Collegati con noi

Cronache

Lettera-denuncia dei sindaci dell’isola d’Ischia a De Luca: da 7 giorni in attesa degli esiti di 40 tamponi rinofarignei, così si aiuta il contagio

Avatar

Pubblicato

del

Tamponi pochi. Contagiati su un’isola piccola 23. Risultati di 40 test covid 19 effettuati nei sei comuni isolani  attesi oramai da più di una settimana. Che cosa vuole dire? Che, potenzialmente, sull’isola d’Ischia ci sono una 40ina di persone che in attesa dell’esito dei tamponi rinofaringei potrebbero aver contagiato o potrebbero contagiare loro congiunti o persone con cui vengono in contatto. In queste ore è arrivata sul tavolo del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, del prefetto di Napoli Marco Valentini e i vertici della Sanità della Campania una lettera firmata da cinque sindaci dell’isola e dal commissario prefettizio che guida il comune di Lacco Ameno.  I toni della lettera sono ovviamente garbati, ma fermi.

Sindaci isolani. Da sinistra Castagna, Ferrandino, de Magistris (sindaco della città Metropolitana), Del Deo, Gaudioso, Caruso

I sindaci “ribadiscono che solo la rapida conoscenza degli esiti dei tamponi permetterebbe di isolare con rapidità i casi positivi, predisporre le collocazioni nelle strutture  dedicate e  di interrompere  la catena del contagio abbassando il numero dei nuovi positivi al Covid-19”. Come dire, dopo una settimana, dovete dirci chi è positivo ai tamponi, perchè queste persone hanno diritto ad essere curate subito, così come la comunità ha diritto ad essere preservata dal contagio. E i sindaci sono prima autorità sanitaria sul territorio. É loro dovere fare ogni sforzo per difendere i loro concittadini dal pericolo contagio.

Nella foto di archivio il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino assieme al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che fanno da ciceroni al Capo dello Stato Sergio Mattarella in visita sull’isola

Tutti i sindaci hanno peraltro più volte “avuto modo di porre in evidenza” che l’isola è piccola e che “l’Ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno, unica struttura ospedaliera sull’intera isola di Ischia, che allo stato ospita diversi pazienti ricoverati con diagnosi di positività al virus, presenta innumerevoli criticità legate, tra l’altro, al numero limitato di  posti letto in terapia intensiva, alla carenza di D.P.I. FFP3 per il personale  e di cateteri a circuito chiuso per i pazienti, con la conseguenza che risulti di fondamentale importanza, per la gestione dell’emergenza, conoscere con rapidità gli esiti dei tamponi effettuati, mentre emergono gravi disfunzioni relative alle comunicazioni di tali esiti definiti a distanza di diversi giorni dalla effettuazione”.

Ambulanza. Mezzo dotato di barella attrezzata con lettiga e biocontenimento che a Ischia non c’è ancora

Insomma la situazione è molto difficile e questi ritardi non fanno altro che renderla ancora più complicata. Ora  i primi cittadini reclamano attenzione e pretendono risposte sui tamponi effettuati. Una settimana di attesa per conoscere gli esiti, oggettivamente sono troppi e i rischi di perpetuare la catena del contagio sono responsabilità enormi che ora i sindaci in maniera decisa e ferma imputano a chi gestisce l’organizzazione, l’effettuazione e i risultati dei tamponi rino-faringei. Non solo. I sindaci reclamano anche “la possibilità di svolgere test per verificare la positività anche attraverso presidi sanitari mobili, come sta già avvenendo in alcuni territori ricompresi nella gestione dell’Asl Na 1”.

E sollecitano “per l’intera isola di Ischia, una campagna di tamponi che tenga conto della densità di popolazione e dell’assenza di continuità territoriale con il continente, in una fase nella quale i collegamenti per le vie del mare risultano drasticamente ridotti a causa dell’emergenza”. Una richiesta che tiene conto del fatto che “i trasferimenti con elicottero di pazienti gravi, ove mai si esaurissero i posti presso l’unica struttura ospedaliera, sarebbe problematica in quanto secondo i protocolli, si dovrebbe attivare successivamente al trasporto, la procedura di igienizzazione di tali velivoli. Peraltro il trasferimento dei pazienti in continente dovrebbe avvenire attraverso barelle per il trasporto ad alto biocontenimento, allo stato non rinvenibili sull’isola, con ulteriori elementi di criticità non superabili”.

Lettera dei sindaci dell’isola di Ischia di Barano d’Ischia (Dionigi Gaudioso), Casamicciola Terme (Giovan Battista Castagna), Forio (Francesco Del Deo), Ischia (Vincenzo Ferrandino), Lacco Ameno (Commissario Prefettizio Simonetta Calcaterra), Serrara Fontana (Rosario Caruso) che pretendono risposta immediata.

 

 

 

Advertisement

Cronache

Gilet arancioni in piazza a Roma, ‘popolo ribellati’

Avatar

Pubblicato

del

Al grido di “liberta’” il popolo dei Gilet arancioni si e’ ritrovato in Piazza del Popolo a Roma per protestare, a poche ore dalla manifestazione del centrodestra, contro il governo del premier Conte, contro il presidente della Repubblica e a favore del ritorno della Lira. Atteso mattatore l’ex generale e leader del movimento Antonio Pappalardo, acclamato dalle poche centinaia di persone che hanno sfidato un sole praticamente estivo. Poche le mascherine e completamente azzerato il distanziamento sociale per i gilet arancioni che, seppure dicono di non negare l’emergenza coronavirus, non accettano le regole imposte dal governo. Qualche tensione anche tra alcuni manifestanti e una troupe Tv che segnalava la necessita’ di indossare la mascherina. E poi slogan contro il Capo dello Stato. Tutti episodi subito da piu’ parti condannati. Anche l’immagine di una celebre foto di Falcone e Borsellino che campeggiava sotto il leggio da cui Pappalardo ha tenuto il suo comizio ha fatto scattare la presa di distanza di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, a Capaci, 28 anni fa e presidente della Fondazione che del giudice porta il nome. “Trovo intollerabile – ha detto – questo uso strumentale dell’immagine di due magistrati che hanno dato la vita per le istituzioni e per il rispetto delle leggi. Il contrario di quello che propugna l’ex ufficiale dell’Arma”.

“Siamo stati costretti a vivere nelle nostre abitazioni come reclusi mentre mascalzoni vendevano il nostro Paese alle potenze straniere – ha esordito Pappalardo nel suo comizio dopo essere stato introdotto dall’Inno d’Italia – Mussolini durante la marcia su Roma non l’ha fermato nessuno, ma a noi ci vogliono fermare, hanno fermato i nostri pullman per non farci manifestare”. L’ex generale ha poi inneggiato ai suoi sostenitori: “Popolo, esci dal guscio, scendi in piazza, ribellati!. Io non conto nulla, e’ il popolo che comanda – ha aggiunto – per eleggere un nuovo Parlamento dobbiamo avere una nuova legge elettorale e bisogna stampare la nostra moneta nazionale, la Lira!”. Riguardo alle emergenze sanitaria, Pappalardo ha poi aggiunto: “Me li curo da solo i polmoni, gia’ ci sono dei ricoveri per l’uso eccessivo delle mascherine”. Numerosi gli slogan contro il Capo dello Stato che hanno suscitato polemiche nel mondo politico: “Basta pagliacciate che offendono la memoria delle vittime del coronavirus e le nostre istituzioni – commenta Stefano Pedica del Pd – Chi insulta Mattarella, insulta l’Italia intera. Certe manifestazioni sono una vergogna, soprattutto se organizzate in una giornata in cui il capo dello Stato, con la sua visita a Codogno, manda un grande messaggio di speranza a tutta la nazione”. Gli fa eco il vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori: “Piu’ che arancioni dovrebbero essere rossi di vergogna per una manifestazione piena di insulti e rancore, senza senso con gravi offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. “Insulti al Presidente della Repubblica e nessun rispetto per le regole di sicurezza. La destra mette in scena uno spettacolo indecente nel giorno della Festa della Repubblica. Povera Patria”, osserva anche il senatore di LeU Francesco Laforgia. Anche il portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha stigmatizzato gli “insulti a Mattarella arricchiti dalle intimidazioni” a una troupe Tv.

Continua a leggere

Cronache

Trovata morta in casa il magistrato Laura Siani, era stata sostituto procuratore a Palermo fino a due mesi fa

Avatar

Pubblicato

del

E’ stata trovata morta ieri sera da un collega, nella sua abitazione, Laura Siani, sostituto procuratore di 44 anni in servizio a Lecco dallo scorso mese di marzo. In base ai primi rilievi, l’ipotesi piu’ plausibile sembra essere quella di un gesto volontario. “Ieri sera verso le 20 – ha raccontato il sostituto procuratore lecchese Paolo Del Grosso – mi sono recato io a cercare la dottoressa Siani presso il suo appartamento poiche’ la collega non si era presentata al lavoro e non rispondeva al telefono. Tramite i condomini e i proprietari dell’appartamento, sono riuscito dopo vari tentativi ad entrare da una porta finestra e ho rinvenuto il cadavere della povera collega. Ho poi comunicato la notizia ai colleghi, ai carabinieri e al medico dottor Tricomi, che sono tutti giunti poco dopo sul posto.”. Avvertiti da Del Grosso, sul posto sono giunti ieri anche il procuratore capo Antonio Chiappani e i sostituti procuratori Andrea Figoni e Giulia Angeleri. Nativa di Sesto San Giovanni (Milano), era figlia del noto musicista e compositore Dino Siani, scomparso nel 2017 e noto al grande pubblico per diverse trasmissioni nazionali tra cui Domenica In. La pm era anche sorella di Giorgio Siani, ex sindaco di Mandello del Lario, nel Lecchese, ed era l’ex moglie dell’attuale consigliere del Csm Fabio Napoleone, ex procuratore di Sondrio e ora sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano. In qualita’ di magistrato, prima di arrivare a Lecco, Laura Siani era stata in servizio a Lodi e a Palermo. Proprio durante il periodo lodigiano aveva lavorato a importanti inchieste come quella che nel 2016 aveva portato all’arresto dell’allora sindaco del Pd Simone Uggetti con l’accusa di turbativa d’asta per un bando relativo all’assegnazione della gestione delle piscine comunali. Uggetti, condannato nel novembre del 2018 in primo grado a 10 mesi di reclusione, e’ in attesa del processo di appello. “Sono senza parole. E’ per me un fatto scioccante” ha commentato il procuratore di Lodi Domenico Chiaro. “Mi hanno riferito – ha aggiunto – che venerdi’ Laura era andata dal parrucchiere. Per questo, ancora di piu’, il fatto mi appare inspiegabile”. “Noi tutti – ha concluso il pm Paolo Del Grosso – piangiamo ora una collega brava, molto disponibile e molto attaccata al lavoro, che ci ha lasciato un dolore irreparabile”.

Continua a leggere

Cronache

Ucciso con la roncola, fu teste processo Piazza Loggia

Avatar

Pubblicato

del

Da ottobre vivevano insieme e i litigi erano all’ordine del giorno. L’ultimo, ieri sera, e’ finito nel sangue. Siamo a Esine, paese della Vallecamonica, nel bresciano, dove Bettino Puritani, 53 anni aveva deciso di ospitare in casa l’amico Vincenzo Arrigo, 59enne che era finito agli arresti domiciliari per maltrattamenti e stalking nei confronti della ex compagna. Quella tra i due uomini e’ stata una convivenza difficile segnata dal degrado e dalla mancanza di denaro. Ieri sera la discussione sarebbe scaturita dalla necessita’ di trovare in strada dei mozziconi di sigaretta da fumare. Dalle parole e gli insulti i due uomini sono passati prima agli spintoni e poi sulla scena e’ comparsa una roncola usata per tagliare la legna da utilizzare nella stufa di casa. Vincenzo Arrigo e’ stato colpito piu’ volte in testa, non frontalmente, ed e’ morto in strada. “Il mio assistito si e’ difeso perche’ il primo ad impugnare l’arma e’ stata la vittima come dimostrano i segni che Puritani ha sulle braccia” ha spiegato l’avvocato Marino Colosio, legale del 53enne dopo l’interrogatorio davanti al pm Paolo Savio che contesta l’omicidio volontario. Resta da capire come il sistema giudiziario sia arrivato a decidere in merito alla collocazione ai domiciliari della vittima, a casa di una persona senza lavoro e reddito e in un appartamento che non aveva nemmeno l’energia elettrica. “Finalmente dopo cinque giorni di digiuno forzato, perche’ non avevamo nulla in casa, sono riuscito a mangiare qualcosa una volta entrato in carcere” ha detto al suo legale Puritani che alle spalle ha dei precedenti. Cosi’ come la vittima che era stato compagno di cella di Maurizio Tramonte e che durante l’ultimo processo per la strage di Piazza della Loggia era stato ascoltato come testimone proprio contro l’ex informatore dei servizi segreti poi condannato all’ergastolo. “Arrigo ha riferito a questa corte – si legge nelle motivazione della Corte d’appello di Milano del 22 luglio 2015 – che Tramonte gli aveva mostrato una foto nella quale erano raffigurate delle persone domandandogli se lo riconoscesse. A fronte della sua titubanza, l’imputato gli aveva indicato uno dei soggetti ritratti affermando che era lui stesso e che “quella mattina” era effettivamente in Piazza Loggia”. Una rivelazione risultata poi determinante per la condanna di Tramonte. “Arrigo – scrisse la Corte – non si limita a riportare un’esternazione di Tramonte sulla sua presenza in Piazza della Loggia, ma da’ concretezza alla stessa, indicando, fra le tante sottoposte al suo esame, una foto sicuramente riproducente la scena della strage, nella quale individua il soggetto in cui l’imputato si era riconosciuto”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto