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Lo Chef spagnolo Angel Leon scopre il “grano marino”, è un super cibo ecosostenibile

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Lo chef spagnolo, Angel Leon, ha fatto una scoperta che potrebbe rivoluzionare la nostra alimentazione e curare il pianeta: il grano del mare. Si tratta di semini che si trovano all’interno delle fanerogame marine: lo chef, esperto di cibo di mare innovativo, li ha trovati per caso durante le sue ricerche. I semi in questione, dalla forma che ricorda un piccolo granello, contengono 50% di proteine in piu’ rispetto al riso e la pianta che li produce è in grado di assorbire carbonio 35 volte piu’ rapidamente della foresta pluviale amazzonica. Leon ha raccontato al Guardian che per tanti anni ha prestato poca attenzione ai prati di fanerogame che lambivano le acque turchesi vicino a casa sua, le cui sottili lame lo sfioravano mentre nuotava nella baia di Cadice, nel Sud della Spagna, dov’e’ nato e vive. Solo quando si e’ affermato come chef ha fatto caso a un gruppetto di minuscoli granelli verdi aggrappati alla base della zostera marina, mai notati in passato. Guidato dal suo istinto culinario e dalla sua lunga esperienza ha fatto analizzare quei misteriosi granelli. L’esito e’ stato sorprendente: senza glutine, ricchi di omega 6 e 9, contengono 50% di proteine in piu’ rispetto al riso, hanno il pregio di crescere senza acqua dolce né fertilizzanti. La scoperta ha portato lo chef, il cui ristorante ha vinto la sua terza stella Michelin nel 2017, ad intraprendere una sua ‘missione’, quella di fare della comune zostera marina un potenziale superfood, guardando al mare in un modo innovativo, come se fosse un giardino.

“In un pianeta costituito per tre quarti di acqua, potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui vediamo gli oceani”, ha detto Leon. Un passaggio quasi naturale per colui che in Spagna e’ gia’ noto come ‘lo chef del mare’, che fa scoprire ai suoi clienti proprieta’ e gusti finora inesplorati dei frutti di mare, la sua materia prima in cucina, come il suo chorizo prodotto da scarti di pesci. Gli inizi, 12 anni fa, del suo ristorante Aponiente, nella baia di Cadice, furono molto difficili poiche’ nessuno capiva la sua proposta di piatti realizzati con ingredienti di scarto. Nel 2010 i suoi sforzi per far conoscere la sua “cucina dai mari sconosciuti” sono stati premiati con una prima stella Michelin. In Spagna Leon l’avanguardista e’ riuscito a far cambiare lo sguardo sul mare e sul modo in cui trattarlo. La scoperta e l’utilizzo dei semi di zostera hanno segnato una nuova svolta nella sua vita, non solo ai fornelli. Il problema e’ che la preziosa pianta marina e’ sempre piu’ minacciata dall’attivita’ umana lungo le coste e dall’aumento della temperatura dell’acqua che hanno ridotto la sua presenza nella baia di Cadice a un’area sempre piu’ piccola. In collaborazione con un team dell’Universita’ di Cadice e ricercatori del governo regionale, e’ stato avviato un progetto pilota per adattare tre piccole aree di un terzo di ettaro di paludi salmastre in quello che Leon chiama un “giardino marino”.

Dopo circa 18 mesi, le piante hanno prodotto i loro primi semini, aprendo la strada alla coltura su aree piu’ vaste. Portando avanti le sue ricerche, lo chef spagnolo ha trovato in un articolo della rivista Science del 1973 che un granello dal mare era una fonte di cibo alla base dell’alimentazione dei Seri, una popolazione indigena stabilita in Messico, nel golfo di California. In realta’, come il suo assistente ha riferito al Guardian, “ha investito nel progetto ad occhi chiusi: era a conoscenza delle proprieta’ dei semi di zostera ma senza averli mai assaggiati”. Per fortuna il gusto si e’ rivelato interessante e particolare, cosi’ Leon ha inserito con successo il ‘riso del mare’ in numerose ricette come il pane, la pasta e nella rivisitazione di piatti classici della cucina spagnola. “E’ interessante. Quando lo mangi con la buccia, e’ simile al riso integrale e alla fine ha una nota di mare Invece senza la buccia non assapori il mare” ha riferito lo chef. Nel giardino marino, Leon e il suo team hanno anche osservato come la pianta fosse all’altezza della sua reputazione di architetto degli ecosistemi. Ha trasformato la palude salata abbandonata in un florido habitat brulicante di vita, dai cavallucci marini alle capesante. Il Wwf descrive l’erba marina come uno “strumento incredibile” per combattere la crisi climatica poiche’ assorbe ogni anno il 10% del carbonio dell’oceano nonostante copra solo lo 0,2% del fondale marino.

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RestiAMO al SUD, tappa nella straordinaria Taormina

Giovanni Mastroianni

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Taormina ha tutto ciò che una meta turistica può desiderare di avere, elevato all’ennesima potenza. Giustamente citata ed inserita tra le migliori tappe del mondo, la bellezza di questo luogo è tale da togliere il fiato.

Grazie agli scambi commerciali che si perdono nelle tracce della storia, alle influenze dei Greci, Romani, Saraceni ed a seguire di tutti i popoli protagonisti dal Medio Evo al Risorgimento, che l’hanno dominata, assediata o amministrata, il territorio è pregno di un fascino eclettico che si aggiunge ed esalta la sua struggente bellezza naturale. La cittadina storica si affaccia come una immensa terrazza su di un vero paradiso terrestre, adagiata sul monte Tauro a duecento metri a strapiombo sul mare, con un clima sempre mite tutto l’anno ed un’estate mai afosa, addirittura ventilata. Tra le tante, Piazza IX Aprile offre una visuale sulla baia che merita di essere assolutamente raggiunta, dopo aver magari attraversato l’elegante Corso Umberto e non di meno fatto sosta nella splendida Villa Comunale, un giardino verde aperto al pubblico, che conserva l’impronta inglese della sua ispiratrice, capace di donare un immediato effetto ristoratore da ogni fatica del corpo e della mente.

La cornice dei monti Peloritani, dell’Etna e della riviera immersa nella macchia Mediterranea, tra cui si fanno largo i bagliori del mare, dal turchese allo smeraldo, sembrano intarsiare un gioiello vivo, pieno di luce e di colori. Sospeso nel blu, il Teatro Greco di Taormina, con una capienza di cinquemila spettatori, risalente al III Secondo Avanti Cristo, è una vera macchina del tempo che conduce in una dimensione incantata.

Ai piedi della città, l’Isola Bella è la spiaggia dove poter immergersi nella purezza di un mare che nasconde altri tesori per i sensi. Il fondale sassoso contribuisce a rendere limpidissimo tutto lo specchio d’acqua circostante, dal quale poter ammirare flora e fauna in abbondanza, con una irripetibile possibilità di immergersi con sommozzatori professionisti, che qui garantiscono un ticket per un eden marino.

Tutti i profumi ed i sapori autentici della Sicilia possono essere gustati nei tanti locali, stellati e non, dove si preparano piatti prelibati e genuini all’insegna della dieta mediterranea, arricchita dall’abbondante pescato giornaliero e dalle tantissime eccellenze locali e regionali che rendono tutto ancora più speciale. Perché l’intensità di questa Terra benedetta sembra inebriare davvero ogni particella di Taormina, con il suo plasma magmatico che circola sotto di noi nel perenne tentativo di raggiungere la luce attraverso il vulcano fumante, che ci osserva severo come a voler rammentarci di rendere sempre omaggio alla straordinaria beltà di tutto ciò che qui ci circonda.

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RestiAMO al SUD, tappa a Sperlonga: bellissima ed elegante perla della costa tirrenica

Giovanni Mastroianni

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Bellissima ed elegante, nelle sue linee essenziali, nel suo centro storico caratteristico, con la luce del sole che si riflette sulle pareti dei vicoli bianchi, pieni di fiori colorati, tra i quali si aprono squarci improvvisi sul mare azzurro.

La storia tramandata vuole che sia stata fondata dagli Spartani, ma fu di certo con i Romani che raggiunse il massimo splendore, per essere da loro particolarmente amata. Spesso assaltata dal mare, nell’epoca medioevale la città si strinse su se stessa arroccandosi sullo sperone di roccia sulla  quale si è così fusa e sviluppata in uno stretto abbraccio di case, chiese, vicoli e piazzette, imparando così a difendersi dai saccheggiatori provenienti dagli angoli più remoti del Mediterraneo così come da ogni altra insidia della storia. Ancora oggi sono visibili i resti di mura di protezione e delle torri di avvistamento., come la cinquecentesca Torre Truglia, che si staglia sul mare con una eleganza senza pari, conquistando tutti con la sua linearità e nella sua colorazione chiara, senza sfarzi ed eccessi inutili.

Nei nostri giorni, ogni visitatore viene accolto da una piazza che è una grande terrazza sul cielo e su di un mare che da qui si presenta immenso, mentre bagna la riviera di Ulisse decantata anche dal narratore dell’Odissea, che non seppe resistere al fascino del luogo che incantava già millenni fa. Fino a perdita d’occhio, tutti i promontori circostanti si tuffano nel mar Tirreno attraverso dolci digressioni, oppure compiendo salti che diventano ripide scogliere, tra cui si aprono grotte ed insenature spettacolari, continuamente ricamate dal vento, dall’acqua e dalla salsedine.

Aree naturali protette, incontaminate e con un mare sempre limpido, si alternano o si fondono con siti archeologici unici, come il Promontorio di Tiberio, dove sorge la villa che l’imperatore fece erigere nel I secolo D.C., ed i cui i resti sono custoditi nel complesso del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga. Da vedere assolutamente anche la Grotta dell’imperatore, che qui amava sempre tornare, una piscina naturale dove si allietava assistendo anche a spettacoli teatrali e musicali. 

Sperlonga è un sogno senza tempo che può ancora essere rivissuto negli stessi luoghi, bagnandosi nella purezza dello stesso mare. 

Stabilimenti balneari rinomati, attrezzati al meglio, dove è assolutamente bandita ogni forma di caciara o cafoneria, garantiscono relax ed ottimo cibo, particolarmente ricco dei frutti marini, dei succosi pomodori, dell’olio extravergine e della immancabile oliva gaetana.

Tanti locali, accoglienti e chic del centro storico offrono possibilità di intrattenimento variegato, da quelli dedicati agli aperitivi all’aperto, più allegri e festosi ma mai eccessivi, ai locali più ricercati per cene gourmet, ma anche pub, take away e gelaterie, ma sempre all’insegna del buon gusto e del savoir vivre, perché l’atmosfera che qui si respira costantemente è quella dell’eleganza nei modi, nei gesti, nella bellezza di questo luogo incantato.

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RestiAMO al SUD fa tappa a San Giovanni Rotondo, la città dove riposa Padre Pio

Giovanni Mastroianni

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Città della provincia di Foggia, immersa nel cuore del parco nazionale del Gargano, soprattutto dal medioevo in poi si è ritagliata un ruolo di primo piano nel settore economico dell’intero meridione d’Italia. Ma tutta la sua storia era forse già segnata fin dal suo nascere, indicato nel IV Secolo A.C., quando al culto pagano del dio Giano Bifronte si convertì presto al cristianesimo, che qui attecchì forte e profondo.

Nel susseguirsi dei secoli, il solco religioso avrebbe appunto condotto San Giovanni Rotondo ad abbracciare l’amatissima ed attualissima figura di Padre Pio da Pietrelcina, che qui visse l’ultima parte della sua vita terrena, terminata il 23 settembre 1968. Oggi questa città di quasi trentamila abitanti ne custodisce le reliquie, e a San Pio ha così legato per sempre il nome. 

L’Attuale complesso religioso, dove riposa in pace, sorto nel XVI Secolo, fu eretto per devozione alla Madonna, e pertanto conosciuto per mezzo millennio come Santuario della Santa Maria delle Grazie. Alla prima chiesa dedicata alla Vergine ed al convento dei cappuccini, dove San Pio trascorse l’ultima fase della sua missione in terra, si aggiunse la “chiesa nuova”, edificata nel 1959  anche per suo volere e per sue sollecitazioni. Proprio nella cripta sottostante, oggi è appunto custodito il corpo del Santo, amatissimo e venerato in tuto il mondo, al quale non mancano continui tributi provenienti da uomini e donne appartenenti ad ogni cultura e fascia sociale, dai potenti ai più bisognosi, da persone famose agli ultimi della società, che nel suo esempio e nelle sue parole hanno scoperto o ritrovato la Luce. Sempre per suo volere, nel 1975 fu anche costruito il Monastero della Resurrezione, che ospita la omonima chiesa. 

Ma al Santuario, oggi dunque conosciuto in tutto il pianeta con il nome di San Pio da Pietrelcina, spicca di certo l’avveniristica Chiesa voluta dai  Frati Minori Cappuccini e dai tantissimi devoti, che con le loro opere l’hanno finanziata e dedicata al loro sempre amato Padre. Progettata  dall’architetto italiano di fama mondiale, Renzo Piano, questa struttura fortemente simbolica ed evocativa, si sviluppa attraverso suggestioni moderne che effettivamente sottolineano come Padre Pio sia stato un Santo dei giorni nostri, un esempio unico di grande fede, di coraggio e di giustizia, in un tempo dove il denaro, il relativismo etico e l’egoismo, tentano il sopravvento definitivo su tutto e su tutti.

La storia di questo religioso così tenace, testardo, puro, sacrificato completamente al prossimo, come ogni autentico cammino di fede, narra però anche di grandi sofferenze, non di certo legate ai segni della sua devozione, di cui ne sopportava l’estremo dolore fisico come dono supremo, ma rappresentate dal difficile e tormentato rapporto con un apparato ecclesiastico che se in parte intuì il miracolo d’amore che esso esprimeva quotidianamente, dall’altro non sempre fu capace di metabolizzarlo, sia materialmente che spiritualmente.

Quando però il 2 maggio 1999, Giovanni Paolo II lo proclamò beato esprimendo tutta la sua commozione, ad acclamarlo in piazza San Pietro si contavano circa centocinquantamila pellegrini, giunti da ogni parte del mondo. Il 16 Giugno dell’anno 2002, quando lo stesso Papa lo proclamò Santo, il numero dei pellegrini era addirittura raddoppiato, circa trecentomila, pur a fronte di una giornata di caldo mai così torrido.

Forse anche grazie alla testimonianza mediatica diretta, ed alla vicinanza temporale delle sue opere caritatevoli, Padre Pio conquistò da subito tutti i cuori di un numero sempre crescente di fedeli, che ancora oggi ne onorano la memoria e la spiritualità. Nella cripta che contiene le sante reliquie si respira un’aria densa di emozione e forse anche qualcosa di più. Un’esperienza irrinunciabile che merita di essere vissuta almeno una volta nella vita.

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