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Politica

Legge elettorale, il centrodestra accelera: obiettivo approvazione entro l’estate tra scontro politico e timori di voto anticipato

Il centrodestra accelera sulla riforma della legge elettorale e punta a completarne l’approvazione entro l’estate. Le opposizioni contestano metodo e contenuti del provvedimento, mentre cresce il confronto sull’obbligo di indicare il candidato premier e sui possibili effetti politici della nuova normativa in vista delle elezioni del 2027.

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La riforma della legge elettorale entra nella fase decisiva. La maggioranza di centrodestra non sembra intenzionata a rallentare e, secondo fonti parlamentari, punta ad accelerare l’iter fino a tentare l’approvazione definitiva anche al Senato prima della pausa estiva.

Dopo la calendarizzazione del provvedimento alla Camera per il 26 giugno, il percorso parlamentare potrebbe infatti procedere rapidamente grazie alla possibilità di contingentare i tempi della discussione. Un’accelerazione che conferma la volontà del governo e della maggioranza di arrivare a una nuova normativa elettorale ben prima della fine della legislatura.

Il confronto a Palazzo Madama e il ruolo di La Russa

Nei giorni scorsi un pranzo a Palazzo Madama avrebbe rappresentato un ulteriore passaggio politico significativo. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo quanto riferito da diverse fonti parlamentari, avrebbe sondato i capigruppo di maggioranza e opposizione per verificare l’esistenza di possibili punti di convergenza e raccogliere eventuali proposte di modifica da trasferire già nella fase di esame alla Camera.

L’iniziativa, tuttavia, non avrebbe prodotto aperture significative. Le opposizioni continuano infatti a contestare il metodo e il merito della riforma, ritenendo insufficiente un confronto limitato alla sola Camera dei Deputati.

Le opposizioni all’attacco: “Legge fatta su misura”

Lo scontro politico resta particolarmente acceso.

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, accusa la maggioranza di voler costruire una legge elettorale finalizzata a consolidare il proprio potere, criticando soprattutto il ricorso a listini bloccati che, secondo il presidente pentastellato, allontanerebbero ulteriormente gli eletti dagli elettori.

Anche dal Partito Democratico arrivano critiche severe. L’ex ministro Dario Franceschini, considerato tra le figure più aperte al dialogo istituzionale, sostiene che il centrodestra stia procedendo unilateralmente verso l’approvazione di una legge costruita sulla base delle proprie convenienze politiche.

Sulla stessa linea si collocano Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa, che contestano sia il metodo sia alcuni aspetti sostanziali della riforma.

Il nodo del candidato premier e le polemiche costituzionali

Tra gli elementi che stanno alimentando maggiormente il confronto vi è la previsione che obbligherebbe le coalizioni e le liste a indicare preventivamente il candidato alla presidenza del Consiglio.

Secondo i critici della riforma, questa impostazione rischierebbe di entrare in tensione con l’impianto della Costituzione italiana, che attribuisce al Presidente della Repubblica il compito di conferire l’incarico di formare il governo.

Per il campo largo, inoltre, la norma avrebbe anche un’importante conseguenza politica: renderebbe necessaria l’individuazione preventiva di un candidato premier unitario, aumentando la pressione sulle forze di opposizione affinché trovino una sintesi prima del voto.

La maggioranza tira dritto

Nonostante le contestazioni, il centrodestra appare intenzionato a proseguire il percorso parlamentare.

Nella maggioranza prevale la convinzione che una nuova legge elettorale sia necessaria per garantire maggiore stabilità politica e favorire la governabilità. Gli esponenti del centrodestra sottolineano che regole più chiare consentirebbero agli elettori di sapere prima del voto quale coalizione e quale leadership sono chiamate a governare il Paese.

Proprio per questo non viene esclusa l’ipotesi di ricorrere anche a strumenti procedurali particolarmente incisivi, come il voto di fiducia al Senato, per accelerare l’approvazione definitiva del testo.

Sullo sfondo il tema delle elezioni anticipate

L’accelerazione della riforma ha inevitabilmente alimentato le speculazioni sulla possibilità di un ritorno anticipato alle urne.

Una parte delle opposizioni interpreta la tempistica come il segnale di una possibile preparazione del terreno per elezioni anticipate già in autunno. Un’ipotesi che viene però respinta dalla maggioranza.

Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha ribadito che la riforma sarebbe pensata per le elezioni politiche del 2027, alla naturale scadenza della legislatura, e non per favorire un voto anticipato.

Resta tuttavia evidente che il dibattito sulla legge elettorale si intreccia con gli equilibri politici dei prossimi mesi e con la costruzione delle future alleanze, sia nel centrodestra sia nel campo delle opposizioni.

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Politica

Salvini torna da Roggero nel carcere di Bollate

Matteo Salvini visita per la terza volta Mario Roggero nel carcere di Bollate. Il gioielliere sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi.

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Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini è arrivato nel carcere di Bollate, nel Milanese, per incontrare nuovamente Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione.

Roggero è stato riconosciuto colpevole dell’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, avvenuto nel 2021. I giudici hanno escluso la legittima difesa, ritenendo che al momento degli spari il pericolo non fosse più attuale.

La terza visita in poche settimane

È la terza volta che Salvini incontra Roggero nel penitenziario. Il vicepremier si era recato a Bollate già il 18 luglio, dopo la prima notte trascorsa in cella dal gioielliere, tornando anche il giorno successivo.

Il leader della Lega ha più volte espresso vicinanza a Roggero e sostenuto la possibilità di un provvedimento di clemenza. La richiesta di grazia è stata avanzata dalla moglie del detenuto, ma la decisione spetta esclusivamente al presidente della Repubblica.

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Politica

Campi Flegrei, scontro tra Musumeci e i sindaci: la tregua istituzionale dura un giorno

Musumeci attacca i sindaci dei Campi Flegrei, Della Ragione replica: «Date risposte alla gente». Manzoni chiede risorse, hub e procedure rapide.

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Il Governo ricuce e il Governo strappa. A meno di ventiquattr’ore dalla mediazione condotta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con istituzioni locali, sindaci e comitati di cittadini, la tregua sui Campi Flegrei va subito in frantumi. A riaccendere lo scontro sono le parole pronunciate alla Camera dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che attacca, senza nominarlo, uno dei primi cittadini dell’area flegrea. Il sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, si riconosce nel destinatario dell’affondo e replica duramente.

L’attacco di Musumeci alla Camera

Durante l’informativa urgente sugli eventi sismici nei Campi Flegrei, Musumeci difende l’azione dell’esecutivo e rivendica le misure adottate, compreso lo stanziamento di 100 milioni di euro per gli interventi sugli edifici danneggiati.

Poi il ministro abbandona il terreno tecnico e passa all’attacco politico.

«I sindaci dicono: facciamo presto. Noi siamo accanto ai sindaci da sempre, anche accanto a quelli che si sono iscritti al partito di Nicodemo delle Sacre Scritture, quello che di giorno stava con Cristo e di notte con i farisei», afferma.

Musumeci non indica alcun nome, ma rende ancora più esplicito il riferimento con un secondo affondo: «C’è un sindaco che quando viene a Roma fa inchini e abbonda negli elogi al Governo e poi, quando torna sul territorio, alle televisioni private continua a vomitare veleno contro il Governo».

Della Ragione: «Io sto con la gente»

La replica di Josi Della Ragione arriva quasi immediatamente attraverso i social.

«Sì, signor ministro, ha ragione lei: io sto con i farisei. Perché faccio il sindaco, perché sono flegreo. Io sto con la gente, senza casa e senza acqua, che attende risposte urgenti. Non più promesse, ma fatti», scrive il primo cittadino di Bacoli.

Della Ragione accusa Musumeci di aver utilizzato un’informativa parlamentare per colpire personalmente un amministratore impegnato in un territorio in piena emergenza.

«Ha deciso che la sua priorità non è mettere in sicurezza i Campi Flegrei. Ma ha ritenuto necessario investire tempo in Parlamento per attaccare il sindaco di Bacoli. Senza contraddittorio e con tanta ira».

Il sindaco respinge anche l’accusa di tenere atteggiamenti diversi a Roma e sul territorio. Il rispetto istituzionale, sostiene, non può essere confuso con il silenzio o con il servilismo.

«Fate il vostro dovere, date risposte alla gente e mantenete le promesse», incalza Della Ragione. «I Campi Flegrei non si accontentano di elemosine. Noi vogliamo tutto quello che ci spetta».

Manzoni: «L’emergenza corre più veloce della burocrazia»

Mentre infuria lo scontro tra Musumeci e Della Ragione, da Pozzuoli arriva un appello dai toni diversi, ma non meno severi.

Il sindaco Luigi Manzoni definisce la situazione «estremamente grave» e chiede un deciso cambio di passo. Riconosce il lavoro svolto dal Governo, dalla Regione, dalla Prefettura e dalla Protezione civile, ma avverte che la collaborazione istituzionale, da sola, non è più sufficiente.

«Servono decisioni rapide, risorse straordinarie e procedure accelerate. L’emergenza continua a correre più veloce della burocrazia», afferma Manzoni.

Il sindaco sollecita la realizzazione degli hub di accoglienza previsti dal piano per il bradisismo, l’accelerazione degli interventi sui costoni e nelle aree maggiormente esposte, sopralluoghi più rapidi e contributi immediati per le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni.

Chiede inoltre misure di sostegno per le attività economiche che stanno subendo le conseguenze della crisi e il completamento delle opere già programmate.

«Non è più il tempo delle promesse. È il tempo delle decisioni», conclude.

Il Partito democratico attacca il Governo

Sulla vicenda interviene anche il Partito democratico. Il deputato e segretario regionale campano Piero De Luca definisce «vergognoso» l’intervento del ministro e accusa l’esecutivo di non aver fornito risposte adeguate alle comunità colpite.

«Il Governo è immobile e prova a scaricare le proprie responsabilità, attaccando persino i sindaci e le comunità locali», sostiene De Luca.

Il parlamentare richiama i danni provocati dalle continue scosse e chiede che il contributo statale per gli interventi di adeguamento sismico venga portato al 100 per cento. Sollecita inoltre l’immediata realizzazione degli hub di emergenza.

Duro anche il deputato napoletano Marco Sarracino, che si rivolge direttamente a Musumeci: «Viene qui e attacca i sindaci dei Campi Flegrei, in particolar modo quello di Bacoli, Josi Della Ragione, che ha avuto la sola colpa di evidenziare i limiti del decreto che avete messo in campo».

Lo scontro politico mentre cresce l’emergenza

La polemica arriva nel momento più delicato per le popolazioni flegree. Centinaia di famiglie sono state allontanate dalle proprie abitazioni, proseguono le verifiche di agibilità e restano aperti i problemi legati all’acqua, alla sistemazione degli sfollati e alla sicurezza degli edifici.

Dopo l’incontro in Prefettura guidato da Piantedosi, l’obiettivo dichiarato era quello di ricostruire un fronte istituzionale comune. Le parole pronunciate da Musumeci e la reazione dei sindaci mostrano, invece, una frattura ancora profonda.

E mentre Governo e amministratori locali si scambiano accuse, dai Campi Flegrei arriva una richiesta comune: ridurre i tempi della burocrazia e trasformare gli stanziamenti annunciati in interventi visibili, risposte certe e assistenza concreta.

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Manovra, Salvini rilancia il contributo delle banche. Forza Italia frena

Dopo il vertice di maggioranza, Salvini propone di recuperare risorse dagli utili bancari. Forza Italia resta contraria, mentre il Mef guarda al negoziato con Bruxelles.

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Un incontro dal clima disteso, prima della pausa estiva, ma con alcuni nodi politici già destinati a riemergere a settembre. Il vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi è servito a fare il punto sulle prossime scadenze e sulla preparazione della legge di Bilancio.

L’intesa raggiunta prevede che, alla ripresa dei lavori, ogni partito della maggioranza presenti le proprie proposte per la manovra. Il confronto vero inizierà dunque a settembre, quando il governo dovrà trasformare le priorità politiche in misure compatibili con le risorse disponibili.

Salvini, tuttavia, ha già riaperto uno dei fronti più delicati per il centrodestra: quello di un possibile intervento sugli utili delle banche.

Salvini torna a chiedere risorse agli istituti di credito

Il leader della Lega sostiene che una parte dei guadagni realizzati dagli istituti di credito debba essere destinata al sostegno delle famiglie e delle imprese in difficoltà.

Secondo i dati citati dal vicepremier, Intesa Sanpaolo e UniCredit avrebbero ottenuto complessivamente più di 12 miliardi di euro di utili nel primo semestre dell’anno. Una parte di questi risultati, ha osservato Salvini, deriverebbe anche dai rapporti con i correntisti italiani.

Il segretario leghista esclude che la proposta debba essere considerata una nuova tassa. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di individuare una forma di contributo o di restituzione da parte di un settore che continua a registrare risultati particolarmente positivi.

Salvini ha precisato di parlare a nome della Lega e non dell’intera coalizione. Il partito organizzerà all’inizio di settembre a Roma una due giorni dedicata all’economia, durante la quale saranno definite le proposte da presentare per la legge di Bilancio. L’intervento sulle banche farà parte del pacchetto leghista.

Forza Italia conferma il suo no

La posizione di Forza Italia resta distante. Gli azzurri si sono sempre opposti a nuove imposte sugli extraprofitti bancari, sostenendo che misure di questo tipo potrebbero produrre effetti negativi sul credito, sugli investimenti e sulla stabilità del sistema finanziario.

La linea del partito guidato da Antonio Tajani rimane quella del “mai nuove tasse”. Per Forza Italia la questione sarebbe già stata affrontata e superata nei precedenti confronti interni alla maggioranza.

Anche in Fratelli d’Italia prevale la cautela. Un nuovo intervento sugli istituti di credito potrebbe riaprire tensioni politiche ed esporre il governo a contestazioni sul piano europeo. La questione, quindi, non appare destinata a essere risolta prima della ripresa autunnale.

Giorgetti guarda al negoziato con Bruxelles

Al ministero dell’Economia l’attenzione è concentrata soprattutto sui rapporti con l’Unione europea. L’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, insieme ai margini di flessibilità collegati alle spese per energia e difesa, potrebbe liberare risorse e ridurre la necessità di ricorrere a interventi straordinari.

Giancarlo Giorgetti deve però fare i conti con le richieste già presentate dai diversi ministeri. La prossima sarà l’ultima manovra completa prima delle elezioni politiche previste nel 2027, salvo cambiamenti del calendario, e le pressioni per finanziare nuove misure sono destinate ad aumentare.

La linea condivisa con Palazzo Chigi resta quella della prudenza: mantenere i conti pubblici sotto controllo e non compromettere il percorso concordato con Bruxelles. Le proposte dei partiti dovranno quindi essere accompagnate dall’indicazione delle relative coperture.

Il nodo Vannacci e le elezioni del 2027

Nel vertice sarebbe stato affrontato anche il futuro perimetro della coalizione. Secondo quanto filtra, non ci sarebbero al momento aperture nei confronti di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale, neppure in vista delle elezioni comunali del 2027.

Non risulta però una decisione formalizzata. Il tema rimane politicamente rilevante perché una corsa autonoma di Vannacci potrebbe sottrarre voti soprattutto alla Lega e, in alcuni territori, rendere più difficile la vittoria dei candidati del centrodestra.

Meloni non sembrerebbe comunque intenzionata a modificare la propria posizione. Il rischio di una dispersione dei consensi viene valutato, ma per il momento non sarebbe sufficiente a determinare un’apertura.

La presidente del Consiglio si concederà ora alcuni giorni di riposo. Il prossimo appuntamento pubblico previsto è il 21 agosto a Taranto, per l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo. A settembre, però, il confronto ripartirà dalle due questioni lasciate sul tavolo: le risorse per la manovra e i confini elettorali del centrodestra.

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