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Le voci dei napoletani arrivati a Salisburgo per il match del Napoli alla Red Bull Arena: siamo superiori, ma occorre fare attenzione

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La Red Bull Arena di Salisburgo questa sera non sarà certo un catino di passione che ribolle di azzurro, ma nello stadio accogliente e funzionale degli austriaci i campioni del Napoli sentiranno i loro tifosi invocarli, dare la carica per chiudere subito la partita e pensare al prossimo turno. Tifosi del Napoli previsti ufficialmente ne saranno 1500 circa. poi si sa, le vie che portano i napoletani negli stadi d’Europa sono tante. E allora si vedranno e si sentiranno anche i tifosi del Napoli.  Battere gli austriaci, superare il turno in agilità e pensare ai quarti di finale di Europa League è un obiettivo alla portata del Napoli. Abbiamo sentito molti tifosi azzurri che hanno approfittato della trasferta calcistica per visitare una bella città, Salisburgo. E tutti dicono più o meno la stessa cosa. Vedono un Napoli più forte e più in palla, ma invitano a fare attenzione. Molti hanno ancora negli occhi le immagini dell’Atletico di Simeone annichilito allo Stadium. Tra i tifosi del Napoli che sciamano per le stradine di Salisburgo ci sono anche molti giornalisti italiani che hanno seguito il Napoli. E tra loro anche la troupe al completo di Radio Kiss Kiss, la radio ufficiale del Napoli anche in Europa. Anche stasera Carmine Martino e Paolo del Genio con la collaborazione tecnica di Angelo Ozzella faranno vivere ai tifosi del Napoli e agli innamorati del calcio una radiocronaca del match che molte volte fa emozionare più della Tv, perché la radio è passione più della televisione.

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Calcio, per la Fifa trasferimenti giù nel 2020 in numeri e valore: Osimhen uno dei campioni più costosi

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 Sono stati 17.077 i trasferimenti internazionali di calciatori professionisti nel 2020, con un calo del 5,4% rispetto al 2019 e anche il primo in assoluto dal 2010, riflesso della pandemia che ha colpito a livello globale. Lo rivela la nuova edizione del rapporto Global Transfer Market pubblicato oggi dalla Fifa, in cui si sottolinea che molto maggiore e’ stato il calo percentuale del valore economico dei trasferimenti, pari al 23,4%, con i club che hanno speso circa 1.7 miliardi di dollari in meno rispetto al 2019 (da 7,35 a 5,63 miliardi). Il giocatore piu’ caro e’ risultato, secondo la Fifa, il tedesco Kai Havertz, acquistato dal Chelsea per 90 milioni di euro, ma sul podio ci sono anche Arthur, preso dalla Juve, e Osimhen, colpo del Napoli, mentre la top 10 comprende pure Mauro Icardi, ceduto dall’Inter al Psg, e il bianconero Miralem Pjanic finito al Barcellona. I club delle federazioni aderenti all’Uefa hanno fatto la parte del leone, con le societa’ italiane al sesto posto assoluto nel mondo per ingressi (431), al settimo per uscite (494) ma al secondo per valore, pari a 731 milioni di dollari, che comunque resta meno della meta’ del record segnato dai club della FA, con 1,62 miliardi di dollari. Juventus, Napoli e Inter sono stati i club italiani piu’ ‘spendaccioni’ tra quello europei, con i bianconeri addirittura quinti assoluti dopo Chelsea, i due Manchester e il Barcellona.

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Truffe online, ​l’allarme della Polizia postale: attenzione ai furti di account su Whatsapp

Ignorare le richieste di codici via sms, anche da ‘contatti amici’. Per maggiore sicurezza attivare sempre la ‘verifica a due passaggi’

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Come evitare i furti di accounts Whatsapp. E’ l’indicazione data dalla Polizia postale che evidenzia: “Un numero sempre crescente di cittadini sta segnalando la ricezione sul proprio smartphone di messaggi sms del tipo ‘Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?’, che appaiono inviati da utenti presenti all’interno della propria rubrica. Molto spesso gli utenti, tratti in inganno dalla presunta conoscenza del mittente, non esitano ad assecondare la richiesta, rispondendo al messaggio, ignari di essere vittime di una truffa. Il codice inviato, infatti, consente ai cybercriminali di impadronirsi dell’account WhatsApp e di sfruttare il servizio di messaggistica istantanea per compiere ulteriori frodi utilizzando il numero di telefono della vittima, nonché di avere accesso ai contatti salvati nella rubrica, innescando una sorta di catena di Sant’Antonio. Il profilo WhatsApp dell’utente che ci richiede di inviargli il codice è effettivamente un nostro contatto che a sua volta ha subito la violazione del suo account con lo stesso meccanismo, ed è ormai un problema che sta colpendo migliaia di cittadini in tutta Italia”.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ricorda che i codici che arrivano per sms sono strettamente personali e non vanno mai condivisi, anche se richiesti da un nostro contatto o da amici e/o familiari; non bisogna mai cliccare su eventuali link presenti negli SMS; è consigliabile attivare la “verifica in due passaggi” disponibile nell’area “impostazioni-account dell’App” che ci permette di inserire un codice personale a sei cifre, che il sistema ci richiede al primo accesso e per tutte le operazioni di modifica che andremo a effettuare sul nostro profilo; se siamo caduti nella frode è necessario avvisare subito i nostri contatti di quanto ci è capitato in modo che non diventino potenziali vittime della catena. Come recuperare il tuo account. Accedi a WhatsApp con il tuo numero di telefono e verifica il numero inserendo il codice a 6 cifre che ricevi tramite SMS; una volta inserito il codice SMS a 6 cifre, chiunque stia usando il tuo account verrà automaticamente disconnesso. Ti potrebbe anche essere richiesto di fornire il codice della verifica in due passaggi. Se non conosci il codice, la persona che sta usando il tuo account potrebbe aver attivato la verifica in due passaggi. La Polizia Postale, poi, ricorda che per qualsiasi ulteriore approfondimento e per ogni segnalazione è sempre disponibile il portale www.commissariatodips.it

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Claudio Pelizzeni, da bancario a travel blogger: vi racconto il giro del mondo che mi ha cambiato la vita

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Claudio Pelizzeni aveva trentadue anni e una carriera avviata in banca come vicedirettore di filiale, un buon posto fisso che lo rendeva però insoddisfatto, inquieto. Ad un certo punto comprende che quella vita non gli appartiene e che è arrivato il momento di imprimere una svolta. Una sterzata netta. Rassegna le dimissioni per inseguire il suo sogno più grande: fare il giro del mondo senza aerei. Il suo è un viaggio lento, per riappropriarsi delle distanze ed entrare in contatto con i popoli del mondo. Dura mille giorni, fra il 2014 e il 2017, snodandosi attraverso quarantaquattro Paesi e cinque continenti. Le storie, gli incontri e le emozioni di quell’avventura sono confluiti nel romanzo autoprodotto “L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là”. Oggi Pelizzeni è travel blogger e tour operator. E nonostante la pandemia, non perde l’ottimismo: “appena sarà possibile torneremo a viaggiare per il mondo”. 

Pelizzeni, partiamo dal momento in cui ha deciso di stravolgere la sua vita.

Lavoravo ancora in banca, a Milano. Un giorno, dal treno che mi avrebbe riportato a casa a Piacenza vidi un tramonto e fu come un’epifania: mi chiesi se fossi felice e la risposta fu negativa. Osservata dall’esterno, quella vita poteva sembrare soddisfacente ma per me era vuota, non mi apparteneva. Pensai allora che avrei dovuto provare ad essere veramente felice almeno una volta nella vita. Viaggiare era la mia passione più grande e decisi così di provare a fare del viaggio la mia vita. Allora mi licenziai e dopo alcuni mesi di preparazione partii per il mio giro del mondo senza aerei; da lì è cominciato tutto. 

Quanto è durato il suo viaggio? Quale itinerario ha seguito?

Ci ho messo mille giorni, quasi tre anni. Ho visitato quarantaquattro Paesi e cinque continenti. Sono partito da Piacenza e mi sono diretto verso est, verso il sorgere del sole. Ho fatto la Transiberiana e poi giù in Cina. Mi sono fermato per alcuni mesi nel subcontinente indiano fra Nepal – dove ho fatto volontariato in un orfanotrofio – e India. Poi verso il sud-est asiatico; da qui mi sono imbarcato su un cargo mercantile diretto in Australia, il primo grande obiettivo del mio viaggio. Sempre a bordo di un cargo sono arrivato in Nord America; sono sceso in America Latina e poi ancora un cargo fino all’Africa occidentale. Da lì infine, il mio ritorno in Europa. 

Come impiegava il tempo durante i lunghi spostamenti a bordo dei cargo mercantili?

Quella del cargo è un’esperienza noiosa e lunghissima. Per attraversare il Pacifico ho impiegato ventisei giorni, è stata dura. Dopo aver visto tutte le serie tv e i film che avevo sull’hard disk ho iniziato ad annoiarmi terribilmente. Durante quei giorni tutti uguali ho trovato però la concentrazione per iniziare a scrivere il libro del mio viaggio, “L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là”. Sono tornato in Italia che non avevo più un euro, quel libro autoprodotto mi ha dato lo slancio per ripartire. 

Durante la sua avventura, incominciava però già a raccontare il viaggio attraverso un blog, Trip Therapy. 

Nel blog ci ho investito tanto, concependolo come un lavoro sin dal principio, quando non ci guadagnavo niente. Su Trip Therapy raccontavo il viaggio mentre lo vivevo. Avevo anche una pagina dedicata al budget quotidiano. Ho finanziato il mio viaggio con la liquidazione, poco meno di quindicimila euro, una media di quindici euro al giorno per mille giorni. Poi ho incominciato a collaborare con il programma di Licia Colò, “Il mondo insieme”, inviando i miei video dal mondo. Così ho iniziato ad avere maggiori disponibilità economiche. In Sud America ho anche lavorato tanto negli ostelli in cambio di ospitalità. C’è anche un altro motivo per cui decisi di raccontare il mio viaggio. Io soffro di diabete e ho scoperto che tante persone con questa patologia si precludono moltissime esperienze. Con la mia avventura spero di aver dimostrato che con le giuste accortezze chi soffre di diabete può fare qualsiasi cosa.

Quali sono stati i momenti più significativi del suo giro del mondo?

Il primo fu la complessa frontiera fra India e Birmania. La passai alla fine del 2014, il 28 dicembre e la mia era la firma n.12 su quel registro: non l’aveva attraversata nessuno. Fui fortunato: in quel periodo la regione indiana del Manipur si stava aprendo al turismo e realizzando un video per la camera del turismo della regione riuscii ad ottenere il permesso. Dopo poco però, dovetti interrompere il viaggio. Mio padre stette male e rientrai in Italia giusto in tempo per salutarlo. Dopo il funerale, ripartii esattamente da dove mi ero fermato, a Bangkok. Raggiungere l’Australia rappresentò un altro snodo fondamentale, era quello in origine il primo grande obiettivo che mi ero prefissato. Arrivarci significava già tanto, ma decisi di continuare e di completare il giro del mondo. Anche l’India e la Patagonia sono stati dei periodi formativi. Ma ogni Paese è unico e proprio non riesco a fare classifiche.

Qual è l’insegnamento più importante che ha tratto dal viaggio?

L’insegnamento più grande è l’importanza di avere consapevolezza di sé e di riuscire a dialogare con se stessi, che non è sempre facile. Spesso viviamo secondo i condizionamenti sociali, andiamo avanti col pilota automatico e a volte non ci accorgiamo che stiamo vivendo una vita che non ci appartiene. Io credo che se hai coscienza di chi sei e di ciò che vuoi fare della tua vita, puoi vivere felice mentre provi a realizzare il tuo sogno.

Come ha trasformato la sua passione in un lavoro, una volta rientrato in Italia?

Il libro andò molto bene e fu un trampolino di lancio. Il blog continuò ad essere seguito e iniziarono ad invitarmi in radio e in televisione per raccontare la mia storia. Dopo due apparizioni sul palco di TED iniziai anche a fare speech motivazionali per le aziende. Al primo libro sono seguite altre due pubblicazioni, ora sto scrivendo il quarto. E poi, dopo tanti viaggi in solitaria, ho sentito l’esigenza di condividere questa passione con altre persone, così ho iniziato ad organizzare dei viaggi di gruppo. E quello alla fine è diventato il mio lavoro: insieme ad altri cinque travel blogger abbiamo messo in piedi un tour operator. Il nostro progetto però è partito in salita: abbiamo lanciato online “Si Vola” ad ottobre del 2019, poco prima del Covid-19.

Che momento è per il settore viaggi?

Il momento è difficilissimo e i ristori non sono arrivati. Noi siamo stati anche sfortunati; ci sono aiuti per le partite Iva ma devono essere aperte almeno da quattro anni. Per gli aiuti al settore turistico invece fanno fede i bilanci del 2019, ma noi abbiamo aperto proprio in quell’anno. Il quadro è drammatico, continuiamo a programmare viaggi che poi siamo costretti ad annullare. Nonostante tutto guardiamo al futuro con positività. C’è tanta gente che vorrebbe partire con noi. Siamo convinti che, appena sarà possibile, la gente ricomincerà a viaggiare per il mondo. 

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