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L’immunologa Antonella Viola: vaccinazione a over 60 da subito

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Gia’ da un paio di mesi, “abbiamo visto che questa variante del covid era molto trasmissibile, ci aspettavamo un aumento dei contagi. Quello che non ci aspettavamo e’ che non ci fosse una pronta reazione da parte della sanita’ che avrebbe dovuto spingere tutti gli over 60 a vaccinarsi, autorizzandola”. Lo dice l’immunologa Antonella Viola, che ha ricevuto alla 21/a edizione de Il libro possibile Festival (sostenuto da Pirelli) a Polignano a Mare (Bari) il premio Valore Donna BCC San Marzano per il suo libro ‘Il sesso e’ (quasi) tutto’ (Feltrinelli). “Andavano anche convinti i medici di base a utilizzare molto di piu’ gli antivirali che se somministrati nei primi cinque giorni riducono dell’80% il rischio di malattia severa – aggiunge- Tutto questo non e’ stato fatto, abbiamo di nuovo mostrato un’alta impreparazione a un’emergenza che era fortemente prevedibile”. La vaccinazione over 60 “dovrebbe partire subito, sono molto contenta che Ema abbia spinto i Paesi ad andare in questa direzione. perche’ le persone in quella fascia d’eta’ sono quelle che rischiano di piu'”. L’immunologa tarantina, professoressa ordinaria di Patologia generale presso il dipartimento di Scienze biomediche dell’Universita’ di Padova e direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica (Irp-Citta’ della Speranza) e’ felice del riconoscimento ricevuto “perche’ e’ dedicato alle donne e perche’ viene dalla mia terra, la Puglia per un libro a cui tengo moltissimo – spiega -. Il sesso e’ (quasi) tutto e’ anche sulla medicina di genere, che e’ importantissima per curare tutti al meglio, e andare verso quella medicina personalizzata verso cui tutti aspiriamo”. Anche per questo “la sentenza della Corte Suprema sull’aborto e’ molto preoccupante, e’ agghiacciante – sottolinea -. Vietare l’aborto non significa far si’ che non accada piu’ ma spingere le donne a rivolgersi a strutture non autorizzate, quindi ad abortire in maniera non sicura, mettendone a rischio la salute. Ricordiamoci che se questa sentenza se applicata in modo completo impedisce anche l’aborto a una ragazzina che sia stata violentata da un gruppo o dal padre. E’ terrificante”.

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Disabili: Polizia, 50 casi di violenza sessuale in due anni

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Cinquanta violenze sessuali, 21 episodi di stalking, 230 casi maltrattamenti nei confronti di donne con disabilità. Sono i dati registrati dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (Oscad) della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nel biennio che va dal 1 ottobre 2020 al 20 settembre 2022, diffusi oggi in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Dal monitoraggio emerge che i crimini commessi nei confronti delle donne con disabilità, anche minorenni, hanno subito una leggera flessione nei due anni presi in considerazione. Tra le tante storie drammatiche anche quella avvenuta in Sicilia durante il lockdown, quando una giovane donna affetta da una grave forma di deficit cognitivo che si trovava ricoverata in una struttura sanitaria, avrebbe subito ripetute violenze sessuali da parte di un operatore a cui era affidata la sua cura. Nessuno ha denunciato quanto accaduto e gli abusi sarebbero rimasti sconosciuti se la donna non fosse rimasta incinta. Solo a quel punto, infatti, la struttura sanitaria ha comunicato lo stato di avanzata gravidanza ai familiari della donna, facendo emergere ciò che aveva subito la vittima. Le donne con disabilità vittime di reato, viene fatto notare, risultano, spesso più delle altre donne, impossibilitate a denunciare quanto accaduto per timore di ritorsioni o di perdere il supporto della persona che si prende cura di loro o per la stessa difficoltà di riconoscere l’abuso. Le donne con disabilità sono dunque vittime delle stesse forme di violenza che colpiscono le altre donne ma con conseguenze spesso amplificate proprio per la particolare vulnerabilità. Da qui la notevole cifra di sommerso che contraddistingue tali reati e la necessità di tenere alta l’attenzione su un fenomeno che rimane nascosto se non addirittura negato. Un fenomeno, sottolinea la polizia, che si deve combattere anche con l’informazione e la conoscenza. Per quanto riguarda i reati di violenza sessuale, colpiscono maggiormente le donne con disabilità di tipo cognitivo, solitamente con difficoltà a riconoscere l’abuso e a denunciarlo. Nei casi di violenza sessuale su donne con disabilità fisica, invece, la vittima viene presa di mira a causa delle sue difficoltà motorie che non le consentono di fuggire o opporre resistenza. Molto spesso gli abusi sessuali avvengono all’interno della famiglia o nelle strutture deputate alla cura e all’assistenza. Generalmente l’autore del reato è una persona vicina, che gode della fiducia della vittima come un familiare, un amico, un operatore sanitario, un insegnante, un volontario o il caregiver. Il reato di stalking talvolta viene commesso da partner ed ex partner, ma anche da vicini o conoscenti della vittima. Molte giovani con disabilità vengono contattate sui social network, circuite e indotte a produrre materiale sessualmente esplicito e spesso si concludono con richieste estorsive sotto la minaccia di divulgare il materiale pornografico.

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Morto Attolini, il sarto delle giacche dei vip da Oscar

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La giacca indossata da Jep Gambardella, un magistrale Toni Servillo ne ‘La Grande Bellezza’, era solo una delle sue originali creazioni. Suoi sono stati gli smoking indossati dallo stesso Servillo in occasione della cerimonia degli Oscar a Los Angeles. A lui si rivolgevano direttamente divi di Hollywood, da De Niro ad Al Pacino, da Dustin Hoffmann a Denzel Washington. Il sarto dei vip da Oscar che non aveva mai abbandonato la tradizione, quella della cucitura a mano in un’azienda a Casalnuovo, in provincia di Napoli, è morto. Della sua scomparsa riferiscono organi di stampa. Cesare Attolini, 91 anni, inventore della ‘giacca napoletana’, destrutturata, leggera e morbida, lascia ai figli Giuseppe e Massimo il testimone di un’azienda avviata dal padre Vincenzo, nel 1930.

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Iran: sesta condanna a morte di un manifestante

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La Corte rivoluzionaria di Teheran ha condannato a morte un manifestante. Si tratta del sesto caso dall’inizio delle proteste in Iran, circa tre mesi fa. Lo rende noto l’agenzia di stampa Mizan, riportando quando dichiarato dalla magistratura iraniana. Il “rivoltoso” è stato accusato di “aver estratto un’arma bianca con l’intenzione di uccidere e provocare terrore e privare i cittadini della loro libertà e sicurezza, sconvolgendo l’ordine della società”. Secondo i giudici di Teheran, il manifestante durante i disordini nella capitale ha cercato, armato di coltello, di bloccare una strada e in uno scontro con la polizia ha ferito un agente.

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