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L’ex ministro Bondi si racconta: «Ho scelto di farmi dimenticare, ma la politica non mi appartiene più»

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A distanza di anni dal suo addio alla scena pubblica, Sandro Bondi (foto Imagoeconomica in evidenza) torna a parlare. Lo fa con tono sommesso, riflessivo, in un’intervista al Corriere della Sera in cui ripercorre alcuni snodi della sua carriera politica, il rapporto con Silvio Berlusconi, l’attuale scenario politico e il senso della sua nuova vita a Novi Ligure, dove oggi ricopre — gratuitamente — il ruolo di direttore artistico del teatro Marenco.

«A Novi Ligure per amore e per restituire qualcosa»

«Ho accettato questo incarico per dare un contributo alla comunità in cui vivo. È un teatro bellissimo, restaurato anche grazie al Ministero dei Beni culturali», dice Bondi, senza mai ricordare che proprio lui fu, in passato, ministro della Cultura. Vive da quindici anni con Manuela Repetti, ex parlamentare come lui: «Ci siamo reinventati la vita. Di lei amo la sensibilità e la compassione per ogni essere vivente».

Lontano dalla politica, ma con uno sguardo vigile

«La politica non mi appartiene più», afferma con decisione. Nel 2018 si è ritirato a vita privata, convinto di aver partecipato a un progetto politico — Forza Italia — «di cui non è rimasto quasi nulla». Il giudizio su Matteo Renzi, con cui simpatizzò dopo l’addio al partito azzurro, è netto: «Una delusione politica e umana». E se di Elly Schlein apprezza l’onestà, ne critica l’indeterminatezza politica.

Il ricordo di Berlusconi e l’ammirazione per Meloni

Del suo lungo sodalizio con Silvio Berlusconi — iniziato grazie allo scultore Pietro Cascella — conserva «ricordi belli e meno belli». «Era un uomo complesso, indecifrabile. Avevamo un rapporto profondo». Lo affiancava ogni giorno ad Arcore, ma senza mai viaggiare con lui: «Avevo il terrore dell’aereo». Poi, con l’aiuto di Manuela, ha superato anche quella paura.

Di Giorgia Meloni dice: «Sta lavorando molto bene. L’Italia con lei è in buone mani». Apprezza anche Antonio Tajani e Raffaele Fitto: «Entrambi portano con sé un bagaglio europeo che li rende credibili. E Gianni Letta è una figura che continuo ad ammirare».

Il disincanto per il ministero e l’arte della rinascita

Della sua esperienza ministeriale non conserva nostalgia: «Non è un ricordo piacevole. Ogni cosa veniva strumentalizzata. Come il linciaggio per il crollo di un piccolo muro a Pompei». A Sgarbi, con cui condivise l’ambiente culturale, ha inviato un messaggio attraverso la sorella: «Spero possa rinascere».

«La mia fede è fragile. Come la memoria della Chiesa»

Bondi si descrive come un uomo semplice, tormentato dal pensiero della morte e dalla paura di non rivedere più chi ama. «La mia fede non è profonda. Anzi, ogni giorno che passa è sempre più fragile», confessa. E sul suo futuro dice con umiltà: «Mi piacerebbe essere ricordato come un uomo normale, con le sue paure, bisognoso di dare e ricevere amore».

 

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Geolier pigliatutto: debutto record e dominio assoluto nelle classifiche Fimi

Geolier debutta in vetta alla classifica Fimi con “Tutto è possibile” e monopolizza la top ten dei singoli, firmando un risultato record.

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Geolier conquista subito la vetta della classifica Fimi/Gfk (16-22 gennaio) con l’album “Tutto è possibile”, firmando un esordio che non lascia spazio ai rivali. Alle sue spalle sale di una posizione Olly con “Tutta vita (Sempre)”, mentre scende al terzo posto “Fastlife 5: audio luxury” di Guè insieme a Cookin Soul.

Top ten singoli interamente occupata

Il dominio diventa totale nella classifica dei singoli, dove Geolier occupa tutti i primi dieci posti. Al numero uno “2 giorni di fila” con Sfera Ebbasta e Anna, seguito da “Arcobaleno” feat. Anuel AA e “Olè” con Kid Yugi. Completano la top ten brani come “Stelle”, “Facil facil”, “1H”, “Phantom” (con 50 Cent), fino al pezzo che dà il titolo all’album, ispirato a un inedito di Pino Daniele.

Successo anche nei formati fisici e online

“Tutto è possibile” è primo anche tra cd, vinili e musicassette, oltre a occupare la top 3 dei brani di tendenza su YouTube. Un risultato che, negli ultimi due anni, nessun altro artista era riuscito a centrare.

Un segnale forte per la scena italiana

Numeri alla mano, Geolier firma una settimana storica per il rap italiano. Il titolo dell’album suona oggi come una dichiarazione: “Tutto è possibile”. E, per ora, i fatti sembrano dargli ragione.

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Iran avverte gli Stati Uniti: “Ogni attacco sarà considerato guerra totale”

Teheran avverte Washington: qualsiasi attacco sarà considerato una guerra totale. L’Iran dichiara lo stato di massima allerta mentre gli Usa rafforzano la presenza militare in Medio Oriente.

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L’Iran tratterà qualsiasi attacco “come una guerra totale contro di noi”. È l’avvertimento lanciato da un alto funzionario iraniano, citato da Reuters, alla vigilia dell’arrivo in Medio Oriente di un gruppo d’attacco di portaerei e di altre risorse militari degli Stati Uniti.

Secondo la fonte, che ha parlato in forma anonima, il rafforzamento della presenza militare americana è osservato con attenzione da Teheran. “Speriamo non sia finalizzato a un vero scontro”, ha dichiarato, aggiungendo però che “il nostro esercito è pronto per lo scenario peggiore”.

Massima allerta

Il funzionario ha chiarito che, alla luce degli sviluppi, in Iran è stato innalzato il livello di allerta. “Ecco perché tutto è in stato di massima allerta”, ha affermato, sottolineando la determinazione delle forze armate iraniane a rispondere a qualsiasi eventuale attacco.

Le dichiarazioni arrivano in un contesto di crescente tensione regionale e contribuiscono ad alzare il livello dello scontro verbale tra Teheran e Washington, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l’evoluzione della situazione.

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Esteri

Groenlandia, si apre la trattativa con Washington: sicurezza al centro, sovranità linea rossa

Si apre una nuova fase sull’affaire Groenlandia: Danimarca e Groenlandia pronte a negoziare con gli Stati Uniti sulla sicurezza artica, sotto l’egida Nato.

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Il gelo dello scontro inizia a sciogliersi e lascia spazio alla trattativa. L’affaire Groenlandia entra in una nuova fase: i negoziati con Washington partiranno a breve, anche se senza una data ufficiale. A chiarirlo è il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen, che invita a “sdrammatizzare” in vista di un confronto destinato a giocarsi sul terreno della sicurezza, tema centrale per Donald Trump.

Il presidente americano rivendica di aver già ottenuto un “accesso totale” all’isola artica e la possibilità di garantire agli Stati Uniti ciò che serve “senza spese”, parlando di un accordo “per sempre”, che a suo dire sarebbe vantaggioso anche per l’Europa. Una lettura che non coincide con quella di Danimarca e Groenlandia, dove l’intesa evocata a Davos resta, nei fatti, poco più di una bozza.

Sicurezza sì, sovranità no

La disponibilità al rafforzamento della sicurezza nell’Artico sotto l’ombrello NATO è confermata, inclusa la cooperazione su progetti come il Golden Dome statunitense, in funzione anti-russa e anti-cinese. Ma la linea rossa resta quella della sovranità.

Atterrata in Groenlandia direttamente da Bruxelles dopo il vertice Ue e un colloquio con il segretario generale della Nato Mark Rutte, la premier danese Mette Frederiksen è stata accolta dal premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen. Un incontro riservato di oltre due ore, seguito da un messaggio chiaro: “La situazione è grave” e richiede unità e sostegno al popolo groenlandese.

Presenza militare e messaggi simbolici

Il supporto passa anche dal piano militare. Truppe danesi sono già dislocate a Nuuk e Kangerlussuaq, pronte ad esercitazioni con alleati francesi e, secondo i media locali, anche a un’eventuale risposta armata.

L’esercito danese affida all’ironia un messaggio strategico: “White is the new black”, recita un post che richiama il bianco delle divise artiche come nuovo standard operativo. Un segnale di presenza destinata a diventare strutturale, rafforzata dall’esercitazione Arctic Endurance.

Convergenza europea e ruolo Nato

Dopo una fase iniziale caotica, l’Europa sembra ritrovare convergenza attorno a un doppio binario: dialogo aperto con l’amministrazione Trump e gestione del dossier sotto egida Nato per rispondere alle pressioni di Russia e Cina.

“Gli Stati Uniti pongono una questione strategica reale sull’Artico, anche se con metodi discutibili”, ha osservato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del vertice Italia-Germania, sottolineando che la risposta deve restare in ambito atlantico. Una posizione condivisa dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, deciso a fare di più per la sicurezza della regione.

Il piano Ue per l’Artico

Il cambio di passo emerge anche dal collegio straordinario dei commissari Ue, che rilancia l’impegno della Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Sul tavolo investimenti “massicci” per nuove capacità artiche, come una rompighiaccio europea, e il rafforzamento dei partenariati regionali.

A Davos, Rutte ha evitato il tema della sovranità, ma Trump ha incassato l’apertura di una trattativa e continua a rivendicare il controllo di alcune aree strategiche della Groenlandia per l’accesso alle risorse minerarie. In discussione ci sarebbero nuove basi Usa e diritti di sfruttamento, in uno schema che richiama accordi già visti, come quelli tra Cipro e Regno Unito.

Una partita ancora aperta

La trattativa è appena iniziata. Il confronto si annuncia complesso e delicato, con un equilibrio da trovare tra sicurezza collettiva, interessi strategici globali e tutela della sovranità. L’Artico, sempre più centrale nello scacchiere internazionale, resta così uno dei dossier più sensibili per l’Occidente.

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