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Le emozioni nascono nel cuore, uno studio lo conferma

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Le emozioni nascono nel cuore, e non nel cervello, dicevano i poeti. Ora la ricerca scientifica conferma le fondamenta di questo topos letterario. Uno studio dei bioingegneri dell’Universita’ di Pisa in collaborazione con l’Universita’ di Padova e l’University of California Irvine, pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, analizza il meccanismo che porta a provare una specifica emozione a fronte di determinati stimoli e trova nel cuore la radice delle emozioni. “Se escludiamo alcune teorie proposte” all’inizio del ‘900 “fino a ora l’attivita’ cardiovascolare e’ stata vista come un semplice supporto metabolico a sostegno del cervello e solo il cervello sarebbe la sede dei processi biologici responsabili dell’esperienza emotiva cosciente”, osserva Gaetano Valenza, docente di bioingegneria nell’Universita’ di Pisao e ricercatore al Centro E.Piaggio. “Noi abbiamo invece evidenze – prosegue – del fatto che l’attivita’ cardiovascolare gioca un ruolo causale nell’iniziare e nel sentire una specifica emozione, e precede temporalmente l’attivazione dei neuroni della corteccia cerebrale”. Utilizzando modelli matematici complessi applicati ai segnali elettrocardiografici ed elettroencefalografici in soggetti sani durante la visione di filmati con contenuto emotivo altamente spiacevole o piacevole, i ricercatori hanno scoperto che lo stimolo modifica l’attivita’ cardiaca, che a sua volta induce e modula una specifica risposta della corteccia. Un continuo e bidirezionale scambio di informazioni tra cuore e cervello sottende quindi l’intera esperienza cosciente dell’emozione e, soprattutto, della sua intensita’. Per poter estrarre da una semplice analisi dell’Ecg la valutazione di uno stato emotivo, i ricercatori hanno sviluppato equazioni matematiche in grado di decodificare continuamente la comunicazione cuore-cervello nei diversi stati emozionali. In pratica, data una certa dinamica cardiaca, in un futuro prossimo, potrebbe essere possibile comprendere quale emozione e’ stata provata dal soggetto sotto osservazione, per esempio utilizzando uno smartwatch. La scoperta, afferma Claudio Gentili, dell’Universita’ di Padova, “puo’ spiegare perche’ soggetti con disturbi affettivi, come la depressione, sono associati ad una maggior probabilita’ di sviluppare patologie cardiache, o, viceversa, tra soggetti con problemi cardiaci quali patologie coronariche o aritmie si riscontra un incremento di ansia e depressione”.

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Imprese, Cgia: si rischia un boom di fallimenti dall’autunno

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Il rischio che dal prossimo autunno torni ad aumentare in misura preoccupante il numero di fallimenti delle imprese e’ alquanto probabile. A dirlo e’ l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Molte attivita’ commerciali e produttive rischiano di dover portare i libri in tribunale tra il deterioramento del quadro economico generale, ascrivibile al caro energia/carburante e all’impennata dell’inflazione, all’impossibilita’ di cedere i crediti acquisiti con il superbonus 110%, che ammontano a circa 4 miliardi di euro e ai mancati pagamenti della Pa nei confronti dei propri fornitori, che secondo l’Eurostat sono almeno 55,6 miliardi di euro.  Con una specificita’ tutta italiana, per molte di queste imprese – rilevano gli Artigiani – la chiusura definitiva non sara’ causata dall’impossibilita’ di pagare i propri debiti, ma per crediti inesigibili, ovvero per insolvenze in grandissima parte imputabili alle inadempienze della nostra Pa. Se guardiamo la serie storica degli ultimi 10 anni, il picco massimo delle “chiusure” e’ stato raggiunto nel biennio 2014-2015, ovvero 1,5/2 anni dopo la crisi del debito sovrano che ha colpito pesantemente l’Italia. Pertanto, come in tutte le recessioni, gli effetti si esplicitano successivamente. Cosicche’, dopo le difficolta’ causate dal Covid nel biennio 2020-2021 e a seguito degli effetti negativi riconducibili alla guerra in Ucraina scoppiata verso la fine di febbraio, a partire dal prossimo autunno il numero dei fallimenti, a giudizio della Cgia, potrebbe tornare a crescere e subire una brusca impennata nel corso del 2023.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso – riferisce la Cgia – anche nei primi cinque mesi di quest’anno il numero dei fallimenti e’ in calo (-20,6%). In termini assoluti sono stati 3.133 gli imprenditori che hanno portato i libri in tribunale (-815 rispetto allo stesso arco temporale del 2021). I settori piu’ a rischio sono il commercio e l’edilizia che, in questa prima parte dell’anno, hanno registrato rispettivamente 722 e 577 “chiusure”. Sempre in questa prima parte del 2022, a livello regionale solo la Liguria ha visto aumentare il numero di fallimenti; tutte le altre, invece, sono in deciso calo. A livello provinciale, infine, preoccupa la situazione di Verbano-CusioOssola, Latina, Ragusa, Trapani e Siracusa. Negli ultimi 10 anni, comunque, il numero massimo di fallimenti si e’ registrato nel 2014 (14.735 casi). Dopo di che, c’e’ stata una progressiva riduzione che si e’ arrestata nel 2020 (7.160 casi). Questo dato e’ stato sicuramente condizionato dalla particolarita’ di quell’anno: a causa del lockdown, infatti, ricordiamo che anche i tribunali fallimentari sono stati chiusi per molti mesi, influenzando negativamente la produttivita’ degli uffici, anche in termini di sentenze. Nel 2021, infine, il dato ha iniziato a risalire e alla fine dell’anno si e’ attestato a 8.498 unita’. Davanti a norme incerte – prosegue la Cgia – che da mesi stanno condizionando negativamente l’applicazione del superbonus del 110 per cento, gli intermediari finanziari (banche, istituti finanziari, etc.) hanno praticamente bloccato gli acquisti del credito. Attualmente sono oltre 5 i miliardi di euro di crediti in attesa accettazione; di questi, circa 4 si riferiscono a prime cessioni o sconti in fattura. A fronte di questa situazione, le imprese del comparto casa (edili, dipintori, installatori impianti, falegnami) non sono piu’ in grado di fare gli sconti in fattura. E con crediti fiscali gia’ acquisiti e non cedibili, che in molti casi ammontano a centinaia di migliaia di euro per singola azienda, molte realta’ si trovano in crisi di liquidita’ e sul punto di sospendere i cantieri, non essendo piu’ in grado di pagare i fornitori. Ma la situazione piu’ problematica – per gli Artigiani – rimane lo stock dei debiti commerciali di parte corrente in capo alla nostra Pubblica Amministrazione che continua ad aumentare. Nel 2021, infatti, i mancati pagamenti ammontavano a 55,6 miliardi di euro. Cio’ vuol dire che le imprese che lavorano per la PA non hanno ancora incassato una cifra che e’ pari al 3,1% del Pil nazionale. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, anche nei primi cinque mesi di quest’anno il numero dei fallimenti e’ in calo (-20,6%). In termini assoluti sono stati 3.133 gli imprenditori che hanno portato i libri in tribunale (-815 rispetto allo stesso arco temporale del 2021). I settori piu’ a rischio sono il commercio e l’edilizia che, in questa prima parte dell’anno, hanno registrato rispettivamente 722 e 577 “chiusure”. Sempre in questa prima parte del 2022, a livello regionale solo la Liguria ha visto aumentare il numero di fallimenti; tutte le altre, invece, sono in deciso calo. A livello provinciale, infine, preoccupa la situazione di Verbano-CusioOssola, Latina, Ragusa, Trapani e Siracusa.

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Covid: Battiston, il virus non ha più barriere

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Il virus corre veloce e senza ostacoli, in questa estate 2022, la prima dall’inizio della pandemia di Covid-19 in cui all’arrivo del caldo non ha corrisposto un calo dei contagi. Il motore di questa situazione anomala e’ la nuova sottovariante BA.5 di Omicron, che si trasmette con una velocita’ notevole, ed e’ alimentato dalla caduta di ogni misura di contenimento, dall’obbligo di indossare le mascherine al chiuso al distanziamento. E’ una situazione nuova, davanti alla quale gli esperti non azzardano previsioni. “Quei comportamenti che riuscivano a contenere varianti meno contagiose, ora lo fanno sempre meno con la variante BA.5: in queste condizioni non vedo cosa possa limitare questa diffusione con numeri che potrebbero peggiorare”, osserva il fisico Roberto Battiston, dell’Universita’ di Trento. “Siamo di fronte a numeri alti e probabilmente sottostimati, anche considerando che le lezioni scolastiche sono terminate e l’attivita’ nelle Universita’ e’ ridotta. In questo momento – rileva – abbiamo una chiara percezione che il numero di contagi registrati sia inferiore rispetto al numero reale; alla luce della diffusione dei test fai-da-te e della quarantena autosomministrata, molti casi non rientrano nelle statistiche.Tutto questo non va nella direzione giusta”. Quanto al futuro, per Battiston “e’ irrealistico fare previsioni”: bisogna rendersi conto che “la pandemia di Covid non e’ finita, anche se si e’ deciso ‘per decreto’ che si puo’ rinunciare ad un certo tipo di precauzioni come se il pericolo fosse passato”: allo stesso tempo “non stiamo pianificando nessun intervento teso a contenere e invertire la tendenza al rapido aumento”. La sfida e’ ora “non subire la situazione”. E’ attualmente impossibile fare previsioni sull’andamento dell’epidemia anche per il fisico Daniele Pedrini, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e coordinatore del sito CovidStat, per il quale l’aumento dei casi e’ in linea con l’indice di contagio Rt, che al 19 giugno risulta di 1,36. “E’ un valore coerente con quello presentato dall’Istituto Superiore di Sanita’ (Iss) e pari a 1,07, calcolato sui casi sintomatici nel periodo fra il primo e il 14 giugno”. Quanti siano esattamente i casi non e’ possibile dirlo perche’ il tracciamento e’ ormai impossibile e “il tasso di positivita’ sta aumentando a dismisura”. Con l’indice di contagio di 1,36 e alla luce di quanto osservato nelle ondate di Covid-19 precedenti, “potemmo attenderci un aumento dei casi per due settimane e poi una decrescita, ma in questa situazione in cui c’e’ l’incognita della sottovariante Omicron BA.5 e le misure di protezione non sono piu’ obbligatorie, sarebbe azzardato fare previsioni”. Non resta che “utilizzare il buon senso, indossare la mascherina e avere un atteggiamento responsabile: e’ la sola speranza di poter contenere l’aumento dei casi”. Critico sulla rimozione delle misure di contenimento e’ Walter Ricciardi, docente di Igiene dell’Universita’ Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza: “La conseguenza della rimozione delle misure fatta a maggio e’ questa ondata estiva. Se non ci prepariamo, vedo l’autunno molto preoccupante”.

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Le forze ucraine si ritirano da Severodonetsk

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La battaglia del Lugansk sta per concludersi nel peggiore dei modi per gli ucraini. Le forze di difesa hanno ricevuto l’ordine di ritirarsi dagli ultimi avamposti di Severodonetsk, per evitare di essere accerchiati dai russi. Questa drammatica svolta sul terreno puo’ preludere, nei prossimi giorni, anche alla caduta della citta’ gemella di Lysychansk. E di cio’ che resta della regione, che rappresenta la meta’ del Donbass. Nel sud del Paese invece le truppe di occupazione devono fronteggiare una crescente ondata di resistenza, soprattutto a Kherson. Dove un funzionario delle nuove autorita’ fedeli a Mosca e’ rimasto ucciso in un attentato. L’ultimo di una lunga serie. “Le forze armate ucraine dovranno ritirarsi da Severodonetsk. Hanno ricevuto l’ordine”, ha reso noto all’inizio della giornata il governatore Serghiy Gaidai, spiegando che “non ha piu’ senso restare in posizioni che da mesi sono costantemente bombardate”, in una citta’ “quasi ridotta in rovina”. La potenza di fuoco e la netta superiorita’ numerica dei russi alla fine ha prevalso dopo settimane di combattimenti durissimi. Una grave battuta d’arresto per Kiev, anche dal punto di vista strategico, perche’ spiana ulteriormente la strada all’avanzata russa, che sta guadagnando terreno ogni giorno. Anche Mykolaivka e’ persa e gli invasori stanno puntando alla vicina Girske’, dopo aver conquistato diversi villaggi della zona negli ultimi giorni. In vista della battaglia di Lysychansk, sulla sponda opposta del fiume Severskij Donec: l’ultimo obiettivo chiave di Mosca per chiudere la partita del Lugansk. I separatisti filo-russi stanno gia’ cantando vittoria, affermando che mille ucraini sono stati uccisi negli ultimi due giorni, 800 si sono arresi ed altri duemila tra militari e “mercenari stranieri” sono “circondati”. I sostanziali progressi dell’Armata di Putin sono confermati anche a Washington. Secondo l’intelligence americana, tali successi si devono al fatto che i comandi hanno imparato dagli errori commessi durante le prime fasi dell’invasione. Ora c’e’ un miglior coordinamento dei attacchi aerei e terrestri ed e’ migliorata la gestione della logistica e delle linee di rifornimento. E neanche le nuove armi fornite a Kiev, inclusi i lanciarazzi multipli americani Himars, dovrebbero cambiare l’evoluzione sul campo in tempi brevi: la loro portata e’ limitata (in termini di gittata e di numero di razzi in dotazione) perche’ gli Usa vogliono evitare attacchi in territorio russo, hanno riferito le stesse fonti alla Cnn. Allo stesso tempo, ha rilevato sempre da Washington il think tank Institute for the study of war, l’enorme sforzo bellico profuso dai russi a Severodonetsk avra’ un costo, e “probabilmente l’offensiva si blocchera’ nelle prossime settimane”. Perche’ “le truppe ucraine sono riuscite per settimane ad attirare quantita’ sostanziali di militari, armi ed equipaggiamento nell’area, degradando le capacita’ complessive” delle forze di invasione. Ed un rallentamento del conflitto garantirebbe a Kiev l’opportunita’ di lanciare “prudenti controffensive”. Sul fronte meridionale la controffensiva e’ gia’ partita da diverse settimane nella regione di Kherson, caduta in mano ai russi nei primi giorni dell’invasione. Nel capoluogo le nuove autorita’ fedeli a Mosca hanno denunciato l’uccisione di un funzionario dell’amministrazione in un attentato, con una bomba piazzata nella sua auto. La vittima era il capo del Dipartimento per le politiche giovanili, la famiglia e lo sport. E’ la prima volta che i filo-russi hanno annunciato l’uccisione di un loro rappresentante, ma questi attacchi sono in aumento. Mercoledi’ un funzionario del municipio di Tchornobaivka era scampato all’esplosione di una bomba. Pochi giorni prima, il capo dei servizi carcerari era stato ferito, sempre in un attentato dinamitardo.

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