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Le quattro giornate di Salvini, da ministro primatista a fedifrago che chiede perdono

Paolo Chiariello

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La frittata è fatta. L’espressione non proprio da masterchef di Luigi Di Maio riassume gli ultimi quattro giorni di follia patiti dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, uno che all’Interno del Viminale in 15 mesi di governo c’è stato più o meno quanto il radiologo dell’ospedale Loreto Mare di Napoli arrestato per assenteismo.  In Italia, a parte le tifoserie che ripetono come un mantra parole e  gesta dei loro leader, nessuno ha capito il senso politico profondo dello strappo del capo della Lega.

Giancarlo Giorgetti, numero due della nomenclatura leghista, ma certamente quello più capace di tutti, non ci ha capito una mazza. E infatti da giorni si è defilato. Ha detto solo “è lui il capo, certo se proprio si doveva fare questa crisi era meglio farla prima”. Come dire, se la sbrigasse lui ora.

Gianmarco Centinaio, ministro dell’Agricoltura, della caccia, della Pesca, delle Mele del Trentino e delle Mozzarelle Dop di Caserta, al quale  diedero anche la delega al turismo perchè sosteneva di capirne più di tutti avendo fatto il direttore di un’agenzia turistica, ripete in maniera ossessiva che “non potevamo più andare avanti con i No”. Centinaio non sapeva che il M5S era contro il Tav. Il centurione abusivo del Colosseo che sbarca il lunario facendo foto con i turisti sapeva del No al Tav dei grillini, Centinaio non ne era stato informato.  Comunque anche lui non ci ha capito nulla di questa crisi e spera che accada qualcosa, qualunque cosa, basta che lui resti ministro. Anche lui tiene il telefono acceso e aspetta una chiamata per chiarire quanto accaduto. Non sa che cosa è accaduto però. Sa che Conte deve dimettersi, ma giusto perché gli hanno spiegato che al Senato quelli del suo partito hanno presentato una mozione di sfiducia.

Allora, perchè Salvini ha aperto la crisi? Forse perchè non può stare al Governo con chi non vuole costruire il Tav? No, perchè pure Sestino Giacomoni, il Luca Laurenti di Forza Italia che ultimamente va in tv a portare la voce di Berlusconi, sembra abbia capito che il M5S è da sempre contrario a quell’opera.

Allora Salvini ha rotto perchè non vuole tagliare i 345 parlamentari che questi pazzi del M5S vorrebbero mandare a casa per ridurre i costi della politica e velocizzare i tempi di decisione del Parlamento? Pure qui lo escluderei. I leghisti hanno votato la riforma costituzionale per 3 volte (manca solo l’ultima votazione alla Camera), e in queste ore Salvini va dicendo (l’ha già fatto con un colpo di teatro al Senato) che loro votano subito questa riforma, anzi prima di subito. Il presidente della Camera Roberto Fico, che notoriamente è un grande estimatore di Salvini, ha riunito i capigruppo e ha anticipato al 20 agosto, anzichè il 9 settembre come era stato già deciso, la quarta lettura ed ultima approvazione della riforma costituzionale del taglio dei parlamentari. Ma Salvini sembra ci abbia ripensato.

No Tav. Il M5S è da sempre contro questa opera faraonica considerata inutile

E allora perchè ha rotto Salvini? Perchè il M5S non vuole abbassare le tasse, non vuole fare la flat tax? Manco questo pare vero. Di Maio sta pregando Salvini da mesi di reperire fondi tra le pieghe del Bilancio per cominciare a ridurre le tasse per scaglioni. Anzi, nel M5S pare ci siano un sacco di idee carine per usare i patrimoni pubblici delle fondazioni bancarie (al Nord nelle mani dei notabilati locali leghisti) usate in maniera privata per ridurre il deficit, sterilizzare l’Iva e altre riforme che hanno costi sopportabili per un grande Paese e per fare gli interessi della povera gente non di chi ha già la panza piena. A tal uopo vi invito a leggere questa intervista ad una delle menti intellettualmente più vivaci del Paese,  un eccellente giurista ed economista italiano.

E allora che cosa è successo a Salvini? Avrà forse avuto problemi con Conte sulla questione dei rubli russi? Avrà avuto qualche problema sulla gestione della questione migranti? Non pare sia così. Sui rubli il premier Conte è andato in Parlamento ed ha messo la sua faccia su questioni che i leghisti finora non hanno manco voluto commentare. Sui migranti, a parte qualche strumentalizzazione recente, il premier ha lasciato fare Salvini imponendogli degli stop solo quando era troppo disumano il comportamento in presenza di bambini, neonati e donne incinte.

Il premier Conte. Ha sempre concesso ampia libertà di movimento a Salvini, sempre in camera caritatis e mai sui social l’ha richiamato solo quando i suoi comportamenti erano eccessivamente duri sulla questione migranti

E allora che cosa vuole Salvini da questa crisi? Forse vuole capitalizzare il consenso di pancia che gli italiani gli assicurano su tutte le sue esternazioni populiste tipo “prima gli italiani, fuori gli stranieri, basta tasse, più lavoro, tutti in pensione, evviva la Russia, che grande l’America” etc etc etc etc? Può darsi, anche se lui lo nega. Sicuramente non è lui che decide se e quando si va al voto. E come è legittima la maggioranza M5S Lega (anche se non è nata da una alleanza politica ma da una convenienza reciproca), non è un ribaltone o un ribaltino o un patto della mangiatoia un eventuale altro governo tra M5S e Pd. Comunque sia quando la crisi sarà parlamentarizzata, l’unica cosa seria è che Matteo Salvini e tutti gli altri non potranno più fare i ministri. Il pallino passerà nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

La regia del Quirinale. Per ora il Presidente Mattarella guarda, osserva, ascolta perchè tra poco dovrà entrare in campo per dipanare questa crisi

Sarà il Quirinale il luogo in cui verrà gestita la crisi di Governo e Mattarella il regista che risolverà tutti i problemi. Anche quelli di Salvini. Per ora accontentiamoci di non averci capito nulla di questa crisi di governo, come quelle del passato e probabilmente quelle del futuro. Per fortuna non siamo gli unici. Se e quando qualcuno ci capirà qualcosa, farà sicuramente una telefonata a Salvini (che ha il suo smartphone sempre acceso) e gli spiegherà perchè ha aperto una crisi di governo a ferragosto.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Esteri

Brexit, c’è finalmente l’accordo Londra-Ue ma ora tocca farlo ratificare ai Parlamenti

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Regno Unito e Unione europea hanno raggiunto in extremis un accordo sulla Brexit a poche ore dal summit Ue cruciale in cui i leader europei hanno dato il loro via libera. L’intesa andrà approvata inoltre dal Parlamento britannico, cosa non scontata, in una riunione straordinaria che si terrà sabato, e poi dall’Europarlamento. L’intesa coincide in gran parte con quella che era stata raggiunta dal governo di Theresa May, e respinta tre volte dal Parlamento britannico, ma differisce da quella per le disposizioni relative all’Irlanda del Nord. Di seguito i punti principali dell’accordo. Il nuovo accordo continua a prevedere che: il Regno Unito dovrà pagare un conto d’uscita di 39 miliardi di sterline; verranno garantiti i diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e dei britannici residenti negli altri Paesi Ue; subito dopo il divorzio, il Regno Unito resterà membro dell’unione doganale europea e del mercato interno Ue per il periodo di transizione, cioè fino a fine 2020 (il periodo si può estendere al massimo fino a fine 2022). In questo lasso di tempo le parti negozieranno – novità questa contenuta nella nuova dichiarazione politica che accompagna l’accordo di ritiro – un accordo di libero scambio, in cambio del quale Bruxelles vuole delle garanzie da Londra su condizioni di concorrenza eque.

A proposito dell’Irlanda del Nord, l’esigenza principale era quella di regolamentare la situazione irlandese per impedire, a seguito del divorzio, il ritorno di una frontiera fisica fra l’Irlanda, che resterà membro dell’Unione europea, e la provincia britannica dell’Irlanda del Nord. – La novità principale del nuovo accordo è che viene eliminato il backstop: questa clausola di salvaguardia prevedeva che a fine 2020, se Londra e Bruxelles non fossero riuscite a trovare un’intesa sui futuri rapporti post Brexit, per impedire il ritorno di una frontiera fisica fra le Irlande il Regno Unito sarebbe rimasto nell’unione doganale europea a tempo indefinito, salvo accordo fra le parti in senso diverso. Boris Johnson si era opposto categoricamente al backstop, contestando che avrebbe impedito a Londra di concludere accordi di libero scambio con Paesi terzi.

Il nuovo accordo, invece, prevede che l’Irlanda del Nord resterà parte del territorio doganale britannico (il che consentirà alla regione di essere inclusa in eventuali futuri accordi di libero scambio che il Regno Unito stringerà dopo la Brexit con Paesi terzi), ma al tempo stesso su una serie di regole resterà allineata al mercato unico Ue. Il punto è che l’Irlanda del Nord diventerà punto di ingresso nella zona doganale Ue, dunque per le merci in ingresso in Irlanda del Nord provenienti da Paesi terzi funzionerà così: se destinate a restare in Irlanda del Nord, il Regno Unito vi applicherà i dazi britannici; se invece saranno destinate a entrare in Ue tramite l’Irlanda del Nord, allora le autorità britanniche vi applicheranno i dazi previsti dal’Ue. A decidere se delle merci sono a rischio di ingresso nel mercato unico Ue sarà una commissione congiunta Regno Unito-Ue, ma sarà il Regno Unito a riscuotere i dazi Ue su quelle merci per conto della stessa Unione europea. – L’Irlanda del Nord resta allineata all’Ue su una serie limitata di regole, come quelle relative alle merci, quelle su regole sanitarie, controlli veterinari, prodotti agricoli e sul regime degli aiuti di Stato. – Altra novità è che l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, detta Stormont, avrà voce in capitolo sull’accordo. Quattro anni dopo la fine del periodo di transizione, attualmente in programma per la fine del 2020 ma che potrebbe essere prolungato al massimo fino a due anni, l’Assemblea nordirlandese potrà decidere se mantenere o meno l’applicazione delle regole europee. Per l’approvazione sarà necessaria la maggioranza semplice; in caso di bocciatura, invece, il protocollo non sarà più applicabile due anni dopo. Questo meccanismo del consenso riguarda in particolare le regolamentazioni sulle merci e la dogana, nonché su mercato unico dell’elettricità, IVA e aiuti di Stato.

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Economia

Scattano i dazi di Trump su pecorino e parmigiano, la mozzarella di bufala è salva

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Scattano oggi i dazi di Donald Trump contro il made in Europe. Proprio oggi, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ancora nel Usa per la sua visita ufficiale.  Per l”Italia saranno colpiti tra gli altri prodotti i formaggi, a partire da pecorino e parmigiano, i liquori e gli amari. Dazi al 25% anche per i vini francesi, le olive greche, il whiskey scozzese. In tutto la stretta Usa sulle importazioni dal Vecchio Continente riguarda beni per un valore di 7,5 miliardi di dollari. Non risultano misure economiche ritorsive degli Usa contro la mozzarella di bufala, prodotto di eccellenza della enogastronomia della Campania. Prodotto molto amato negli Usa. Si tratta di un comparto dell’economia della Campania fondamentale per fatturato e per i lavoratori impiegati in tutta la filiera: dalla produzione del latte alla lavorazione, alla commercializzazione. Un prodotto, la mozzarella, che è protetto dal Consorzio mozzarella di bufala dop che ne garantisce origine, qualità e genuinità.

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È morta a 98 anni la ballerina Alicia Alonso, l’artista cubana più conosciuta al mondo

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È morta alla veneranda età di 98 anni la ballerina Alicia Alonso. Alicia Alonso si affaccia al mondo della danza nel 1931 a L’Avana, presso la scuola di balletto della Sociedad Pro-Arte Musical, con Nikolai Yavorsky, e danza a Cuba con il nome di Alicia Martinez. A 15 anni si sposa con il partner, il ballerino Fernando Alonso, da qui il nome di Alicia Alonso.

Era  l’artista cubana più conosciuta al mondo. A rendere nota la notizia è stato il Balletto nazionale di Cuba (Bnc), da lei diretto. La Alonso fece parte del gruppo che inaugurà l’American Ballet Theatre degli Stati Uniti, ricorda l’agenzia di stampa Prensa latina sottolineando che fu lei a fondare nel 1948 il Balletto nazionale di Cuba. Via Twitter, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha evocato la figura della “prima ballerina assoluta”,anche se non esiste una registrazione che il titolo sia stato mai attribuito ufficialmente. Il presidente cubano di che la sua morte “lascia un voto immenso ma anche una eredità ineguagliabile”. Impegnata a calcare le scene fino ad età avanzata – la sua ultima esibizione al Teatro dell’Opera di Roma fu nel 1987 a 67 anni – la Alonso ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, fra cui il Premio Porselli ‘Una vita per la denza’. Nel 2003 il presidente francese Jacques Chirac la insignì con la Legione d’Onore, massima onorificenza di Francia.

 

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