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Cronache

Lettera a Draghi: per la Fondazione Caponnetto la lotta alle mafie è una priorità per evitare infiltrazioni nella gestione dei fondi

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Una lettera aperta al neo presidente del Consiglio Mario Draghi da parte della Fondazione Caponnetto per accendere i riflettori su una questione particolarmente importante in questo periodo di emergenza Covid e con la gestione delle risorse del Recovery Fund alle porte: la lotta alle mafie. 

Al Presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi
E p.c. Ai Capigruppo Parlamentari
Firenze, 15 febbraio 2021
Egregio Presidente,
abbiamo riflettuto molto prima di decidere se scriverLe o meno una lettera aperta, perché la Fondazione Caponnetto da anni propone alle istituzioni di far assumere alla lotta alle mafie un grado elevato di priorità, senza che mai questo sia stato fatto in modo sistematico e progettuale.

Adesso è il momento di rompere gli indugi e abbiamo pensato di sollecitarLa conoscendo il Suo impegno in proposito.

La lotta alle mafie non è un problema, semmai è una risorsa positiva e qualificante, per dare un contributo alla maturazione democratica del nostro Paese e riavviare un legame di fiducia tra molti operatori economici, cittadini e soprattutto giovani nel rapporto con le istituzioni.
Di recente, abbiamo stimato in 3.000 miliardi di euro il tesoro globale delle mafie italiane. Solo questo dato fa comprendere anche la valenza economica di un impegno che può dare al nostro Paese quelle risorse necessarie per abbattere le tante ingiustizie sociali e i tanti limiti strutturali su cui anche le mafie affondano spesso il loro perverso radicamento.
La priorità attuale della lotta alle mafie ha inoltre una connessione con due questioni su cui il Suo Governo e il Parlamento dovranno necessariamente misurarsi: l’emergenza Covid e la gestione del Recovery Fund.
Sulla prima, più volte abbiamo sottolineato che bisogna fare di tutto per evitare che le mafie, come in più casi è già avvenuto, possano controllare le risorse che opportunamente sono destinate in questo momento alla cura e alla campagna di vaccinazione. Bisogna inoltre verificare se l’articolata e diffusa attività economica di ristoro sia realmente capace di raggiungere i professionisti e gli operatori economici in difficoltà.


Anche sul Recovery Fund bisogna mettere a punto una strategia operativa che elimini la possibilità delle mafie di intercettare gli investimenti, soprattutto durante le varie fasi della gestione degli interventi e degli appalti.
Ecco perché sono necessarie un’attenzione inedita e una strategia efficace attraverso un piano operativo di cui Lei stesso deve farsi garante, su cui impegnare il Governo e il Parlamento, responsabilizzando tutti i Gruppi parlamentari.
Le proponiamo in particolare di coinvolgere e potenziare la DIA, perché voluta da Giovanni Falcone proprio per far compiere un salto di qualità alle fasi di prevenzione e investigazione, soprattutto sui flussi della spesa pubblica. Nello stesso tempo, Le chiediamo di organizzare, presso tutte le Prefetture, dei gruppi ispettivi interforze in grado di monitorare sia la spesa sanitaria, sia le politiche di sostegno al reddito, sia gli investimenti previsti dal Recovery Plan.
I gruppi ispettivi devono essere formati dalle diverse Forze di Polizia e devono essere messi in rete con la DIA e la DNA e le varie stazioni appaltanti che sono chiamate ad avviare un’attività senza precedenti per la vita sociale ed economica del nostro Paese.

Direzione investigativa antimafia

Le chiediamo inoltre due particolari impegni, uno rivolto a monitorare l’attuazione del codice antimafia che, dopo la riforma del 2017, prevede norme potenzialmente capaci di colpire alla radice il fenomeno mafioso, sia sul versante delle misure di prevenzione, sia su quello della repressione, sia su quello del riutilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati. L’altro impegno va indirizzato verso l’Europa perché è maturo il tempo per realizzare un vero spazio antimafia europeo, alla luce della strategia del “doppio binario” tanto caro a Falcone e Caponnetto, di recente ripreso e rilanciato dall’ONU a Vienna, in coerenza con le conclusioni della Conferenza internazionale contro le mafie tenutasi a Palermo, nel dicembre del 2000.
Certi di una Sua attenzione e in attesa di un Suo riscontro, Le auguriamo buon lavoro e Le chiediamo di non deludere l’aspettativa che ancora una volta sentiamo di affidare a quelle istituzioni democratiche in difesa delle quali l’impegno di molti nostri servitori dello Stato è stato generoso e coraggioso, al punto da donare la propria vita.
Cordiali saluti.
Salvatore Calleri a nome di tutta la Fondazione Antonino Caponnetto

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Cronache

Pozzuoli, cold case Campana: 4 arresti per omicidio aggravato dal metodo mafioso

A Pozzuoli risolto dopo oltre 15 anni l’omicidio di Carmine Campana: 4 persone in carcere su richiesta della DDA di Napoli, aggravante mafiosa.

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Cold case risolto dopo oltre quindici anni. I Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone gravemente indiziate di omicidio premeditato e di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Napoli.

L’omicidio di Carmine Campana

Gli indagati avrebbero preso parte, in qualità di mandanti ed esecutori, all’omicidio di Carmine Campana, avvenuto a Giugliano in Campania il 15 maggio 2010.

Secondo l’impostazione accusatoria, il delitto sarebbe stato commesso per affermare il controllo del territorio in contrapposizione al gruppo criminale “Beneduce”, al quale sarebbe stata ritenuta vicina la vittima. Campana venne colpito al volto con diversi colpi d’arma da fuoco.

L’aggravante mafiosa

I reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico “Pagliuca”, ritenuto operante sul territorio di Pozzuoli.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Avverso l’ordinanza sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della misura sono persone sottoposte a indagine e devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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Milano, accoltella il compagno: la 39enne era già stata condannata per omicidio

A Milano una donna di 39 anni arrestata per aver accoltellato il compagno: in passato era stata condannata per l’omicidio dell’ex convivente.

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Oksana Murasova, 39enne di origine lituana, è stata fermata oggi a Milano con l’accusa di aver accoltellato il compagno 50enne.

La donna si trova attualmente in Questura, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Il precedente per omicidio

Secondo quanto emerso, Murasova era già stata arrestata per l’omicidio dell’allora convivente Bilous Ruslan, 31 anni, avvenuto anch’esso a Milano.

Per quel delitto aveva scontato una pena di otto anni di detenzione. Nel 2019, quando la sentenza era diventata definitiva, i carabinieri l’avevano arrestata a Copiano, in provincia di Pavia.

Le indagini in corso

Le forze dell’ordine stanno ricostruendo la dinamica dell’ultimo episodio e le condizioni del 50enne ferito.

Come previsto dalla legge, la donna è da considerarsi innocente fino a eventuale condanna definitiva.

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Cronache

Sabotaggi alle linee ferroviarie, vertice al Viminale: indagini per terrorismo

Escalation di sabotaggi sulle linee ferroviarie tra Bologna, Pesaro e Roma. Vertice al Viminale convocato da Matteo Piantedosi. Indagini per possibile terrorismo.

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Da Bologna a Pesaro fino a Roma: una serie di sabotaggi ha mandato in tilt negli ultimi giorni la circolazione ferroviaria, in particolare sulla linea dell’Alta Velocità.

Sabato, poco prima dell’alba, sono stati segnalati due danneggiamenti sulla tratta Roma-Firenze a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Secondo gli investigatori, la pista dolosa appare evidente: sono stati trovati pozzetti manomessi, cavi bruciati e, in un caso, un innesco.

Un episodio analogo, avvenuto a Pesaro nel primo giorno dei Giochi di Milano Cortina 2026, è stato rivendicato su un blog di controinformazione anarchica. Gli inquirenti ipotizzano un possibile collegamento tra i diversi episodi, inserendoli in una stessa campagna.

Vertice al Viminale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato per domani pomeriggio al Viminale un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Al tavolo siederanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e i referenti del Ferrovie dello Stato Italiane.

Dopo una prima informativa della Digos, la Procura di Roma potrebbe aprire un fascicolo. Non si esclude che, come già avvenuto a Bologna e Ancona, si possa procedere anche per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Rafforzata la vigilanza sulla rete

È stato nel frattempo innalzato il livello di attenzione sulla rete ferroviaria, con il potenziamento dei pattugliamenti lungo i binari e il monitoraggio dei nodi tecnici e delle aree meno coperte da videosorveglianza.

Lunedì sono previsti accertamenti della polizia scientifica sull’ordigno incendiario rimasto intatto nei pressi di Castel Maggiore, nel Bolognese. L’ordigno sarà confrontato con altri reperti sequestrati in precedenti attentati. Saranno inoltre ricercate eventuali tracce biologiche utili alle indagini.

Le reazioni politiche

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di “odiosi atti criminali”, assicurando il massimo impegno per individuare i responsabili.

Il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo ha invitato la sinistra a prendere le distanze da simili gesti, richiamando il rischio di un clima che richiama stagioni di tensione del passato.

Le indagini sono in corso e l’eventuale qualificazione giuridica dei fatti spetterà all’autorità giudiziaria, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

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