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Tecnologia

L’Esa chiede 10 miliardi per lo spazio europeo: «Vogliamo essere passeggeri o piloti?»

L’Agenzia spaziale europea chiede un investimento di dieci miliardi di euro in dieci anni per sviluppare capacità autonome e competere con Stati Uniti e Cina. Aschbacher avverte: continuare ad acquistare voli per gli astronauti europei all’estero costerebbe cinque miliardi.

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Un miliardo di euro all’anno per dieci anni, per permettere all’Europa di restare nella corsa allo spazio e ridurre la propria dipendenza da Stati Uniti e Cina. È l’investimento richiesto dal direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, durante l’International Space Summit di Parigi.

«Serve un investimento di circa un miliardo di euro all’anno per dieci anni», ha dichiarato davanti ai leader europei riuniti al Grand Palais. Una parte delle risorse, ha spiegato, potrebbe arrivare dal capitale di rischio, attribuendo maggiori responsabilità all’industria privata.

Il costo della dipendenza

Per Aschbacher rinunciare a costruire capacità autonome non consentirebbe comunque di risparmiare. L’Europa dovrebbe continuare ad acquistare all’estero i servizi necessari per portare i propri astronauti nello spazio.

«La dipendenza ha un costo», ha avvertito. Comprare voli da fornitori stranieri richiederebbe circa cinque miliardi di euro in dieci anni, risorse che finirebbero in gran parte alle industrie di altri Paesi.

L’Europa resterebbe inoltre subordinata alle decisioni dei fornitori, dovendo ottenere autorizzazioni per missioni e voli non controllati direttamente dalle istituzioni europee.

Investimenti, autonomia e posti di lavoro

La soluzione proposta dall’Esa è investire in tecnologie, mezzi di trasporto e infrastrutture che rimangano in Europa.

Secondo Aschbacher, questa strategia consentirebbe di creare posti di lavoro qualificati, consolidare l’industria spaziale continentale e rafforzare l’autonomia strategica europea.

Lo sviluppo di capacità indipendenti avrebbe anche un valore culturale e scientifico: potrebbe ispirare le nuove generazioni, attrarre giovani verso le professioni tecnologiche e garantire all’Europa una posizione più forte nei negoziati internazionali.

La richiesta non riguarda quindi soltanto l’esplorazione spaziale, ma il futuro industriale e geopolitico del continente.

Il confronto con Stati Uniti e Cina

La competizione internazionale sta accelerando. Stati Uniti e Cina investono risorse ingenti nei lanciatori, nelle missioni con equipaggio, nelle infrastrutture orbitali e nell’esplorazione della Luna e di Marte.

L’Europa mantiene eccellenze scientifiche e industriali, ma resta priva di un proprio sistema autonomo per il trasporto umano nello spazio. Gli astronauti europei devono affidarsi a vettori e infrastrutture straniere.

Per colmare questo divario, l’Esa chiede ai governi una strategia di lungo periodo e risorse certe, accompagnate da un maggiore coinvolgimento degli investitori privati.

«Passeggeri o piloti?»

Nel suo appello conclusivo, Aschbacher ha posto i leader europei davanti a una scelta politica.

«Saremo passeggeri o piloti? Clienti o fornitori di servizi? Inquilini o architetti?», ha domandato. «Se l’Europa intende plasmare il proprio futuro, vi esorto ad appoggiare sia l’Appello per l’esplorazione sia la Visione per il trasporto».

Le indicazioni politiche raccolte a Parigi serviranno all’Agenzia spaziale europea per preparare proposte «credibili e realistiche» in vista della Conferenza ministeriale intermedia dell’Esa, in programma a dicembre a Roma.

Il messaggio è netto: senza investimenti l’Europa continuerà a viaggiare nello spazio, ma lo farà pagando un biglietto ad altri. Con un piano decennale potrebbe invece provare a tornare nella cabina di pilotaggio.

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Economia

SpaceX cerca 40 miliardi per i chip Nvidia: Apollo guida il piano

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per un maxi acquisto di chip Nvidia: 10 miliardi attraverso prestiti bancari e 30 miliardi con debito investment grade. Apollo dovrebbe coordinare l’operazione, mentre Pimco è tra i soggetti in trattativa. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non è ancora concluso.

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SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia e rafforzare le proprie infrastrutture di intelligenza artificiale. Il gruppo guidato da Elon Musk sta trattando un finanziamento che combinerebbe prestiti bancari e debito destinato agli investitori istituzionali, con Apollo Global Management attesa alla guida dell’operazione.

Il piano prevede circa 10 miliardi di dollari di prestiti bancari e 30 miliardi di debito investment grade. Tra i soggetti in trattativa figura Pimco, uno dei maggiori gestori obbligazionari mondiali. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non risulta ancora concluso.

Un maxi finanziamento per la potenza di calcolo

L’obiettivo è sostenere un grande ordine di semiconduttori Nvidia, necessari per ampliare la capacità di elaborazione utilizzata nei progetti di intelligenza artificiale.

Il piano evidenzia le dimensioni finanziarie della corsa all’IA: lo sviluppo dei modelli richiede investimenti ingenti in processori, reti, data center e infrastrutture energetiche.

Per SpaceX, il ricorso al debito consentirebbe di finanziare gli acquisti senza effettuare una nuova raccolta di capitale azionario. Comporterebbe però maggiori obblighi di rimborso e oneri finanziari.

Il ruolo di Apollo e le trattative con Pimco

Apollo dovrebbe coordinare il finanziamento e contribuire a collocare il debito presso una platea ampia di investitori.

Pimco sarebbe tra i soggetti coinvolti nei negoziati. La partecipazione e gli importi definitivi restano da stabilire, insieme alle condizioni economiche dell’operazione.

Apollo e Pimco non hanno commentato le trattative. SpaceX e Nvidia non hanno fornito una risposta immediata alle richieste di chiarimento riportate negli aggiornamenti disponibili.

Il rating BBB e gli investitori istituzionali

Il rating BBB di SpaceX colloca il debito nella categoria investment grade, il livello considerato di qualità creditizia superiore a quella speculativa.

Questa classificazione può favorire l’interesse di compagnie assicurative e fondi pensione, i cui mandati spesso limitano l’esposizione ai titoli con rating più basso.

Il giudizio creditizio, tuttavia, non elimina i rischi: la sostenibilità del finanziamento dipenderà anche dai flussi di cassa, dalle condizioni del debito e dal rendimento degli investimenti.

Musk punta sulla piattaforma Vera Rubin

Il progetto rafforzerebbe il rapporto tra SpaceX e Nvidia, dopo la scelta indicata da Musk di basare le infrastrutture di intelligenza artificiale sulla tecnologia del gruppo californiano.

Durante la presentazione dei risultati di agosto, Musk ha espresso una preferenza per Vera Rubin, la nuova architettura Nvidia destinata al calcolo avanzato e all’IA.

Per Nvidia, un ordine di queste dimensioni rappresenterebbe un ulteriore consolidamento della propria posizione nel mercato degli acceleratori per l’intelligenza artificiale, mentre cresce la concorrenza di altri produttori e delle soluzioni sviluppate dai grandi gruppi tecnologici.

Dopo l’Ipo, altri investimenti finanziati a debito

SpaceX ha completato a giugno un’offerta pubblica iniziale da circa 86 miliardi di dollari. Nello stesso mese ha emesso 25 miliardi di dollari di obbligazioni senior non garantite, articolate in cinque scadenze.

Il nuovo piano da 40 miliardi si aggiungerebbe quindi a una raccolta finanziaria già molto consistente.

Dopo il collocamento obbligazionario, i titoli di debito hanno subito pressioni legate alle preoccupazioni per l’indebitamento e gli elevati investimenti. La capacità di trasformare la nuova potenza di calcolo in ricavi e liquidità resta un elemento centrale per la valutazione del progetto.

Un accordo ancora da definire

La struttura prospettata segnala l’ambizione di SpaceX nell’intelligenza artificiale, ma restano aperti i dettagli del finanziamento e dell’ordine di chip.

Tempi di consegna, condizioni del debito e utilizzo delle infrastrutture saranno determinanti per misurare gli effetti dell’operazione. I 40 miliardi rappresentano un obiettivo di raccolta in trattativa, non un finanziamento già ottenuto.

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Tecnologia

Nobel Fisica 2026 a Francis Halzen, il pioniere di IceCube

Francis Halzen è l’unico vincitore del Nobel per la Fisica 2026, premiato per il contributo a IceCube e la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica. Il rivelatore utilizza migliaia di sensori nel ghiaccio antartico per studiare particelle provenienti dal cosmo. Halzen ha ricevuto la notizia mentre si trovava in Italia.

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Trasformare il ghiaccio dell’Antartide in un osservatorio capace di intercettare particelle provenienti dal cosmo: è l’intuizione che ha portato Francis Halzen al Nobel per la Fisica 2026. Il fisico è l’unico vincitore del premio, assegnato per il contributo decisivo a IceCube e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica.

Il suo lavoro ha aperto una nuova possibilità di osservare l’universo, affiancando alle informazioni raccolte attraverso la luce quelle trasportate da particelle che interagiscono raramente con la materia.

Chi è Francis Halzen

Nato in Belgio nel 1944, Halzen ha 82 anni e lavora all’Università del Wisconsin-Madison, negli Stati Uniti.

Ha ricevuto la notizia del Nobel mentre si trovava in Italia, dove il 4 ottobre aveva partecipato a BergamoScienza. Il 7 ottobre è atteso a Torino per la riunione del Comitato di valutazione internazionale dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, del quale fa parte.

Commentando il percorso scientifico e le scoperte dell’osservatorio, ha detto di essersi sentito ogni volta «più sorpreso che orgoglioso».

Come funziona IceCube

IceCube utilizza migliaia di sensori luminosi immersi in circa un chilometro cubo di ghiaccio antartico.

I neutrini attraversano normalmente la materia senza lasciare tracce rilevabili. Nelle rare occasioni in cui interagiscono, possono produrre particelle cariche che generano deboli segnali luminosi nel ghiaccio. I sensori registrano questi segnali, permettendo di ricostruire le caratteristiche dell’evento e, in determinate condizioni, la direzione di provenienza.

L’osservatorio offre così informazioni sui fenomeni cosmici più energetici, comprese le regioni associate all’attività dei buchi neri e delle galassie.

Dall’idea nel 1988 ai neutrini cosmici

Halzen iniziò a sviluppare l’idea di un rivelatore nel ghiaccio nel 1988. Il progetto si è concretizzato grazie al sostegno della National Science Foundation statunitense, dell’Università del Wisconsin-Madison e al lavoro di una collaborazione internazionale.

Il fisico ha sottolineato il ruolo dell’università, capace di sostenere «un’idea non convenzionale».

Nel 2013, IceCube annunciò la scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica. I risultati successivi hanno contribuito a studiare possibili sorgenti extragalattiche e l’emissione di neutrini della Via Lattea.

Una nuova astronomia, con più messaggeri

Il contributo di Halzen rientra nello sviluppo dell’astronomia multimessaggera, che combina segnali diversi per studiare gli stessi fenomeni.

Luce visibile, raggi X e raggi gamma sono forme di radiazione elettromagnetica. A queste osservazioni si affiancano quelle dei neutrini e delle onde gravitazionali, ciascuna capace di fornire informazioni differenti.

Sulle prospettive future, Halzen mantiene un approccio aperto: «Non è possibile prevederne gli sviluppi. La mia unica speranza è di poter continuare a raccogliere dati».

Il riconoscimento della comunità scientifica italiana

Il presidente dell’INFN, Antonio Zoccoli, ha accolto il premio come un riconoscimento di grande valore per la fisica dei neutrini e delle astroparticelle, ricordando il contributo italiano a questi campi di ricerca.

Il fisico Guido Tonelli, professore emerito dell’Università di Pisa, ha sottolineato la nuova finestra aperta sui fenomeni estremi che accompagnano l’evoluzione delle galassie.

Il presidente dell’INAF, Roberto Ragazzoni, ha definito Halzen l’anima del rivelatore antartico per neutrini cosmici. Per Stefano Fabris, direttore del Dipartimento di scienze fisiche e tecnologie della materia del Cnr, il Nobel riconosce la trasformazione del neutrino di altissima energia in un nuovo strumento per osservare l’universo.

Il premio individuale a Halzen valorizza così anche un’impresa scientifica costruita attraverso il lavoro di ricercatori, tecnici e istituzioni di diversi Paesi.

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In Evidenza

Intelligenza artificiale, la Federico II entra in SophIA

La Federico II partecipa a SophIA, il Polo nazionale promosso da CDP Venture Capital con Scientifica. L’obiettivo è sostenere oltre venti iniziative in tre anni, trasformando la ricerca su AI e cybersecurity in imprese.

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Trasformare la ricerca su intelligenza artificiale e cybersecurity in nuove imprese. È l’obiettivo di SophIA, il Polo nazionale di trasferimento tecnologico lanciato da CDP Venture Capital, che vede l’Università di Napoli Federico II tra i promotori scientifici.

L’iniziativa, nata in collaborazione con Scientifica Venture Capital, parte con una dotazione di 27,5 milioni di euro e punta a sostenere oltre venti progetti imprenditoriali nei prossimi tre anni. Per l’ateneo napoletano è un’opportunità per accompagnare i risultati dei laboratori verso applicazioni destinate alle imprese e alla pubblica amministrazione.

Dalla ricerca alle startup

Le risorse provengono dal Fondo Technology Transfer e dal Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital. Il sostegno riguarda le prime fasi dello sviluppo: dalla verifica della fattibilità di una tecnologia, il cosiddetto proof-of-concept, agli investimenti iniziali che consentono di avviare e consolidare una startup.

SophIA si rivolge alle imprese deeptech, la cui attività nasce da ricerca scientifica e innovazioni tecnologiche avanzate. Il passaggio decisivo è rendere utilizzabili i risultati della ricerca, verificandone le applicazioni e costruendo attorno a essi un progetto imprenditoriale.

Il modello mette insieme investimenti e competenze scientifiche, con il contributo delle strutture di trasferimento tecnologico dei partner.

Il ruolo della Federico II

Accanto alla Federico II figurano il Politecnico di Milano, l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale, la Fondazione Bruno Kessler e l’Istituto Italiano di Tecnologia.

Per l’università napoletana segue l’iniziativa Giorgio Ventre, delegato del rettore per SophIA. La sua lettura parte dalla necessità di affiancare alle competenze scientifiche una capacità produttiva in grado di utilizzarle.

«L’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity sono tecnologie sempre più centrali nello sviluppo dell’economia dell’innovazione», afferma Ventre. L’Italia, aggiunge, deve dotarsi anche di un’infrastruttura produttiva capace di sfruttarne le potenzialità.

Il Polo punta quindi a favorire la nascita di spin-off ad alta specializzazione, mettendo in contatto i centri di ricerca con chi può finanziare e accompagnare lo sviluppo delle imprese.

«La presenza come promotore scientifico dell’Università di Napoli Federico II conferma la capacità del Mezzogiorno di essere protagonista dell’innovazione», sottolinea Ventre.

Dai farmaci alla robotica, le applicazioni

Il perimetro tecnologico comprende i modelli di base dell’intelligenza artificiale, i sistemi multimodali capaci di elaborare informazioni di diversa natura e gli agenti intelligenti.

Le possibili applicazioni riguardano la progettazione di materiali e farmaci, la robotica autonoma e collaborativa, i gemelli digitali utilizzati per simulare sistemi reali, la robotica spaziale e l’elaborazione dei dati vicino ai dispositivi che li generano.

La cybersecurity costituisce l’altro asse del progetto, dedicato alla protezione di sistemi, reti e informazioni.

Capitale e competenze per accompagnare i progetti

Scientifica Venture Capital porta nel Polo l’esperienza maturata con un portafoglio di 21 startup deeptech. Il suo contributo comprende l’individuazione delle tecnologie, la valutazione dei progetti e il supporto nelle prime fasi di investimento.

L’obiettivo dichiarato è ridurre la distanza tra risultati scientifici e iniziative imprenditoriali. Per la Federico II, la partecipazione a SophIA offre un nuovo canale nazionale attraverso il quale valorizzare la ricerca sviluppata a Napoli.

«Investire nella frontiera dell’AI e della cybersecurity significa sostenere la competitività dell’economia nazionale», osserva Claudia Pingue, Senior Partner e responsabile del Fondo Technology Transfer di CDP Venture Capital.

La dotazione iniziale e il traguardo delle oltre venti iniziative definiscono il punto di partenza. I risultati si misureranno sulla capacità di trasformare i progetti selezionati in tecnologie utilizzabili e imprese capaci di crescere.

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