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Le future basi lunari e marziane fatte di funghi

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Nessun grattacielo o edificio avveniristico di metallo o vetro che si erge su dune di sabbia. Le future basi sulla Luna o Marte potrebbero essere meno futuristiche e piu’ verdi di quello che si immagina, realizzate con mattoni fatti di funghi, in particolare di micelio (il corpo vegetativo dei funghi composto da numerosi filamenti intrecciati). E’ l’idea del centro di ricerca Ames della Nasa nella Silicon Valley, che sta realizzando i prototipi di questa ‘mico-architettura’. “Possiamo sfruttare i funghi per far crescere questi habitat una volta arrivati li'”, spiega Lynn Rothschild, coordinatrice del progetto. L’idea e’ che in futuro gli esploratori umani possano portarsi dietro una ‘casa’ compatta, costruita con un materiale leggero fatto di funghi dormienti, da ‘risvegliare’ una volta arrivati sul pianeta. Aprendo la struttura di base e aggiungendo dell’acqua, i funghi potranno crescere attorno ad un’impalcatura. Il progetto prevede mattoni fatti di funghi, trucioli di legno e rifiuti da giardino e una cupola a tre strati, dove quello piu’ esterno e’ fatto di acqua ghiacciata, presa dalle risorse presenti sulla Luna o Marte. L’acqua serve a proteggere dalle radiazioni, con un effetto a cascata sul secondo strato, costituito da cianobatteri (che sfruttano l’energia solare per trasformare acqua e anidride carbonica in ossigeno e cibo per i funghi). Questo strato, attraverso la luce che filtra da quello ghiacciato, puo’ produrre ossigeno per gli astronauti e nutrienti per i funghi, presenti nell’ultimo strato. Questi vengono fatti crescere in uno spazio chiuso, e poi “cotti” per uccidere eventuali forme di vita, in modo da non contaminare Marte e altri microorganismi gia’ presenti. I funghi possono essere inoltre usati per filtrare l’acqua, estrarre minerali dalle acque di scarto, produrre luce, regolare l’umidita’ e persino auto-rigenerarsi in caso di danni.

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COVID-19 CTI League, task-force mondiale per gli attacchi hacker

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Sovrabbondanza di informazioni, uso di tecnologie casalinghe meno sicure, siti che promettono dispositivi medici introvabili e invece impacchettano frodi. Gli hacker stanno capitalizzando le nuove fragilita’ dovute all’emergenza coronaviruse c’e’ un gruppo di 400 esperti mondiali di cybersicurezza che fa squadra per combattere gli attacchi legati all’epidemia. “Non si e’ mai visto questo volume di phishing e in tutte le lingue”, spiega Marc Rogers uno dei promotori del progetto. Il gruppo si chiama COVID-19 CTI League e include professionisti di diverse parti del mondo e anche di diverse aziende, incluse Amazon e Microsoft. La priorita’ e’ lavorare per combattere le aggressioni alle strutture mediche e alle organizzazioni sanitarie. Proprio l’Oms ha lanciato pochi giorni fa l’allarme sui ripetuti attacchi all’agenzia mentre gli ospedali, anche in Italia, vengono presi di mira. Ma il contingente lavora pure per difendere le reti e si servizi di comunicazione, vitali più che mai in questo momento. E ha affermato di aver gia’ smantellato una campagna che utilizzava una vulnerabilità in un software per poi diffondere un virus dannoso. Nei giorni scorsi la Polizia Postale ha diffuso l’alert per un attacco phishing volto a rubare dati bancari. Anche l’Oms ha lanciato l’allarme per mail fasulle e secondo la societa’ di sicurezza Checkpoint nei primi 20 giorni di marzo sono nati 16 mila siti infetti contenenti mappe che si dichiarano aggiornate sull’epidemia. E gli hacker cavalcano anche la paura del contagio. I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto un malware che invia un messaggio agli utenti per sapere se nelle vicinanze ci sono persone contagiate. Con un click, l’utente viene infettato e spinto su una pagina web chiamata coronavirus Finder. Qui gli si chiede di inserire i propri dati di carta di credito per avere le informazioni promesse al costo di 75 centesimi. Gli stessi ricercatori, infine, mettono in guardia sulla sicurezza di app di videoconferenze, come Zoom e Houseparty, che hanno avuto un boom di download in questo periodo di smart working.

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Le maschere snorkeling anti-covid sbarcano anche all’estero

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La maschera da snorkeling per bambini di Decathlon, modificata con una valvola per essere utilizzata come respiratore per i malati di coronavirus, dopo Brescia, dove e’ nata, si sposta in altri ospedali in Italia e all’estero. L’idea, concepita da un ex primario a Gardone Valtrombia con Isinnova, start up innovativa a tutto campo, ha gia’ centrato l’obiettivo delle 500 maschere d’emergenza chiesti dalla citta’ della Leonessa grazie all’aiuto arrivato da una ventina di aziende grandi e piccole. Dall’industria di armi Beretta al gruppo Leonardo per arrivare alla multiutility A2a, hanno tutte usato le stampanti 3D che avevano in uffici e impianti per produrre la valvola di raccordo, battezzata Charlotte, necessaria per collegare al respiratore nei reparti di terapia sub-intensiva la semplice maschera da snorkeling. Si tratta di una soluzione salvavita quando manca, come avvenuto all’ospedale di Chiari, dove e’ stata testata e usata per la prima volta su un paziente, la fornitura sanitaria ufficiale. L’idea semplice, veloce ed economica, si e’ diffusa e Isinnova e’ ora in contatto con nuove aziende di maschere subacquee, come Ocean Reef, per adattare prodotti simili a quello di Decathlon. Dopo le province di Brescia e Bergamo, le piu’ colpite dal coronavirus, “in altre zone d’Italia gli ospedali si sono mossi con imprese locali che hanno messo a disposizione le stampanti in 3D: e’ gia’ successo a Messina, Sassuolo e nel comasco” spiega Marco Ruocco, ingegnere di Isinnova che ha seguito l’operazione insieme alla Protezione Civile di Brescia. E lo strumento di chi ha fatto necessita’ virtu’ ha varcano i confini nazionali. “In Brasile e Tunisia gia’ fanno maschere modificate come la nostra e siamo stati contattati, soprattutto per informazioni sul file per la stampa in 3D, anche da Malesia, Francia e Spagna”, aggiunge Ruocco.

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Coronavirus: Youtube sospende alta definizione in Ue

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YouTube sospende temporaneamente l’alta definizione dello streaming abbassando la qualita’ al livello standard per alleggerire il carico dei dati che viaggia sulle reti Internet. L’annuncio è arrivato direttamente da Google – proprietaria della piattaforma video – e dal commissario Ue per il Digitale, Thierry Breton. Con questa decisione, i ceo di Google e Youtube, Sundar Pichai e Susan Wojcicki, si uniscono alle misure già adottate ieri da Netflix e richieste da Bruxelles per far fronte al sovraccarico che le infrastrutture stanno affrontando dall’inizio della pandemia. “Ci impegniamo a trasferire temporaneamente tutto il traffico sulle reti europee alla definizione standard in modo predefinito e continueremo a lavorare con i governi degli Stati membri e gli operatori di rete per ridurre al minimo lo stress sul sistema, offrendo al contempo una buona esperienza agli utenti”, ha commentato un portavoce di Google, precisando che, dall’inizio dell’emergenza coronavirus, YouTube ha registrato “solo alcuni picchi di utilizzo”. L’iniziativa è stata accolta con favore da Bruxelles. “Apprezzo la forte responsabilità dimostrata da Pichai e Wojcicki”, ha detto il commissario Breton.

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