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Esteri

Lo “scenario del Reichstag” russo: i droni fantasma su Valdai e la stretta del Cremlino sui negoziati

Mosca accusa Kiev di un attacco con droni alla residenza di Putin sul Lago Valdai, ma senza fornire prove. Il Cremlino usa il caso per irrigidire la linea sui negoziati.

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Lo “scenario del Reichstag” sembra prendere forma nella Russia di oggi. A differenza dell’incendio del Parlamento tedesco del febbraio 1933, che fu un evento visibile e documentato, il presunto attacco di droni contro la residenza di Vladimir Putin sul Lago Valdai non è stato visto da nessuno.
Nessun filmato, nessun riscontro indipendente, nessuna prova concreta. Eppure il Cremlino ha già trasformato l’episodio in un elemento centrale della propria narrativa politica e militare.

Le parole del Cremlino

Il portavoce Dmitri Peskov ha ammesso apertamente che Mosca non intende fornire prove dell’attacco, liquidando la questione con un implicito “fidatevi”. Secondo Peskov, lo sciame di droni sarebbe stato neutralizzato dalla difesa antiaerea, ma la sua funzione politica è chiara: giustificare l’inasprimento della posizione russa nei negoziati sulla guerra in Ucraina.
“Questa azione terroristica punta a far collassare i negoziati”, ha sostenuto il Cremlino, annunciando al tempo stesso una risposta militare senza specificarne modalità e obiettivi.

Lavrov e la versione ufficiale

Ad accusare per primo Kiev è stato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, parlando di 91 droni lanciati contro Dolgiye Borody, l’area fortificata dove sorge una delle residenze preferite di Putin. Anche Lavrov ha parlato di “terrorismo di Stato”, senza però presentare alcuna evidenza a supporto delle sue affermazioni.
Secondo la versione russa, i droni sarebbero stati abbattuti a varie distanze e non ci sarebbero state vittime. Ma nei rapporti militari diffusi poche ore prima, il ministero della Difesa non faceva alcun riferimento a un attacco diretto contro la residenza presidenziale.

Le incongruenze segnalate dagli analisti

Le contraddizioni non sono passate inosservate. L’Institute for the Study of War ha rilevato che i comandi russi avevano rivendicato solo l’abbattimento di 47 droni nella regione di Novgorod nella notte tra il 28 e il 29 dicembre.
Anche il sito di opposizione Sota ha riportato che i residenti di Valdai non avrebbero udito alcun rumore riconducibile all’attivazione delle difese antiaeree, nonostante l’area sia protetta da diversi sistemi Pantsir-S1.

La grancassa mediatica

Se le prove mancano, non manca invece la grancassa dei media di Stato. Testate come Ria Novosti e Komsomolskaya Pravda hanno dipinto l’episodio come un tentativo di assassinio di Putin, invocando una reazione durissima e la fine del processo negoziale.
Alcuni commentatori arrivano a chiedere attacchi diretti contro i “centri del potere ucraino”, dal ministero della Difesa al palazzo presidenziale di Kiev.

Il contesto diplomatico

Nonostante i toni, il Cremlino ha assicurato di non voler interrompere il dialogo con gli Stati Uniti, facendo riferimento al rapporto con Donald Trump, descritto come basato sulla “fiducia reciproca”.
Resta però evidente l’uso politico del presunto attacco: un pretesto per irrigidire la linea negoziale e intensificare l’offensiva militare, mentre sul tavolo della diplomazia la trattativa appare sempre più fragile.

Un episodio emblematico

Dove si trovasse Putin al momento del presunto raid resta ignoto. Il Cremlino, tuttavia, ha diffuso notizie della sua normale attività istituzionale, compresa una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha espresso solidarietà e condannato l’attacco.
In assenza di prove, il caso Valdai si configura come un episodio emblematico della guerra dell’informazione: un racconto costruito per giustificare scelte politiche e militari, più che per chiarire un fatto accaduto.

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Rubio: “Gli Usa non si sottrarranno, Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Marco Rubio a Bloomberg dopo Monaco: gli Stati Uniti non si sottrarranno all’impegno sull’Ucraina. Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali, dice.

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Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in un’intervista a Bloomberg News dopo il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha affermato che gli Stati Uniti non si sottrarranno all’obbligo di contribuire alla fine della guerra in Ucraina.

Le dichiarazioni sono state riportate anche da CNN.

“Mosca non può raggiungere gli obiettivi iniziali”

Rubio ha aggiunto di non ritenere che la Russia sia in grado di raggiungere gli obiettivi che si era prefissata all’inizio dell’invasione, quasi quattro anni fa.

Secondo il Segretario di Stato, Mosca starebbe perdendo tra i 7.000 e gli 8.000 soldati a settimana nel conflitto, una stima che, ha osservato, coincide con le più recenti valutazioni fornite da Kiev.

Le parole di Rubio si inseriscono nel quadro del confronto diplomatico in corso e delle valutazioni strategiche occidentali sull’andamento del conflitto.

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Zelensky a Monaco: “Putin come nel 1938, la pace solo con vere garanzie di sicurezza”

Alla Conferenza di Monaco Zelensky paragona Putin al 1938 e ribadisce che la pace può nascere solo da chiare garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di voler ripetere lo scenario del 1938.

“Sembra che Putin speri di ripetere Monaco del 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l’Europa”, ha dichiarato, richiamando l’accordo che precedette la Seconda guerra mondiale e paragonando implicitamente il leader del Cremlino ad Adolf Hitler.

“La pace solo con chiare garanzie di sicurezza”

Zelensky ha ribadito che la pace può essere costruita solo su garanzie di sicurezza solide e verificabili. “Dove non esiste un chiaro sistema di sicurezza, la guerra torna sempre”, ha affermato.

Il presidente ucraino ha sottolineato che Kiev è impegnata nei negoziati e mantiene contatti con emissari statunitensi, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, e che è previsto un incontro con il Segretario di Stato Marco Rubio.

Negoziati e tensioni geopolitiche

Secondo Zelensky, l’obiettivo dell’Ucraina è una “vera sicurezza e una vera pace”, non soluzioni parziali o compromessi che possano favorire Mosca.

Le dichiarazioni si inseriscono nel contesto di un confronto internazionale segnato da tensioni persistenti e dalla ricerca di un equilibrio tra sostegno militare, diplomazia e deterrenza.

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Paolini unica azzurra a Dubai: esordio al secondo turno nel WTA 1000

Jasmine Paolini unica italiana nel tabellone del WTA 1000 di Dubai. Debutto al secondo turno contro Eala o una qualificata. Difende il titolo vinto nel 2024.

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Jasmine Paolini è l’unica azzurra presente nel tabellone principale del torneo WTA 1000 di Dubai, secondo “mille” della stagione sul cemento.

La 30enne toscana, attualmente numero 8 del mondo, entrerà in gara direttamente al secondo turno. Affronterà la filippina Alexandra Eala, numero 40 WTA, oppure una giocatrice proveniente dalle qualificazioni.

Un ritorno da campionessa in carica

Paolini torna negli Emirati con il peso e l’orgoglio di campionessa in carica, avendo conquistato il titolo nel 2024. Un risultato che ha rappresentato uno dei punti più alti della sua carriera e che ora è chiamata a difendere in un tabellone di alto livello.

L’obiettivo è dare continuità alla stagione e ritrovare fiducia dopo l’eliminazione al secondo turno a Doha. Dubai può rappresentare uno snodo importante per consolidare la posizione tra le prime dieci del ranking mondiale.

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