Collegati con noi

Politica

Letta: in un nuovo bipolarismo il Pd è il perno dell’alternativa

Pubblicato

del

Il tripolarismo non esiste piu’, in Italia siamo tornati in un’epoca di bipolarismo. E’ il messaggio che ha lanciato, chiudendo la festa nazionale dell’Unita’ a Bologna, il segretario del Pd Enrico Letta. Un messaggio chiaro spedito agli avversari, ma soprattutto agli alleati: o si sta di qua, nel campo dei progressisti, o si sta di la’, con Meloni e Salvini. E se si sta di qua, lo si fa con la consapevolezza che il perno di questa alleanza e’ il Pd. Un messaggio rivolto in primo luogo al Movimento 5 Stelle e a Conte che, nella stessa festa, e’ stato accolto con grande effetto. Ma anche a Renzi e a tutti quelli che dentro il Partito democratico coltivano tentazioni proporzionaliste. La prima uscita di Enrico Letta nella liturgia del discorso conclusivo della festa nazionale, quello che ai tempi di Berlinguer raccoglieva folle oceaniche, si e’ svolto nella stessa sala che ha ospitato gli altri dibattiti. Ad ascoltarlo le capogruppo Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, i ministri Andrea Orlando e Dario Franceschini, il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il presidente del parlamento europeo David Sassoli, insieme a qualche centinaio di militanti. Una festa che ha fatto i conti con le limitazioni del Covid, ma che ha riportato il popolo del Pd a partecipare in maniera fisica alla politica. Ma e’ stata anche una festa atipica perche’ avviene in piena campagna elettorale, le comunali nelle principali citta’ italiane, ma anche le suppletive di Siena, che vedono Letta personalmente in campo. Un appuntamento che, secondo il segretario, sancira’ il ritorno al bipolarismo. “Attorno a noi – ha detto – si costruira’ l’alternativa vincente alla destra estrema. Siamo entrati in una fase nuova: si chiude il periodo iniziato nel 2013 quando era finito il bipolarismo e nato un tripolarismo che ha fatto saltare tutto. Stiamo entrando in una fase nuova di bipolarismo estremo e un nuovo schema politico in cui o si sta di qua o di la’: non c’e’ posizione intermedia che abbia la minima possibilita’ di fare qualcosa di utile. La novita’ e’ che dall’altra parte non c’e’ piu’ il centrodestra di Berlusconi, che era comunque legato al Ppe, ma la destra estrema”. Letta ha poi tracciato anche la strada che il Pd dovra’ seguire nei prossimi mesi, nell’incrocio fra governo, parlamento e Quirinale. “Noi – ha detto – sosteniamo questo governo in modo leale e vogliamo che il governo Draghi duri fino alla scadenza naturale della legislatura e attui un programma fatto di riforme che era troppo tempo che non si riuscivano a fare”. Che e’ anche un modo per dire che il profilo di Mario Draghi non e’ quello che il Pd ha in mente come successore di Sergio Mattarella, salutato da una standing ovation della platea quando Letta lo ha salutato. Nel frattempo, pero’, il Pd deve usare questo scorcio di legislatura per portare a termine alcuni risultati e per rimarcare la propria differenza con la destra. “Le battaglie sui diritti troveranno risultati: arriveremo all’approvazione finale del ddl Zan e vogliamo usare un anno e mezzo di legislatura per non ripetere l’errore che facemmo alla fine della scorsa legislatura di non varare una nuova legge sulla cittadinanza”. Come pure la riforma dei regolamenti parlamentari per limitare il trasformismo e i cambi di casacca. Pochi, invece, durante il discorso, gli accenni alle vicende del Pd. “Sei mesi fa – ha ricordato – stavo prendendo una decisione importante e in questi momenti stavo preparando il discorso sulla base del quale mi avete scelto come segretario, mi avete fatto questo grandissimo onore. Ricevevo grandi pressioni ma anche consigli di gente che diceva chi te lo fa fare. Me lo fa fare, dico con umilta’ e forza, la sensazione impagabile di essere qui stasera insieme a tutti voi. I nostri volontari sono straordinari, grazie a loro si capisce cos’e’ il futuro”. (

Advertisement

In Evidenza

Roma incassa 5 milioni per le buche e 1,5 miliardi per il Giubileo, a Napoli per ora nessun segnale

Pubblicato

del

Non solo i 1,5 miliardi per il Giubileo, Roberto Gualtieri a nemmeno una settimana dal suo insediamento incassa anche un piccolo aiuto per ripianare le famigerate buche di Roma. Si tratta di un subemendamento al dl Infrastrutture predisposto dallo stesso sindaco di concerto con il Governo che autorizza la Capitale a stipulare una convenzione con Anas, autorizzata ad impiegare fino a 5 milioni di euro, per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria delle strade. Al netto delle cifre, il provvedimento per il Campidoglio segna l’inizio di un nuovo corso voluto da Gualtieri, all’insegna della collaborazione tra il Comune e tutti i livelli di governo, a partire dall’esecutivo Draghi. Cosi’, Gualtieri ringrazia il governo e il Parlamento “per questo risultato importante” e promette: “Siamo gia’ al lavoro per prendere rapidamente contatto con Anas e sfruttare al meglio quest’opportunita’, che rappresenta il primo esito dell’intenso lavoro di raccordo con il Governo che abbiamo avviato. La stretta e proficua collaborazione tra le istituzioni sara’ una delle chiavi fondamentali per il rilancio della Capitale”. Intanto, proseguono a Palazzo Senatorio le interlocuzioni del sindaco con i partiti in vista della formazione della giunta, che potrebbe essere annunciata tra questa e la prossima settimana (in parallelo con quelle dei municipi). Mentre salgono le quotazioni di Sabrina Alfonsi (gia’ presidente del I municipio, tra le elette in consiglio comunale con il maggior numero di voti) come assessora, sono state avvistate in Campidoglio anche l’architetta Laura Ricci, papabile per l’Urbanistica, e Michela Cicculli eletta consigliera nella lista Sinistra Civica e Ecologista. Qualora Cicculli entrasse in giunta, lascerebbe il posto in Aula a Roberta Agostini, prima dei non eletti, in quota Articolo 1, il partito di Roberto Speranza (tra le altre ipotesi Andrea Catarci, Gianluca Peciola o Imma Battaglia). Ai trasporti – nello schema sei politici e sei civici – potrebbe andare il dem Eugenio Patane’ oppure un tecnico. Della lista civica dovrebbe entrare Alessandro Onorato, gia’ con Marchini, con una delega al Turismo, e Monica Lucarelli. Quest’ultima potrebbe incassare anche la carica di vicesindaca, in ogni caso l’ultima pedina ad essere spostata sullo scacchiere della giunta. Se Giovanni Caudo, ex minisindaco gia’ assessore della giunta di Ignazio Marino, non dovesse far parte della squadra, si aprirebbe la strada per la sua (ormai ex) assessora Claudia Pratelli. Per la Cultura tiene il nome di Pino Battaglia, ma si fa strada sempre piu’ quello di Marino Sinibaldi. La nuova assemblea capitolina potrebbe riunirsi per la prima volta il 4 novembre. Nei banchi dell’opposizione siedera’ sicuramente l’ex sindaca Virginia Raggi insieme ai pentastellati eletti e i consiglieri di Carlo Calenda (che oggi ha chiesto un “confronto di programma” al sindaco). La posizione di Iv potrebbe essere piu’ vicina alla maggioranza, cosi’ come e’ stato piu’ marcato l’impegno per Gualtieri in fase di ballottaggio. E la rottura e’ dietro l’angolo. Alle parole di Calenda – “Renzi non vuole fare niente con nessuno” – ha replicato con acredine il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti: “L’ottimo risultato di Roma e’ figlio innanzitutto di un messaggio di inclusione, prospettiva e speranza. Usarlo come una clava per farsi largo e al contempo disfarsi di chi non ritieni piu’ utile, non e’ solo politicamente miope ma umanamente davvero triste”. Insomma a Roma si cominciano a vedere le risorse. Un segno di attenzione del Governo per la Capitale. A Napoli, dove la situazione debitoria della città è ai limiti del collasso, per ora non si vede un centesimo.

Continua a leggere

Politica

Mattarella: basta con violenze insensate antiscienza

Pubblicato

del

“Non possono prevalere i pochi che vogliono, rumorosamente, imporre le loro teorie antiscientifiche, che danno sfogo, talvolta, ad una violenza insensata, persino con la devastazione dei centri in cui i nostri concittadini si recano per essere vaccinati e sfuggire al pericolo del virus”. Non poteva essere piu’ chiaro Sergio Mattarella nel chiudere la porta al dilagare di strampalate informazioni no-vax che poi portano alcuni gruppi a scaricare le tensioni nelle piazze e nelle strade e addirittura all’interno degli hub vaccinali. Il presidente della Repubblica sfrutta l’occasione della premiazione dei Cavalieri del lavoro al Quirinale per far capire quanto saldamente siano intrecciate ripresa e vaccini, crescita dell’economia e rallentamento della pandemia. Proprio per questo non e’ il momento di prendere alla leggera le teorie antiscientifiche, anche perche’ il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e’ troppo importante per fiaccarlo con tesi fantasiose. Oggi, e’ il ragionamento sviluppato dal capo dello Stato alla presenza del mondo dell’impresa e di 50 giovani eccellenze scolastiche premiate con l’onorificenza di “Alfieri del lavoro”, bisogna solo guardare al futuro: “i vaccini hanno funzionato, le istituzioni hanno risposto bene e ora siamo pronti ad aprirci alle sfide dell’innovazione. Dobbiamo fare adesso la nostra parte lungo la strada nuova che vogliamo intraprendere”. Dal Quirinale giunge quindi un invito ad accettare le sfide ma anche un riconoscimento del lineare indirizzo tracciato dalla scienza: “la nostra economia cresce a ritmi incoraggianti, superiori alla media di altri paesi europei e in Italia la campagna vaccinale ha piu’ successo che altrove”, ha premesso Mattarella. Ma non basta: “bisogna andare oltre la congiuntura favorevole e porre le basi di un miglioramento strutturale delle reti, dei fattori produttivi e dei servizi. Scontiamo ritardi antichi da recuperare”, che hanno radici ben piu’ antiche della pandemia. Il presidente batte da settimane sulla necessita’ di raccogliere le forze per far ripartire l’economia, senza pigrizie, e anche oggi ribadisce che “la ripartenza e’ una strada nuova che va percorsa con determinazione e speranza come nel dopoguerra, con il concorso di tutti”. Ben rappresenta il pensiero di Mattarella la platea riunita nel salone dei Corazzieri, equamente divisa tra giovani e maturi, con l’abbraccio tra il gotha delle imprese (John Elkann e Paolo Merloni, solo per citarne alcuni) e i giovanissimi che si sono distinti nel percorso scolastico. A loro il presidente sottolinea che in Italia serve un nuovo patto “generazionale”. “L’alleanza tra le generazioni e’ una condizione per uscire dallo stallo che il Paese ha vissuto. Sono proprio i cambiamenti profondi intervenuti nella societa’ a imporci di sanare in tempi rapidi quelle fratture che rischiano di farci arretrare. La marginalita’ di parte del mondo giovanile e’ sempre stata ragione di indebolimento delle societa’ e delle economie: in una stagione di innovazione cosi’ accelerata, come e’ quella attuale, sarebbe una menomazione ancor piu’ insopportabile. Non dobbiamo permetterlo”. Ecco, Mattarella si appella a un “Paese maturo” e un Paese maturo non puo’ che mettere al centro una visione per le nuove generazioni, un impegno serissimo sul lavoro perche’, conclude, “il progresso e’ possibile e duraturo solo se coinvolge l’intera societa’”.

Continua a leggere

Politica

Rai: piano industriale in cda, verso direzioni di genere

Pubblicato

del

Entra nel vivo la discussione sul piano industriale nel consiglio di amministrazione Rai. L’ad Carlo Fuortes – secondo quanto si apprende – portera’ nella riunione in programma domani il progetto di sviluppo della tv pubblica per gli anni a venire. La base di partenza e’ il piano messo a punto dal precedente ad Fabrizio Salini e approvato nel 2019, che in parte e’ stato implementato e in parte no, anche a causa dell’emergenza economica legata alla pandemia. Sul piatto resterebbero quindi le direzioni di genere lanciate nella precedente gestione, ma mai divenute operative, destinate a trasformare l’iter produttivo e organizzativo della tv pubblica. Sono nove le aree di azione: intrattenimento prime-time; intrattenimento culturale; intrattenimento day-time; fiction; cinema/serie tv; kids; documentari; nuovi format e approfondimento news. Con l’implementazione del piano le direzioni di rete perderanno importanza, perche’ avranno il solo compito di collocare prodotti gia’ pensati e realizzati dalle direzioni orizzontali. Le nomine erano state gia’ formalizzate in cda nel gennaio 2020, sia pure tra polemiche e voti contrari, ma poi l’arrivo della pandemia aveva portato il vertice della tv pubblica a bloccare tutto nel marzo dell’anno scorso. Ora si riprendera’ il cammino con step precisi indicati nell’aggiornamento del progetto, a partire probabilmente dall’inizio del prossimo anno. All’orizzonte ci sono poi le nomine alle testate, con le scadenze previste a breve per il Tg1, il Tg2, la Tgr e Raisport. L’ad ha precisato in Commissione di Vigilanza che il tema verra’ portato in cda dopo aver messo a punto i piani editoriali. La prossima settimana e’ in programma una nuova riunione del consiglio, ma non dovrebbe affrontare il tema nomine, che comunque dovrebbe essere portato all’ordine del giorno entro il mese di novembre. Appare probabile, stando ai rumor, la sostituzione di Giuseppe Carboni al Tg1. In lizza ci sarebbero Monica Maggioni e Simona Sala. Andrebbero verso la conferma Gennaro Sangiuliano al Tg2 e Alessandro Casarin alla Tgr, mentre a Raisport potrebbe arrivare Alessandra De Stefano al posto di Auro Bulbarelli. A far discutere e’ anche il progetto di una nuova striscia quotidiana di informazione, affidata a Lucia Annunziata, che andrebbe in onda in access prime time su Rai3 sostituendo ‘Un posto al sole’, il daily drama che in questi giorni compie 25 anni. Un’ipotesi di spostamento, prima del Tg3 o eventualmente su Rai2, che sta provocando mal di pancia tra i fan della fiction e nel mondo politico napoletano, che teme di vedere indebolito uno dei pilastri dell’area produttiva campana. Il deputato M5S, Luigi Iovino, ha presentato un’interrogazione parlamentare in cui chiede al presidente del Consiglio di adoperarsi in fretta perche’ “la nota fiction rischia ora di subire un’inevitabile crisi di ascolti”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto