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Economia

L’inflazione ferma a maggio, ma è caro vacanze

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L’Istat conferma il costante raffreddamento dell’inflazione, ma il profilarsi del “caro vacanze” preoccupa consumatori e Confesercenti. E’ questa la fotografia scattata dalle stime definitive sull’inflazione di maggio diffuse dall’Istat Nel mese di maggio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi (Nic) si conferma in aumento dello 0,2% su base mensile e dello 0,8% su base annua portando l’inflazione acquisita per il 2024 dal +0,6% al +0,8%. Si tratta di un leggero aumento congiunturale (ad aprile era +0,1%) e di una crescita stabile allo 0,8% su base tendenziale. Stessi numeri confermati anche nell’indice Foi (Famiglie e salariati) e Ipca, quello che misura l’inflazione armonizzata secondo i parametri Ue, numeri che collocano l’Italia fra i Paesi dell’eurozona con l’inflazione più bassa (terzultima insieme alla Lituania).

L'”inflazione di fondo”, cioè al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e l’inflazione al netto dei soli energetici rallentano entrambe da +2,1% a +2,0%. Buone notizie arrivano anche dal raffreddamento dei prezzi dei beni che compongono il cosiddetto “carrello della spesa” e dei beni con maggior frequenza di acquisto.

Alimentari e beni per la cura della casa e della persona, rallentano su base tendenziale (dal +2,3% di aprile al +1,8% di maggio) come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto che passano da +2,6% di aprile a +2,5% di maggio. Ma nel quadro complessivamente positivo, si profilano avvisaglie di prossimi aumenti nei settori più esposti alla congiuntura estiva. Approfondendo i numeri dell’Istat emerge subito che i prezzi energetici si stanno risvegliando. Questa volta sono gli energetici regolamentati a interrompere il calo e a volgere in terreno positivo (da -1,3% a +0,7%; +1,9% su aprile), mentre i non regolamentati rallentano da -13,9 a -13,5%. Ma soprattutto è il comparto vacanze a preoccupare: l’Istat rileva che a maggio il prezzo di alberghi e ristoranti è aumentato dell’1,4% rispetto ad aprile e del 4,5% su base annua.

“Dai trasporti agli alloggi, passando per musei, pedaggi, parcheggi, tutte le voci che interessano i viaggi e il turismo registrano un andamento in forte crescita”, analizza il Codacons. I treni sono rincarati del +8,1% rispetto allo scorso anno, bus e pullman del +4%, il gasolio costa il 4,9% in più, +3,8% la benzina, a cui si aggiunge un aumento medio del +2,7% per i parcheggi e del +1,9% per i pedaggi. I pacchetti vacanza rappresentano la voce con gli aumenti più pesanti, addirittura +20,4% rispetto allo stesso periodo del 2023. Più costoso anche dormire fuori: i listini di alberghi, motel, pensioni sono rincarati del +7,8% su base annua, +8,1% le altre strutture ricettive (case vacanza, b&b, ecc.).

Musei e monumenti storici segnano un +2,5%, mentre per mangiare al ristorante si spende il 3,6% in più. In controtendenza i biglietti aerei, con le tariffe dei voli nazionali che scendono del -11,2% su anno, -16,4% i voli internazionali, -10,6% i voli europei, ma è un tromp-l’oeil dovuto al calo fisiologico seguito ai forti rincari registrati a marzo per effetto della Pasqua. Infatti Confesercenti prevede già un aumento dei prezzi sui voli a giugno. Sui prezzi dei “servizi per la ristorazione e ricettivi” (+4,5% anno;+1,4% mese), la Fipe-Confcommercio precisa che “i prezzi della ristorazione scorporati da quelli dei servizi ricettivi mostrano una dinamica congiunturale in linea con quella generale (+0,3% vs. +0,2%)”.

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Economia

Crescono occupati, rischio povertà a minimi da 2010

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Cresce l’occupazione e diminuisce il rischio di povertà ma l’Italia resta comunque indietro rispetto alla media Ue: nel 2023 il nostro Paese ha avuto un incremento record degli occupati con 1,5 punti in più (seconda sola a Malta ,oltre il doppio della media Ue) ma resta in fondo alla classifica con appena il 66,3% di persone tra i 20 e i 64 anni che lavora. Nello stesso periodo è diminuito il rischio di povertà che con il 18,9% si porta sui minimi dal 2010. In pratica il cammino per la riduzione del disagio economico e sociale sembra iniziato ma il percorso resta lungo.

Il divario con il tasso di occupazione medio europeo è ancora di nove punti a livello nazionale ma sale si si guarda alle donne e soprattutto ai territori con il Mezzogiorno ancora più indietro. Il 2023, anno che ha registrato una stretta sul reddito di cittadinanza con la possibilità di avere il sussidio al massimo per sette mesi per i cosiddetti occupabili, ha visto comunque una riduzione del rischio di povertà monetaria (ovvero della popolazione con un reddito inferiore al 60% di quello mediano nazionale) di 1,2 punti (-0,3 punti in media in Ue).

Il tasso di rischio di povertà monetaria dopo i trasferimenti sociali è sceso al 18,9% della popolazione (16,2% in Ue) pari a 11,12 milioni di persone, con una riduzione di 676mila persone sul 2022. Se si guarda nel complesso alla povertà e l’esclusione sociale (quindi oltre alla povertà monetaria anche alla presenza di grave deprivazione materiale o di bassa intensità di lavoro) in Italia la percentuale di popolazione in questa situazione di disagio economico è pari al 22,8% in calo di due punti rispetto al 2022 ma comunque superiore alla media Ue (21,4%).

Si trovano in questa situazione di rischio nel complesso nel nostro Paese 13 milioni 392mila persone con una riduzione di circa 900mila persone rispetto al 2022. Sono persone che vivono in famiglie o in situazione di povertà relativa, o sono impossibilitate a fare spese impreviste o a riscaldare adeguatamente l’abitazione o a fare una settimana di vacanza l’anno lontano da casa, o che sono in nuclei a bassa intensità di lavoro, ovvero hanno impegno inferiore al 20% dell’orario normale. Per i minori il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto rispetto alla percentuale complessiva.

Nel nostro Paese nel 2023 oltre un quarto dei minori, il 27,1%, era in questa situazione di disagio, dato in flessione rispetto al 28,5% del 2022, ma comunque superiore alla media Ue (24,8%). In pratica ci sono 2 milioni 471mila under 18 in una situazione di disagio economico. Tra i fattori di grave deprivazione materiale c’è l’impossibilità di fare un pasto adeguato con carne o pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni. Se in media in Ue il 9,5% non può permettersi di mangiare in modo adeguato in Italia la percentuale e all’8,4% (dal 7,5% del 2022).

La percentuale sale al 19,2% in Italia per le persone che hanno un reddito al di sotto del 60% di quello mediano. Per ridurre ancora il rischio di povertà sarà essenziale aumentare la partecipazione al lavoro, soprattutto delle donne. Se l’Italia è ultima per tasso di occupazione in Ue è tra le peggiori anche per quello di disoccupazione con il 7,6% tra i 15 e i 74 anni facendo meglio solo della Spagna (12,2%) e della Grecia (11,1%) .

Il tasso è largamente al di sopra della media Ue attestata nell’anno al 6,1% ma se si guarda all’andamento rispetto al 2022l’Italia ha comunque fatto meglio della media Ue con una flessione del tasso di 0,4% punti a fronte di una riduzione media in Europa di 0,1 punti. L’Italia è invece tra le prime della classe sul divario di retribuzioni tra uomini e donne per ora lavorata (il 4,3% in meno rispetto al 12,7% in meno in media nell’Ue), il dato migliore dopo il Lussemburgo che vede le donne pagate più degli uomini.

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Economia

Camera di Commercio Napoli, De Luca nomina commissario il prefetto Raffaele Cannizzaro

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Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con proprio decreto, ha nominato oggi Il prefetto Raffaele Cannizzaro nuovo commissario straordinario della Camera di Commercio di Napoli. La nomina del Prefetto Cannizzaro nasce “dalla presa d’atto – come scritto nel decreto – della complessità e rilevanza delle funzioni svolte dalla Camera di Commercio che richiedono l’individuazione di un profilo particolarmente esperto, competente ed autorevole in possesso di consolidata e significativa esperienza in campo giuridico amministrativo e nei ruoli di vertice della pubblica amministrazione.

Vi è la necessità e l’urgenza di assicurare il regolare funzionamento dell’Ente e portare a compimento le procedure di rinnovo dell’organo camerale, ponendo in essere tutti gli atti necessari per addivenire al sollecito rinnovo del Consiglio Camerale”. Il prefetto Raffaele Cannizzaro “è stato impegnato in plurime e variegate esperienze ai vertici della pubblica amministrazione, recentemente Presidente della Commissione Prefettizia al Comune di Castellammare di Stabia, e ha ricoperto, nella sua lunga esperienza professionale, anche l’incarico di Prefetto a Cosenza, Catanzaro, Ancona e Perugia”.

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Il rischio povertà in Italia cala a 18,9%, minimo dal 2010

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Cresce l’occupazione e cala il rischio di povertà anche se l’Italia resta al di sopra della media Ue: nel 2023 la percentuale di popolazione con un reddito disponibile equivalente inferiore alla soglia di rischio di povertà, fissata al 60 % del reddito disponibile mediano equivalente nazionale, è al 18,9% con un calo di 1,2 punti sul 2022 e ai minimi dopo il 2010 (era al 18,7%) ma comunque al di sopra della media Ue (16,2%). Le persone a rischio povertà sono 11,12 milioni, 676mila in meno del 2022.

Se si guarda nel complesso alla povertà e l’esclusione sociale (quindi oltre alla povertà monetaria anche alla deprivazione materiale o la bassa intensità di lavoro) in Italia la percentuale di popolazione in questa situazione di disagio economico è pari al 22,8% in calo di due punti rispetto al 2022 ma comunque superiore alla media Ue (21,4%). In pratica si trovano in questa situazione di rischio nel complesso nel nostro Paese 13 milioni 392mila persone con una riduzione di circa 900mila persone rispetto al 2022. Per i minori il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto rispetto alla percentuale complessiva. Nel nostro Paese nel 2023 il 27,1% dei minori era in questa situazione di disagio, dato in flessione rispetto al 28,5% del 2022 ma comunque superiore alla media Ue (24,8%). In pratica ci sono 2 milioni 471mila under 18 in una situazione di disagio economico. Tra i fattori di deprivazione materiale c’è l’impossibilità di fare un pasto adeguato con carne o pesce o un equivalente vegetariano ogni due giorni. Se in media in Ue il 9,5% non può permettersi di mangiare in modo adeguato in Italia e all’8,4% (dal 7,5% del 2022). La percentuale sale al 19,2% in Italia per le persone che hanno un reddito al di sotto del 60% di quello mediano.

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