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L’Europa che noi italiani abbiamo pensato ma che non abbiamo saputo costruire

Giovanni Mastroianni

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Non abbiamo saputo gestire l’Italia, figuriamoci l’Europa che così oggi subiamo drammaticamente. Per decenni abbiamo lasciato saccheggiare il nostro Paese, il più bello del pianeta, che quindi oggi non meriteremo neanche di abitare. Abbiamo votato e rivotato personaggi dai quali ci siamo fatti prendere in giro una volta, due volte, tre volte, e via di seguito,  senza dimostrare dignità e quindi amor di Patria. 

Europa

Abbiamo lasciato che la peggior politica, in modo del tutto indisturbata, lottizzasse e saccheggiasse la Sanità e ce ne accorgiamo solo ora. Eppure gli operatori sanitari che oggi giustamente osanniamo come eroi dei giorni nostri,  fino ad ieri sono stati addirittura aggrediti da bestie di turno senza destare una ondata di indignazione, quel sentimento sociale che rappresenta il vero metro di misura della maturità di un popolo. 

Troppo presi dal personale, abbiamo perso ogni capacità di reale indignazione, quindi la capacità di proteggere l’interesse comune, quindi la felicità di ognuno di noi. Ad oggi sono circa 15.000 le persone amate che non abbiamo potuto neanche seppellire, portate via da colonne di autocarri militari verso luoghi lontani dove vengono cremate una dietro l’altra, là dove la luce della pietas è stata sostituita  dal bruciatore di un forno crematorio. Ed in tutto questo dramma ci riscopriamo maledettamente soli, completamente ignorati dall’Unione Europea.

Eppure, per dirla parafrasando De Luca, anzi, Crozza: “L’Europa ce la siamo inventata noi” perché negli anni 50’ del trascorso  XX secolo, terminati gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, animati dai più nobili ideali di pace e cooperazione, siamo stati tra i sei ( sì, solo sei ) Paesi a creare la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, così dando vita a quel primo centro gravitazionale formato appunto dall’aggregazione della nostra Italia col Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo ed i Paesi Bassi. Nessun altro. 

Dopo pochi anni, nel 1957, con il trattato firmato proprio a Roma, nasceva la Comunità Economica Europea (CEE) ed il “Mercato comune”, il germoglio che si sarebbe trasformato nell’ Unione Europea.

Tuttavia, per nostra esclusiva e gravissima colpa, abbiamo lasciato che la peggior politica anche lì non ci rappresentasse, una volta, due volte, tre volte, e via di seguito, ed è per questo che oggi, ad una nostra ovvia richiesta di collaborazione, in piena pandemia, la Germania può arrogarsi la facoltà di dire che dobbiamo fare ancora “sacrifici”, perché 15.000 morti non lo sono. 

Così paghiamo l’assenza di un’Europa che non abbiamo saputo costruire, condannati da noi stessi a non poter seguire l’attuale indicazione dell’autorevolissimo Draghi, ossia che per uscire da questa attuale catastrofe bisogna spendere anche a costo di fare debito, perché ciò che oggi sta uccidendo migliaia di italiani e devastando la nostra economia è l’impossibilità di acquistare non solo macchinari di terapia intensiva, ma finanche tamponi e mascherine di cui oggi siamo ancora in disperata ricerca. Proprio la mancanza di tamponi ha fatto sì che ignari lavoratori e cittadini diventassero non solo vittime del “Covid19”, ma addirittura veicolo inconsapevole di contagio. La mancanza di tali ausilii ci impedisce anche di conoscere il reale dato di contagiati, sicuramente più alto di quello ufficiale.

Europarlamento

Tutto questo ci fa rabbia e fa ribollire il sangue ma la posizione italiana resta debole perché a differenza nostra, i paesi della UE che oggi negano all’Italia di potersi rialzare, confidano nella credibilità che hanno guadagnato in decenni di esperienza sociale, perché ad esempio se i Francesi percepiscono di essere presi in giro da un loro rappresentante fanno una rivolta, se un politico tedesco viene incolpato di aver copiato la tesi di laurea si dimette immediatamente salvo poi dimostrare anche di essere estraneo ai fatti. E da noi? Cosa accadrebbe? Poco o nulla, così come poco o nulla si dimostra appunto l’autorevolezza italiana a Bruxelles, ragion per la quale siamo costretti anche oggi ad essere trattati come gli “ultimi della classe”, ai quali poter negare tutto anche se schiacciati da una pandemia senza precedenti.

Ecco perché agli appelli di Conte all’Europa in queste ore fa eco il nulla e a noi non resta che consolarci ascoltando gli accalorati proclami dei nostri governatori regionali allorquando esprimono un sacrosanto dissenso o invitano a restare in casa. Non ci resta altro e come sempre, quindi, la battaglia dobbiamo vincerla noi singoli cittadini, restando a casa o andando a morire nell’adempimento di un dovere lavorativo, mentre la classe politica produce il minimo o forse meno, raccomandazioni ed appelli, salvo attivarsi per la ghiotta fase della “ricostruzione” che con ogni probabilità sarà gestita anche dal malaffare.

Govanni Falcone

Del resto nel nostro Paese, per ascoltare il Giudice Falcone abbiamo dovuto attendere che saltasse in aria con la moglie e la sua scorta, mentre consentivamo ai partiti politici di diventare veri e propri club per pochi eletti, sempre gli stessi, con aggiunta di qualche amico o magari un parente. Sempre degli stessi, ed il raccapricciante risultato è sotto gli occhi di tutti. 

Anche se la Germania è un paese cinico e l’Unione Europa rappresenta oggi una fredda somma di interessi nazionali, noi eravamo lì fin dall’inizio e non abbiamo saputo né renderla più solidale, né saputo fare gli interessi del nostro Paese in un consolidato contesto di cinismo.

Noi che l’Europa ce la siamo inventata ci siamo accontentati di non far inserire l’italiano tra le lingue ufficiali dei lavori della Commissione europea, dove invece si annoverano l’Inglese (dell’Inghilterra entrata dopo anni e senza euro e che ora non c’è più), il Francese ed ovviamente il Tedesco. 

Se già dall’inizio abbiamo dunque abbassato la testa ed abbiamo continuato a farlo costantemente, oggi non possiamo pretendere di ottenere quel rispetto che nessuno ci darà. Il rispetto dobbiamo conquistarlo, senza più attendere. 

Ecco che allora i morti di questa pandemia pagano il prezzo dell’ignavia di tutti. Nel loro nome, per il loro rispetto, mai più dovremmo regalare, svendere o addirittura vendere il nostro voto.

Per noi e soprattutto per loro ed i loro cari sopravvissuti a questo incubo, abbiamo l’obbligo morale di alzare la testa e mai più abbassarla o rivolgerla altrove come fino ad oggi abbiamo fatto, una volta, due volte, tre volte e via di seguito.

 

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Esteri

Pedofilo tedesco con 17 condanne per abusi accusato di aver ucciso Maddie, la bambina inglese scomparsa a 3 anni nel 2007 in Portogallo

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 Potrebbe essere la svolta in un mistero che dura ormai da 13 anni: la scomparsa di Maddie McCann, la bambina inglese di 3 anni svanita nel nulla nel maggio del 2007 durante una vacanza in Portogallo con i genitori. Gli investigatori hanno un sospetto. È un pedofilo tedesco, Christian Brückner, oggi 43enne, che si trova già in carcere in Germania per altri reati.
Brückner in cella avrebbe detto ad un suo amico di “sapere tutto” su Maddie, il cui volto era apparso sullo schermo della tv nel decimo anniversario della scomparsa.
In tutti questi anni i genitori della bambina non hanno mai perso la speranza di ritrovarla viva e hanno continuato a lanciare appelli pubblici: più volte ci sono stati falsi avvistamenti, ma adesso la polizia tedesca ritiene che sia stata uccisa dal pedofilo.  Scotland Yard, invece, dice che  Maddie risulta  “scomparsa”: ” Madeleine McCann per noi non è morta – ha detto il procuratore tedesco che si occupa del caso -. Il sospetto è un predatore sessuale già condannato in passato per crimini contro bambine”. L’accusa nei confronti di Brückner è ora per omicidio.
Si tratta di un caso che da 13 anni tiene col fiato sospeso la Gran Bretagna e che ha catturato l’immaginazione del Paese. La bambina scomparve una sera di maggio del 2007 dalla camera da letto del resort in Algarve in cui la famiglia alloggiava, mentre i genitori si erano allontanati per cenare con amici. Tutte le ricerche erano risultate vane e a un certo punto gli investigatori portoghesi avevano addirittura sospettato dei genitori: quegli stessi investigatori che nel 2008 avevano tolto Brückner dalla lista dei sospettati. Una delle teorie voleva che Maddie fosse stata rapita e venduta da trafficanti di persone e che fosse ancora viva, forse in qualche Paese del Medio Oriente. Ieri i genitori hanno reagito alla notizia dicendo di non aver perso la speranza, ma di essere pronti a qualsiasi eventualità: perché sembra ormai probabile che la piccola sia stata uccisa subito dal pedofilo seriale tedesco che viveva da anni in Portogallo e che, è emerso, si trovava nei dintorni del resort di Maddie, a Praia da Luz, proprio nelle ore attorno alla sua scomparsa.
Christian Brückner è un criminale incallito: ha già sulle sue spalle in Germania 17 condanne per pedofilia, pedopornografia, furto, violenza e altri reati. Il primo incontro con la giustizia lo ebbe appena 17enne, quando gli vennero inflitti due anni per abusi sessuali su una bambina. Dopo di che, nel 1995, emigrò in Portogallo, dove visse per 12 anni di rapine e traffico di droga: e fu lì che stuprò una turista americana di 72 anni, nello stesso resort da dove 18 mesi dopo scomparve Maddie. La violenza carnale, che Brückner accompagnò con sadiche torture, avvenne nel corso di una rapina: e per questo si ritiene che Maddie possa essere stata portata via in circostanze simili.
Il criminale tornò poi in Germania, dove venne condannato per droga. Da lì si spostò di nuovo in Portogallo, da dove venne estradato nel 2017 in Germania per abusi su minori. Scontata la pena, se ne andò in Italia: ma nel 2018 venne arrestato di nuovo a Milano, dove si aggirava senza fissa dimora, sulla base di un mandato di cattura internazionale per traffico di droga. Ed è questa condanna a sette anni che sta ora scontando nelle carceri del suo Paese, a Kiel: una pena cui se ne potrebbe aggiungere ora una ben più lunga, quella per l’ omicidio di Maddie McCann.

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Esteri

Venezuela, il leader dell’opposizione Guaido si è rifugiato nell’ambasciata di Francia

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Il leader dell’opposizione del Venezuela, Juan Guaido, si troverebbe stanotte nell’ambasciata di Francia a Caracas. Lo ha lasciato intendere il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza in una intervista a Union Radio. Ad una domanda di un giornalista, Arreaza, senza fornire una conferma diretta, ha risposto, riguardo a Guaido e ad un altro leader oppositore, Leopoldo Lopez, che “non possiamo entrare nelle ambasciate di Paesi stranieri come quelle di Francia o di Spagna, per far si’ che la giustizia se li porti via con la forza. Non si puo’, non si puo'”. Durante l’intervista la giornalista Maripili Hernandez ha formulato una domanda a Arreaza sulla “situazione irregolare di Guaido che si trova nell’ambasciata di Francia dal 3 maggio, senza mai averlo reso pubblico, continuando a svolgere attivita’ politica, sia pure via internet”. Il ministro ha risposto che c’e’ “Leopoldo Lopez che dalla ambasciata di Spagna continua a cospirare. Ha adottato decisioni per l’Operazione Gedeone (fallita incursione di disertori venezuelani il 3 maggio, ndr.). Lui e’ il capo di Guaido, che è un nessuno, e le violazioni commesse sono gravi”. “Speriamo – ha quindi detto – che i due governi si correggano e rispettino le leggi dello Stato che accoglie le ambasciate, e consegnino i profughi alla giustizia venezuelana”. “E’ una vergogna per Spagna e Francia”, ha concluso”, precisando che “il governo francese conosce la nostra posizione. Ogni giorno presentiamo proteste formali ai questi Paesi”.

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Esteri

Elefantessa in attesa di un cucciolo uccisa con un ananas pieno di petardi

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Era nel fiume, semisommersa,  ancora in piedi ma morta, con la bocca dilaniata e le zanne devastate dalla terribile esplosione. Pare che qualcuno, in vena di crudeli follie, le avrebbe offerto un ananas con dentro dei petardi. In questo modo crudele una splendida femmina di elefante incinta è stata uccisa nel distretto di Palakkad, in India. La elefantessa era affamata, ma aveva continuato a girovagare in cerca di cibo fino a quando nei pressi di un villaggio qualcuno le ha offerto un ananas. Quel frutto non era un ananas ma un ordigno mortale. Appena il pachiderma lo ha messo in bocca è esploso ferendo gravemente la povera vittima che, terrorizzata e sofferente, aveva cercato sollievo nelle fresche acque di un fiume, il Velliyar, dove è stata trovata. Immobile e ormai stremata dalle ferite, come illustrato dalla triste immagine diffusa sui social da Mohan Krishnan, uno dei forestali che l’hanno soccorsa, l’elefantessa che doveva diventare mamma è morta.

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