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Le “tarantelle” di Clementino: il mio rap è vita vera, non like su social

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Clementino. Fa la  scaletta del suo nuovo album e dice, bontà sua, “ho pensato di intitolarlo ‘Tarantelle'”. E presenta l’album nella città in cui vive e lavora, Milano ovvero  uno dei sobborghi più napoletani del nord Italia. Ce ne stanno un sacco. Il rapper spiega che “Tarantelle” è un significato universale “perchè come il ballo, si dice, allevia i dolori del morso della tarantola, così il rap mi ha aiutato a superare tante difficoltà”. Non solo disco hip hop, quello di Clemente Maccaro da Cimitile, in provincia di Napoli, ma un vero e proprio viaggio attraverso le diverse sfumature del suo rap, a cominciare dalla copertina con la fotografia di un giovane Clementino nel periodo in cui cominciava a scoprire le strade della musica.

“Quello è l’inizio di tutto – ha spiegato il rapper a proposito dell’immagine – perche’ allora cominciavo a pensare di poter diventare un cantante. Era il periodo dei primi freestyle e dei primi murales. Da allora sono passati vent’anni e non c’e’ stato un giorno in cui io non abbia pensato di essere un rapper”. Il lavoro al completo, composto da un totale di quattordici tracce, da ‘Gandhi’ a ‘Diario di bordo’, passando per ‘Un palmo dal cielo’, ‘Sempreverde’ e tutte le altre, e’ frutto di un lavoro di due anni, un periodo lungo se si considera la frequenza con cui il rapper partenopeo ha sempre pubblicato i suoi album. “Avevo bisogno di rallentare per scrivere e farmi venire nuove idee – ha spiegato Clementino – e cosi’ mi sono messo in viaggio. Ho scritto nelle case galleggianti di Amsterdam come sull’oceano in Portogallo, ma anche a Napoli e Milano. Alla fine avevo una settantina di canzoni con tante anime, da quella ironica e tagliente a quelle piu’ introspettive come ‘La mia follia’ e ‘Un palmo dal cielo’. Ho cercato si scegliere quelle piu’ belle per l’album”. Le rime di ‘Gandhi’ sono quelle che aprono l’album, anche se in realta’ questa e’ l’ultima canzone che il rapper ha scritto in vista del nuovo lavoro da studio. “E’ strano vederla all’inizio della scaletta – ha spiegato lui – ma ho pensato che potesse rappresentare una sorta di manifesto del mio modo di fare rap”. “Io sono tra gli ultimi superstiti di una grande generazione/ avete rovinato una rap generazione/ Sono Gandhi fuori e vafammocc dentro” rappa Clementino senza mezzi termini in apertura dell’album.

“Ho grande stima per le nuove generazioni di rapper – ha spiegato la voce della nuova ‘Freddo’ – ma penso che nel corso degli anni si sia un po’ persa la dimensione dell’essere cantanti, a favore di una gara a chi e’ piu’ presente sui social. Io racconto il rap vero, fatto di gioie, ironia ma anche di dolori. Il valore di un rapper si calcola in base alla carriera, alle canzoni scritte e ai concerti fatti, non sui like collezionati online. E’ questo che ha rovinato una rap-generazione”. Per ‘Tarantelle’, al lavoro con Clementino si sono messi anche altri nomi noti del rap e della musica italiana. Se in ‘Babylon’ c’e’ lo zampino di Caparezza (“erano anni che volevo lavorare con lui perche’ lo considero uno dei nomi piu’ importanti della musica italiana”), per il singolo pensato come hit radiofonica ‘Chi vuole essere milionario’, si e’ messo in gioco Fabri Fibra. Gemitaiz ha invece messo del suo in ‘Alleluya’, mentre la giovane promessa del rap Nayt fa la sua comparsa tra le rime di ‘Hola’. “Nel rap italiano – ha commentato Clementino – io ci sono sempre stato. Prima come ascoltatore e poi come diretto protagonista. Da quando sono diventato campione di freestyle, non mi sono piu’ fermato”.

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Riccardo Muti: apriamoci al mondo, siamo paese forte

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“Dobbiamo aprirci al mondo e competere, e uscire dal cerchio in cui ci diciamo quanto siamo bravi, siamo un paese serio, forte, mi batto da sempre per la credibilita’ del nostro paese anche nella musica noi non siamo solo quelli del ‘vinceroooo… “. Lo ha detto il maestro Riccardo Muti parlando oggi del suo ultimo libro ‘L’infinito tra le note, il mio viaggio nella musica’, in un incontro alla Sala Buzzati-Fondazione Corriere della Sera a Milano, con il direttore del quotidiano, Luciano Fontana. Il libro (Solferino, 128 pagine, 13 euro) in uscita il 23 maggio non e’ solo un’autobiografia, ma un saggio in 8 lezioni sui misteri della musica, intrecciando la storia dell’arte dei suoni, la sua grande esperienza di direttore (”penso al podio come a un’isola di solitudine”) e i ricordi piu’ intimi. Quindi il sogno – realizzato – di creare un’orchestra di giovani musicisti italiani e un’Accademia dell’opera italiana in un Paese ‘che spesso dimentica il ruolo dell’arte nella societa” ma anche il suo ruolo nel mondo.

Il maestro Riccardo Muti 

Proprio su questo punto Muti ha insistito anche durante l’incontro ricordando la frase di Sviatoslav Richter con cui chiude il libro ‘ogni persona al mondo ha due patrie, la propria e l’Italia’. Poi l’inestinguibile passione che lo lega da sempre non solo ai grandissimi, Mozart (il titolo e’ tratto da una frase di Mozart ‘la musica piu’ profonda e’ quella che si nasconde tra le note’) e Verdi, ma anche ai compositori italiani a lungo dimenticati. Muti, 78 anni a luglio, nato a Napoli, direttore musicale di prestigiose orchestre internazionali e del Teatro alla Scala, dal 2010 e’ direttore dell’Orchestra Sinfonica di Chicago, con la quale si e’ esibit l’ultima volta a Milano due anni fa. “La direzione di orchestra e’ un’arte molto misteriosa senza orchestra non suona, dirigere significa in fondo indirizzare, dare indicazioni e poi assecondare l’orchestra – ha spiegato il Maestro – ma dirigere nel senso di creare e’ molto difficile, deve prendere suono da strumenti che sino nelle mani di altri”. Tra i suoi progetti, ha poi concluso, ha in cantiere La messa Solenne di Beethoven, ma tra un paio di anni (”voglio prepararmi bene”) con l’orchestra sinfonica di Chicago.

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É online il nuovo video del trio Il Volo, girato a Capri. Ora i tre ragazzi sono in tour in Giappone, a giugno in Italia

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Dopo l’uscita del nuovo singolo “A chi mi dice”, oggi è online  anche il video del trio “Il Volo”: i tre ragazzi italiano nei loro dieci anni di carriera si sono fatti conoscere in tutto il mondo. “A chi mi dice” è la personalissima cover realizzata da Il Volo dell’adattamento in italiano di Tiziano Ferro del brano “Breathe Easy” dei Blue.
Ora Piero, Ignazio e Gianluca sono  in tour in Giappone,  dove già nel 2017 il trio aveva registrato il sold out a Tokyo e a Kawasaki, per dare il via ai festeggiamenti per i 10 anni di carriera. Sei le date del tour in Giappone, poi Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble continueranno con imperdibili concerti in tutto il mondo fino a maggio 2020. A giugno i tre ragazzi hanno in programma una serie di date estive in Italia.

Il brano è estratto dall’ album “Musica” (Sony Music) che contiene anche il brano sanremese “Musica che resta”, con il quale il trio ha conquistato il podio al 69esimo Festival di Sanremo. Nel video, “A chi mi dice” prodotto da COLLECTIV3, i tre ragazzi navigano verso la magnifica isola di Capri a bordo di una barca a vela, passando tra i suggestivi faraglioni.

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Eurovision Song Contest di Tel Aviv, Madonna ha firmato: sarà alla finale

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Dopo trattative laboriose, Madonna ha firmato un contratto e il 18 maggio sara’ ospite di onore alla finale dell’Eurovision Song Contest di Tel Aviv. Sara’ una esibizione di due canzoni (sette minuti in tutto) per la quale – ha rivelato la televisione commerciale israeliana – percepira’ un compenso di 1.35 milioni di dollari. Questi fondi provengono, secondo la emittente, dal filantropo canadese Silvan Adams che l’anno scorso contribui’ in maniera determinante a portare il Giro d’Italia in Israele. Il suo obiettivo, e’ stato spiegato, e’ di utilizzare eventi che polarizzano un vasto interesse internazionale per proiettare all’estero un’immagine di Israele quale Paese aperto, avvincente, ospitale.

Nelle settimane scorse l’ex Pink Floyd Roger Waters aveva cercato di persuadere Madonna a non offrirsi in questa vetrina, per dissociarsi cosi’ – almeno a suo modo di vedere – dalla politica di Israele verso i palestinesi. Madonna comunque e’ gia’ stata varie volte in Israele e vi ha tenuto due concerti. Le trattative attuali, secondo la televisione commerciale, riguardavano peraltro un dettaglio tecnico: ossia se fosse stato possibile reperire per lei nell’Expo di Tel Aviv uno spazio fisico confacente alle sue esigenze per presentarsi al meglio in una trasmissione che sara’ seguita in diretta in decine di Paesi. La ‘questione Madonna’ era gia’ stata sollevata in mattinata dopo le prove di Tamta, la cantante che rappresenta Cipro. Per la sua capigliatura bionda e ribelle e per la sua figura slanciata a qualcuno ha ricordato la Madonna dei primi tempi. ”Io come Madonna ? Questo e’ un grande onore” ha replicato Tamta alla curiosita’ di un giornalista. ”Nella nostra coreografia non ci siamo ispirati a lei, non sapevamo nemmeno che potesse venire. Ora muoio dalla voglia di incontrarla. Sarebbe un sogno”. Apertamente contrari alla politica di Israele nei Territori ma anche al boicottaggio dell’Eurovision invocato da gruppi filopalestinesi sono i membri del complesso techno-punk islandese Hatari. Presentano una canzone provocatoria (‘L’odio prevarra”) ma cercano – hanno spiegato – di non parlare esplicitamente di politica perche’ le regole dell’Eurovision lo vietano. In questi giorni sono stati a Hebron (Cisgiordania) e hanno incontrato artisti israeliani e palestinesi che, affermano, ”ci hanno aperto gli occhi”. Esporranno in futuro le loro conclusioni in un documentario. Quasi tutte le delegazioni sono ormai arrivate all’Expo di Tel Aviv. Per domani e’ in programma la attesa prova dell’italiano Mahmood.

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