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Lotito fa sul serio e scrive ai tifosi della Curva Nord che hanno fatto il saluto romano: ci dovete 50mila euro per danni anche d’immagine

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La Lazio chiede i danni: 50mila euro “ad alcune dozzine” di tifosi della Curva Nord ritenuti responsabili di aver effettuato “saluti nazisti” per “alcuni secondi” durante la gara del 3 ottobre scorso allo stadio Olimpico contro il Rennes, match di Europa League. Un episodio che ha portato alla squalifica del settore laziale per un turno e una multa alla societa’ di 20mila euro. La richiesta di risarcimento, nero su bianco e con la firma del presidente Claudio Lotito, e’ stata inviata tramite una lettera. “I controllori della Uefa presenti- si legge- hanno segnalato e documentato con filmati” i fatti. Per questo la societa’ biancoceleste si rivolge direttamente ai supporter: “Dai filmati e dalle indagini di Polizia conseguenti e’ emerso che lei si e’ reso responsabile dei comportamenti sanzionati, per i quali e’ stato aperto un procedimento dinanzi alla Procura della Repubblica di Roma”. La Lazio chiede un risarcimento danni di “almeno 50mila euro”, stimati in base alla somma tra “mancati incassi da biglietteria e sanzione economica inflitta”. Da qui l’invito ai tifosi “a prendere contatto con la nostra societa’ per concordare, se lo ritiene, una modalita’ di risarcimento”. In caso contrario, la Lazio procedera’ “alla tutela giudiziaria dei diritti lesi”, mentre chi ha ricevuto la lettera ha a disposizione 10 giorni di tempo per presentare ricorso. Nel frattempo ai tifosi in questione, verosimilmente tutti abbonati, e’ stato sospeso l’accesso allo stadio per le prossime tre gare.

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Corona Virus

Coronavirus, rischio stop per il campionato di calcio e per tutte le altre manifestazioni sportive

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“Penso che sia un problema serio e importante quello che sta accadendo in Italia, sono d’accordo se si dovranno fermare le partite di campionato”. Cosi’ l’allenatore della Lazio, Simone Inzaghi risponde a una domanda sul tema del Coronavirus e sui rinvii già decisi per eventi sportivi. “Fermo restando che secondo me in questi casi la prevenzione è importantissima – aggiunge -. E penso che tutti si siano mossi nel modo migliore”. Si fa dunque strada la necessità di fermare tutti i campionati di calcio, soprattutto quello della massima serie, in costanza della emergenza. Ovviamente questa misura potrebbe essere presa dal Coni nelle prossime ore non solo per il calcio ma per tutte le manifestazioni sportive in tutta Italia. Perchè assembramenti di miglia di persone favoriscono la propagazione della infezione.

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La Juventus ripiana i debiti col regalone di Jeep, la lobby di Sky prepara i cadeaux per fare il piattino a Mediapro

Paolo Chiariello

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La Juventus è in vetta alla classifica. Il Napoli alla ricerca di un nuovo assetto per riaprire un ciclo nuovo. Quello vecchio è finito. Certo fa impressione la voragine di punti tra i bianconeri e il Napoli. In testa alla classifica, a contendere l’ennesimo titolo alla Juve, ci sono Lazio e Inter. Questo rende il campionato esaltante? No, è un campionato di calcio affetto da una grave forma tumorale che lo sta divorando dall’interno: i soldi. Ne girano troppi. Finiscono nelle mani sbagliate. Alimentano uno stipendificio che invece di infondere salute nel calcio diffonde le metastasi.  A Torino i soci della Juventus hanno dovuto aderito alla proposta di aumento di capitale di 300 milioni di euro. Un aumento di capitale monstre, il più alto mai disposto nella storia dei club di calcio. La Juventus è stata costretta a fare questo aumento di capitale perchè  il club di Agnelli ha accumulato 110,4 milioni di debiti portando il suo indebitamento da 473,2 milioni a 585,2 milioni. E se la squadra che vince tutto in Italia da 8 anni a questa parte ed è la principale protagonista in Europa ha quasi 600 milioni di euro di debiti vi fa capire lo stato di salute dell’intera serie A.

Cristiano Ronaldo. L’acquisto e l’ingaggio del campione portoghese è stato un salasso per la Juventus

A tutto questo aggiungete una notizia poco diffusa in Italia ma usata di recente dal Manchester City nella difesa contro l’Uefa sulla squalifica e la multa milionaria per violazione del fair play finanziario.

La notizia è passata in  sordina, nel senso che non l’avete letta quasi da nessuna parte, ma la Juventus ha ricevuto da Fca ben 50 milioni di euro in più per la pubblicizzazione del marchio Jeep. Perchè? Perchè a Fca è piaciuto così tanto che la Juventus portasse sulle sue magliette il marchio Jeep che ha deciso di versare altri 25 milioni in più a stagione ad Andrea Agnelli.  Nonostante questo cadeaux pubblicitario da 50 milioni il club bianconero riferisce che c’è “una situazione di tensione finanziaria non disponendo di capitale circolante sufficiente a far fronte al proprio fabbisogno finanziario complessivo” che nei prossimi 12 mesi è “stimato in 148 milioni”. L’ingaggio sontuoso di Ronaldo è un bagno di sangue. L’acquisto di De Ligt (75 milioni all’ Ajax, 11 a Raiola e 11 lordi al giocatore per 5 anni) è stata una follia dal punto di vista economico. Il ritorno di Higuain (doveva essere venduto ma non se n’è fatto nulla) è un salasso: costa tra ingaggio e ammortamento 35,3 milioni all’anno. Come se ne uscirà? La Juventus rischia il tracollo? Chi coprirà queste centinaia di milioni di debiti? Vediamo. Allora, Exor, la cassaforte di famiglia degli Agnelli (la Famiglia che vive in Italia ma paga le tasse in Olanda), sottoscriverà la quota di sua pertinenza (63,77%) pari a 191,2 milioni. Chi sottoscriverà la quota residua di 108,7 milioni? Dovrebbero farlo i soci di minoranza. Ma non è detto che accada. E allora la Juve si è tutelata con un contratto di garanzia sottoscritto con quattro banche. Tra queste banche c’è anche Unicredit. La metà dell’aumento di capitale servirà a rimborsare debiti e far fronte a impegni già assunti.  E questa è la situazione della migliore squadra italiana che l’anno prossimo deve vendere qualche pezzo pregiato per fare cassa.

Gaetano Miccichè. Era il presidente della Lega di Serie A e aveva portato Mediapro a trattare i diritti Tv

L’altra partita importante si gioca sempre nel Nord ricco e indebitato del BelPaese del pallone. A Milano i venti presidenti dei club di serie A (una 15ina di loro sono attori figuranti o spalle, nel senso che contano quasi nulla con rispetto parlando) si incontrano e si scontrano sulla vertenza-minuetto dei diritti-tv del calcio. Come più volte scritto su Juorno, è questa la gallina dalle uova d’oro da spennare. La questione è che una volta spennato il pollo, pochi possono sedersi a tavola a mangiare le cosce. In molti devono accontentarsi del brodo o di qualche osso da spolpare. Questo è lo stato pietoso in cui versa il calcio italiano. Se ne sono accorti quelli che godono di questo spettacolo sempre più indegno.

Quartier generale di Sky a Milano. Nel calcio la pay tv è oramai monopolista in Italia

Nell’ultima stagione c’è stato un crollo di audience pazzesco: oltre il 30% ha spento la tv che offre il calcio a pagamento. Secondo i dati di Business Insider quasi 1,2 milioni di abbonati hanno scelto di non foraggiare le Tv a pagamento. Certo, tra questi ci sono tanti possessori di “pezzotto”, ma tanti altri preferiscono la radio o la domenica al mare o al lago. Vero è che anche negli stadi italiani si vede poca gente. Qualcuno degli stipendiati milionari del calcio italico se n’è accorto? Certo che sì, ma stanno tirando fino a quando possono sangue dalle vene di questo Circo Barnum del Pallone.  Perchè il calcio in Italia, come dicevamo, è morto o quasi. Nessuno va allo stadio, gli abbonati alla Tv abbandonano, il razzismo ogni domenica inquina e avvelena le coscienze. Poi ci sono i soliti imbrogli, brogli, errori arbitrali più o meno genuini. Ci sono le “interpretazioni” del Var. E c’e lo squilibrio, la sperequazione incredibile dei ricavi della serie A. Ma quella è una roba che da anni è una barzelletta. La divisone dei proventi dei diritti Tv è un crimine contro il calcio in Italia.

C’è chi nello stesso campionato prende quasi 100 milioni di euro in diritti Tv da Sky e chi ne incassa 30. Ora i piccoli club hanno l’opportunità di scucire qualche milionicino in più che offre Mediapro. La piattaforma catalano-cinese offre quasi 200 milioni in più rispetto a Sky per i diritti Tv e regala alla Lega un canale. L’abbonamento costerà di meno. E in Italia faremo finta che c’è concorrenza e non c’è solo il monopolista Sky.  Ebbene davanti a Mediapro che offre 200 milioni in più in diritti Tv rispetto a Sky, c’è la Juventus  (e altre squadre satellite) che preferiscono Sky. E allora da mesi chi avrebbe dovuto firmare il contratto ha provato a convincere tutti che Mediapro era la soluzione migliore. Fino a quando il buon Miccichè s’è dovuto dimettere e al suo posto è arrivato l’ex braccio destro dell’attuale amministratore delegato di Sky Italia, a sua volta imparentato con un presidente di una squadra di calcio di serie A, a sua volta socio della stesso circolo esclusivo sul Tevere a Roma. E ora che cosa succederà? I presidenti delle squadre di serie A accetteranno 200 milioni in più offerti da Mediapro? A giudicare da quel che vediamo e da quello che si muove nella penombra (Tg Lobby sta lavorando a pieno regime) il calcio italiano   ha deciso l’eutanasia. Eh sì, avere il cancro e decidere di non fare la chemioterapia ma prendere l’aspirina significa decidere di morire. Perchè il “sistema Sky” non è la cura del calcio, è la malattia.

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La Lazio passa 3-2 a Marassi sul Genoa e resta incollata alla Juventus

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La Lazio risponde alla Juventus e continua a mettere pressione in vetta. La squadra di Inzaghi si e’ imposta 3-2 in casa di un Genoa mai domo, grazie alle reti di Marusic al secondo minuto, Immobile al 51mo e Cataldi al 71mo, continuando a nutrire il grande sogno dello scudetto. Inutili i gol di Cassata al 57mo e di Criscito su rigore al 90mo per i rossoblu’, che hanno riaperto solo momentaneamente il match. Biancocelesti ancora a -1 dal primo posto e a +5 sull’Inter, che dovra’ recuperare la sfida con la Sampdoria. Pronti via e i biancocelesti sbloccano immediatamente la gara con Marusic, che sfonda centralmente resistendo al contrasto con Masiello e Soumaoro, battendo poi Perin con una staffilata sotto l’incrocio.

Gli ospiti continuano a spingere e a ridosso del quarto d’ora vanno addirittura ad un passo dal raddoppio: Leiva manda in porta Caicedo che calcia sul primo palo e trova l’intervento provvidenziale di Perin, bravo a salvare i suoi.  I padroni di casa tentano di rialzare la testa e iniziano a guadagnare calci di punizione in sequenza, e proprio da uno di questi sfiorano la rete del pareggio: cross di Schone, Favilli prende il tempo a tutti ma colpisce un clamoroso palo. Nel finale di frazione Genoa ancora pericoloso con Favilli che impegna Strakosha, anche se il gioco era stato fermato per un fuorigioco. Ad inizio ripresa torna a spingere la Lazio, che sfiora il 2-0 in due occasioni molto ravvicinate con Immobile prima e Luis Alberto poi, entrambi imprecisi da ottima posizione. Passano pochi istanti e il raddoppio della banda di Inzaghi arriva comunque: Caicedo s’incunea in area, Biraschi lo ferma ma lascia di fatto sui piedi di Immobile che trafigge Perin. Colpo duro per il Grifone, che pero’ reagisce immediatamente e rientra in partita con un super gol di Cassata, che rianima Marassi e riaccende le speranze di rimonta genoane. Al 71′ ci pensa Cataldi, con una straordinaria punizione, a respingere gli assalti rossoblu’ segnando il 3-1 che rimette due lunghezze di distanza tra la Lazio e gli avversari. Nel finale la squadra di Nicola ci prova comunque con il cuore e al 90′ la riapre ancora con un rigore di Criscito, ma non basta per andare a caccia di quella che sarebbe stata un’incredibile rimonta. Fa festa la Lazio a Marassi.

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