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Linea dura Di Maio su dissenso ma è conta su capigruppo

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Nessun voto contrario al taglio dei parlamentari: alla fine dell’ennesima giornata segnata dai malumori interni Luigi Di Maio incassa il congelamento del dissenso nel momento topico, quello del voto. Del resto, gia’ nelle ore precedenti all’ultimo si’ della Camera alla riforma, il capo politico M5S aveva fatto trapelare la sua linea dura su un eventuale “no” di qualche deputato ad una delle battaglie “madri” del Movimento. Ed e’ una linea dura che, anche dopo l’ok dell’Aula, resta. “Chi e’ contro allora voti di conseguenza, e si prenda le sue responsabilita’ sulle conseguenze sul governo”, e’ il senso del messaggio, tranchant, trasmesso dai vertici pentastellati. Al di la’ della centinaia di lucine verdi che hanno fatto esultare Di Maio per il si’ alla riforma, la fibrillazione nel M5S resta oltre il limite di guardia e avanza parallelamente al momento dell’elezione dei capogruppo al Senato e alla Camera. Lo scrutinio iniziera’ in serata, contestualmente alla presentazione dei candidati all’assemblea, e proseguira’ per 24 ore. Ma il fatto che per eleggere il capogruppo sia necessaria la maggioranza assoluta e il numero di candidature (Anna Macina, Francesco Silvestri e Raffaele Trano alla Camera; Danilo Toninelli, Gianluca Perilli, Marco Pellegrini e Stefano Lucidi) rendono impossibile l’elezione al primo “slot”. E, da qui alla settimana prossima, quando deputati e senatori torneranno a votare, tutto e’ possibile.

Il rischio, evocato anche da piu’ di un parlamentare, e’ che la gara fra capogruppo si trasformi in una conta tra “pro” e “contro” Di Maio. Alla Camera, ad esempio, Macina e Trano rappresentano, di fatto, sensibilita’ opposte rispetto ai vertici pentastellati laddove Silvestri, nella sua “squadra”, ha inserito qualche critico e qualche esponente ortodosso. Al Senato la battaglia e’ ancora piu’ aspra, tra sirene renziane, ex ministri tagliati fuori dal governo giallo-rosso, e malpancisti sul nuovo corso sulle alleanze civiche. I giochi, insomma, sono apertissimi e il rischio, per Di Maio, di trovarsi un capogruppo non proprio allineato e’ alto. Anche perche’, per dirla come uno dei parlamentari piu’ in vista nel M5S, “un capogruppo deve fare il capogruppo, ovvero deve fare sintesi”. Il capo politico, al momento, derubrica i malumori a sortite singole.

“Che scissione? Per avere una scissione ci vuole un leader. Qui il problema non e’ neanche piu’ Di Maio, e’ che si vuol fare di testa propria….”, si ragiona nei vertici del Movimento, particolarmente irritati dalla sortita, prima di Dalila Nesci e poi di Barbara Lezzi (in suo appoggio) sulla Calabria. Tema, quello delle alleanze alle Regionali, che Di Maio affrontera’ a Italia 5 Stelle, quando lancera’ la nuova organizzazione fatta dai 12 facilitatori nazionali e dai referenti. Una riforma che, i dissidenti interni, vorrebbero pero’ piu’ tranchant. Ci si avvia, insomma, ad una kermesse – a Napoli, nel weekend – dai mille volti, dove e’ concreto il timore di contestazioni e alta la speranza che Beppe Grillo richiami una volta ancora all’unita il Movimento. Quell’unita’ che, nel flash mob in piazza a Montecitorio per festeggiare il taglio ai parlamentari, e’ mancata: non tutti i deputati sono usciti dalla Camera (alcuni lo hanno fatto in ritardo) come segno, simbolico, di dissenso.

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Di Maio “sfratta” la Trenta dall’alloggio della Difesa, l’ex ministra: traslochiamo anche se…

Paolo Chiariello

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Alla fine la ex ministra Elisabetta Trenta si è arresa al ridicolo ed ha lasciato la casa che le era stata assegnata per il suo ruolo. L’ha fatto dopo due giorni di polemiche più o meno serie della politica e dopo aver sparso in giro dichiarazioni sul nulla. Ora lascerà la casa della Difesa di San Giovanni e se ne andrà a casa sua al Pigneto. “Mio marito, pur essendo tutto regolare, ma sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio” ha detto l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dopo le polemiche degli ultimi giorni. “Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sona una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”, ha dichiarato. Lo stesso rispetto che reclamano le istituzioni e che forse lei aveva dimenticato. In ogni caso la signora Trenta deve lasciare l’alloggio che le fu assegnato entro il 5 dicembre. Per andare oltre dovrà pagare un canone di locazione di mercato e uscire comunque subito. Luigi Di Maio, per ora non ha parlato, ma chi l’ha sentito e visto del suo entourage e lo descriveva inviperito per questa vicenda, oggi – dice – “sembra sia più sereno“. “La differenza tra chi predica l’onestà e chi la predica e la pratica sta tutto nei comportamenti degli iscritti al M5S. Da noi si deve essere onesti, non sembrarlo” ha spiegato Di Maio in ogni occasione in cui c’era qualche dubbio sulla moralità di qualcuno del Movimento. Chi non si adegua viene cacciato. In ogni caso, il caso Trenta non è chiuso. Non é chiuso per il M5S che vuole vederci chiaro. Non é chiuso per la giustizia militare e quella civile. Si indaga sulla assegnazione alla signora Trenta e sulla riassegnazione al marito.

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Il Turismo torna ai Beni Culturali dopo la “allegra” parentesi leghista

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La delega del Turismo torna al ministero dei Beni culturali. È questa la principale innovazione del dl sul riordino dei ministeri che ieri è stato definitivamente approvato dall’aula della Camera, dove il governo lo ha blindato con la fiducia: 331 i sì, 209 i no. Nel voto definitivo sul testo 285 voti a favore e 155 contrari.
Dunque, non sarà più il ministero dell’Agricoltura ad occuparsi di turismo, come accadde nel primo governo Conte. Al Mibact, come avveniva fino al governo Gentiloni, tornano dunque tutte le competenze e le risorse economiche ed umane in materia. Insomma Giuseppe Conte I ha tolto le competenze del Turismo ai Beni Culturali, Giuseppe Conte II gliele restituisce. Non sappiamo quanto è costato agli italiani questa sceneggiata (magari i giudici della Corte dei Conti vorranno saperlo?), ma noi possiamo spiegarvi perché accadde. Secondo quanto emerse all’epoca delle spartizione delle poltrone ministeriali del governo Conte I, quello M5S-Lega, le competenze del turismo andarono inizialmente al ministro dell’Ambiente, il generale dei carabinieri (Forestale) Sergio Costa. Solo che la Lega si impuntò, perchè riteneva di aver incassato poche poltrone di prima fascia e pochissima di sottobosco governativo,  e allora volle fortissimamente volle le deleghe del Turismo. E allora ci si inventò di dare la delega al Turismo al ministero dell’Agricoltura. Dice: ma che c’azzecca? All’epoca ci fu una spiegazione plausibile, addirittura una questione di competenza e competenze. Il ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio, era stato direttore di una agenzia di viaggio e pertanto le sue competenze sul Turismo italiano erano naturali. Dunque il settore Turismo fu tolto ai Beni Culturali, non assegnato all’Ambiente e girato al ministero dell’Agricoltura. Ora è tornato tutto al suo posto. Nel frattempo Gianmarco Centinaio (nella foto in evidenza) ha avuto il tempo di fare tutte le nomine negli enti che dipendendo dalla Direzione Generale Turismo: dal direttore dell’Enit al sito Internet a tutte le società satelliti. Una grande abbuffata. Il primo a beneficiarne fu Giorgio Palmucci. Il nuovo capo dell’Enit, ovvero quello che era il capo di Centinaio quando lavorava al Club Med come manager. Ve l’immaginate la collaborazione tra Palmucci e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini?

Dal Club Med all’Enit, Palmucci chiamato a rilanciare il settore turismo diventato una appendice del ministero dell’Agricoltura

Con il riordino di queste ore c’è anche il via libera alla assunzione al Mibact a tempo indeterminato di 150 unità di personale non dirigenziale, ed all’uso di personale della società Ales Spa nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali autorizzate per i servizi di vigilanza. Per quanto riguarda i musei, i proventi derivanti dalla vendita dei biglietti all’ingresso degli istituti e luoghi di cultura appartenenti o in consegna allo Stato, sono destinati anche alla fruizione degli stessi musei mediante una riassegnazione.
Novità anche in tema di grandi eventi sportivi. Arriva il Commissario straordinario per le finali della Coppa del mondo e dei campionati mondiali di sci alpino.

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Elisabetta Trenta non molla la casa, il M5S dà l’avviso di sfratto: lasci o sarà fuori dal Movimento

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Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. E’ evidente che ormai sono sotto attacco”. Sono le parole che usa la ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta per difendersi dall’inchiesta de “Il Corriere della Sera” sulla casa a San Giovanni che ha conservato pur non essendo da mesi al ministero. Ricordiamo, perchè è utile, che Elisabetta Trenta è stata “bocciata” dal M5S che non l’ha voluta nella delegazione ministeriale del Conte II. Lei al Corriere della Sera dice che quanto accade “è tutto regolare”. E dice che “ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?”. Dice anche altre cose appendendosi sugli specchi, ma va bene così. Non è importante quello che dice Elisabetta Trenta. È chiaro che l’ex  ministra è convinta che è nel giusto, ben sapendo che quella casa è un privilegio che non sta in piedi. È importante invece quello che dice il M5S. Di Maio da due giorni dice che la Trenta deve lasciate la casa. Oggi il M5S prende ufficialmente, nella sua interezza, posizione. “Le spiegazioni di Elisabetta Trenta, a proposito dell’assegnazione dell’appartamento al marito, non sono sufficienti. I nostri valori sono incompatibili con l’intenzione di mantenere l’appartamento. Ci sono soldati e militari che hanno davvero bisogno di un alloggio e non è il caso di Elisabetta Trenta e del marito.

Questa situazione e’ inaccettabile anche per il lavoro che i nostri parlamentari e attivisti portano avanti da anni in tema di Difesa. Luca Frusone, nostro portavoce in commissione Difesa, ha presentato proprio in questi giorni una risoluzione che chiede la riorganizzazione degli alloggi militari. Quella degli alloggi militari è una questione di cui ci siamo occupati, perchè spesso prevalgono amicizie e clientelismi, a danno dei soldati che, appunto, hanno davvero bisogno” scrive il M5S sul blog. “Non sono concessi sconti – sostiene – Questa è una guerra a una mentalità molto radicata nel nostro Paese. O la trasformiamo noi, o non c’e’ nessuno che lo farà al posto nostro. Questa vicenda non danneggerà il grande lavoro di tutto il MoVimento, come dimostra la risoluzione di Luca Frusone. L’animo delle persone non si può cambiare, che il singolo sbagli puo’ accadere, ma i nostri valori sono intoccabili e li facciamo rispettare. Sempre. Questo e’ cio’ che ci distingue dai partiti. Quindi ci auguriamo che Elisabetta Trenta lasci la casa e se il marito, in quanto militare, ha diritto ad un alloggio puo’ fare domanda e lo otterrà”. Si vedrà. Qualche dubbio che questo comportamento della Trenta non danneggi il M5S però lo nutriamo.

Intanto che la signora Trenta decida se e come andarsene da un alloggio che le fu assegnato da ministra, la Procura militare della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine per accertare eventuali profili di sua competenza in relazione alla vicenda della casa dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta. Si tratta, per ora, di atto dovuto dopo l’inchiesta di Fiorenza Sarzanini che ha beccato in fallo la ex ministra e le decine di denunce pubbliche di politica e sindacalisti sulla vicenda della casa di San Giovanni dove ancora vive la ex ministra.

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