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Milano

L’Inter sbatte sullo Shakhtar, solo 0-0 contro De Zerbi

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Ancora lo Shakhtar Donetsk, ancora uno 0-0, ancora un risultato che complica e non poco il percorso dell’Inter in Champions League. Come un anno fa, a Kiev i nerazzurri non riescono ad abbattere il muro degli ucraini, che stavolta, con De Zerbi in panchina, hanno pure cercato piu’ volte il colpaccio. Anche perche’ il passo indietro degli uomini di Simone Inzaghi rispetto alle ultime uscite e’ stato evidente, sia in termini di condizione fisica che di idee di gioco.

Eppure, esattamente come con Conte nella scorsa stagione, l’Inter rientra dall’Ucraina con l’amaro in bocca per le tante occasioni sprecate, tra la traversa centrata di Barella e la serie di opportunita’ gettate al vento da Dzeko e Lautaro, con Pyatov che nel finale si e’ esaltato salvando su Correa e De Vrij. Un pareggio utile solo per muovere la classifica, dopo la sconfitta all’esordio contro il Real Madrid, ma i nerazzurri avevano ben altri obiettivi, anche per cercare di evitare gli errori del passato e la rincorsa, affannosa, agli ottavi negli ultimi 90′. Ora non saranno permessi errori nella doppia sfida con lo Sheriff, per non complicare ulteriormente una campagna europea partita non sotto i migliori auspici. Oltre a far emergere una certa allergia alla Champions, visto che nelle ultime 18 partite l’Inter ha trovato solo 3 vittorie, non propriamente numeri da big. Difficolta’ che si sono presentate pure a Kiev, con uno Shakhtar fin da subito pimpante, nonostante perda subito Traore’ per un brutto infortunio al ginocchio. La verve dei padroni di casa non si e’ spenta nemmeno dopo la traversa di Barella con un destro dal limite, prima grande occasione per i nerazzurri. Un legno che serve anche da sveglia per gli uomini di Inzaghi, perche’ poi Dumfries fa sfiorare l’autogol a Matviyenko con un cross velenoso e sul corner seguente Dzeko, da due passi, spara clamorosamente alto.

Nella ripresa e’ sempre lo Shakhtar a fare la partita (chiudera’ il secondo tempo col 67% di possesso palla), creando tante opportunita’ potenzialmente pericolose seppur Handanovic, alla fine, non debba compiere nemmeno un intervento. L’Inter cerca di approfittare degli errori degli ucraini, ma a sua volta e’ molto imprecisa, come quando Lautaro calcia altissimo a tu per tu con Pyatov dopo un errore del portiere e capitano ucraino in impostazione. Non bastano nemmeno i cambi a rianimare i nerazzurri, apparsi anche in difficolta’ a livello fisico dopo gli sforzi della sfida di sabato con l’Atalanta.

Nel finale, pero’, la qualita’ emerge: serve il miglior Pyatov per salvare lo Shakhtar, con due interventi decisivi su un destro velenoso di Correa e su colpo di testa di De Vrij. Troppo poco, pero’, per riuscire a strappare i tre punti alla diretta concorrente per gli ottavi. Con il risultato che l’Inter, ancora una volta, si ritrova spalle al muro in Champions: i margini di errori saranno decisamente ridotti per provare ad evitare la quarta eliminazione consecutiva ai gironi.

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Cronache

Pregiudicato freddato in strada nel Milanese

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Un omicidio plateale, per strada, un agguato in piena regola e in stile mafioso, una esecuzione che ha fatto ripiombare Buccinasco, paese satellite di Milano, negli anni bui della guerra di mafia: questo e’ stato, stamani, l’omicidio di Paolo Salvaggio, 60 anni, pregiudicato per droga e con contatti sia in ambienti ‘ndranghetistici sia in quelli della Sacra Corona. L’uomo e’ stato freddato con tre colpi, l’ultimo dei quali quando era gia’ a terra agonizzante. Salvaggio era in strada sulla sua bicicletta, quando e’ stato avvicinato, al semaforo tra via della Costituzione e via Morandi, da uno scooter da cui sono stati esplosi i primi colpi, a distanza ravvicinata, che lo hanno raggiunto a testa e spalla, e poi, quando era a terra, il killer gli ha sparato ancora al viso. Ricoverato in arresto cardiaco all’Humanitas di Rozzano (Milano), e’ deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale. L’uomo, con precedenti per droga e gia’ coinvolto in importanti passate inchieste sul territorio, si trovava agli arresti domiciliari presso la casa dell’ex moglie, e aveva un permesso per uscire due ore alla mattina, dalle 10 alle 12, proprio nell’orario in cui e’ stato seguito, raggiunto e ucciso, a due passi da un parco pubblico, prima che arrivasse a un piccolo bar dove era solito recarsi: modalita’ che fanno pensare a un agguato pianificato, anche se tutte le ipotesi sono al momento aperte da parte dei Carabinieri del Comando provinciale di Milano che indagano sull’episodio. “Immagino sia stato ucciso da professionisti – ha detto il sindaco Rino Pruiti – che quando era a terra gli hanno sparato un ultimo colpo alla testa” senza lasciargli scampo. “Adesso bisogna capire perche’ dopo decenni qui si ricomincia a sparare – ha aggiunto – Evidentemente sono saltati gli equilibri fra le famiglie” della criminalita’ organizzata. “Sono decenni che pregiudicati e famiglie di mafia vivono qui. Lo diciamo da decenni. La proporzione di locali sequestrati alle mafie che abbiamo qui e’ piu’ alta che a Reggio Calabria, uno ogni mille abitanti” ha spiegato. Ma finora gli affari della criminalita’ organizzata erano rimasti sotto traccia: “L’ultimo morto ammazzato risale alla fine degli anni ’80”. Per questo dopo l’attentato “la preoccupazione e’ altissima”. Sul posto e’ giunto il pm di turno, Carlo Scalas. La famiglia della vittima e’ stata ascoltata dagli investigatori. I filmati delle telecamere della zona acquisiti dagli investigatori dell’Arma.

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In Evidenza

Mentre a Napoli si chiacchiera a Milano Sala presenta la giunta

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Una giunta composta da dodici assessori, sei uomini e sei donne, di cui due hanno meno di 30 anni, provenienti dai partiti con l’esclusione di due tecnici. E’ questa in sintesi la squadra di governo presentata dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, durante una conferenza stampa a cinque giorni dal voto. Il Pd, forte del suo risultato elettorale alle elezioni, ha sei assessori: la vice sindaca Anna Scavuzzo che ha anche le deleghe a Istruzione e Rapporti con il Consiglio comunale, Piefrancesco Maran, il recordman di preferenze italiano, a Casa e Piano quartieri, a Welfare e Salute c’e’ Lamberto Bertole’ ex presidente del Consiglio comunale, alla Mobilita’ Arianna Censi che e’ stata vice sindaca della Citta’ metropolitana, ai Servizi Civici la giovanissima Gaia Romani di 25 anni, alla Sicurezza torna Marco Granelli che ha gia’ ricoperto quel ruolo con Giuliano Pisapia. I due tecnici sono alla Cultura Tommaso Sacchi, attuale assessore a Firenze mentre alla Rigenerazione urbana arrivera’ un dirigente del Comune Giancarlo Tancredi. Dalla lista civica del sindaco arrivano Emmanuel Conte che avra’ la delega al Bilancio e Patrimonio immobiliare e Martina Riva (28 anni), che lavorera’ allo Sport, Turismo e Politiche giovanili. Alessia Cappello di Italia Viva, che era candidata nella lista dei Riformisti, sara’ al Lavoro e sviluppo economico, mentre l’assessorato a Verde e Ambiente e’ di Elena Grandi, co portavoce nazionale dei Verdi.

La prima seduta della giunta, come ha spiegato Sala, si potrebbe tenere gia’ mercoledi’ della prossima settimana. “E’ una giunta equilibrata, io sono contento – ha commentato -. E’ ovvio che ci sono discussioni con i partiti ma se si arriva a decidere in cinque giorni parliamo di questioni gestibili. Credo di essere riuscito nell’intento di cambiare perche’ fare l’assessore e’ un lavoro faticoso e quindi e’ importante tirare fuori forze fresche, abbiamo solo tre assessori della giunta precedente”. Inoltre secondo il sindaco nella squadra c’e’ “equilibrio tra le forze politiche. Cercheremo di fare la prima giunta gia’ mercoledi’ per partire a spron battuto. La lista ha componenti giovanili anche in termini di esperienza e quindi ho ritenuto di non privarmi della capacita ed esperienza di Marco Granelli e Piefrancesco Maran”. Per il suo secondo mandato Sala ha deciso di confermare il suo direttore generale, Christian Malangone, e il capo di Gabinetto, Marino Vanni.

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Cronache

Ultrà interista ucciso, la Procura generale chiede la conferma della condanna per omicidio stradale al tifoso del Napoli

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La Procura generale di Milano, non condividendo l’impostazione della Procura che aveva presentato appello per sostenere il riconoscimento dell’omicidio volontario, ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni per omicidio stradale per Fabio Manduca, l’ultra’ napoletano arrestato nel 2019 per aver travolto e ucciso con il proprio suv il tifoso del Varese Daniele Belardinelli, morto negli scontri del 26 dicembre 2018, in via Novara, poco lontano dallo stadio di San Siro, prima della partita tra Inter e Napoli. In primo grado i pm Stagnaro e Bordieri avevano chiesto una condanna a 16 anni per omicidio volontario col “dolo eventuale”, ossia con l’accettazione del rischio del verificarsi dell’evento, ma il gup Carlo Ottone De Marchi il 30 novembre 2020 ha condannato in abbreviato Manduca (arrestato nell’ottobre 2019) per omicidio stradale. Per il giudice, infatti, l’ultra’, difeso dal legale Eugenio Briatico, pur avendo messo in atto “una guida pericolosa” violando “fondamentali regole di cautela” e causando per “colpa” il “grave investimento nel quale ha perso la vita” Belardinelli, non aveva una “volonta’ dolosa” di uccidere. Il sostituto pg Nicola Balice, davanti alla Corte d’Assise d’appello di Milano, ha spiegato che quella di primo grado e’ una “sentenza equilibrata” rispetto agli elementi emersi dalle indagini e che la ricostruzione alternativa dell’omicidio volontario e’ solo “ipotetica”. Contro la sentenza del gup hanno presentato appello anche i familiari di Belardinelli (presenti in aula) coi legali Fabio Bossi e Gianmarco Beraldo.

Daniele Belardinelli. L’ultimo morto del calcio

Lo scorso gennaio a Manduca, che era finito anche in carcere, erano stati revocati i domiciliari e per lui era stato disposto l’obbligo di dimora. L’ipotesi dell’omicidio volontario era stata confermata dal gip Guido Salvini, che nell’ottobre 2019 ordino’ l’arresto del 40enne, e successivamente anche dal Riesame. Infine, era stata rafforzata da una consulenza richiesta dai pm e firmata da esperti. L’ultra’, ha scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza, voleva “abbandonare al piu’ presto la situazione di guerriglia” che si era creata, determinata “dall’agguato sulla strada da parte dei tifosi interisti”. E ha messo in atto “una guida pericolosa” causando per “colpa” il “grave investimento”, mentre si puo’ escludere, pero’, che avesse una “volonta’ dolosa” di uccidere. I pm hanno contestato la ricostruzione del gup sulla dinamica dell’investimento, spiegando che l’ultra’ con la sua auto aveva puntato contro il gruppo di interisti. Tesi non condivisa ora dalla Procura generale. Il gup aveva anche riconosciuto all’imputato l’attenuante del “concorso” del “fatto doloso della persona offesa”. Gli ultras interisti, alleati con tifosi del Varese e del Nizza, “per primi avevano invaso la carreggiata di via Novara e avevano attaccato la carovana dei tifosi napoletani” e Belardinelli “e’ stato uno dei primi a dare vita alla rissa, invadendo la corsia e colpendo il vetro del Ford Transit che precedeva l’auto del Manduca”. Per la difesa, invece, mancano le prove per sostenere che sia stato Manduca a travolgere e uccidere col suo suv Belardinelli e, dunque, dovrebbe essere assolto. Dopo il pg parleranno i legali di parte civile e il difensore.

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