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Lirica e cinema, si cambia: è legge il decreto Bonisoli

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Norme piu’ stringenti per i contratti precari nelle fondazioni liriche e meccanismi che incoraggiano i responsabili dei teatri ad assumere, per concorso, personale in pianta stabile con dotazioni di organico certe. Punta a mettere ordine nel settore, il decreto approvato in via definitiva al Senato con 139 si’. E il ministro, che proprio oggi al Collegio Romano ha incontrato informalmente il segretario della Cgil Landini, si dice “orgoglioso” del risultato, primo step, ribadisce, per una prossima riforma della lirica in Italia.

Una legge, scrive Bonisoli su Fb, “che assicura eguali diritti ai lavoratori dello spettacolo restituisce dignita’ a danzatori, orchestrali, fonici, coristi e consente alle Fondazioni Liriche di assumere nuovo personale per concorso, cosa che non accadeva da anni”.

Il provvedimento, che sblocca anche 35 milioni per il finanziamento delle attivita’ del ministero e autorizza Roma Capitale alla nomina di un commissario per i campionati Uefa Euro 2020, interviene poi con tre norme importanti per il cinema e l’audiovisivo, che in parte ridimensionano, in parte rendono applicabili alcuni punti della Legge Cinema varata dal governo Renzi. Mentre nel passaggio parlamentare sono state introdotte ulteriori norme, tra le quali quella per prevenire le registrazioni pirata di film o spettacoli o come la stabilizzazione del credito di imposta per la pubblicita’ in editoria. Nata anche sulla scia di due sentenze, una della Corte Costituzionale l’altro della Corte di Giustizia Europea, la nuova legge parte dalla questione del precariato nella lirica, stabilendo nuove regole per i contratti a tempo determinato e una serie di limiti per l’applicazione di questo tipo di contratti (al massimo 48 mesi, anche non continuativi) imponendo tutele per i lavoratori dello spettacolo con sanzioni severe per gli amministratori che le infrangono. Di “sostanza” per l’attivita’ del ministero fondato nel ’75 da Spadolini e afflitto da una costante crisi finanziaria, anche il secondo articolo del decreto che autorizza la spesa di 15 milioni 410mila 145 euro per il 2019, soldi – precisavano i tecnici nella relazione illustrativa – che “serviranno a supportare l’intera struttura ministeriale sia a livello amministrativo sia nella gestione di musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi, nonche’ nelle attivita’ di comunicazione e promozione in tutte le sue forme, anche attraverso la realizzazione di eventi culturali per una maggiore al pubblico”.

Mentre altri 19 milioni 400mila euro derivati dagli utili del Lotto potranno essere destinati alla tutela e la conservazione del patrimonio. Per il cinema, invece, l’intervento, venendo incontro alle critiche che accolsero a suo tempo il decreto Franceschini, ridimensiona le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare.

E in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Confermate le severe sanzioni per chi si sottrae. Mentre nuovi paletti rivedono gli obblighi degli operatori on demand, come Netflix, disciplinandone la presenza in Italia. Un intervento riguarda infine la “censura” con una modifica della commissione che era stata prevista dalla legge Franceschini (vengono aumentati i componenti e tolta la figura del sociologo). L’applicazione della nuova disciplina slitta comunque dal 1 luglio 2019 al 1 gennaio 2020. Intanto, mentre il Mibac ha annunciato ieri l’avvio delle procedure della riconferma di buona parte dei direttori dei musei autonomi di seconda fascia (non compaiono nell’elenco le Gallerie dell’Accademia di Firenze, il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell’Appia per i quali si stanno studiando altri destini), e’ atteso nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale il decreto di riordino del Mibac al quale potrebbero seguire uno o forse due provvedimenti attuativi: uno per chiarire l’articolazione degli uffici sul territorio, l’altro per possibili modifiche degli organi di gestione e di indirizzo dei musei che Franceschini aveva voluto autonomi.

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Il mito e i riti di chi ama Maradona, al cinema arriva il documentario di Asif Kapadia sulle mille vite di Diego

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“E che ve site perso”: questa la scritta, a caratteri cubitali, comparsa il 10 maggio del 1987 sul muro del cimitero di Napoli e rivolta ovviamente ai morti. Ma che si erano persi mai questi morti? Semplice: il giorno epocale della vittoria del primo scudetto del Napoli. Questo solo uno dei tanti bei momenti del potente e straordinario documentario ‘Diego Maradona’ del premio Oscar Asif Kapadia. Film gia’ passato al Festival di Cannes fuori concorso e che dal 23 al 25 settembre arriva come evento speciale nelle sale italiane, distribuito da Nexo Digital e Leone Film Group.

Diego Armando Maradona (foto Newfotosud)

Si tratta di cinquecento ore di girato inedito commissionato dal primo agente del Pibe, Cyterszpiler, a due operatori che avevano la mission di seguirlo ovunque (sul campo e fuori) negli anni napoletani della sua carriera di novello gladiatore. Un documento esplosivo e pieno di ritmo, quello di Kapadia, a cui e’ mancata solo la miccia della presenza di Maradona sulla Croisette (il campione ha dato forfait per problemi alla spalla). Che si vede in questo film, ricco ovviamente di tanti materiali di repertorio? Si vede – come non a caso ricorda il titolo che separa opportunamente ‘Diego’ da ‘Maradona’ – che questo campione aveva due anime: quella popolare, da ‘villero’, che gli derivava delle sue origini nella bidonville di Lanus a Buenos Aires, di cui era fiero e che lo rendeva il ‘Diego’ popolare dal cuore buono, e poi c’era invece ‘Maradona’, ovvero la superstar, quella figura che molti tifosi napoletani paragonavano a Dio.

Di fronte a certi suoi gol si diceva: “Non li ha fatti Maradona, li ha fatti Dio”. E ancora c’e’ il Diego che dice piu’ volte nel documentario “Ogni volta che gioco a calcio penso solo a comprare una casa alla mia famiglia” e, invece, il Maradona, Pibe de oro, il campione che ostenta donne, cocaina e camorra (era molto amico della famiglia Giuliano, soprattutto di Carmine). Il film parte il 5 luglio del 1984, quando una squadra di calcio, non certo florida, acquista, rischiando la bancarotta, Diego Armando Maradona. Il campione e’ trascinato in una corsa folle in auto per le strade di Napoli fino allo stadio. Qui attraversando camminamenti sotterranei, proprio come un gladiatore, arriva alla conferenza stampa tra il tripudio dei tifosi. Un’accoglienza tanto rumorosa il che il presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, minaccia a un certo punto di annullare la conferenza stampa di presentazione. Si vede poi la conquista della Primera Division, il Boca, la Coppa del Mondo, la Spagna, i trionfi napoletani (due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa) insieme alle sconfitte: oltre a cocaina e ai rapporti con la Camorra, ai figli nati fuori dal matrimonio con Claudia, agli scandali, alle intercettazioni, alle prostitute.

Diego Maradona col figlio Diego Junior

E questo fino al grande ‘tradimento’ che lo rese un diavolo per la maggior parte degli italiani e, soprattutto, per i napoletani, ovvero la semifinale del Mondiale del 1990, Italia- Argentina, la cosiddetta “notte degli errori”, che si tenne nello stadio sbagliato (il San Paolo) e dove Maradona fu troppo bravo come al solito. Da allora la Napoli che lui chiamava “la mia casa”, non fu piu’ la stessa nei suoi confronti.

🔵🔵Il regista Premio Oscar® Asif Kapadia presenterà in anteprima a Napoli il docu-film #DIEGOMARADONA lunedì 16 settembre presso il Multicinema Modernissimo.🔵🔵

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Al cinema ‘Grandi bugie tra amici’, un film tutto da ridere

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 Piccole bugie crescono. E inevitabilmente diventano ‘Grandi bugie tra amici’, film diretto da Guillaume Canet e sequel della commedia di grande successo al botteghino ‘Piccole bugie tra amici’ del 2010, in sala da domani. Grande cast e puntuale sceneggiatura per questa commedia dai toni a volte drammatici che ha al centro l’importanza fondamentale dell’amicizia. Sono passati tre anni dall’ultima volta che si sono visti tutti insieme. Max (Francois Cluzet) e’ andato a passare un po’ di tempo nella sua amata casa al mare di Cap Ferrat, apparentemente per rigenerarsi e cercare di allontanare le preoccupazioni. E sembra averne davvero tante, se l’arrivo improvviso della sua banda di amati amici, venuti a festeggiare il suo compleanno, non gli fa affatto piacere. A lui, imprenditore e amico di riferimento di tutto il gruppo, le cose non sembrano andare affatto bene, nonostante abbia una nuova affidabile compagna, Sabin (Clementine Baert), ma anche per gli altri suoi amici le cose sono cambiate. In questi pochi anni i bambini sono cresciuti, altri sono nati, i genitori non hanno piu’ le stesse priorita’, ci sono state separazioni, liti, fratture e c’e’ anche una evidente confusione sessuale. A tutto questo vanno aggiunte ovviamente le bugie, a cui fa riferimento il titolo, anche se il gruppo sembra, almeno sulla carta, abbastanza forte per superarle una ad una. Questi alcuni dei personaggi in scena: Eric (Gilles Lellouche) che e’ alle prese con un neonato e cerca di fare il padre come meglio puo’; Vincent (Benot Magimel) che continua a mettere in discussione la sua sessualita’ e, infine, Marie (Marion Cotillard) che crede ancora che alcol e trasgressione possano fargli dimenticare i suoi problemi.

“Cosa ci fate qui?”, “Non potete restare”, “Non ci vediamo piu’, non abbiamo piu’ la stessa vita. Mi avete abbandonato tutti” cosi’ Max accoglie i suoi amici, un po’ bamboccioni, quando inaspettatamente appaiono in massa e senza preavviso nella sua villa. Il fatto e’ che tra le grandi bugie di questa commedia-amara ce n’e’ una chiave: Max, in realta’, e’ al tracollo economico, e’ fallito, e sta li’ per vendere la villa con tanto di agente immobiliare gia’ in azione. Il problema, dice lo stesso Max facendo riferimento proprio ai suoi amici, “e’ che sono tutti attaccati a questa casa. Ci sono tanti ricordi”.

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È morto all’improvviso il regista Alessandro Valori, infarto mentre era a cena

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E’ morto all’improvviso, colpito da infarto durante una cena, il regista Alessandro Valori, 54 anni. Viveva a Roma ma tornava spesso nelle Marche tra Macerata, sua citta’ d’origine e Recanati dove ha avuto il malore mentre era in compagnia di amici, tra cui il regista e produttore della Rainbow Iginio Straffi. Inutili i tentativi dei sanitari di rianimarlo. La sua e’ una filmografia di piccoli film ma tutti con uno stile riconoscibile: il film d’esordio, arrivato dopo alcuni documentari, e’ Radio West nel 2004. Valori aveva pensato di scommettere su un giovane molto popolare, Pietro Taricone, leader della prima edizione del Grande Fratello (prematuramente e tragicamente scomparso anche lui, nel 2010) e di farne un attore. Proprio su quel set Taricone conobbe l’attrice Kasia Smutniak dalla cui unione e’ nata Sophie. Del 2008 il suo secondo film Chi nasce tondo… con Valerio Mastandrea e Sandra Milo. Otto anni dopo si misura con il corale Come saltano i pesci e nel 2017 Tiro Libero, entrambi con Simone Riccioni. Valori aveva cominciato come assistente alla regia di Lina Wertmuller nel 1984, Sergio Corbucci e poi aveva collaborato con i Taviani. Nel 1991 aveva co-sceneggiato ‘Le citta’ di Giacomo Leopardi’ (un film tv in quattro puntate per la Rai), mentre nel 2001 aveva curato la regia del backstage di Marco Bellocchio L’ora di religione e successivamente era stato primo aiuto regista di Sabina Guzzanti nel film ‘Bimba’. Dal 1994 aveva diretto diversi cortometraggi (come il Cinema lo faccio io, del 2012, presentato alla Festa di Roma), documentari e numerosi videoclip musicali per artisti italiani emergenti e affermati come Gigi D’Alessio. Oltre ai fratelli, Federico e Alfonso, lascia la compagna e un figlio. Il sindaco Romano Carancini e l’amministrazione comunale di Macerata, anche a nome di tutta la citta’, hanno espresso ai familiari “profondo cordoglio”, “ricordandone l’alto contributo artistico-culturale offerto attraverso il suo talento e la sua professionalita’, nonche’ il grande legame con il territorio di appartenenza”.

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