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L’Iran ricorda Khomeini, “gli Usa stiano alla larga”

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Khomeini ha insegnato all’Iran “la resistenza e il rifiuto di arrendersi di fronte agli ostacoli e ai problemi”. Davanti alla folla riunita nel mausoleo dell’ ‘Imam’ a Teheran per il trentennale della sua morte, il suo successore alla Guida della Repubblica islamica ne rievoca la lezione per chiudere la porta alle lusinghe negoziali americane. “Che gli Usa ci stiano alla larga, che non si avvicinino”, e’ il monito lanciato dall’ayatollah Ali Khamenei nel suo discorso alla nazione, a pochi giorni dalla promessa di un dialogo “senza precondizioni” avanzata dal segretario di Stato Mike Pompeo. Un messaggio chiaro che la tv iraniana ha incorniciato mostrando tra gli astanti il volto impassibile del presidente Hassan Rohani, artefice insieme al ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif dell’accordo sul nucleare firmato con Barack Obama e oggi ancora propenso a trattare con Washington. “Trump ha detto che l’Iran puo’ prosperare anche con l’attuale dirigenza, ma questo fa parte dei soliti trucchi, e queste furbizie con noi non funzionano”, ha affermato secco Khamenei, secondo cui la stessa elezione del tycoon e’ stata “un segnale della crisi politica negli Stati Uniti”.

Dalla folla si alzano le grida di “Morte all’America” e “Morte a Israele”, mentre Rohani resta glaciale accanto al presidente del Parlamento Ali Larijani.

Il confronto plastico tra le due anime dell’Iran va in scena davanti alle telecamere mentre dalle migliaia di uomini, bambini e donne in chador nero che circondando la monumentale tomba dell’imam Khomeini giungono le urla a sostegno della “resistenza”: “Nessun compromesso, nessuna resa, combattere l’America”. Slogan a cui Khamenei risponde con una precisazione: “Attenzione, non ho detto combattere, ho detto resistere e non arretrare davanti al nemico”, e per questo “e’ molto importante la deterrenza” garantita dalla “forza difensiva e preventiva, inclusa la tecnologia missilistica”. Il messaggio e’ quello costantemente ribadito dalle autorita’ della Repubblica islamica: non saremo noi ad attaccare, ma in caso di guerra siamo pronti a difenderci. Nel suo lungo discorso, l’ayatollah allarga il campo al ruolo dell’Iran nella regione. “Non accetteremo la tirannia e l’oppressione, ma al contrario sosterremo gli oppressi. Oggi la resistenza e’ diffusa nella regione, ma cio’ non significa che abbiamo esportato la rivoluzione islamica”, sono gli altri Paesi ad averne seguito l’esempio, prosegue Khamenei, respingendo le accuse americane di una penetrazione militare in Medio Oriente attraverso le milizie fedeli all’Iran, dal Libano alla Siria. Al contrario, dice, sono “gli Stati Uniti che difendono costantemente i crimini del regime sionista”, mentre l’Arabia Saudita “si piega agli Usa” in cambio del denaro e abbandona per questo anche la causa palestinese. “La resistenza ha un prezzo – ammette la Guida suprema di fronte a un Paese economicamente piegato dalle sanzioni americane – ma quello che paga chi si arrende e’ molto piu’ alto”.

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Medioriente, nel raid di Israele a Gaza ucciso Salameh. Mohammed Deif, il capo militare di Hamas, è grave

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Era Mohammed Deif, il capo militare di Hamas, tra le menti del massacro del 7 ottobre, l’obiettivo del massiccio attacco lanciato da Israele nella zona di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, nel sud di Gaza. L’esercito israeliano ritiene che insieme a lui ci fosse il comandante della Brigata di Khan Younis, Rafaa Salameh, e che Deif sia tra le vittime. Il bilancio di sangue e’ alto: secondo il ministero della Salute nella Striscia, oltre 70 persone sono rimaste uccise e 289 ferite. Fonti mediche hanno riferito che l’ospedale di Nasser non e’ piu’ in grado di funzionare perche’ sopraffatto da morti e feriti.

Il raid e’ stato lanciato in una zona di civili, ha confermato lo stesso Idf, precisando pero’ di non aver colpito tende di profughi. L’area di al-Mawasi e’ tra quelle designate come ‘umanitarie’. I militari hanno diffuso immagini aeree della zona prima e dopo il bombardamento, sottolineando che si tratta di “un’area aperta e boscosa, con diversi edifici e capannoni”. Secondo l’esercito, Deif e Salameh si trovavano all’interno di un complesso civile, recintato e controllato da uomini armati, e sarebbero stati colpiti mentre si trovavano in superficie e non nella rete di tunnel sotterranei.

Nella zona colpita, l’esercito non ritiene che fossero tenuti ostaggi israeliani. Proprio il negoziato in corso rischia di essere un’altra ‘vittima’ dell’attacco. Per un alto esponente di Hamas, Sami Abu-Zohri, il raid dimostra che Israele non e’ interessato a un’intesa per un cessate il fuoco a Gaza e la liberazione dei rapiti. Quanto a Deif, “le affermazioni israeliane sono insensate e mirano a giustificare l’orribile massacro. Tutti i martiri sono civili e quello che e’ successo e’ stata una grave escalation della guerra di genocidio, sostenuta dagli americane e dal silenzio della comunita’ internazionale”, ha aggiunto, smentendo la notizia del ferimento o della morte dei due. I vertici israeliani hanno ritenuto che tentare di uccidere Deif fosse un’occasione da non perdere, pure a rischio di danneggiare i negoziati. Un chiaro messaggio anche per il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ricordato che fin dall’inizio della guerra “ha dato un ordine permanente di eliminare gli alti funzionari di Hamas”. Preoccupazione e’ stata invece espressa dai familiari dei rapiti: “Siamo tutti favorevoli a regolare i conti con gli assassini di Hamas, ma non a costo della vita dei nostri cari e delle nostre possibilita’ di riportarli a casa”, ha commentato Einav Zangauker, madre del 24enne Matan, mentre partecipa alla marcia di protesta da Tel Aviv a Gerusalemme. Subito dopo l’attacco il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant si e’ riunito con il capo di Stato maggiore Herzi Halevi e il capo dello Shin Bet Ronen Bar per valutare la situazione.

Anche Netanyahu ha avuto contatti con le forze di sicurezza, l’esercito e i militari e nelle prossime ore sara’ convocato un incontro politico e di sicurezza per discutere sviluppi e prossimi passi. Deif e’ sulla lista dei piu’ ricercati da Israele dal 1995 per il suo coinvolgimento nella pianificazione ed esecuzione di un gran numero di attacchi terroristici, compresi molti attentati suicidi sugli autobus negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000. Il capo militare di Hamas, ritenuto tra le menti dietro il massacro del 7 ottobre, e’ sopravvissuto ad almeno sette tentativi israeliani di ucciderlo, nei quali e’ rimasto ferito e ha perso familiari.

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Kate torna tra la gente, domani sarà a finale Wimbledon

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Ha scelto Wimbledon, l’esclusività dell’All England Club, l’immacolata tradizione del torneo più antico e prestigioso del tennis, per il suo nuovo ritorno alla vita pubblica, dopo sei mesi di ansie, incertezze, cure mediche, lontano dall’occhio indiscreto dei media. L’annuncio – come da protocollo di corte – è arrivato da Kensington Palace: domani la principessa Kate Middleton assisterà all’epilogo dei Championships edizione 137, tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. La rivincita della finale dell’anno scorso, coincisa proprio con l’ultima volta di Kate sul Centre Court. Dove, accompagnata dai figli, il principe George e la principessa Charlotte, la principessa, all’epoca di verde vestita, aveva premiato il 20enne Alcaraz, dispensando sorrisi allo sconfitto come alla folla. Un impegno pubblico, la premiazione di Wimbledon alla quale e’ attesa anche domani, che negli anni Kate ha sempre svolto con grande entusiasmo, e non solo perché dal 2016 è la matrina del club londinese, dopo essere stata designata dalla regina Elisabetta.

Appassionata spettatrice, Kate conosce il gioco ed è anche una tennista di buon livello: in passato si è esibita proprio sui prati di SW19 in qualche scambio con Roger Federer. Uno dei suoi giocatori preferiti, al pari di Andy Murray, a cui settimana scorsa ha dedicato un messaggio via social dopo l’ultimo match dello scozzese. “Un’incredibile carriera a Wimbledon giunge al termine. Devi essere molto orgoglio, da parte di tutti noi, grazie!”. Il Wimbledon 2024 sarà però un’altra tappa del lento e faticoso ritorno alla normalità della principessa, che il mese scorso aveva partecipato anche a Trooping the Colour, i festeggiamenti in occasione del compleanno di Re Carlo, limitandosi però ad un breve saluto alla folla dalla balconata di Buckingham Palace. Domani, viceversa, la futura regina è attesa ad un impegno più lungo, e anche probante, considerate le sue attuali condizioni di salute.

Tra Alcaraz e Djokovic il match, su cinque set, rischia di diventare una maratona di ore. Lo scorso marzo, con un messaggio alla nazione, Kate aveva rivelato di essere in cura per un cancro, assicurando però che la diagnosi – arrivata grazie a una biopsia condotta dopo un intervento all’addome a cui si era sottoposta ad inizio anno – era stata precoce. Dopodiché, per i mesi successivi, si era ritirata a vita privata, limitandosi a qualche sporadica presenza sui social di corte, e apparizione al fianco del marito William. Fino all’annuncio, ad inizio giugno, della sua partecipazione ai festeggiamenti in onore del re. In quell’occasione Kate aveva spiegato di non aver ancora finito i cicli di chemioterapia preventiva, e di vivere “giornate buone e giornate meno buone”. Ma di aver imparato ad “avere pazienza” e “ascoltare il suo corpo”. La sua presenza domenica è destinata a catalizzare obiettivi e sguardi dei 15mila presenti sul Centrale. Dove, però, certamente non verrà accompagnata dal marito William, che nelle stesse ore sarà a Berlino, nelle vesti di presidente onorario della Federcalcio inglese, per assistere in serata alla finale di Euro 2024 tra l’Inghilterra e la Spagna.

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Trovata morta la bimba sparita, si cerca compagno madre

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E’ stata ritrovata morta la bambina di sei anni la cui scomparsa nel nord della Francia aveva fatto scattare ieri sera il sistema di “allarme rapimento”. Lo ha annunciato il Ministero della Giustizia. “Il corpo senza vita di Celya è stato ritrovato. Con decisione della Procura di Rouen, la segnalazione di rapimento è stata ritirata”, ha dichiarato il dicastero sul suo account X senza aggiungere ulteriori dettagli. Una fonte della gendarmeria ha detto che il compagno della madre della piccola è ancora ricercato: si pensa abbia rapito la bambina dopo averla accoltellata Saint Martin de l’If, nel dipartimento della Senna Marittima in Normandia.

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