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Esteri

L’Europa e l’ombrello nucleare francese: fine della protezione americana?

L’Europa discute un nuovo assetto della deterrenza nucleare: la Francia apre a una protezione estesa agli alleati mentre cresce il disimpegno americano.

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L’Europa può davvero fare a meno della protezione militare americana? E può affidarsi alla forza nucleare della Francia, unico Paese dell’Unione dotato di testate atomiche? È un interrogativo tornato centrale nell’ultimo anno, dopo le dichiarazioni del cancelliere tedesco Merz e del presidente Emmanuel Macron, e destinato a dominare il dibattito nelle prossime settimane.

Macron si appresta infatti a tenere un discorso molto atteso per aggiornare la dottrina nucleare francese, con un passaggio chiave sulla dimensione europea degli «interessi vitali della Francia», la formula che fin dai tempi di De Gaulle definisce la soglia per l’uso dell’arma atomica.

Gli “interessi vitali” e l’ambiguità della deterrenza

Il perimetro degli «interessi vitali» non è mai stato chiarito del tutto, per una scelta consapevole di ambiguità: nella deterrenza, non fissare confini netti è parte della strategia. Ma è ormai evidente che Macron intende includere in modo più esplicito la sicurezza degli alleati europei.

Le recenti prese di posizione del vicepresidente JD Vance e del presidente Donald Trump, critici verso l’Europa accusata di investire troppo poco nella difesa, hanno accelerato una riflessione che va oltre la sola dimensione convenzionale.

Francia e Regno Unito: una deterrenza coordinata

Lo status quo appare superato anche sul fronte atomico. Con la Dichiarazione di Northwood, firmata la scorsa estate dal premier britannico Keir Starmer e da Macron, Parigi e Londra hanno affermato che i rispettivi strumenti di deterrenza sono indipendenti ma coordinabili.

Le circa 290 testate francesi – schierate su sottomarini e caccia – e le 220 britanniche sui sommergibili iniziano così a essere considerate all’interno di una visione comune, seppur ancora informale.

Le aperture in Europa e le ipotesi sul tavolo

In passato la Francia aveva già sondato discretamente i partner europei su una cooperazione nucleare, trovando però resistenze legate all’ombrello americano e al timore di un ruolo preminente di Parigi. Oggi quelle reticenze si stanno attenuando.

Germania, Polonia, Paesi Bassi e Stati del Nord si dicono disponibili a interagire con la Francia. Secondo NBC, che cita fonti europee, le opzioni allo studio includono:

  • il contributo europeo al potenziamento dell’arsenale francese;

  • l’eventuale dislocazione di caccia Rafale armati di testate nucleari fuori dal territorio francese;

  • un rafforzamento coordinato delle forze convenzionali sul fianco orientale della NATO.

Il nodo della non proliferazione

Il dibattito tocca anche il Trattato di non proliferazione nucleare, considerato finora un totem intoccabile. Si discute se alcuni Paesi europei possano acquisire capacità tecniche che consentirebbero, in teoria, di costruire un’arma atomica senza violare il Trattato, fino a ipotesi più controverse come l’arricchimento dell’uranio.

Il premier polacco Donald Tusk ha affermato che «nessuna opzione deve essere scartata», mentre in Svezia il leader della destra radicale Jimmie Åkesson ha confermato che «ogni ipotesi è sul tavolo».

L’incognita politica francese

La nuova dottrina nucleare francese dovrà fare i conti anche con la politica interna. Nel 2027 la Francia andrà al voto e l’eventuale arrivo all’Eliseo di Marine Le Pen o Jordan Bardella imporrebbe una revisione della credibilità e dell’orientamento europeo della deterrenza francese.

In un contesto di minaccia russa e di possibile disimpegno americano, l’Europa si trova dunque davanti a una scelta strategica senza precedenti: ripensare la propria sicurezza anche sul terreno nucleare, accettando un cambio di paradigma che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.

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Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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