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Cultura

Le ceramiche di Roberto Mango, continuità di un progetto interrotto

Valter Luca De Bartolomeis

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Storie di buone pratiche interrotte sono frequenti in una città come Napoli che tanto sa esprimere in termini di innovazione e creatività ma non sempre è abile nel capitalizzare, nel dare continuità e trasformare in patrimonio comune le sue migliori espressioni.

Tra queste storie vi è quella di Roberto Mango designer napoletano che ebbe non poca fortuna nell’America del dopoguerra e che, tornato a Napoli, fondò la prima scuola di disegno industriale italiana. Scuola che oggi non esiste più! Da attento lettore della realtà, immaginò subito, al suo rientro, di lavorare con gli artigiani e per gli artigiani attivando ricerche e progetti visionari, quasi a voler sopperire, attraverso il design, alle carenze strutturali e alla mancanza di un tessuto imprenditoriale capace di investire nelle eccellenze del luogo.

Produsse una ricerca sulle trafile ceramiche che non si concretizzò in una produzione, fu però un interessante tentativo di coniugare le istanze della serializzazione con l’espressività artistica, in un’azione di recupero delle radici autentiche del design, delle risorse e manualità locali.

L’istituto ad indirizzo raro Caselli De Sanctis e la Real fabbrica di Capodimonte stanno lavorando, ormai da circa due anni, alla rinascita del comparto produttivo della porcellana di Capodimonte e della stessa Real Fabbrica. Più ancora la scuola sta assumendo un ruolo centrale nella valorizzazione della cultura del territorio, con mostre, eventi, produzioni, collaborazioni con gallerie, artisti e designer di fama internazionale. Lavoriamo non solo alla formazione dei giovani ma anche alla affermazione della nostra cultura e delle nostre eccellenze a livello locale e internazionale, per consolidare un contesto che possa opportunamente accogliere e non escludere gIi stessi giovani che formiamo.  Sulla base di queste premesse abbiamo accolto la sfida di editare per la prima volta il progetto di Roberto Mango, per dichiarare la nostra capacità di concretizzare e diffondere. I sogni non sono fatti per rimanere chiusi in un cassetto, occorre trovare le energie per convertirli in realtà e proseguire verso nuove visioni.

La Mostra “Le ceramiche di Roberto Mango, continuità di un progetto interrotto” è il frutto di un intenso lavoro ricostruttivo, dal punto di vista scientifico e manuale, condotto da Ermanno Guida insieme al personale tecnico e dirigenziale dell’Istituto raro Caselli-De Sanctis e Real Fabbrica di Capodimonte, atto a recuperare e dare finalmente vita a una ricerca innovativa e visionaria dell’artista, un progetto del 1955-56 sulle trafile ceramiche mai realizzato appieno, un ragionamento messo a disposizione degli artigiani del tempo, di grande valore estetico ma, soprattutto, significativo dal punto di vista del ’metodo’.

Il progetto di Roberto Mango era probabilmente in anticipo sui tempi tanto appare attuale oggi nel suo essere modello di ricerca-azione, nel definirsi facendo, apprendendo dalle tecniche e dalla materia. Non prevedeva la realizzazione di un oggetto finito avendo già in embrione la possibilità di assumere infinite configurazioni. Da una serie di trame una moltitudine di oggetti, variazioni generatrici di forme sempre diverse senza perdere di identità. Un progetto mutevole, organico, fluido che suggerisce possibilità e al tempo stesso non “determina” il risultato, chiedendo all’artigiano di assumere un ruolo attivo nel conformare il prodotto finito, diventando protagonista del processo creativo. Un modello di relazione virtuosa tra designer e artigiano, che prevede uno scambio di competenze, che libera il design da un approccio deterministico per divenire piattaforma di dialogo tra gli attori coinvolti nel processo.

L’aspetto rivoluzionario e poetico di questo progetto è proprio qui, libera l’artigiano dal pericolo di essere mero esecutore, dall’essere operatore di gesti ripetitivi e senza pensiero, riconducendo il lavoro sul piano del saper fare e saper fare bene. Il valore didattico di questa ricerca risiede nella costruzione di un metodo che in quanto tale deve essere replicabile. Quella che è stata realizzata in effetti non è una collezione ma la esemplificazione di un sistema capace di governare il processo creativo e produttivo, garantendo la qualità  degli esiti senza mortificare la vivacità espressiva e l’unicità del prodotto tipico dell’alto artigianato.

In questo quadro di riferimento si colloca un’esperienza che diventa trasmissibile all’interno dei processi formativi della nostra o di altre istituzioni e, più in generale, dei processi produttivi del comparto.

L’Art. 6 del DPR 275/99 riconosce alle scuole una possibilità spesso trascurata, quella di attivare percorsi di ricerca, sperimentazione e sviluppo, tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. Nella piena convinzione che questa forma di autonomia sia fondamentale per la crescita professionale e umana dei giovani in formazione, così come dei contesti territoriali di riferimento, è stato editato questo progetto, attivato all’interno di un più ampio contenitore che è il Mudilab, finalizzato alla produzione di esperienze e materiali didattici, documentazione educativa, scambio e diffusione  di informazioni. La mostra ha dato infatti vita ad un catalogo, il primo volume della nostra nuova attività editoriale, le “Edizioni MUDI” dell’Istituto Caselli De Sanctis. Si tratta di un volume dalla grande valenza didattica essendo tutta l’operazione l’esemplificazione di un modello di interazione tra design e artigianato, replicabile nell’approccio metodologico, uno strumento per la crescita delle future generazioni. Questo è il nostro compito!

 

ROBERTO MANGO

CONTINUITÀ DI UN PROGETTO INTERROTTO

Venerdì 17 Gennaio 2020

ore 14.30

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Tavola rotonda

Aula Magna Istituto Caselli De Sanctis

ore 16.30

mostra sala Mudi

(parco di Capodimonte – Napoli)

Interverranno:

Valter Luca De Bartolomeis

Dirigente Istituto ad indirizzo raro Caselli De Sanctis e Real Fabbrica di Capodimonte

Mario Losasso

Delegato alla terza missione dell’Università degli Studi Di Napoli “Federico II”

Leonardo Di Mauro

Presidente Ordine degli architetti Napoli e provincia

Ermanno Guida

Già Professore associato di disegno industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Anty Pansera

Storico del design e delle arti decorative applicate

Claudio Gambardella

Professore associato di disegno industriale dell’Università Studi “Luigi  Vanvitelli

Alfonso Morone

Professore associato di disegno industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”

già professore ordinario di disegno industriale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”

DALLE 11.00 GLI STUDENTI DELL’ISTITUTO Caselli De Sanctis faranno da guida ai visitatori che volessero ammirare anche le ceramiche di Santiago Calatrava in mostra presso ilCellaio del Parco di Capodimonte.

Dale 14.00 sarà disponibile un servizio di navetta da Porta Miano per raggiungere il MUDI museo didattico dell’Istituto Caselli De Sanctis, sede dell’evento.

 

 

 

Dirigente dell'Istituto ad indirizzo raro Caselli - De Sanctis e della Real Fabbrica di Capodimonte. Laurea in architettura, Dottore di ricerca in Tecnologia dell'Architettura, Perfezionamento in Arredamento, Design e Grafica, Specializzazione in Disegno industriale, presso la Facoltà di Architettura di Napoli Federico II. Ha partecipato all'organizzazione e al coordinamento scientifico di workshop, seminari, mostre e convegni. Ha collaborato ad iniziative della rete nazionale SDI, Sistema Design Italia, nella Unità di Napoli "Federico II". Membro del comitato scientifico del Wd Workshop design selezione Compasso d'oro 2004 e del progetto di ricerca-azione INPORCELLANE per il comparto della porcellana di Capodimonte. Autore di numerosi libri e saggi su design e comunicazione per la valorizzazione del patrimonio culturale e del territorio. Docente di Graphic Design presso l'Accademia di Belle Arti di Frosinone.

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Cultura

“Afrika. Chiavi d’accesso”, per Abdul Haji, imprenditore, ora si può parlare di Savana Valley

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Abdul Haji, di nazionalità keniota, etnia somala e religione musulmana, è un bell’uomo di circa quarant’anni con l’aria di un ragazzo. Di mestiere fa l’imprenditore a Nairobi. È attivo nel campo delle costruzioni e del business development. Lavora molto e sorride ancora di più. È poliglotta, colto, professionale e gentiluomo. Possiede infatti quell’educazione profonda, fatta di sensibilità più che di maniera, che da noi purtroppo è diventata merce rara.

Il 19 febbraio è volato da Nairobi a Napoli per partecipare alla presentazione del libro «Afrika. Chiavi d’accesso» pubblicato dalla casa editrice partenopea Ebone e scritto da Francescomaria Tuccillo, il manager e avvocato napoletano che ha vissuto dieci anni in Kenya e che Abdul ha definito «my friend, my brother». Un amico, un fratello. Gli interventi del giovane imprenditore africano hanno suscitato un vivo interesse nel corso della serata tenutasi presso la sede dell’Unione Industriali di Piazza dei Martiri. Juorno.it  ha potuto intervistarlo per approfondire alcuni dei temi che gli stanno a cuore.

L’Africa è un continente in profonda trasformazione, che pochi conoscono davvero. Potrebbe farci qualche esempio concreto della nuova Africa?

È vero che in Europa, purtroppo, l’Africa è vista spesso come un continente problematico, un «charity case» o addirittura una minaccia. La realtà è ben diversa. Innanzi tutto, come scrive il mio amico Francescomaria nel suo libro, «si fa presto a dire Africa». La nostra è una terra immensa e diversificata, con una grande varietà di climi, culture, gradi di sviluppo e 54 nazioni. In generale si può dire che tutte stanno evolvendo a un ritmo molto rapido. Prendiamo il mio paese, il Kenya. Oggi la classe media rappresenta più la metà dei suoi cinquanta milioni di abitanti, l’istruzione si sta diffondendo, il PIL cresce stabilmente così come in molti altri paesi limitrofi.

L’esempio concreto di questo sviluppo è la digitalizzazione e, in particolare, il forte incremento delle tecnologie mobili. Le cito un solo caso: il sistema chiamato M-Pesa, «M» come mobile e «Pesa» come denaro in swahili. Si tratta di una gamma di servizi di micro-finanza accessibili attraverso lo smartphone: in sostanza una banca senza sportelli. Basta il cellulare per depositare, inviare o prelevare denaro, chiedere un prestito, investire, pagare i beni di consumo. Il mio paese lo ha lanciato, con grande successo, nel 2007. Oggi più di due miliardi di transazioni l’anno sono effettuate con questo sistema, l’85% dei cittadini ha accesso ai servizi bancari anche nelle zone rurali e, poiché tutte le operazioni sono tracciabili, la corruzione si è molto ridotta.

Aggiungo che il Kenya sta diventando il paese africano più connesso telematicamente, non solo in questo campo. Insomma, voi conoscete tutti la Silicon Valley. Forse bisognerebbe cominciare a conoscere meglio anche la «Savana Valley».

La stabilità democratica e i diritti civili sono una condizione di sviluppo per i paesi africani. Come giudica l’evoluzione in questo ambito?

Parlo ancora del Kenya: dal 1963, anno dell’indipendenza, noi siamo una repubblica presidenziale, eleggiamo i nostri rappresentanti ogni cinque anni e non abbiamo mai avuto guerre civili o colpi di stato. Mi rendo conto che non è il caso di tutti i paesi africani, ma è certo che tutti stanno evolvendo verso una democrazia più stabile e solida: siamo infatti consapevoli che si tratta di una condizione indispensabile di sviluppo oltre che di civiltà.

Per quanto riguarda i diritti civili le cito due esempi. Io sono musulmano, come una minoranza dei kenioti. E sono sempre stato rispettato dalla maggioranza cristiana, con cui conviviamo da anni pacificamente. Il nostro paese, così come l’Etiopia o altri del Corno d’Africa, è un baluardo contro gli estremismi, purtroppo ancora presenti in alcune aree come la Somalia.

Infine, ci tengo a sottolineare il nostro impegno per la parità di genere, contrariamente a quanto si pensa. La nostra Costituzione del 2010, che oggi stiamo ancora migliorando attraverso un processo di consultazioni popolari, sancisce l’assoluta uguaglianza tra uomini e donne, punisce le discriminazioni e stabilisce che un terzo del Parlamento deve essere occupato da donne. In Etiopia il nuovo premier, Abiy Ahmed Ali, Premio Nobel per la Pace nel 2019, ha un esecutivo per la metà femminile. La presidente della Repubblica etiope è una donna così come quella della Corte Suprema. Molto resta da fare, ma siamo ben determinati ad andare avanti e progredire ancora di più.

Da noi si parla molto di migrazioni. Lei considera questo un problema destinato a crescere?

Innanzi tutto chi emigra scappa dalla guerra o dalla fame. Non dobbiamo dimenticarlo. In secondo luogo, i migranti che lasciano l’Africa sono molto meno di quelli che emigrano da una nazione africana all’altra. Il Kenya è il paese che riceve il più grande numero di rifugiati. Ne ospitiamo oltre 500.000, prevalentemente di origine somala, proprio perché in Somalia perdurano i conflitti interni e il terrorismo. Aggiungo che li accogliamo con umanità e che personalmente sono molto fiero di questo primato.

Oggi la Cina è di gran lunga il primo partner commerciale e industriale dell’Africa. E l’Europa?

Quando mi chiedono della crescente presenza della Cina in Africa comparata con la decrescita europea, mi piace rispondere con una storiella africana… Una signora che vive praticamente sola, perché suo marito è spesso assente, ha un problema con un armadio che non si chiude bene e le cui ante si aprono in continuazione. Chiama allora un falegname, che cerca di aggiustarlo. Poiché non capisce la causa del problema, entra nell’armadio per guardarlo dall’interno. Proprio in quell’istante torna finalmente a casa il marito della signora e trova lo sconosciuto dentro il suo armadio. Furioso, gli domanda che cosa stia facendo. E il falegname risponde: «Sto facendo quello che dovresti fare tu. Ti rispondo così perché se ti dicessi che sono qui ad aggiustare l’armadio non mi crederesti».

Nella mia parabola, la donna è l’Africa, il falegname è la Cina e il marito assente è l’Europa. Credo che la metafora sia chiara.

La Cina oggi ci fornisce soluzioni rapide alle nostre domande in campo industriale, commerciale e infrastrutturale. Questo non significa che siamo sposati con la Cina, né che vogliamo altri colonizzatori. Inoltre le nostre affinità con l’Europa restano profonde, molto più di quelle che esistono con qualunque altra parte del mondo. Noi ci vestiamo come gli europei, pratichiamo in maggioranza la stessa religione degli europei, parliamo tra noi in francese, inglese, italiano o portoghese perché le lingue europee sono diventate le nostre, studiamo in Europa e amiamo l’Europa.

Adesso sta all’Europa beneficiare di questi antichi legami psicologici e culturali, capire le grandi opportunità economiche e politiche che l’Africa può offrirle e considerarci finalmente non un problema ma un partner. Credo che una collaborazione più stretta e costante rappresenterebbe un grande beneficio per l’Europa e per noi: noi abbiamo bisogno delle competenze europee e l’Europa credo abbia bisogno delle nostre risorse, delle nostre energie e della nostra giovinezza. Spero che l’espressione impiegata da Francescomaria Tuccillo – «Eurafrica» – indichi la strada del futuro.

Credits: i filmati sono stati realizzati da  #Time4Stream 

“Afrika.Chiavi d’accesso”, Francescomaria Tuccillo, 128 pp, Ebone Edizioni, E. 12,99 

www.ebonedizioni.com

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Cinema

CliCiak Scatti di Cinema, la ventiduesima edizione in mostra al Centro di Fotografia Indipendente a Napoli

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E’ oramai come sentirsi dire che si vuol vincere facile, una scuola consolidata e internazionalmente riconosciuta, capace di imporsi (è proprio il caso di dirlo) sulle scene e sui set ad ogni latitudine di questo mondo magico che è il cinema, dove vince l’estro del “direttore lavori”, del regista, di quel nome che esce a titoli di coda finiti o all’inizio della proiezione, ma che poco sarebbe senza la macchina/staff produttiva che deve comporre e saper oculatamente guidare, tutte sono parti fondamentali in questo enorme apparato che è il cast/produttivo di un film, ma da sempre uno degli aspetti e professioni che a tutto questo danno una immagine e riportano all’esterno le sensazioni, le emozioni e le  meraviglie del set, sono i fotografi di scena. Non solo mere riprese fotografiche delle scene e dei set  che il regista e il direttore di fotografia compongono insieme agli scenografi e a tutti gli operatori di ripresa, ma dalle foto di questi fotografi esce l’anima della produzione, il fotografo di scena deve saper documentare ed interpretare i set e quello che si muove intorno ad essi,  che giorno dopo giorno compongono l’opera filmica e alla quale  dovranno dare una immagine che nei manifesti e nella comunicazione ne influenzerà il successo o meno. Angelo Novi, Tazio Secchiaroli, fotografi di scena che sono usciti dalle scene e hanno rappresentato la vita sulle scene e la vita nel cinema, i fotografi di Fellini e Mastroianni e Leone, Novi e Secchiaroli, due maestri che oggi hanno eredi che continuano nella loro tradizione a guardare oltre la macchina da presa e addirittura a consigliare inquadrature con i loro scatti e le loro visioni a piani riprese già consolidati e studiati da tempo, stravolgendo, a volte intere giornate di lavorazione, migliorando , qualora ce ne fosse bisogno il prodotto finale. Queste visioni, queste foto, queste opere da tempo sono chiamate a concorso dal Centro Cinema Città di Cesena in un contest fotografico aperto a tutte le produzioni cinematografiche intitolato «CliCiak Scatti di Cinema»  in collaborazione con Fondazione Cineteca di Bologna a cura di Antonio Maraldi sono alla ventiduesima edizione di un evento   che ha visto nel corso degli anni, premiare fotografi poi arrivati con i film da loro seguiti sui red carpet dei più importanti premi cinematografici internazionali, Oscar, Leoni d’Oro, Palme, Orsi.

Dal 22 Febbraio  «CliCiak Scatti di Cinema» fa tappa a Napoli, con quaranta foto esposte nelle sale del Centro di Fotografia Indipendente di piazza Guglielmo Pepe con una mostra a cura di Roberta Fuorvia.

un importante appuntamento per professionisti e appassionati che hanno la possibilità di apprezzare i lavori selezionati negli spazi del Centro di Fotografia Indipendente.

La 22esima edizione è stata vinta da Stefano C. Montesi (miglior foto per Michelangelo infinito), Mario Spada (miglior serie cinema per Capri Revolution) e Angelo R. Turetta (miglior serie tv per Il nome della rosa), mentre il Premio Giuseppe e Alda Palmas, per un fotografo che si presenta per la prima volta è andato a Franco Oberto per Soledad, mentre il premio speciale Ciak Ritratto d’attore è stato vinto per la sezione in bianco e nero da Anna Camerlingo (per una foto di I bastardi di Pizzofalcone 2) e per quella a colori da Eduardo Castaldo (per una foto di L’amica geniale), scelti dalla giuria di addetti ai lavori (Marina Alessi, Cesare Biarese, Gianfranco Miro Gori, Paolo Mereghetti e Michele Smargiassi) tra 2.100 foto di scena, presentate da 62 autori, a documentazione di 102 tra film, corti e serie tv. Numeri – sottolineano i promotori – che confermano l’interesse per un’iniziativa unica nel suo genere in Italia, dedicata a valorizzare il lavoro dei fotografi di scena attivi sui set delle produzioni cinematografiche e televisive delle ultime tre stagioni.

Quaranta le foto esposte dal 22 febbraio alle ore 19,00 al 12 marzo al Centro di Fotografia Indipendente di Napoli. L’ingresso alla mostra è gratuito.

In esposizione le foto di:

Livio Bordone, Anna Camerlingo, Bepi Caroli, Eduardo Castaldo, Paolo Ciriello, Giuseppe D’Anna, Fabrizio De Blasio, Chico De Luigi, Tullio Deorsola, Floriana Di Carlo, Gianni Fiorito, Simone Florena, Paolo Galletta, Duccio Giordano, Matteo Graia, Maila Iacovelli e Fabio Zayed, Claudio Iannone, Arianna Lanzuisi, Fabio Lovino, Giulia Mannelli, Maria Marin, Andrea Miconi, Stefano Montesi, Nicoletta Morici, Franco Oberto, Lia Pasqualino, Sara Petraglia, Andrea Pirrello, Azzura Primavera, Emanuela Scarpa, Giuseppe Schimera, Assunta Servello, Mario Spada, Angelo R. Turetta, Federico Vagliati, Loris T. Zambelli.

 

 

 

 

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Cultura

“Afrika. Chiavi d’accesso”, nel libro di Tuccillo il continente nero visto come risorsa: la presentazione all’Unione industriale di Napoli

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“L’oggetto del nostro dialogo non è soltanto l’Europa. Dovremmo piuttosto parlare di Eurafrica”. La frase fu pronunciata nel giugno 1949, in un dibattitto presso il neonato Consiglio d’Europa, da Léopold Sédar Senghor, primo presidente del Senegal dopo l’indipendenza e poeta di grande talento, riconosciuto come uno dei più raffinati politici e intellettuali del XX secolo. Ieri sera a Napoli è stata ripresa da Francescomaria Tuccillo, manager, avvocato e autore di “Afrika. Chiavi d’accesso”, pubblicato di recente dalla giovane e coraggiosa casa editrice partenopea Ebone Edizioni.

Unione Industriale di Napoli. La presentazione del libro organizzata dal gruppo Giovani industriali a piazza dei Martiri

La presentazione del libro si è tenuta presso la sede dell’Unione Industriali Napoli in Piazza dei Martiri. E’ stata organizzata dal suo gruppo Giovani Imprenditori e moderata dal manager Mario Giustino. A fare gli onori di casa è stato Vittorio Ciotola, presidente del gruppo Giovani Imprenditori e vicepresidente di Unione Industriali Napoli, che ha rilevato come “l’Africa sia la nuova frontiera per le PMI italiane, che possono esportare sia prodotti sia cultura industriale e cultura d’impresa”.

Dopo di lui è intervenuta Anna Del Sorbo, vicepresidente Unione Industriali Napoli e presidente Piccola Industria, che ha evidenziato come Napoli sia “baricentro del Mediterraneo” e quindi idealmente posizionata per facilitare le relazioni con i “paesi amici della sponda meridionale”. Proprio a questo è dedicata l’iniziativa dell’Unione Industriali chiamata “I giorni del Sud”, che vuole rafforzare la cooperazione con l’Africa impiegando anche tecnologie avanzate “quali la piattaforma Connext di Confindustria”. Infine Gioia De Simone, consigliere del gruppo Giovani Imprenditori con delega all’Industrializzazione, ha commentato il libro di Francescomaria Tuccillo, sottolineandone la qualità e la pertinenza per chi voglia intraprendere una collaborazione fattiva con i paesi africani. 

Grazie al neologismo “Eurafrica”, Tuccillo ha poi trasformato la presentazione in una finestra aperta su prospettive geopolitiche ed economiche nuove per l’Europa. Un’alleanza più forte tra due continenti storicamente affini e divisi solo da 70 chilometri di acque mediterranee sarebbe infatti la naturale risposta alle sfide del nostro tempo.

Le ineguagliate competenze europee associate all’energia, alla gioventù, alla crescita economica e alle risorse africane potrebbero dar vita a un protagonista di assoluto rilievo sullo scenario internazionale, in grado di posizionarsi con pari grado di competitività di fronte all’invadenza delle Americhe e dei giganti asiatici. Inoltre – ha sottolineato Tuccillo – le grandi aree metropolitane europee o “Polis” o “città-regione” (come le definisce uno studio recente dell’Università di Oxford), sempre più decise ad aumentare la propria autonomia, potrebbero in tale contesto stabilire relazioni dirette e fruttuose con le aree metropolitane omologhe di un’Africa dove sta crescendo in maniera rapida il processo di urbanizzazione. 

Ad accrescerne l’interesse ha contribuito la presenza dell’imprenditore keniota Abdul Haji, che nella sua testimonianza ha spiegato l’evoluzione decisa del proprio paese (e di molte altre nazioni africane) verso la maturità democratica, la devolution dei poteri centrali e la modernizzazione di servizi, infrastrutture e tecnologie. Il Kenya è uno dei luoghi più avanzati al mondo, ha ricordato Haji, nella digitalizzazione, per esempio in campo bancario. “Voi conoscete tutti la Silicon Valley – ha commentato. – Ma forse dovreste imparare a conoscere anche la “Savana Valley””. Nel suo intervento il giovane imprenditore di Nairobi ha parlato anche a lungo della presenza cinese in Africa e l’ha paragonata, con rammarico, a quella decrescente dell’Europa. Tuttavia, ha ricordato, “i cinesi rispondono alle nostre richieste e ci portano soluzioni rapide. Ma sono distanti da noi nella cultura e nell’approccio. Noi ci vestiamo come voi, abbiamo il vostro stesso sistema educativo, pratichiamo in maggioranza la vostra religione e parliamo lingue europee. L’Europa sarebbe il partner ideale e preferito del nostro sviluppo se agisse con determinazione e con prontezza”. 

Altri tre sono stati gli oratori presenti alla serata. Riccardo Maria Monti, già presidente dell’agenzia per il commercio estero ICE e oggi amministratore delegato di Triboo, azienda operante nel campo dei servizi digitali, ha evidenziato ugualmente le grandi potenzialità del mercato africano non solo per i maggiori gruppi industriali ma anche e soprattutto per le piccole e medie imprese, colonna vertebrale della nostra economia, cui ha lanciato un invito. “È certo che internazionalizzarsi è difficile: richiede preparazione, risorse e tempo. Ma è altrettanto certo che il ritorno sull’investimento è enorme” ha spiegato Monti. Dopo di lui ha parlato Leopoldo Gasbarro, direttore di “Wall Street Italia”, che ha posto l’accento sulla demografia africana: l’Africa è il continente più giovane in un mondo che invecchia. La sua età media è di 18 anni contro i 42 dell’Europa e i 45,5 dell’Italia, uno dei paesi più anziani del pianeta. E anche questa giovinezza, sempre più istruita e determinata, rappresenta un punto di forza indubbio nell’avvenire delle terre africane.

Chi scrive ha infine introdotto la serata commentando le pagine di Francescomaria Tuccillo e qualificandole come “tempestive” nei tempi, dato che l’Africa sarà protagonista del nostro futuro, “umanistiche” nel metodo multidisciplinare che adottano e “intelligenti” nei contenuti. Il testo permette infatti a chiunque s’interessi del continente africano di scoprirlo oltre i pregiudizi nelle sue caratteristiche essenziali e nei suoi valori profondi. E, come Tuccillo stesso scrive, questa conoscenza è, tra tutte le “chiavi d’accesso”, la più importante. La presentazione di Napoli è stata volutamente la prima in Italia del libro edito da Ebone. E ha costituito un lancio riuscito, vista la qualità del dialogo con i presenti, che per oltre due ore hanno seguito con assoluta attenzione le presentazioni e posto moltissime domande stimolanti.

Altri incontri seguiranno a breve. Sono previsti per ora a Milano, Udine, Roma e Palermo. “Polis” del nord e del sud del paese tutte interessate, a diverso titolo, a esplorare l’Africa e le molte occasioni che offre a chi sappia capirla. 

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