Cronache
Lorena uccisa dall’ex, l’appello del padre: «Politica unita, senza destra né sinistra»
Franco Isceri, padre di Lorena, la 45enne uccisa a Barberino del Mugello, lancia un appello a tutte le forze politiche: più prevenzione nelle scuole, sostegno ai centri antiviolenza e strumenti efficaci per intervenire prima delle tragedie. Rispondono Meloni, Schlein, Tajani, Conte e altri esponenti politici. Lunedì sarà affidato l’incarico per le autopsie.
«Lorena aveva tanti sogni e progetti, ma ora non li ha più». Franco Isceri parla tra le lacrime della figlia Lorena, 45 anni, uccisa giovedì scorso a Barberino del Mugello. Per la sua morte è indicato come responsabile l’ex compagno Federico Vella, 36 anni, che subito dopo si è tolto la vita gettandosi dallo stesso viadotto.
Da Squinzano, in provincia di Lecce, il padre affida a un video un appello rivolto al presidente della Repubblica, alla presidente del Consiglio e a tutte le forze politiche: unirsi, superando gli schieramenti, per contrastare la violenza sulle donne.
«Prendete provvedimenti all’unanimità»
«In fondo a quel cavalcavia è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta», dice Franco Isceri.
Poi la richiesta alla politica: «Prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più».
Il padre chiede di intervenire nelle scuole, potenziare i centri antiviolenza e rafforzare gli strumenti normativi capaci di prevenire le aggressioni. «Ve lo chiedo con tutto il cuore», conclude, prima di rivolgere «un abbraccio a tutte le donne italiane».
Lorena era tornata recentemente a Squinzano. Secondo quanto raccontato dalla madre, aveva paura di Federico Vella. I due si erano conosciuti circa due anni prima in una palestra a Firenze, città nella quale la donna viveva.
Meloni: «Continueremo a fare la nostra parte»
L’appello del padre ha provocato una reazione trasversale della politica.
«Davanti a tragedie come quella di Lorena nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente», afferma Giorgia Meloni. Per la presidente del Consiglio, ogni donna uccisa da chi aveva promesso di amarla e proteggerla rappresenta «una sconfitta per tutti».
«Dobbiamo continuare a cercare soluzioni, a migliorare ciò che già esiste, a fare tutto ciò che è possibile per intervenire prima che sia troppo tardi», aggiunge la premier.
La segretaria del Pd Elly Schlein dice di condividere «fino in fondo» le richieste di Franco Isceri, ringraziandolo per avere trovato, nonostante il dolore, «la lucidità e la forza di fare richieste concrete e puntuali».
Anche il vicepremier Antonio Tajani assicura il proprio impegno affinché, «al di là di qualsiasi steccato ideologico», l’appello non rimanga inascoltato.
La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella definisce quelle parole «un fortissimo stimolo a lavorare con ancora più determinazione». Intervengono anche Italia Viva, Avs e il presidente del M5s Giuseppe Conte, che richiama la necessità di finanziare i centri antiviolenza e intervenire sul piano culturale.
L’autopsia dovrà chiarire come è morta Lorena
Proseguono intanto le indagini coordinate dal pm Antonio Natale. Lunedì sarà conferito l’incarico per le autopsie.
Uno dei punti da chiarire è se Lorena fosse ancora viva quando precipitò dal viadotto oppure se fosse già morta in seguito alle violenze subite precedentemente.
Nel video che documenta i tentativi di convincere Vella a non gettarsi dal cavalcavia si fa riferimento alla presenza di sangue sul portabagagli dell’auto nella quale la donna sarebbe stata rinchiusa.
Tra le ipotesi investigative c’è anche quella che Lorena, dopo essere stata colpita mentre cercava di chiedere aiuto con il telefono, possa aver perso conoscenza prima della caduta.
Secondo quanto ricostruito finora, sarebbe stato lo stesso Vella, prima di togliersi la vita, a comunicare alla madre di Lorena di averla uccisa. Avrebbe telefonato anche alla propria madre, che successivamente contattò il 112 riferendo quanto il figlio le aveva detto.
Gli esami medico-legali saranno determinanti per ricostruire con precisione gli ultimi momenti della vita della donna.
Cronache
Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma
Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.
Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.
La caduta durante la tumulazione
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.
Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.
Il ricovero all’ospedale del Mare
Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.
Le indagini sulla dinamica
Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.
Cronache
Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite
Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.
Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.
L’aggressione sotto casa
Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.
Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Il presunto riconoscimento di un aggressore
Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.
Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.
Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.
Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»
Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».
Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.
Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.
Cronache
Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca
Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.
Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.
La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.
Le dichiarazioni richiamate da Terranova
Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.
La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.
Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.
«Non esprimo giudizi sulla persona»
Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.
«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.
Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.
Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia
Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.
La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.
Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.
Il sostegno di Antonello Cracolici
Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.
Il precedente della festa del 2025
Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.
Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.


