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“Le mosche” di Edgardo Pistone premiato a Venezia: racconto l’equilibrio instabile dell’adolescenza, in bilico fra desiderio e paura

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Sullo sfondo di una Napoli svuotata dei suoi simboli, distante ed universale, si srotola il racconto in bianco e nero di quattro ragazzini, adolescenti che, come delle mosche, disegnano ogni giorno le loro traiettorie inutili e bellissime. È l’adolescenza, quella stagione irripetibile dell’esistenza in cui le energie sembrano inesauribili e il futuro appare come qualcosa di lontano e dai contorni imprecisati, su cui è possibile interrogarsi senza farsi sopraffare dall’inquietudine. Ma il loro ronzare, costante e confuso, li condurrà irreparabilmente verso un destino drammatico.

Edgardo Pistone

Prodotto da Open Mind di Sergio Panarielllo e Luca Zingone, in collaborazione con la scuola di formazione cinematografica Napoli Film Academy, il cortometraggio “Le mosche” ha vinto il premio Campania 2020 e il premio per la migliore regia alla Settimana Internazionale della Critica della 77esima Mostra del Cinema di Venezia. Il regista è il giovane e promettente Edgardo Pistone, classe 1990, napoletano del Rione Traiano. Nonostante la giovane età, Pistone ha già una poetica e un’idea di cinema ben definiti. Dopo alcuni corti e l’esperienza da aiuto regista in “Selfie” di Agostino Ferrente, si dice pronto per il suo primo lungometraggio, a cui sta già lavorando, ma spera “di non rinunciare mai alla libertà che ho avuto nei miei cortometraggi”.

Pistone, ci racconta l’esperienza al Festival di Venezia?

È stato divertente, ma pure assai angosciante, perché credevo molto nel film e ci tenevo che ne venisse riconosciuto il valore. Quando mi è arrivata la telefonata, ero già rientrato a Napoli. Ho pensato si trattasse di uno scherzo. Avevo appena messo piede a Napoli quando mi hanno chiamato e mi hanno avvisato che avevo vinto un premio e dovevo tornare su. Allora ho recuperato in fretta una giacca decente e sono andato alla premiazione. 

Come nasce “Le mosche”?

Mi avevano chiamato per tenere un laboratorio alla Torretta. Con i ragazzi parlavamo di cinema, io gli promettevo che avremmo fatto un film, loro non ci credevano. Mi sono trovato davanti a dei ragazzi pieni di talento. Ho recuperato un vecchio soggetto e ho provato ad adattarlo agli attori che avevo a disposizione. Associando le mie ossessioni alle loro, ho messo insieme questo soggetto che abbiamo girato in maniera molto libera, con una sceneggiatura approssimativa. Quando giravamo, io mi facevo guidare dai ricordi della mia adolescenza al Rione Traiano. Molte scene sono state improvvisate: la pisciata in compagnia, le partite a biliardino, l’interrogarsi sul destino della propria amicizia, tutte situazioni che vivevo con quei tre o quattro amici su un muretto o su una panchina. Ho visto che queste cose loro le recepivano in maniera molto efficace. 

Ne viene fuori un cortometraggio sull’adolescenza.

Sì, mi sono sforzato di associare all’adolescenza alcuni elementi poetici, e non di fare un film di denuncia su ragazzini di strada abbandonati a se stessi. Per loro l’abbandono rappresenta una grande libertà, un’opportunità di divertimento. Sono liberi di farsi quelle domande sul futuro e sulla propria condizione che quando uno cresce, seppellito dalla quotidianità, smette di porsi. Loro vivono una quotidianità all’apparenza sempre uguale, e all’interno di queste giornate hanno il coraggio e l’ardore di chiedersi chi sono e che cosa diventeranno da grandi. Credo che l’adolescenza sia una stagione terribile ma bellissima, perché in essa accadono tante prime volte, e le prime volte hanno un peso specifico nelle biografie degli esseri umani. Dopo succedono altre cose, ma sono eventi un po’ scialbi.

I ragazzi da un lato perdono tempo spensierati su una panchina, aspettando con curiosità la vita che verrà. Dall’altro, è come se un’inquietudine li pervadesse, costringendoli a muoversi come mosche alla ricerca di sfide e pericoli. È così?

C’è questa doppia condizione di spensieratezza ed inquietudine. Ma c’è anche un’altra spinta paradossale, insita nella natura delle mosche, che sono fastidiose ma al tempo stesso belle ed eleganti quando disegnano le loro inutili traiettorie. Sono sempre in movimento, ma restano sempre allo stesso posto. Ho provato a restituire l’immagine di un acquario. Il film è ambientato in poche location, un solo quartiere. I ragazzi si muovono a piedi, se ne vanno in giro sul lungomare, si fermano alla stazione a guardare i treni, poi si dimenticano di andare all’appuntamento con le ragazze. È il paradosso degli adolescenti: l’energia inesauribile di chi ha sedici anni ed è sempre in giro, in movimento, ma rimane sempre nello stesso posto. 

Che cosa la affascina dell’adolescenza?

Mi affascina l’eternità del tema, credo che l’adolescenza sia al di fuori del tempo. La cronaca invece tenta sempre disperatamente di attualizzarla, si parla dei “giovani d’oggi”, delle baby gang, dei ragazzi che vanno avanti senza avere una direzione precisa. L’arte dovrebbe invece interrogarsi sui principi eterni. Le domande che si ponevano i nostri genitori sono le stesse che si porranno i nostri figli: chi siamo, che cosa diventeremo, che faremo da grandi? In questo senso, il linguaggio in bianco e nero ci ha aiutato a rendere il film un oggetto atemporale e fuori da ogni luogo. La cosa che mi ossessiona di più è l’equilibro instabile e vorticoso che si vive in quella stagione della vita, in cui tutto può succedere e si è perennemente in bilico fra la paura e il desiderio. L’unico modo per raccontarlo è, secondo me, guardandolo al di là del tempo presente, come se fosse un fatto universale.

La cinematografia spesso alimenta visioni stereotipate di Napoli, o comunque attinge a piene mani dai topos della città. Nel suo corto Napoli rimane sullo sfondo, perché?

Certi posti di Napoli sono talmente iconici che sono inconfondibili, non potrebbe essere altrimenti. Ho cercato però di riscrivere quei luoghi così famosi e di renderli quasi irriconoscibili. Per me questo film poteva essere girato tanto a Rio come a Pordenone, perché quello che succede nel corto potrebbe succedere in qualunque altro posto. Al napoletano non ho rinunciato perché lo trovo più immediato e perché è la mia lingua. Ma espressioni come il cinema o il regista napoletano, mi hanno sempre dato fastidio. Addirittura sono stato etichettato come il regista del Rione Traiano, quasi a volermi confinare. Alcuni visioni stereotipate provengono spesso da produzioni che vengono da fuori e provano a raccontare Napoli in maniera esotica, come se fosse una sorta di safari. L’unico modo per uscire dalla gabbia dei topos e dei cliché, è quello di elevare e nobilitare il racconto. Prendo questi quattro ragazzi, dei signori nessuno; per molti sono dei randagi, gioventù bruciata. Io non li condanno, ma cerco di elevarli nella loro semplicità. Irradiano moltissima luce e non possiamo fare altro che ammirarli.

Ritiene che, rispetto ad un film, sia più difficile condensare nei quindici minuti di un cortometraggio un’idea, una storia da raccontare?

Dopo un po’, la forma corto inizia a starmi stretta. Adesso sto provando a scrivere un lungometraggio e posso dare sfogo a tutto quello che mi piace; il corto a volte è un po’ punitivo, ti costringe a fare delle scelte. Al tempo stesso però ti permette di focalizzarti su pochi elementi e di divertirti con la macchina da presa. Il cortometraggio ti consente un’enorme libertà, a questa spero di non rinunciare mai. È la libertà di girare in bianco e nero oppure quella di ricorrere ad attori non professionisti, perché non devono tenere in piedi la narrazione per un’ora e mezza. Sto scrivendo un film con Ivan Ferrone, uno sceneggiatore molto talentuoso, e lo sto sviluppando con i ragazzi di Anemone Film, dei produttori molto capaci. L’idea è di iniziare un percorso insieme, che non si fermi al primo film, lavorando sempre in amicizia e in libertà.

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Il Covid segna il Paese, italiani tra ansie e paure

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Gli italiani si riscoprono paurosi e ansiosi. I nove mesi di pandemia hanno segnato profondamente il Paese, con gran parte dei cittadini pronti ad affidarsi al “salvagente” dello Stato per superare la crisi, sanitaria ed economica. Questo il quadro emerso dal 54/mo rapporto del Censis che, quest’anno, ha incentrato gran parte della ricerca proprio agli effetti del Covid sugli italiani, sottolineando l’importanza della tecnologia durante il lockdown ed evidenziando il flop della didattica a distanza. Secondo quanto rivelato dal dossier, il 73,4% degli italiani indica nella paura dell’ignoto nell’ansia conseguente il sentimento prevalente da quando e’ cominciata la pandemia. “Lo Stato – scrive il rapporto – e’ il salvagente a cui aggrapparsi nel massimo pericolo. Il 57,8% degli italiani e’ disposto a rinunciare alle liberta’ personali in nome della tutela della salute collettiva, lasciando al Governo le decisioni su quando e come uscire di casa, su cosa e’ autorizzato e cosa non lo e’, sulle persone che si possono incontrare, sulle limitazioni alla mobilita’ personale. Il 38,5% e’ pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, accettando limiti al diritto di sciopero, alla liberta’ di opinione e di iscriversi a sindacati e associazioni”.

A confermare il sentimento di sacrificio e’ la disponibilita’ da parte dell’80% degli intervistati a rinunciare alle festivita’ in vista. “In vista del Natale e del Capodanno – si legge nel rapporto – il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Per il 61,6% la festa di Capodanno sara’ triste e rassegnata”. Sul versante scuola l’esperimento della didattica a distanza non sembra aver funzionato adeguatamente. Per il 74,8% dei dirigenti – spiega il Censis – “ha di fatto ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti” anche se “il 95,9% e’ molto o abbastanza d’accordo sul fatto che la Dad e’ stata una sperimentazione utile per l’insegnamento”. “Solo l’11,2% – si legge ancora – ha confermato di essere riuscito a coinvolgere nella didattica tutti gli studenti”. L’82,1%, poi, “afferma che le differenti dotazioni tecnologiche e la diversa familiarita’ d’uso sono stati un ostacolo sia tra i docenti che tra gli studenti”. Diverso il discorso delle universita’ che, invece, si sono fatte trovare pronte quasi subito, gia’ nelle prime due settimane dell’emergenza. Fondamentale, durante il lockdown, e’ stato l’utilizzo di internet e della tecnologia, nonostante l’Italia si piazzi al terzultimo posto, davanti solo a Romania e Bulgaria, per quanto riguarda le competenze digitali. “Si puo’ stimare che quasi 43 milioni di persone maggiorenni siano rimaste in contatto con i loro amici e parenti grazie ai sistemi di videochiamata che utilizzano internet”, e’ scritto nel dossier secondo il quale “il lockdown ha generato nuovi utenti e ha rafforzato l’uso della rete da parte dei soggetti gia’ esperti”. “Ma almeno un quarto della popolazione a un certo punto e’ andata in sofferenza – continua la ricerca -. Anche un terzo dei piu’ giovani, dopo un iniziale entusiasmo nell’uso dei sistemi di comunicazione digitale, si e’ stancato di fare e ricevere videochiamate”. Per quanto riguarda la sicurezza, infine, e’ stato registrato un calo dei reati denunciati del 18,2%, con un aumento pero’ delle truffe informatiche che hanno fatto registrare un balzo del 12% rispetto al 2019. Anche il tasso di sovraffollamento delle carceri, che durante il lockdown era sceso per effetto delle misure predisposte dal governo, e’ tornato a salire da giugno a settembre, in concomitanza della ripresa dei crimini.

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Maradona: ecco la casa dove Diego è morto dopo l’operazione alla testa

Marina Delfi

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Villetta  o pseudo tugurio con wc chimico? La casa di Maradona era adatta ad un uomo convalescente ed acciaccato? C’era la giusta cura ed attenzione per el Diez? Al momento la procura di San Isidro ha aperto un fascicolo d’inchiesta ed ha indagato con l’accusa di omicidio colposo il medico personale di Diego, il neurologo Leopoldo Luque, e la psichiatra che avrebbe dovuto curarne la riabilitazione, Agustina Cosachov. Oggi a mezzogiorno ora italiana avrà inizio l’analisi dei periti nella sede della Soprintendenza della Polizia Scientifica di Buenos Aires.

Gli interrogativi sono tanti e gli stessi media argentini a proposito della casa nel quartiere El Tigre si dividono nei giudizi. Di sicuro la casa è stata presa in fitto con un regolare contratto firmato da Jana Maradona, la figlia avuta da Diego con Valeria Sabalain il 9 novembre con inizio dal 10 novembre e fine al 31 gennaio 2021. Per la villetta nel barrio privado San Andrés de Tigre il costo dell’affitto sarebbe stato di 16 mila dollari circa.

La camera di Diego

Le foto della casa arrivano dall’Argentina: la villetta di due piani ha quattro camere da letto al piano superiore ma per Diego, convalescente e affaticato, non erano raggiungibili, così in fretta e furia è stato messo del cartongesso alla sala al piano terra per separarla dalla cucina e organizzato una camera per lui; il wc a giudicare dalla foto di uno dei bagni sembra effettivamente essere chimico e la cucina è quella di una casetta popolare. Anche la climatizzazione sarebbe stata montata in fretta e furia.

L’idea -secondo persone vicine a Diego- era che lui trascorresse i primi giorni giù, al piano terra e poi, una volta rimessosi si sarebbe spostato al piano di sopra. La ex moglie Claudia -secondo i giornali argentini -parlando con un amico di Maradona, Oscar Ruggeri, ex della Nazionale, gli avrebbe detto che se avesse visto il posto in cui Maradona è morto, sarebbe morto anche lui.

 

Maradona, inchiesta per omicidio colposo: indagata anche la psichiatra di Diego, perquisiti ufficio e casa

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Viaggi, feste, spostamenti, certificazioni: ecco regole, dubbi e risposte sul Dpcm di Natale ai tempi del covid

Il premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm che entra in vigore oggi 4 dicembre e resterà in vigore fino al 15 gennaio 2021. Il provvedimento segue il decreto legge che era stato approvato due giorni fa dal consiglio dei ministri per allungare la vita del Dpcm, da trenta a cinquanta giorni.

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Come vivremo nei prossimi giorni le festività natalizie? Che cosa possiamo fare? Che cosa dobbiamo fare? C’è tutto scritto nel DPCM firmato dal premier Giuseppe Conte e negli atti allegati.  Ecco tutte le regole basilari da osservare e le raccomandazioni da seguire per convivere col Covid nel prossimo mese e passa. In attesa del vaccino.

Confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5 anche nei giorni festivi. Proroga di due ore in occasione del Capodanno, quando il divieto di uscire dalla propria abitazione scatterà alle 22 del 31 dicembre 2020 e terminerà alle 7 del 1° gennaio 2021. Si può uscire  per “comprovate esigenze” legate al lavoro, alla salute e all’urgenza. Nel provvedimento “è in ogni caso fortemente raccomandato, per la restante parte della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Rimane il divieto di assembramento. I sindaci in accordo con i prefetti potranno disporre la chiusura di strade e piazze o comunque gli ingressi contingentati per evitare gli affollamenti. Sono misure più restrittive che possono essere adottate in virtù del principio di maggiore precauzione in base all’andamento del contagio. In questo caso è sempre consentito uscire per recarsi nei negozi aperti e tornare nella propria abitazione.

Posso uscire dalla mia Regione dopo il 21 dicembre?

Fino al 20 dicembre si può uscire dalla propria regione se si trova in fascia gialla per andare in un’altra regione sempre in fascia gialla. Gli spostamenti da e per le regioni che sono in fascia rossa o arancione sono consentiti solo per “comprovate esigenze”, legate al lavoro, la salute e l’urgenza. Tra i motivi di urgenza sono compresi quelli che riguardanol’assistenza di una persona non autosufficiente. Dal 21 dicembre al 6 gennaio 2021 è vietato spostarsi tra le regioni, qualsiasi sia la fascia di rischio e quindi il colore. Rimane la possibilità di muoversi per le “comprovate esigenze”. Secondo il Dpcm “è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”. Vuol dire che chi si trova in una regione diversa da quella dove abita, dove è domiciliato o dove vive la sua famiglia può tornare anche in questo periodo e poi può fare ritorno nella regione dove lavora o studia.

Posso uscire dal Comune e in quali giorni sono previsti più vincoli?

Chi si trova in una regione in fascia gialla può sempre uscire dal proprio comune di residenza o domicilio. Chi si trova in una regione in fascia arancione non può uscire dal proprio comune di residenza o domicilio. Chi si trova in una regione in fascia rossa non può uscire dalla propria abitazione se non per “comprovate esigenze”. Il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio 2021 sarà vietato uscire dal proprio comune di residenza. Per farlo deve dimostrare di avere “comprovate esigenze” con l’autocertificazione. Chi esce prima di queste date può fare ritorno nella propria residenza, abitazione o domicilio. Il Comitato tecnico scientifico aveva chiesto al governo di prevedere “una deroga al divieto di spostamento per i piccoli comuni» ritenendolo «particolarmente penalizzante per chi vive in luoghi piccoli”, ma si è deciso di non modificare il decreto già emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Posso andare nella casa di montagna o al mare o comunque presso la casa vacanza o seconda casa?

Chi vive in una regione che si trova in fascia gialla e vuole trasferirsi nella seconda casa può farlo fino al 20 dicembre. Dal 21 dicembre al 6 gennaio 2021 è infatti espressamente vietato “lo spostamento nelle seconde case” anche se si trovano in un’altra regione in fascia gialla. È però sempre consentito il ritorno presso la propria residenza, abitazione o domicilio. Dunque anche in questo periodo si può rientrare. Chi vive in una regione in fascia arancione non può invece trasferirsi nella seconda casa perché è vietato il trasferimento da un comune all’altro. È sempre consentito andare nelle secondo case se ci sono motivi di urgenza (quali crolli, rottura di impianti idraulici e simili, effrazioni, ecc.) che però devono essere giustificati con il modulo di autocertificazione. La permanenza deve però essere limitata “secondo tempistiche e modalità strettamente funzionali a sopperire a tali situazioni”.

Autocertificazione

Tutti gli spostamenti non consentiti devono essere giustificati con il modulo di autocertificazione. Chi esce dalla propria abitazione quando è in vigore il coprifuoco per “comprovate esigenze” di lavoro, salute e urgenza deve compilare il modulo e indicare il motivo. La stessa procedura deve essere adottata per gli spostamenti da e per i luoghi dove è invece vietato muoversi. Nell’autocertificazione oltre alle generalità di chi si sposta deve essere indicato il luogo di partenza e quello di arrivoeventualmente specificando la persona che si raggiunge se si tratta di un motivo di urgenza o di salute. Il modulo va consegnato al momento dell’eventuale controllo e sarà poi compito delle forze dell’ordine verificare la fondatezza di quanto dichiarato. Ogni spostamento necessita di un modulo diverso che deve essere consegnato al momento del controllo.

Sono consentiti i ricongiungimenti familiari?

Dal 21 dicembre al 6 gennaio 2021 è vietato uscire dalla propria regione anche se si trova in fascia gialla. Il 25, 26 dicembre e l’1 gennaio è vietato uscire dal proprio comune in tutta Italia. È però consentito muoversi se si deve raggiungere una persona che non è autosufficiente. E dunque nel caso di anziani soli o di parenti malati, sarà consentito andare ad assisterli. Non è invece consentito spostarsi per andare a trascorrere le festività con i parenti che vivono in una regione diversa se non ci sono motivi di necessità. Nel caso di coppie che vivono in due luoghi diversi è consentito spostarsi per il ricongiungimento familiare anche nel periodo di divieto. Nel corso di questo periodo è sempre consentito il ritorno presso la propria residenza, domicilio o abitazione e dunque uno dei due può ritornare in qualsiasi momento dove lavora o studia.

L’assistenza a una persona anziana in difficoltà è considerata causa che giustifica lo spostamento vietato?

Per andare a trovare un familiare anziano solo che abita in un’altra regione o anche in un altro Comune si potrà ricorrere allo stato di necessità, come è sempre stato anche durante illockdown. L’assistenza a una persona anziana in difficoltà è considerata causa che giustifica lo spostamento vietato. Ma il nodo da sciogliere non è di poco conto: quante persone potranno muoversi? Il figlio che si sposta per andare dal genitore anziano potrà portarsi dietro il proprio nucleo familiare? Il ritorno al domicilio o all’abitazione consentirà invece il ricongiungimento di coppie lontane che vivono periodicamente insieme in una casa.Tuttavia saranno le Faq del presidente del Consiglio a chiarire i punti oscuri.

Il coprifuoco resterà in vigore in tutte le Regioni?
Per tutto il periodo delle feste resterà in vigore il coprifuoco nelle Regioni, qualunque sia il colore della zona in cui si trovano (probabilmente la gialla, visto come sta scendendo l’Rt ovunque). Non si potrà quindi uscire di casa senza un giustificato motivo dalle 22 alle 5 della mattina. Per Capodanno l’orario del coprifuoco cambierà e viene esteso dalle 22 fino alle 7, per evitare che persone che hanno partecipato a feste e veglioni in casa, che tra l’altro non sarebbero ammessi, escano appunto dopo le 5 per rientrare nelle loro abitazioni.
Le messe a che ora si svolgeranno?
Le messe del 24 dicembre si svolgeranno in un orario rispettoso del coprifuoco, e quindi saranno anticipate di un paio d’ore rispetto alla tradizione. Inoltre verranno organizzate più funzioni a Natale per evitare gli assembramenti all’interno delle chiese.

 Se vado all’estero quando torno devo fare la quarantena?

Dal 21 dicembre al 6 gennaio gli italiani che lasceranno il territorio nazionale, al loro rientro dovranno rimanere a casa per quattordici giorni, tranne coloro naturalmente che si muovono per ragioni di lavoro o di studio o che rientrano in determinate categorie normalmente esentate dalle restrizioni, forze dell’ordine, personale diplomatico. Quarantena obbligatoria anche per gli stranieri che arriveranno per turismo.

Sono un italiano che vive all’estero, se torno a casa devo fare la quarantena?

Deroghe per gli italiani che rientrano dall’estero alla loro residenza, domicilio o abitazione o per chi viene per ragioni di lavoro, necessità o urgenza. A seconda dei Paesi di provenienza ( le cui liste sono in aggiornamento) cambiano le prescrizioni: da alcune zone permane il divieto, da altre bisognerà arrivare con tampone negativo fatto entro le 48 ore.

Posso organizzare una festa con parenti o amici?
Vietate le feste in luoghi pubblici, privati e anche nelle abitazioni. Chiuse le discoteche, vietato ballare, vietato spostare festeggiamenti di alcun genere negli alberghi come in molti hanno fatto in questi giorni per aggirare i divieti e la chiusura di bar e ristoranti la sera. Per il resto il Dpcm contiene le forti raccomandazioni che erano già contenute nei precedenti decreti: l’invito è quello di non ricevere a casa persone diverse dai conviventi e, in ogni caso, di mantenere la mascherina sempre anche nelle abitazioni private in presenza di altre persone. Nessun numero di persone è indicato per le serate di festa visto che la privacy dei domicili è garantita dalla Costituzione. Le forze dell’ordine non potranno dunque venire a bussare a meno che non sia segnalato qualche reato come il turbamento della quiete pubblica.
Si potrà pranzare nei ristoranti nei giorni di festa?
Il pranzo al ristorante nei giorni di festa è salvo. Il 25, il 26 dicembre, l’1° e il 6 gennaio si potrà andare fuori. Restano sempre valide naturalmente le regole delle linee guida che ristoranti e bar sono chiamati ad applicare a cominciare dal numero dei commensali: non più di quattro allo stesso tavolo a meno che non facciano parte tutti dello stesso nucleo familiare convivente. Per intenderci, una famiglia composta da genitori e quattro figli che vivono tutti nella stessa casa potrà sedere insieme a un tavolo per sei.
I locali chiuderanno alle 18?
Locali sempre chiusi invece senza nessuna deroga la sera, dalle 18 in poi. Resterà aperto soltanto chi lavora con l’asporto (fino alle 22) o con il domicilio.
Gli alberghi potranno garantire il servizio di ristorazione?
Gli alberghi (quelli che lo ritengono sostenibile) rimangono aperti ovunque con la possibilità del servizio di ristorazione serale ai loro clienti. Ma niente cenone di Capodanno. La sera del 31, dalle 18, solo servizio in camera.

I negozi potranno restere aperti anche oltre le 18?

Ci sarà più tempo per lo shopping nei giorni che precedono il Natale e fino alla befana. Il governo ha deciso che i negozi possono restare aperti fino alle 21 da oggi e fino al 6 di gennaio. La regola vale in tutte le Regioni salvo quelle in zona rossa. Si cercano inoltre di evitare gli assembramenti in luoghi frequentatissimi in certi giorni come i centri commerciali. Così nei weekend e in tutti i giorni festivi in queste strutture potranno restare aperti soltanto gli esercizi alimentari.

La scuola quando riaprirà?

Il 7 gennaio si torna sui banchi di scuola. Nei licei ci sarà l’aliquota del 75 per cento di studenti in classe,  Le seconde e le terze medie torneranno invece in presenza al cento per cento. Si pensa ad ingressi scaglionati tra le 7 e le 9.

Le Università riapriranno?

Il 7 gennaio riapriranno anche le Università che potranno da subito prevedere esami e sessioni di laurea in presenza e organizzare la fruizione di biblioteche ed archivi per gli studenti con un sistema di prenotazioni.

Quando si potrà tornare a sciare?

Per venire incontro alle richieste delle regioni del nord, il Dpcm prevede la riapertura degli impianti dal 7 gennaio ma solo dopo l’approvazione delle linee guida che saranno redatte nei prossimi giorni dal Comitato tecnico scientifico

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