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L’imbroglio dell’elezione di Miccichè a capo della Lega di A, Malagò indagato per falso

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Falso. Con questa accusa la Procura di Milano ha indagato il presidente del Coni, Giovanni Malagò.  È indagato in qualità di presidente commissario della Lega di Serie A. Al centro del fascicolo, aperto dopo l’invio in procura di una lettera di denuncia, vi è l’elezione di Gaetano Miccichè a capo della Lega calcio. Secondo l’ipotesi dei due pm della Procura coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli il verbale di quella assemblea fu falsato. L’elezione di Miccichè avvenne “per acclamazione”. I magistrati hanno anche acquisito l’audio di quella seduta pubblicato pochi giorni dopo dal sito Business Insider. Oltre a questo è stato messo agli atti anche il fascicolo dell’inchiesta della procura federale della Figc che pur archiviando ha annotato diverse irregolarità nella vicenda.
Miccichè si è dimesso dopo l’inizio dell’indagine federale.


L’ elezione si è tenuta il 9 marzo 2018. L’assemblea per aggirare possibili conflitti d’interesse dei candidati introduce le elezioni all’unanimità anziché con la maggioranza. Il voto però è segreto per statuto e quindi vi è il rischio di qualche franco tiratore. Per evitare l’eventualità, secondo la ricostruzione dei pm, Malagò accetta il consiglio del presidente della Juventus Andrea Agnelli di procedere per acclamazione. Il voto resterà comunque segreto. E qui interviene l’ audio pubblicato da Business Insider dove si ascolta qualcuno dire: “E se vota no qualcuno, che famo?”. Un altro risponde: “Famo sparire il seggio”. Altri invitano i votanti a rinunciare allo scrutino segreto. Poi, l’audio registra la voce di Malagò che spiega: “Chi è contrario? C’ è qualcuno che non vuole fare una dichiarazione di voto per Miccichè? Dai ragazzi, mi sembra una cosa di buon senso”. Tutti diranno: “Micciché”. Così la storia due anni dopo finisce sul tavolo della Procura.  Malagò dice di essere “tranquillo”, dice che tutto si è svolto nella “massima trasparenza”. Miccichè poi (ma questo c’entra?) è quello che firmò il contratto da un miliardo circa dei diritti Tv del calcio a Sky, acconsentì allo spacchettamento dei diritti Tv facendo entrare Dazn, presentando la cosa come una concorrenza. La divisione dei proventi dei diritti Tv dà una grande fetta degli incassi alla Juventus di Andrea Agnelli.

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Mezzo miliardo al quarterback dei Chiefs di Kansas City Patrick Mahomes, è record stratosferico d’ingaggio nello sport

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 Il football americano ricopre di milioni uno dei suoi campioni e lo trasforma nel paperone dello sport mondiale: Patrick Mahomes, 25enne giocatore dei Chiefs di Kansas City, ha infatti firmato fino al 2031 un contratto complessivo da 503 milioni di dollari, che andranno ad aggiungersi ai quasi 28 milioni del contratto in essere, che sarebbe scaduto fra due anni. Una pioggia di soldi come non si era mai vista nello sport di squadra americano, frutto di due stagioni prodigiose con la maglia dei Chiefs, trascinati alla vittoria del campionato Usa per la prima volta nei 50 anni di storia del club. Un record che vale doppio in questi tempi di grave crisi economica a causa della pandemia da coronavirus che peraltro negli States e’ ancora lungi dall’essere sconfitta.

Mahomes prende cosi’ il sopravvento nella speciale classifica degli atleti piu’ pagati di sempre e si lascia alle spalle fenomeni come il suo amico Lebron James (in carriera contratti per quasi 400 milioni di dollari e non e’ ancora finita); il gigante della Nba via social ha ironizzato sui nuovi super guadagni di Pat (“ora prestami 5 dollari”) . Anche Trae Young, stella giovanissima del grande basket, si e’ complimentato scherzosamente con Mahomes sollecitando un invito a cena, al quale il campione di football ha risposto “certo che si’, tanto so che presto lo ricambierai” alludendo ai prossimi contratti del fuoriclasse conteso da mezza Nba. Il piu’ ricco di tutti in assoluto fra gli sportivi e’ l’ex campione di pugilato Floyd Mayweather che in carriera ha portato a casa una cifra superiore ai 900 milioni di dollari.

E anche Cristiano Ronaldo e Lio Messi non se la passano male, con patrimoni complessivi (durante tutta la carriera) che viaggiano sugli 800 milioni di dollari. Ma mai prima di Mahomes, un atleta aveva firmato un accordo pluriennale cosi’ vantaggioso. Mahomes, 25 anni, figlio di un giocatore di baseball nero, mamma bianca, ha letteralmente stregato il suo club, infilando una serie di record personali: e’ stato nominato miglior giocatore del Super Bowl e ha condotto i Chiefs al loro primo trionfo ottenendo un inatteso e straordinario 31-20 contro i favoritissimi San Francisco 49ers.

Il nuovo paperone degli sportivi inoltre e’ stato nominato il miglior giocatore della NFL nel 2018, nella sua prima stagione completa in campionato. “E’ un leader straordinario e sono lieto che sara’ un membro dei Chiefs per molti anni a venire”, ha dichiarato Clark Hunt, presidente e ad dei Chiefs per nulla turbato dalla perplessita’ generale per i quattrini che il suo club dovra’ sborsare. Esplicito e entusiasta, anche per le immaginabili ricadute, il commento del manager di Mahomes, Chris Cabott: “Pat e’ il primo giocatore nella storia dello sport a guadagnare mezzo miliardo, contratto piu’ ricco nella storia dello sport”.

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Il Napoli accusa la Roma: hanno violato il protocollo anti-covid al San Paolo

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C’è una coda polemica molto velenosa nel dopo partita Napoli-Roma al San Paolo. Nulla a che vedere con risultato sul campo, ma roba seria che attiene a quel che è accaduto in panchina. A inizio gara i giallorossi hanno  fatto accomodare in panchina tutte le riserve convocate per la gara contro il Napoli dal tecnico Fonseca. Un comportamento che viola le disposizioni previste per il distanziamento sociale anti-Covid 19. Troppo affollata la panchina della Roma. Il Napoli per rispettare i protocolli del CTS (Comitato tecnico scientifico) dispone, in periodo di pandemia, la presenza in panchina solo dello staff di Gattuso. Peraltro è quanto previsto dal protocollo. Tutti gli altri, i giocatori convocati in particolare, vanno in tribuna, a distanza di sicurezza e con le mascherine. I dirigenti azzurri volevano che la Roma facesse le stesse cose. I calciatori azzurri, ad esempio, quelli posizionati nel settore della tribuna vip, vengono chiamati di volta in volta, proprio per evitare assembramenti in base a quello che è scritto nel protocollo della Figc che ha consentito al Cts prima e al governo poi di dare il via libera alla ripresa del campionato. La protesta del Napoli durissima è affidata a Cristiano Giuntoli. Il manager usa parole nette. “Siamo certi che poiché i giocatori fanno tamponi ogni tre giorni non ci sono rischi di contagio. Ma c’è un protocollo sanitario, severissimo, che è stato imposto a tutti e che noi rispettiamo alla lettera e che la Roma invece non ha rispettato. E per di più al San Paolo, dunque sotto la nostra responsabilità. Ed è una cosa che noi non possiamo accettare”.  Il Napoli, anche per non ricorrere in sanzioni, ha segnalato tutto sia agli arbitri che agli ispettori della procura federale presenti allo stadio. Giuntoli ha spiegato che “le regole vanno rispettate da tutti. Punto e basta. E la Roma non lo ha fatto. E pure quando glielo abbiamo fatto notare, hanno continuato a non farlo”.

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F1, coraggio e sorpassi: così Leclerc accende la Ferrari

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Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, l’insperato secondo posto in Austria Charles Leclerc se l’e’ ampiamente meritato. Partito settimo nella gara d’apertura del mondiale 2020 di F1, ha mascherato gli imbarazzi della Ferrari con una guida superlativa. Il podio ottenuto sul Red Bull Ring appariva quanto mai improbabile al termine delle qualifiche, ma dire che sia caduto dal cielo non rende il giusto merito alle doti del giovane monegasco. Che ha il dono naturale dei campioni: riuscire a portare il mezzo meccanico oltre i suoi limiti. Gia’ prima del via Leclerc aveva fatto parlare di se’ evitando di inginocchiarsi, come chiesto da Lewis Hamilton, in segno di solidarieta’ con il movimento antirazzista nato dopo l’uccisione di George Floyd. Leclerc e’ rimasto a capo chino, pero’ in piedi, imitato dai colleghi dell’ultima generazione, da Verstappen a Sainz e Giovinazzi. Un gesto che gli ha attirato non poche critiche sui social, sebbene voci dal paddock suggeriscano una presa di distanza non certo da ‘black lives matter’, ma dallo stesso Hamilton e dalla sua volonta’ di dettare la linea tra i piloti. Leclerc, dunque, coraggioso (non solo in pista). Ma anche maturo e consapevole. “Non siamo dove vorremmo in termini di performance – ha ammesso appena fuori dall’abitacolo – Le uscite della safety car hanno continuamente rimescolato le carte e questo ci ha aiutati, ma al momento non sembra che siamo in condizioni di giocarci la vittoria”. Da venerdi’ si replica allo Spielberg, e la Ferrari resta in attesa degli aggiornamenti tecnici previsti per il gp dell’Ungheria (17-19 luglio), anche se Mattia Binotto ha lasciato intendere che qualcosa potrebbe arrivare prima. Intanto Leclerc ha ripagato il rinnovo contrattuale fino al 2024 e l’attribuzione, di fatto, di numero 1 della Scuderia con una performance che ha definito “una delle mie migliori da quando sono in F1”. Non sufficiente, pero’, a coprire certi ritardi sulla concorrenza. E non solo dalla super Mercedes, ma anche da McLaren e Racing Point, come certificato dallo spento Sebastian Vettel, decimo ad oltre 24″ dal vincitore in gara e fuori dalla top-ten in qualifica. La Ferrari non aveva alimentato aspettative ancor prima di arrivare in Austria, spiegando che un problema di progettazione costringeva a ripensare la filosofia aerodinamica dell’auto. Ma nemmeno si aspettava l’entita’ del gap emerso quando la stagione e’ finalmente iniziata. La squadra di Maranello ha vinto tre gare l’anno scorso e Leclerc ha ottenuto piu’ pole position di tutti. Eppure, nelle qualifiche di sabato, le Rosse si sono ritrovate dietro non solo a Mercedes e Red Bull, ma anche a team che nel 2019 erano almeno un secondo piu’ lenti di loro. Leclerc ha incassato 0,987 millesimi dal tempo in pole della Mercedes di Valtteri Bottas ed e’ stato 0,920 millesimi piu’ lento della sua stessa pole 2019. Un secondo perso da un anno all’altro. Dopo le qualifiche Vettel ha detto che la macchina “mancava di grip e deportanza generale”. La Ferrari ha affermato di aver dedicato uno sforzo speciale al carico aerodinamico della vettura per quest’anno, sapendo che le prestazioni in curva erano la sua debolezza. In Austria, le Rosse hanno tenuto il passo di Mercedes nelle curve veloci, ma perdevano in quelle a media e bassa velocita’. Se il lavoro sulle prestazioni in curva ha in parte ripagato, restano pero’ i problemi di velocita’ pura in rettilineo. Vanno risolti in fretta. Con un Vettel nei panni di separato in casa, lo deve soprattutto a Leclerc. Lui, alla prima uscita, ha dimostrato di non temere ne’ la pressione ne’ le responsabilita’.

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