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Cronache

Livatino era innamorato di Dio e della Giustizia, niente a che vedere con finti moralisti e carrieristi in toga d’oggi

Catello Maresca

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Rosario Livatino è un magistrato. Non “era”, è un magistrato. È lui, Rosario Livatino, il modello di magistrato ch’io ho nella mente e nel cuore quando penso a chi indossa la toga. Chi oggi per ragioni di celebrazioni scopre Rosario Livatino vittima della mafia che infestava e infesta il nostro Paese, dimentica che quest’uomo oltre ad essere innamorato di Dio era anche innamorato della giustizia. La beatificazione di Rosario Livatino, ucciso a 38 anni quand’era in magistratura già da 12 anni, è la storia del primo magistrato beato della Chiesa ma anche di un martire della passione per la giustizia. La storia di un magistrato modello che stride con l’immagine odierna di una magistratura squassata da vicende inquietanti, poco edificanti, scandali, corvi, dossieraggi e finti moralisti in toga che di giorno pontificano su trasparenza e indipendenza della magistratura e di notte siedono allo stesso tavolo di chi quelle doti, quelle virtù che la stragrande maggioranza delle toghe pratica e non predica, vorrebbe negarle davvero subdolamente. 

Mi auguro che Rosario Angelo Livatino, col suo sacrificio, col suo martirio, con la sua passione civile e professionale, con il suo studio accurato del diritto possa illuminare quei pochi magistrati predicatori e svegliare le coscienze di quelli che delegano loro una funzione di rappresentanza di cui non sempre sono degni. Quando penso a Rosario Livatino, alla sua missione, mi viene in mente la degenerazione correntizia ed ideologica di certi magistrati che scambiano la nobiltà della politica con la peggiore degenerazione di certe pratiche della peggiore politica. Il cancro di chi indossa la toga è l’appartenenza a una corrente che diventa una sorta di assicurazione per far carriere a prescindere dalla professionalità. Livatino non diventerà mai l’eroe di questi rappresentanti della degenerazione della magistratura perchè  mai aderì alle correnti e rese chiara quale fosse l’unica tutela che a lui interessava: la giustizia. Niente altro che la giustizia. 

 

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Cronache

“Lotta armata” in chat, denunciati 5 minori

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Lotta armata, anche con richiami alle Br, apologia di regimi sanguinari, volonta’ di andare a combattere in Donbas, inneggiando al separatismo filo-russo e al compimento di atti di guerra in Ucraina Orientale: e’ quanto sarebbe emerso da una chat, ‘gruppo politica’, attiva tra il 2018 e il 2019, scoperta dai carabinieri di Siena. Le indagini sono partite dall’inchiesta su unAchat con contenuti pedopornografici e razzisti, ‘The Shoah Party”, risalente a due anni fa. In tutto 96 le persone censite in ‘gruppo politica’, prevalentemente minorenni. E sono 5 i minori ora denunciati a vario titolo per associazione sovversiva e istigazione a delinquere. Secondo quanto spiegato dai carabinieri i partecipanti alla chat “sebbene di idee politiche con accenti estremistici anche diametralmente opposte”, erano accomunati da “antisemitismo, discriminazione sessuale e odio razziale” e ritenendo l’uso della forza e della violenza “uno strumento necessario per l’affermazione del pensiero politico”. Oggetto di particolare attenzione poi “le figure di alcuni utenti” “che hanno reiteratamente espresso la volonta’ di andare a combattere in Donbas”, alcuni dei quali tra l’altro “hanno evidenziato una buona conoscenza delle armi e dei materiali in uso agli eserciti, specialmente a quello russo, cui hanno unito lo studio del russo. In tale contesto, si spiega, “vi e’ stata condivisione di materiale multimediale del tipo ‘Best Gore’, ovvero filmati concernenti esecuzioni capitali, torture smembramenti di corpi umani realizzati in teatri di guerra, realizzati ad opera di terroristi appartenenti” all’Isis. Le indagini comunque hanno permesso “di escludere che tali soggetti abbiano messo in atto tali propositi, e evitato comunque che cio’ potesse verificarsi”. L’inchiesta ‘The Shoah Party’ aveva gia’ portato alla denuncia di 25 persone di cui 20 minorenni. Altre 12 persone, per lo piu’ minorenni, erano state poi denunciate per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere dopo la scoperta di un’altra chat, denominata ‘Utistici’.

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Violenza sessuale in un residence, arrestato un 27enne

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La Squadra Mobile della Questura di Rimini ha eseguito questa mattina un’ordinanza di arresto con l’accusa di violenza sessuale a carico di un cittadino macedone di 27 anni. L’uomo si trova ora ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo. Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, il 27enne lo scorso maggio avrebbe violentato una giovane straniera conosciuta sulla spiaggia di San Giuliano Mare. I due dopo essersi scambiati i contatti social si sarebbero incontrati qualche sera dopo. L’uomo dopo aver tentato diversi approcci sessuali aveva seguito la donna nella stanza di un residence, dove l’aveva violentata. Per il Gip si tratto’ di “violenza in itinere” ossia nonostante un apparente consenso iniziale della donna, ad un certo punto della serata il rifiuto di lei era stato palese e quindi si sarebbe dovuto fermare davanti ad un “no” esplicito. La ragazza era dovuta quindi ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso da dove era stata dimessa con una prognosi di 15 giorni.

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Ex militare violentava ragazze, Cassazione conferma condanna

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E’ stato condannato in via definitiva Dino Maglio, ex carabiniere salentino che per anni e’ stato in forze al comando provinciale di Padova nella stazione di Teolo. Maglio era accusato di aver violentato cinque giovani turiste straniere, e di averne drogate altre 9. Le violenze avvenivano nel B&B che l’uomo gestiva nel quartiere Arcella, a Padova. Maglio adescava le ragazze provenienti da tutto il mondo tramite le piattaforme di couchsurfing, una volta giunte a casa sua le drogava e le violentava. L’uomo e’ stato condannato a 12 anni e 8 mesi in primo grado a Padova, e a 9 anni e 8 mesi in Appello: e’ quest’ultima la condanna che diventa definitiva con il rigetto del ricorso in Cassazione. Maglio si trova ora agli arresti domiciliari, ma presto potrebbe essere trasferito in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Dopo una prima condanna per stupro ai danni di una liceale australiana che gli e’ costata oltre sei anni, altri casi sono venuti a galla prima di tutto nei blog di viaggi. Sono stati i giornalisti di Irpi (Investigative Reporting Project Italy) a raccogliere le denunce in varie parti del mondo, e a collegare i fatti e presentando un dettagliato esposto al pm padovano Giorgio Falcone che poi ha condotto le indagini.

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