte della rete nazionale Brief, progetto finanziato dal Pnrr e sostenuto da NextGenerationEU, coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna insieme al Politecnico di Bari e alla Federico II.

L’obiettivo è trasformare la ricerca avanzata in tecnologie concrete per medicina, riabilitazione e chirurgia.

Protesi ed esoscheletri che dialogano con il cervello

Il laboratorio si concentra soprattutto su protesi intelligenti, esoscheletri e robot medicali progettati per integrarsi con l’organismo umano e aiutare persone che hanno perso funzioni motorie.

Coordinatore del progetto è Bruno Siciliano, mentre la guida scientifica del laboratorio è affidata a Fanny Ficuciello.

“La finalità è creare robot che diventino parte dell’essere umano”, spiega Ficuciello.

La vera innovazione riguarda le interfacce uomo-macchina, capaci di leggere segnali cerebrali e nervosi per restituire movimento e percezione sensoriale.

Esoscheletri sperimentati su pazienti SLA

Uno dei filoni più avanzati riguarda lo sviluppo di esoscheletri intelligenti destinati anche ai pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Le sperimentazioni sono già in corso al Policlinico universitario.

L’obiettivo è migliorare la comunicazione tra paziente e macchina, superando i limiti attuali delle protesi tradizionali.

I ricercatori puntano a creare sistemi dotati di “intelligenza intrinseca”, capaci di completare autonomamente i movimenti grazie a sensori avanzati e controlli bioispirati.

Mini robot chirurgici dentro il corpo umano

Accanto alla robotica riabilitativa cresce anche il settore della chirurgia robotica soft.

Il progetto Endotheranostics, guidato da Bruno Siciliano, lavora allo sviluppo di mini robot biocompatibili in grado di entrare nel corpo attraverso cavità naturali senza interventi chirurgici invasivi.

Questi dispositivi, grandi al massimo 12 millimetri, potranno navigare nel corpo umano ed eseguire operazioni estremamente precise, come la rimozione di polipi o piccole masse.

La prospettiva è rivoluzionare la chirurgia minimamente invasiva, superando l’attuale modello dei robot teleoperati.

Biomateriali biodegradabili e stampa 3D

Nel progetto è coinvolto anche Paolo Netti, direttore del CRIB.

La ricerca riguarda biomateriali biodegradabili derivati da attività batteriche, progettati per essere compatibili con il corpo umano e sostenibili sul piano ambientale.

Il laboratorio ospita inoltre piattaforme avanzate di stampa 3D multimateriale, con l’obiettivo di ridurre anche i costi delle future tecnologie chirurgiche.

Un progetto strategico per il Sud

La rete Brief è destinata ad ampliarsi con il progetto BriefS, coinvolgendo nuove università del Mezzogiorno, tra cui anche la Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Per Bruno Siciliano, il fatto che un’infrastruttura di questo livello nasca nel Sud Italia rappresenta un segnale importante per la ricerca e l’innovazione tecnologica nazionale.

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