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Lavoro

Lavoro turismo, salta il tavolo al ministero: scontro sui contratti e nodo dumping

Salta il tavolo sul turismo al ministero del Lavoro per lo scontro sul dumping contrattuale. Attesa per il decreto lavoro del governo.

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Il confronto sul lavoro nel turismo si interrompe prima di iniziare. Il ministero del Lavoro ha annullato il tavolo previsto con le associazioni di categoria dopo la minaccia di diserzione da parte delle principali sigle del settore.

A sollevare il caso sono state organizzazioni come Fipe Confcommercio, Federturismo Confindustria, Assoturismo Confesercenti e Federalberghi, contrarie alla partecipazione di soggetti accusati di praticare dumping contrattuale.

Il nodo del dumping contrattuale

Al centro dello scontro c’è il tema dei contratti collettivi applicati nel settore. Le associazioni denunciano la presenza di sigle che proporrebbero condizioni economiche e normative inferiori rispetto agli standard più rappresentativi.

Una dinamica che, secondo le organizzazioni, penalizza sia i lavoratori sia le imprese che rispettano le regole.

Il decreto lavoro in arrivo

La tensione si inserisce in un contesto più ampio, legato al decreto sul lavoro che il governo sta preparando.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato l’intenzione di intervenire sul tema del lavoro povero, con misure fiscali e normative.

Contratti nazionali e alternativa al salario minimo

Tra le ipotesi allo studio c’è l’estensione del trattamento economico previsto dai contratti collettivi più rappresentativi, o considerati equivalenti.

Una soluzione che si pone come alternativa al salario minimo legale, su cui il governo mantiene una posizione contraria.

Il sottosegretario Claudio Durigon ha indicato questa strada come possibile riferimento normativo.

Le preoccupazioni delle associazioni

Le organizzazioni del settore temono che l’estensione dei contratti “equivalenti” possa legittimare accordi meno tutelanti, rafforzando fenomeni di concorrenza al ribasso.

Il rischio, secondo queste valutazioni, è quello di indebolire il sistema della contrattazione collettiva e le garanzie per i lavoratori.

Un confronto ancora aperto

Il rinvio del tavolo non chiude il confronto, ma evidenzia una frattura tra le parti coinvolte.

Le prossime settimane, con l’arrivo del decreto e la definizione delle misure, saranno decisive per capire quale equilibrio verrà raggiunto tra esigenze di tutela e flessibilità nel mercato del lavoro.

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Economia

Decreto lavoro, via libera del governo: salario “giusto” e bonus fino a 800 euro

Il Consiglio dei ministri approva il decreto lavoro: salario “giusto” legato ai contratti, incentivi fino a 800 euro e nuove tutele per rider e occupazione.

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto lavoro, provvedimento simbolico in vista del Primo maggio che introduce il principio del salario “giusto” e rafforza gli incentivi all’occupazione.

A illustrarne i contenuti è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a sorpresa in conferenza stampa. Il pacchetto vale circa un miliardo di euro e viene presentato come parte di una strategia più ampia avviata a inizio legislatura.

Salario “giusto” e contrattazione collettiva

La principale novità riguarda il salario “giusto”, che il governo lega alla contrattazione collettiva nazionale. Il riferimento è ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rispetto ai quali le retribuzioni non potranno essere inferiori.

L’obiettivo dichiarato è contrastare il dumping salariale e valorizzare l’autonomia delle parti sociali, evitando l’introduzione di un salario minimo per legge.

Incentivi e bonus per l’occupazione

Il decreto stanzia circa 934 milioni per incentivi all’occupazione, con una stima di oltre 52mila nuove assunzioni. Le misure riguardano giovani, donne e aree del Mezzogiorno.

Per le lavoratrici svantaggiate è previsto un esonero contributivo fino a 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle aree Zes. Per gli under 35 il beneficio arriva fino a 500 euro, incrementato a 650 euro nelle regioni del Sud e in alcune aree del Centro.

Sono previsti inoltre incentivi per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti stabili.

Rinnovi contrattuali e adeguamento dei salari

Tra le norme inserite nel decreto c’è anche un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni. In caso di mancato rinnovo dei contratti entro 12 mesi dalla scadenza, è previsto un incremento automatico pari al 30% dell’inflazione armonizzata Ipca.

Una misura che punta a garantire una tutela minima del potere d’acquisto dei lavoratori.

Tutele per rider e lotta al caporalato digitale

Il provvedimento introduce nuove regole per i rider, con accesso alle piattaforme digitali tramite sistemi di identificazione come Spid, Carta d’identità elettronica o autenticazione a più fattori.

L’obiettivo è evitare utilizzi impropri degli account e rafforzare le tutele dei lavoratori della gig economy. Previsti anche interventi contro il cosiddetto caporalato digitale.

Sostegno alle imprese e conciliazione vita-lavoro

Il decreto prevede incentivi fino a 50mila euro annui per le aziende che adottano misure di conciliazione tra vita privata e lavoro, ottenendo una certificazione specifica.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha sottolineato il dialogo con le parti sociali e l’obiettivo di promuovere occupazione stabile e di qualità.

Una misura tra politica e mercato del lavoro

Il governo presenta il decreto come un ulteriore passo per rafforzare l’occupazione e ridurre la precarietà. Le opposizioni, dal canto loro, continuano a sostenere la necessità di un salario minimo legale.

Il confronto resta aperto, mentre le nuove misure entrano nel dibattito pubblico alla vigilia della Festa dei lavoratori.

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Economia

Contratti di lavoro, il Cnel: pochi accordi coprono quasi tutti i dipendenti

Rapporto Cnel: pochi contratti nazionali coprono quasi tutti i lavoratori, mentre centinaia hanno applicazione marginale.

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Un numero limitato di contratti collettivi nazionali copre quasi la totalità dei lavoratori privati in Italia. È quanto emerge dal XXVII rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

Molti contratti, ma poco diffusi

Secondo il rapporto, 626 contratti – pari al 72,4% di quelli depositati – hanno un’applicazione marginale o nulla, coinvolgendo meno di 500 lavoratori ciascuno.

Questi accordi, fuori dal perimetro delle principali organizzazioni sindacali, coprono appena lo 0,4% dei dipendenti del settore privato.

Il peso dei grandi contratti

Al contrario, un numero ristretto di contratti firmati da sindacati rappresentativi copre la quasi totalità dei lavoratori.

In particolare, gli accordi sottoscritti da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal coprono la quasi totalità dei rapporti di lavoro privati.

Sono 142 i contratti nazionali che superano l’1% dei lavoratori in almeno un settore, arrivando a rappresentare complessivamente il 97,5% degli occupati non dirigenti.

Frammentazione ridimensionata

Il dato contribuisce a ridimensionare il tema della frammentazione contrattuale e del cosiddetto dumping, evidenziando come molti contratti abbiano una rilevanza limitata sul piano reale.

Il presidente del Cnel, Renato Brunetta, sottolinea che il rapporto offre una base oggettiva e condivisa per costruire politiche del lavoro più efficaci.

Le prospettive occupazionali

Guardando al futuro, il rapporto stima un fabbisogno occupazionale tra 3,2 e 3,7 milioni di unità nel periodo 2025-2029.

Oltre l’80% della domanda sarà legata alla sostituzione dei lavoratori in uscita dal mercato del lavoro.

Un quadro per le politiche del lavoro

I dati confermano un sistema contrattuale concentrato, con pochi attori principali e una vasta area di contratti poco applicati.

Un elemento che, secondo il Cnel, può rappresentare una base utile per interventi normativi e strategie occupazionali più mirate nei prossimi anni.

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Lavoro

Smart working, nuove regole e sanzioni fino a 7.500 euro per le aziende

Dal 7 aprile entrano in vigore nuove regole sullo smart working: sanzioni fino a 7.500 euro per le aziende che non rispettano gli obblighi informativi.

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Entrano in vigore dal 7 aprile le nuove disposizioni sul lavoro agile previste dalla legge annuale sulle Pmi, che introducono un sistema sanzionatorio per le aziende inadempienti.

Le imprese, al rientro dalle festività pasquali, dovranno adeguarsi a regole che rafforzano gli obblighi già esistenti in materia di sicurezza e informazione dei lavoratori.

Sanzioni fino a 7.500 euro e responsabilità dei datori di lavoro

La principale novità riguarda le sanzioni a carico dei datori di lavoro. In caso di violazioni, sono previste pene che possono arrivare fino a circa 7.400 euro, oltre alla possibilità di arresto da due a quattro mesi nei casi più gravi.

Non si tratta di nuovi obblighi, ma di un rafforzamento delle norme già previste, con l’obiettivo di renderle più efficaci sul piano applicativo.

Informativa scritta al centro del sistema

Elemento chiave è l’informativa scritta che deve essere fornita al lavoratore e al rappresentante per la sicurezza.

In questo documento devono essere indicati i principali rischi legati al lavoro da remoto: uso corretto di computer e smartphone, postura, organizzazione dell’ambiente domestico e prevenzione degli infortuni.

L’informativa non è più una formalità, ma uno strumento operativo attraverso cui il datore di lavoro trasferisce conoscenze e responsabilità al dipendente.

I numeri dello smart working in Italia

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2025 circa 3,6 milioni di lavoratori hanno svolto parte della propria attività da remoto, con un leggero aumento rispetto all’anno precedente.

La crescita più significativa si registra nel settore pubblico, mentre nelle piccole e medie imprese si evidenzia una riduzione del ricorso allo smart working.

Un modello basato sulla responsabilità condivisa

Le nuove norme riflettono un cambiamento nel modello di prevenzione: in assenza di un controllo diretto sugli ambienti di lavoro, aumenta il ruolo attivo del lavoratore nella gestione dei rischi.

Il sistema si basa su una responsabilità condivisa tra datore di lavoro e dipendente, con un approccio più partecipativo e orientato alla consapevolezza.

In un contesto segnato anche da possibili emergenze energetiche e nuove esigenze organizzative, il lavoro agile resta uno strumento centrale, ma regolato da obblighi più stringenti.

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