C’è una frase che gira da anni, spesso abusata, quasi folkloristica. Stavolta però suona meno come una battuta e più come una fotografia impietosa: il calcio italiano va a puttane.
Mentre la Nazionale manca per la terza volta consecutiva l’appuntamento con i Mondiali e i vertici della Federcalcio finiscono travolti da una crisi istituzionale che impone nuove elezioni, dalle cronache giudiziarie arriva un’altra storia che contribuisce a completare il quadro.
Il “dopopartita” della Serie A
Secondo un’inchiesta della Procura di Milano, tra i clienti di una società finita sotto indagine per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ci sarebbero anche diversi calciatori di Serie A.
Un servizio organizzato nei minimi dettagli: serata nei locali della movida milanese, albergo ed escort. Un pacchetto “dopopartita” dal costo di migliaia di euro, destinato a una clientela facoltosa fatta di imprenditori e, appunto, giocatori.
L’inchiesta: arresti e sequestri
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Bruno Albertini e condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato a quattro arresti domiciliari e a un sequestro preventivo da oltre 1,2 milioni di euro.
Al centro, una società con sede a Cinisello Balsamo che, secondo l’accusa, organizzava eventi nei locali più noti di Milano, dietro i quali si celava un sistema strutturato di reclutamento di donne, anche escort, destinate a intrattenere gli ospiti.
Un sistema organizzato e redditizio
Le indagini hanno ricostruito un modello operativo preciso: donne alloggiate nella stessa sede della società, selezionate e indirizzate verso serate con clienti disposti a spendere cifre elevate.
Un business che, secondo gli investigatori, rappresentava la principale fonte di reddito degli indagati, con guadagni ritenuti sproporzionati rispetto a quelli dichiarati.
Tra campo e realtà, il corto circuito del sistema
Nel calcio che non riesce più a qualificarsi ai Mondiali, che cambia dirigenti come si cambiano moduli tattici e che fatica a ritrovare credibilità, questa vicenda giudiziaria si inserisce come un ulteriore elemento di crisi.
Non è una condanna, né per i singoli né per un intero sistema, ma è un segnale. L’ennesimo.
Una crisi che va oltre il campo
La giustizia farà il suo corso e, come sempre, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Ma resta una sensazione diffusa: mentre il calcio italiano perde terreno sul piano sportivo, qualcosa si è incrinato anche fuori dal campo. E forse, prima ancora di ricostruire una squadra competitiva, servirà ricostruire un sistema credibile.