Collegati con noi

Cronache

Livatino era innamorato di Dio e della Giustizia, niente a che vedere con finti moralisti e carrieristi in toga d’oggi

Pubblicato

del

Rosario Livatino è un magistrato. Non “era”, è un magistrato. È lui, Rosario Livatino, il modello di magistrato ch’io ho nella mente e nel cuore quando penso a chi indossa la toga. Chi oggi per ragioni di celebrazioni scopre Rosario Livatino vittima della mafia che infestava e infesta il nostro Paese, dimentica che quest’uomo oltre ad essere innamorato di Dio era anche innamorato della giustizia. La beatificazione di Rosario Livatino, ucciso a 38 anni quand’era in magistratura già da 12 anni, è la storia del primo magistrato beato della Chiesa ma anche di un martire della passione per la giustizia. La storia di un magistrato modello che stride con l’immagine odierna di una magistratura squassata da vicende inquietanti, poco edificanti, scandali, corvi, dossieraggi e finti moralisti in toga che di giorno pontificano su trasparenza e indipendenza della magistratura e di notte siedono allo stesso tavolo di chi quelle doti, quelle virtù che la stragrande maggioranza delle toghe pratica e non predica, vorrebbe negarle davvero subdolamente. 

Mi auguro che Rosario Angelo Livatino, col suo sacrificio, col suo martirio, con la sua passione civile e professionale, con il suo studio accurato del diritto possa illuminare quei pochi magistrati predicatori e svegliare le coscienze di quelli che delegano loro una funzione di rappresentanza di cui non sempre sono degni. Quando penso a Rosario Livatino, alla sua missione, mi viene in mente la degenerazione correntizia ed ideologica di certi magistrati che scambiano la nobiltà della politica con la peggiore degenerazione di certe pratiche della peggiore politica. Il cancro di chi indossa la toga è l’appartenenza a una corrente che diventa una sorta di assicurazione per far carriere a prescindere dalla professionalità. Livatino non diventerà mai l’eroe di questi rappresentanti della degenerazione della magistratura perchè  mai aderì alle correnti e rese chiara quale fosse l’unica tutela che a lui interessava: la giustizia. Niente altro che la giustizia. 

 

Advertisement

Cronache

Caldo, Italia ancora in rosso: 19 città al massimo livello di allerta

L’ondata di calore continua a interessare l’Italia: 19 delle 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono oggi in bollino rosso. Il 13 agosto scenderanno a 18.

Pubblicato

del

Il rosso continua a dominare la mappa italiana del caldo. Sono 19 le città al massimo livello di allerta oggi, 11 agosto, sulle 27 monitorate dal Ministero della Salute. Lo stesso numero è previsto per domani, mentre il 13 agosto i bollini rossi dovrebbero scendere a 18.

Il livello rosso, o livello 3, segnala condizioni di rischio elevato legate a un’ondata di calore persistente e non riguarda esclusivamente le persone considerate più fragili. Il Ministero aggiorna i bollettini con previsioni fino a 72 ore.

Oggi 19 città in rosso

La situazione dell’11 agosto vede soltanto Torino e Cagliari con il bollino giallo.

Sono invece in arancione Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona. Tutte le altre città comprese nel monitoraggio ministeriale risultano al livello massimo di allerta.

Il quadro conferma quindi la persistenza dell’ondata di calore che sta interessando gran parte del Paese.

Domani ancora 19 bollini rossi

Per il 12 agosto il numero delle città in rosso dovrebbe rimanere invariato a 19, ma cambia la distribuzione degli altri livelli di allerta.

Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona passeranno infatti dall’arancione al giallo, segnalando un primo ridimensionamento del rischio in parte del Nord.

Il 13 agosto lieve attenuazione

Un ulteriore, seppure limitato, miglioramento è previsto per giovedì 13 agosto, quando le città con bollino rosso dovrebbero scendere a 18.

Cagliari sarà l’unica città in arancione, mentre otto saranno contrassegnate dal giallo: Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

Il sistema del Ministero della Salute monitora complessivamente 27 città italiane e utilizza quattro livelli di rischio, dal verde al rosso, per valutare i possibili effetti delle temperature sulla salute della popolazione.

Continua a leggere

Cronache

Interdittiva annullata, l’imprenditore resta bloccato: «Sono alla disperazione»

Il Consiglio di Stato ha annullato l’interdittiva antimafia del 2023 contro l’impresa agricola di Michele Quitadamo. Il trentenne denuncia però di essere ancora escluso da contributi e autorizzazioni indispensabili per lavorare.

Pubblicato

del

L’interdittiva antimafia è stata annullata definitivamente, ma Michele Quitadamo sostiene di non essere ancora riuscito a recuperare la piena operatività della propria impresa agricola.

Il trentenne, coltivatore diretto di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, denuncia di non poter accedere ai contributi agricoli e di non avere ottenuto neppure l’autorizzazione per il gasolio agevolato necessario alle attività nei campi.

La vicenda è ricostruita dal suo legale, l’avvocato Michele Sodrio, che sollecita un intervento della Prefettura di Foggia.

Le due interdittive

Il primo provvedimento risale all’aprile 2021. L’impresa venne successivamente ammessa al controllo giudiziario, proseguito per due anni e concluso, secondo quanto riferito dalla difesa, con una valutazione positiva.

Nel settembre 2023 arrivò però una seconda interdittiva antimafia. Il provvedimento è stato successivamente impugnato e annullato dal Consiglio di Stato con una sentenza dello scorso gennaio.

Le interdittive antimafia sono misure amministrative preventive e non equivalgono a una condanna penale. Servono a impedire che imprese ritenute esposte al rischio di condizionamenti criminali possano intrattenere rapporti economici con la pubblica amministrazione.

Secondo il legale, nel caso di Quitadamo avrebbe avuto un peso determinante la lontana parentela con persone indicate come vicine ad ambienti mafiosi della frazione Macchia. Una valutazione contestata dalla difesa e poi superata dalla pronuncia amministrativa.

Il frantoio chiuso e i dipendenti

Durante il lungo contenzioso Quitadamo sarebbe stato costretto a chiudere il proprio frantoio oleario, lasciando senza lavoro quindici dipendenti.

L’imprenditore, sempre secondo la ricostruzione del suo avvocato, non avrebbe potuto ricevere nuovi contributi agricoli e avrebbe dovuto restituire anche somme percepite negli anni precedenti.

Danni economici che la difesa considera particolarmente gravi e per i quali aveva già prospettato una possibile azione risarcitoria.

Il nodo delle autorizzazioni

Nonostante l’annullamento dell’interdittiva, il nome dell’imprenditore risulterebbe ancora inserito negli elenchi utilizzati dalle amministrazioni per verificare la posizione delle aziende.

Questa circostanza, denuncia il legale, impedirebbe a Quitadamo di ottenere anche l’assegnazione del gasolio agricolo agevolato, indispensabile per alimentare trattori e macchinari.

«Mi stanno portando alla disperazione. Non so più cosa fare e a chi rivolgermi», afferma l’imprenditore.

L’avvocato Sodrio parla di una situazione paradossale: «Anni di battaglie e pronunce dei tribunali non riescono a scalfire l’inerzia della Prefettura, che si ostina a non restituire a Quitadamo le sue libertà di operatore economico».

Al momento non risulta una replica pubblica della Prefettura di Foggia alle contestazioni della difesa. Resta quindi da chiarire se il mancato aggiornamento dipenda da ritardi amministrativi, da ulteriori verifiche o da altri provvedimenti non ancora resi noti.

Continua a leggere

Cronache

Caso Ranucci, il Comitato etico Rai prosegue dopo l’arresto di Lavitola

La Commissione stabile per il Codice etico della Rai prosegue autonomamente l’istruttoria su Sigfrido Ranucci. L’ordinanza sull’arresto di Valter Lavitola conferma il conduttore di Report come vittima della presunta macchinazione, mentre restano sotto esame i rapporti con le fonti e la costruzione di alcune inchieste.

Pubblicato

del

L’arresto di Valter Lavitola come presunto mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci introduce nuovi elementi nel caso aperto all’interno della Rai, ma non interrompe formalmente l’istruttoria della Commissione stabile per il Codice etico.

Da Viale Mazzini precisano che l’organismo continuerà a operare «in piena autonomia» e dovrà completare la relazione da sottoporre all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Non risulta però confermata ufficialmente una scadenza entro la pausa di Ferragosto.

Ranucci vittima della presunta macchinazione

L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Iole Moricca esclude qualsiasi partecipazione di Ranucci alla progettazione dell’attentato.

Secondo la ricostruzione giudiziaria, Lavitola avrebbe organizzato autonomamente l’azione dinamitarda per aumentare la popolarità dell’amico, proteggerne la posizione alla guida di Report e favorirne una futura candidatura politica. Il conduttore viene indicato come vittima di una manipolazione.

Ranucci non è indagato e non emergono elementi che dimostrino una sua preventiva conoscenza dell’attentato.

Il giornalista era invece al corrente dell’idea di Lavitola di commissionare un sondaggio per misurarne il possibile consenso elettorale. La gip osserva che non aderì mai formalmente al progetto, pur mostrando progressivamente curiosità verso l’ipotesi prospettata dall’ex direttore dell’Avanti!.

Il perimetro delle verifiche Rai

Il nuovo quadro giudiziario separa nettamente due piani. Da una parte esclude un coinvolgimento di Ranucci nell’attentato; dall’altra non cancella le valutazioni interne sull’opportunità dei rapporti intrattenuti con Lavitola e sulle modalità di gestione delle fonti giornalistiche.

La Commissione per il Codice etico deve verificare il rispetto delle regole aziendali, dei principi di indipendenza e imparzialità e delle procedure seguite nella realizzazione di alcune inchieste di Report.

Ranucci ha sempre negato che Lavitola abbia condizionato o ispirato servizi della trasmissione.

Le cinque ore di audizione

Il 4 agosto il giornalista è stato ascoltato per circa cinque ore dalla Commissione. Avrebbe consegnato una consistente documentazione, indicando anche testimonianze utili a ricostruire la genesi delle inchieste finite sotto esame.

Ranucci avrebbe risposto alle domande sui rapporti con Lavitola, sulla verifica delle informazioni e sull’eventuale influenza delle fonti nel lavoro della redazione.

La Commissione dovrà ora valutare il materiale acquisito e trasmettere le proprie conclusioni all’amministratore delegato. Sarà poi Rossi a stabilire se archiviare la verifica, disporre ulteriori approfondimenti oppure assumere altre decisioni di competenza aziendale.

L’ipotesi dell’audit

La Rai aveva chiesto alla Procura di Roma un parere preventivo sull’apertura di un audit interno, con l’obiettivo di evitare interferenze con l’inchiesta giudiziaria.

Non risulta al momento una comunicazione ufficiale dell’azienda sull’esito di quella richiesta. La Commissione per il Codice etico può comunque proseguire le attività di propria competenza, che sono distinte dall’eventuale audit.

Le indiscrezioni su un’imminente sostituzione di Ranucci alla guida di Report non hanno trovato conferma nei comunicati ufficiali della Rai.

La nuova stagione di Report

La redazione sta intanto lavorando alla nuova stagione. Le inchieste sarebbero già state assegnate e l’avvio del prossimo ciclo è indicato per l’8 novembre, anche se la data dovrà essere confermata definitivamente dalla programmazione Rai.

Sul sito ufficiale della trasmissione Ranucci continua a essere indicato come autore e conduttore.

«Dopo una bomba, vedere infangato un padre fa male»

Ranucci non ha commentato nel merito gli ultimi sviluppi giudiziari. Ha però espresso amarezza per le ricadute personali della vicenda.

«Vedere che dopo una bomba e trent’anni di sacrifici c’è chi infanga il padre, per i miei figli non è bello», ha dichiarato al Corriere della Sera. Il giornalista ha inoltre mostrato i dati di un proprio post con la fotografia della madre, che avrebbe superato 1,2 milioni di visualizzazioni.

Sui social ha ringraziato quanti gli hanno inviato messaggi di solidarietà, annunciando il prossimo appuntamento con lo spettacolo Diario di un trapezista, previsto il 29 agosto ad Agrigento: «In questo momento siete la mia forza».

Lavitola, detenuto in via cautelare, ha respinto l’accusa di essere il mandante dell’attentato. Deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto