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L’omaggio di Mattarella alle vittime sul lavoro: bisogna far ripartire l’Italia cominciando da Sud

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L’omaggio alle vittime sul lavoro da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 1° maggio, Festa del Lavoro. Il Capo dello Stato ha deposto una corona di fiori davanti al monumento dedicato alle vittime sul lavoro in piazzale Giulio Pastore, davanti alla sede INAIL di Roma.

Roma. I corazzieri depongono una corona di fiori del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul monumento dedicato alle vittime sul lavoro (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica). Anche il video della deposizione delle corone di fiori sono del Quirinale.

Di seguito il messaggio del Presidente Mattarella agli italiani per la Festa del Lavoro. Una Festa che quest’anno arriva in piena pandemia virale da covid 19.

«Viviamo questo Primo maggio con il pensiero all’Italia che vuole costruire il suo domani.

Non ci può essere Repubblica senza lavoro, come afferma solennemente il primo articolo della nostra Costituzione.

Il lavoro è stato motore di crescita sociale, economica, nei diritti, in questi settantaquattro anni di Repubblica.

Perché il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone.Consente a ciascuno di costruire il proprio futuro e di rendere l’intera comunità più intensamente unita.

Va ribadito con determinazione nella attuale situazione, in cui la diffusione del virus ha colpito duramente il nostro popolo,costringendoci, a un temporaneo congelamento delle attività. In Italia, come in tutto il mondo, le conseguenze della pandemia mettono a rischio tanti posti di lavoro.

Risalta ancora di più, in questo contesto, il valore del lavoro e, in particolare l’opera svolta da medici, infermieri, altri operatori sanitari, farmacisti, con tanti fra di loro caduti nello svolgimento dei propri compiti. Il lavoro di Forze dell’Ordine, Forze Armate, operatori del settore della logistica e dei trasporti, della distribuzione, di filiere produttive essenziali, del sistema di istruzione, pur tra molte difficoltà, haconsentito, giorno dopo giorno, al nostro Paese di non fermarsi e di andare avanti,sia pure funzionando a velocità ridotta.

Appare finalmente possibile un graduale superamento delle restrizioni. Ora guardiamo alla ripresa: ad essa, vanno indirizzati, in modo concorde, gli sforzi di tutti, senza distrazioni o negligenze. A cominciare dal consolidamento dei risultati sin qui ottenuti nella lotta al virus, a un equo, efficace e tempestivo sostegno alle famiglie e alle attività produttive, a quanti sono rimasti disoccupati e senza reddito, in modo da conservare intatte tutte le risorse del nostro capitale sociale e daconsentire di far sopravvivere e far compiere un salto di qualità alla organizzazione delle imprese e alla offerta di servizi, con scelte avvedute, nella consapevolezza che sono destinate a incidere sulla qualità della vita di ciascuna famiglia, sugli stessi tempi e ritmi della vita quotidiana delle persone.

A partire dal lavoro si deve ridisegnare il modo di essere di un Paese maturo e forte come l’Italia.

La fabbrica, i luoghi di lavoro, hanno orientato e plasmato i modi di vivere nei nostri borghi e nelle nostre città, e l’opera stessa delle istituzioni chiamate ad assicurare la realizzazione della solidarietà politica, economica e sociale prevista dalla Costituzione.

La battuta d’arresto che abbiamo subìto spinge ad accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell’economia, con scelte lungimiranti, cui possono con efficacia contribuire le importanti decisioni già assunte e in corso di definizione da parte dell’Unione Europea.

Molto cambierà nella vita delle nostre società. Questo cambiamento andrà sapientemente governato affinché la nuova fase non comporti condizioni di ulteriori precarietà ed esclusionima sia l’occasione, al contrario, per affrontare efficacemente ritardi antichi come quelli del lavoro per i giovani e le donne, particolarmente acuti nelle aree del Mezzogiorno. Come il lavoro in nero o irregolare, da fare emergere per esigenza di giustizia e contro l’insopportabile sfruttamento.

Il ruolo degli imprenditori – piccoli e medi, lavoratori autonomi e grandi imprese – appare centrale, assieme a quello della ricerca, in questo processo di riprogettazione delle filiere produttive e distributive.

Oggi, mentre celebriamo in modo così diverso dal consueto questo Primo maggio, non possiamo non riconoscere gli importanti traguardi di giustizia sociale conseguiti attraverso le battaglie dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali, efficaci strumenti di progresso ed eguaglianza.

Le Confederazioni sindacali hanno dedicato questa giornata al lavoro in sicurezza, per rendere solida e non fugace la prospettiva di rilancio.

Non può esservi – e non vi è – contrapposizione tra sicurezza, salute e lavoro.

E’ stata avviata la graduale ripresa della nostra vita sociale e di molte attività economiche.

La ripresa è possibile perché nei quasi due mesi precedenti siamo riusciti ad attenuare molto la pericolosità dell’epidemia. Dobbiamo difendere questo risultato a tutela della nostra salute.

Non vanno resi vani i sacrifici fatti sin qui se vogliamo assieme riconquistare, senza essere costretti a passi indietro, condizioni di crescente serenità.  

Non va dimenticata l’angoscia delle settimane precedenti, sotto la violenta e veloce aggressione del virus, che abbiamo superato i duecentomila contagi e che ogni giorno dobbiamopiangere alcune centinaia di vittime.

Questo richiede un responsabile clima di leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni.

So che possiamo fare affidamento sul senso di responsabilità dei nostri concittadini– manifestato, in questo periodo, in misura ammirevole dalla loro quasi totalità – perché, nelle nuove condizioni, ci si continui a comportare con la necessaria prudenza.

Sono necessarie indicazioni ragionevoli e chiare – da parte delle istituzioni di governo ma, oltre al loro rispetto, è soprattuttodecisiva la spontanea capacità di adottare comportamenti coerenti nella comune responsabilità di sicurezza per la salute.

Attraversiamo un passaggio d’epoca pieno di difficoltà. Riusciremo a superarle.

A tutti i lavoratori, alle Stelle al Merito del Lavoro – abitualmente consegnate in tutta Italia in questa ricorrenza – va il saluto più cordiale e l’augurio di una rapida ripresa.

Buon Primo maggio».

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De Magistris: “Palamara ricostruisce una pagina buia della magistratura”

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“Cosa leggo nelle dichiarazioni di Palamara? Una confessione. E’ la ricostruzione che io e pochi altri facciamo da oltre 10 anni: io sono stato volutamente fatto fuori perché facevo indagini non gradite al sistema che era dentro lo Stato”. Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, ex pm, commenta i passaggi del libro-intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara in cui l’ex presidente dell’Anm, radiato dall’ordine giudiziario, ricostruisce le vicende legate all’inchiesta Why Not. “E’ una ferita che si riapre ogni volta e che nulla potrà rimarginare – spiega de Magistris – ma leggendo Palamara ho provato un sentimento di soddisfazione, anche di sollievo. Non era un passaggio scontato che chi era intraneo a quel ‘sistema’ sostanzialmente confessasse. Non me l’aspettavo. Credo che sia un elemento importante per ricostruire credo una delle pagine più buie della storia recente della Magistratura. E’ come se fosse un’opportunità non per me, perché da quel punto di vista non ne ho più, ma per la Magistratura stessa”. La ricostruzione dei fatti fornita da Palamara, “al netto di alcune imprecisioni e inesattezze che leggo”, corrisponde a quella dell’ex magistrato napoletano: “Per me non ci sono novità, se non che devo dare atto a Palamara di aver sostanzialmente confessato. Il che non è un fatto politico, è un fatto che assume a mio avviso anche una rilevanza di natura penale. Chi mi ha fatto fuori non è un cittadino di strada, ma parliamo del ‘sistema’ che ha dimostrato, come lui disse, di avere ‘gli anticorpi’. Il ‘sistema’ non tollerava che si potessero fare indagini su persone di quel ‘sistema’ e lì scattò il corto circuito istituzionale contro di noi, che vedeva nel vertice il Presidente della Repubblica, il vicepresidente del Csm, lo stesso Csm, con l’avallo dell’Anm guidata da Palamara e Cascini. Questo era il vertice, poi quelli che si muovevano sotto erano diversi, alcuni dei quali tra l’altro coinvolti in indagini all’epoca e ancora qualche settimana o mese fa. E’ un sistema, non stiamo parlando di opinioni o di politica. Finalmente mi sembra che da un soggetto intraneo, da una persona che ha fatto parte di quell’operazione, venga una sostanziale confessione di quello che in tanti avevamo pensato, in pochi hanno detto, e per cui io ho pagato il prezzo più alto”.
Alla domanda se la versione di Palamara possa rappresentare una sorta di risarcimento morale, de Magistris risponde: “Sono 12 anni che aspetto di essere risarcito quantomeno moralmente, perché ormai cosa è avvenuto è chiaro: io ho rispettato la Costituzione, l’autonomia della magistratura e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, altri l’hanno tradita. E il tradimento alto è venuto soprattutto da chi mi doveva tutelare: i miei capi, il Csm, addirittura il Presidente della Repubblica. Qualcuno oggi mi chiederà scusa? Speriamo, le persone sono cambiate. Sarebbe bello da un punto di vista istituzionale se il Csm, la magistratura associata, ammettessero degli errori che tra l’altro non sono personali perché, tranne qualcuno, le persone sono in gran parte cambiate. Dire ‘abbiamo sbagliato, abbiamo perso 10 anni’, non sarebbe una vittoria di de Magistris, perché io da un punto di vista morale ho già vinto, ma – conclude – sarebbe una vittoria delle istituzioni che sono più forti e credibili quando sanno riconoscere un errore”.

 

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Conte sale al Quirinale per dimettersi e sperare nel reincarico

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Dopo oltre 500 giorni, il governo Conte 2 é arrivato al capolinea: il premier ha riunito i ministri per formalizzare il passo indietro. Alle ore 12 salira’ al Quirinale per dimettersi. La crisi al buio, dopo oltre un mese di tensioni fortissime, e’ aperta e ora tocchera’ al presidente della Repubblica Mattarella sbrogliare una matassa intricatissima. Il calendario delle consultazioni non e’ ancora noto ma il Capo dello Stato dovrebbe cominciare ad ascoltare le forze politiche a partire da domani pomeriggio. Appoggio s Giuseppe Conte dalle delegazioni Pd-M5s-Leu, Franceschini: ‘salvare la prospettiva di un’alleanza riformista’.

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Braccio di ferro nel centrodestra, sospetti su Forza Italia

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Sguardo fisso al Quirinale, il centrodestra aspetta la fine del Conte bis, a poche ore dal sigillo delle dimissioni del premier. All’occasione si proclama “unito e compatto”, pronto a un nuovo vertice (anche con i centristi) ma le strategie non vanno nella stessa direzione. E i sospetti sono su a Forza Italia. L’ipotesi di un terzo governo dell’Avvocato del popolo potrebbe aprire una breccia pericolosa tra Silvio Berlusconi e gli altri due alleati. A separarli e’ la strada del governo di unita’ nazionale che il Cavaliere indica come la migliore, contro quella del voto anticipato, da sempre scudo di Giorgia Meloni, brandito ora anche da Matteo Salvini. “Una terza via non esiste”, e’ il commento spiccio del leghista incontrando gli albergatori a Torino, dove insiste: “Le imprese hanno bisogno di certezze, non di un governo che tira a campare su quattro senatori in vendita”. Per Forza Italia pero’ il raggio d’azione e’ piu’ largo, tanto quanto la maggioranza che potrebbe sostenere il Conte ter, compresi quindi gli azzurri ma anche il figliol prodigo Renzi, se tornasse nella squadra di Conte. E chissa’ che in realta’, ricomprendere Italia viva, non si riveli una tattica del Cavaliere per abbassare cresta e rivendicazioni al Matteo di Rignano. Di certo potrebbe essere un modo per arginare le fughe di parlamentari verso l’avvocato pugliese. Insomma, angoli tutti da smussare e non facilmente. Non a caso, a sera la Lega richiama l’attenzione sul ‘fronte unico’: “Centrodestra unito e compatto. Salvini ha chiamato gli altri leader, compresi i gruppi centristi, e domani e’ previsto un vertice”, annuncia in una nota che tiene pero’ il punto: “La linea della coalizione resta quella espressa pochi giorni fa al Quirinale”. E’ ancora cosi’ per FdI: di fronte al balletto del ‘dimissioni si’ o dimissioni no’, Meloni si sfoga su Facebook: “L’Italia non si merita questo schifo”. Eppure, giovedi’ scorso scendendo dal Colle, la voce dei tre leader del centrodestra fu all’unisono: un capolavoro di diplomazia. “Con questo Parlamento e’ impossibile lavorare. Il centrodestra ha ribadito al presidente la fiducia nella sua saggezza”, scrissero i tre partiti, senza mai pronunciare la parola ‘voto’. Non e’ cambiata di una virgola la Posizione che non cambia per FdI Da vera crisi al buio, i giochi sono ancora aperti e legati alle condizioni della ‘resa’ di Conte e soprattutto della sua ripartenza, dopo il confronto con il capo dello Stato. Ma e’ sul dopo Conte ter che rischiano di incrinarsi le opposizioni. Un esecutivo di larghe intese giustificato dalla morsa della pandemia, ancora stretta, dai ritardi nelle vaccinazioni e dal pochissimo ossigeno ancora rimasto per imprese e lavoratori, convince solo FI e l’area centrista. Cosi’ alle parole ancora piu’ nette di Berlusconi sulla via maestra (“un nuovo governo che rappresenti l’unita’ sostanziale del Paese in un momento di emergenza”), seguono le componenti Idea-Cambiamo, e in parte dell’Udc. Per i primi si schiera Paolo Romani: “Sono per un governo di unita’ nazionale o come si voglia chiamare, di salvezza mi sembra eccessivo”, ricorda il senatore, che fu storico forzista, e che quindi osserva positivamente la posizione di Forza Italia a differenza del fronte unico, pro voto, mostrato dopo il colloquio con Mattarella. D’accordo con la proposta del Cav anche Antonio Saccone dell’Udc (“Potrebbe essere un viatico interessante, Berlusconi e’ persona saggia a proporlo”). Del resto il partito del dimissionario (e indagato) Lorenzo Cesa sbatte la porta all’operazione ‘costruttori’. “L’Udc rimane fuori dai giochi dei ‘responsabili'”, sentenzia dopo una riunione che ha espresso, sottolinea il partito, “la posizione condivisa dai parlamentari Udc”, ricordando che i suoi 3 senatori hanno negato la fiducia a Conte in Aula il 19 gennaio e altrettanti diranno no alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Un voto che, con le dimissioni di Conte, non ci sara’ piu’.

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