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Cronache

Le volgarità dell’Arsenal su Napoli e sul Napoli dopo aver vinto e incassato applausi al San Paolo, inglesi senza stile

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L’Arsenal ha vinto con merito. Ha giocato meglio del Napoli sia a Londra che al San Paolo. A fine gara hanno ricevuto anche l’applauso dei tifosi del Napoli. In campo, per il terzo tempo, pacche sulle spalle e complimenti a tutti i calciatori dell’Arsenal da parte degli azzurri. Perfetto. Poi ti svegli il giorno dopo e ritrovi su twitter, sul profilo della società londinese seguito da oltre 14 milioni di followers, una foto disgustosa ed una scritta degna della peggiore offesa. Unai Emery con la faccia cattiva e le mani in tasca, davanti ad alcuni giocatori dell’Arsenal, qualcuno con il viso in parte coperto. Sotto, la scritta “GUNNORRAH”. Si va di assonanze, il gioco di parole dovrebbe essere quello tra ‘Gunners’ e ‘Urrah’, con un evidente richiamo a ‘Gomorra’ o Gomorrah (in inglese), titolo del libro di Saviano e dell’omonima serie tv oramai finita su un binario morto di Sky. La didascalia è in italiano: “Tutto a posto”. È il tweet con il quale il club londinese ha festeggiato, sul proprio account ufficiale, il passaggio del turno di Europa League a spese del Napoli. A volte lo stile inglese non è sempre quello che uno si aspetta. Solo per una questione di stile, forse è opportuno ricordare a Unai Emery e ai suoi calciatori eccellenti quando giocano con i piedi ed ignoranti quando usano il cervello, che ai napoletani quella roba lì non fa ridere, fa piangere. Non solo, Gomorrah o Gunnorrah, i soldi li ruba in Italia, li rastrella al sud, anche a Napoli, anche con metodi violenti, ma li investe in buona parte nella City londinese. È lì che i soldi che grondano sangue vengono depositati o investiti dai amfiosi napoletani e non solo. Ecco, volendo usare il cervello e non la pancia, diciamo pure che Londra per la sua capacità di riciclare denaro mafioso (di tutte le mafie) e la città più mafiosa d’Europa.

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Abusi sessuali e truffe, la vita spericolata di Monsignor Zanchetta

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Il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, 55 anni, gia’ allontanatosi nel luglio 2016 dalla sua diocesi di Oran e poi chiamato in Vaticano nel dicembre dell’anno dopo da papa Francesco come assessore all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica) – incarico dal quale e’ poi stato sospeso -, oltre a dover affrontare presto un processo nel suo Paese per “abusi sessuali continuati e aggravati” su seminaristi, sarebbe indagato dalla Procura di Oran anche per presunte truffe allo Stato. Lo scrive il quotidiano argentino El Tribuno, ricordando come a carico di Zanchetta, oltre alle accuse di abuso sessuale avanzate dal due seminaristi, c’erano accuse da parte di altri religiosi della diocesi di Oran per presunti squilibri economici con fondi statali, prese in carico d’ufficio dalla Procura della citta’ argentina e rimaste finora sotto stretto segreto.

juorno.it/sesso-alcol-e-foto-hot-con-i-seminaristi-il-vescovo-gustavo-zanchetta-inseguito-dai-magistrati-e-sotto-processo-in-vaticano/

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Cronache

Da fuoco con l’alcol alla compagna, arrestato a Padova

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E’ accusato di lesioni gravissime aggravate e maltrattamenti aggravati nei confronti della sua compagna, padovana, alla quale avrebbe dato fuoco cospargendola prima con alcol denaturato. Per questo e’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un padovano di 53 anni, poi arrestato. I fatti sono accaduti il 16 agosto a Ponte di Brenta (Padova). Inizialmente sembrava si trattasse di tentato suicidio, a chiamare i soccorsi era stata una vicina di casa. La vittima, con gravi ustioni su parte del corpo ma non in pericolo di vita, ha raccontato la sua versione dei fatti appena si e’ risvegliata dalla sedazione. Ad insospettire la Squadra mobile, coordinata dal pm Benedetto Roberti, il fatto che il compagno non fosse a casa nel momento dei soccorsi. Il fermo e’ stato convalidato ieri, ora l’uomo si trova in carcere.

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Cronache

L’affare rifiuti, padre Patriciello torna a protestare “contro uno Stato che tradisce le persone perbene”

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L’emergenza rifiuti. Arriverà. È sicuro. Perché nel delicato meccanismo di una filiera industriale insufficiente ed inefficiente in Campania, l’inceneritore di Acerra è essenziale. Chiuderlo per 30/40 giorni senza avere alternative significa precipitare nel caos il settore rifiuti in Campania. Le soluzioni o meglio i tentativi di soluzione sembrano peggiori dei mali. Perché si punta a far digerire la monnezza sempre alle solite aree. Da qui la protesta ferma, civile ma dura di Padre Maurizio Patriciello.
 Che fa un ragionamento. “Le autorità chiedono ai cittadini di collaborare. Giusto. Chiedono di avere fiducia nel loro operato. Giusto. Promettono di risolvere i problemi che attanagliano un intero territorio. Tra questi i roghi tossici, il fetore mortifero che si sprigiona dalle immondizie e dalle aziende disoneste. I cittadini perbene – sostiene Patriciello – credono ai responsabili della Cosa pubblica. Bello. Poi, mentre essi, i cittadini, sperano in una qualche soluzione, vengono a sapere che a Caivano dovrebbero arrivare altre tonnellate di immondizie per la chiusura temporanea dell’inceneritore di Acerra. I cittadini, arrabbiati, impauriti, mortificati, protestano. Le autorità fingono di non vederli. Di non sentirli. E vanno per la loro strada. Speriamo che ci ripensino. Caivano ha già dato tanto. Portarvi altre tonnellate di rifiuti è impensabile. Abbiate pietà di questo popolo” scrive Padre Maurizio Patriciello.

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