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Linea Conte si rafforza, ma alta tensione su nomi con Di Maio

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Resta la tensione dentro il M5s sulla linea da seguire per l’elezione del Capo dello Stato dopo che il presidente ha aperto nella direzione del dialogo con il centrodestra per l’individuazione di un nome per il Colle, “autorevole” e che sbarri la strada di Draghi verso la Presidenza, in modo da assicurare la stabilita’ del governo “nell’interesse nazionale”. Se torna il sereno sul fronte del no ai veti incrociati, ora i 5 Stelle si interrogano sul possibile candidato che potrebbe uscire dal cilindro del confronto con Salvini e la sua coalizione. E il nome che piu’ divide sarebbe quello della presidente del Senato, Casellati, un nome che potrebbe uscire dal fronte salviniano qualora sfumassero i nomi della sua rosa. Una parte del Movimento considera positivamente il fatto che sia una figura istituzionale, seconda carica dello Stato, rispondente cioe’ all’identikit tracciato dai 5 stelle per poter convergere su un nome di centrodestra. Ma e’ invece visto come il fumo negli occhi da un’altra parte del Movimento che ricorda la questione sorta attorno alla sua figura per i voli di stato e sulla questione dei vitalizi. “Come Movimento non la potremmo mai votare” e’ la previsione che azzarda qualcuno. Intanto c’e’ chi guarda con speranza alla crescita dei voti per il presidente uscente Sergio Mattarella: “sono aumentare le schede su Mattarella e sicuramente li’ dentro c’e’ qualcuno del Movimento” ,dice un parlamentare lamentandosi del fatto che i grandi elettori 5 Stelle venogno tenuti all’oscuro della trattativa vera. Come quella che si e’ riaperta con gli alleati di centro-sinistra smorzando gli attriti che si erano verificati dopo che erano filtrate notizie sulla cabina di regia che Conte aveva riunito ieri fino a tarda notte. Un tavolo dove sarebbe andata in scena la contrapposizione di linea tra l’ex premier e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. La linea di Conte resta quella del dialogo aperto anche con il centrodestra per la ricerca di un nome condiviso dagli schieramenti, partendo dall’assunto della necessita’ di mantenere la continuita’ dell’azione di governo in un momento molto delicato per il paese. Per Di Maio, invece, proprio nell’ottica di una ampia convergenza tra le forze politiche era necessario non precludere alcuna strada, neppure quella che potrebbe portare il premier al Colle. Anche per evitare il rischio di isolare il Movimento nel caso in cui il punto di caduta dovesse essere sul nome di Draghi. Sullo sfondo restano i dubbi sulla linea del posizionamento politico dei 5s ora saldamente ancorato nel centrosinistra. La linea del dialogo con il centrodestra, rivendicata dall’ex premier, interroga alcuni sul rischio di mettere a repentaglio l’asse con i progressisti. Asse che tuttavia e’ stato rinsaldato nella nuova riunione tra Conte, Letta e Speranza dove, insieme, i tre leader hanno deciso di andare al confronto ad oltranza senza presentare una rosa da contrapporre all’altro schieramento proprio per agevolare una soluzione condivisa. “Giuseppe Conte rappresenta al meglio gli interessi degli italiani. Siamo con te, presidente!” esulta la vice di Conte Paola Taverna.

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Politica

Meloni: basta bugie su giornali, centrodestra unito pronto a governare

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 “Trovo abbastanza surreale che certa stampa inventi di sana pianta miei virgolettati, pubblicando ricostruzioni del tutto arbitrarie. Si mettano l’anima in pace: il centrodestra unito ha vinto le elezioni ed è pronto a governare. Basta mistificazioni”. Lo scrive la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni su Twitter, allegando un fotomontaggio con due titoli di giornali: “Meloni non cede su Salvini. ‘Non lo voglio è filo-russo'” e “Il veto di Meloni su Salvini: ‘Matteo non avrà ministeri chiave’”.

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Politica

Palazzo Chigi, Draghi, nessun patto con la Meloni ma solo al lavoro per una ordinata transizione

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Palazzo Chigi smentisce la tesi e il contenuto dell’articolo ‘Kiev e conti pubblici, contatti di Draghi con l’Ue – ‘Meloni starà ai patti’’ pubblicato su Repubblica. “Il Presidente del Consiglio – assicurano le stesse fonti – non ha stretto alcun patto” con Giorgia Meloni “né ha preso alcun impegno a garantire alcunché”.  Il Presidente del Consiglio Mario Draghi “mantiene regolari contatti con gli interlocutori internazionali per discutere dei principali dossier in agenda e resta impegnato a permettere una transizione ordinata, nell’ambito dei corretti rapporti istituzionali”. Lo comunica palazzo Chigi smentendo le ricostruzioni stampa circa un ‘patto Draghi-Meloni’.

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“The Telegraph”: assurdo definire Giorgia Meloni di “estrema destra”

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I media di tutto il mondo, di destra o di sinistra, definiscono Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e potenziale nuova presidente del Consiglio italiano, come esponente di “estrema destra”: e’ un modo moderno di dire “fascista”. E’ quanto si legge sul quotidiano britannico “The Telegraph”, secondo cui i critici di Meloni stanno, tuttavia, riscontrando non poche difficolta’ a trovare delle prove a sostegno delle loro affermazioni. Se e’ pur vero che a nei primi anni Novanta Meloni era una sostenitrice del Movimento sociale italiano, partito neofascista da tempo scomparso, dal 2011 – quando ha fondato Fratelli d’Italia – ha puntato chiaramente su ideali conservatori, prendendo come esempio soprattutto il modello britannico. “Se fossi inglese sarei un Tory”, aveva affermato Meloni proprio in un’intervista rilasciata il mese scorso al quotidiano britannico. Sebbene non manchino le critiche relative alle sue posizioni sull’immigrazione, l’aborto o il rischio di una deriva autoritaria, tutte queste accuse sono confutabili, secondo il “Telegraph”. Per il quotidiano britannico, quindi, la vittoria di Meloni “e’ un trionfo della democrazia” in quanto sara’ la prima presidente del Consiglio italiana eletta dai tempi di Silvio Berlusconi nel 2008. Nessuno dei sei primi ministri dal 2011, quando Berlusconi e’ stato costretto a dimettersi durante la crisi dell’euro, era il leader di un partito o di una coalizione che aveva ottenuto il massimo dei voti alle elezioni generali, mentre quattro di essi non erano nemmeno parlamentari eletti.

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