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Cronache

Lavitola frequentava la redazione di Report: verifiche Rai sugli accessi e nuovi interrogativi sul rapporto con Ranucci

Giornalisti di Report riferiscono di avere visto più volte Lavitola nella sede Rai di via Teulada. Dagli accessi emergerebbe finora un solo pass nel 2021.

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Non soltanto gli incontri nel ristorante di pesce Cefalù, nel quartiere romano di Monteverde. Valter Lavitola avrebbe frequentato anche la sede Rai di via Teulada, dove lavora la redazione di Report, o gli spazi immediatamente vicini agli studi televisivi.

A riferirlo sono alcuni giornalisti della trasmissione, secondo i quali l’imprenditore ed ex editore sarebbe stato visto «almeno tre o quattro volte» in redazione o nei pressi della sede. Una prima verifica degli accessi avrebbe però individuato finora un solo pass intestato a Lavitola, risalente al 2021. Ulteriori controlli sarebbero ancora in corso.

La circostanza assume rilievo nel quadro dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci, nella quale Lavitola è indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante. Si tratta di un’ipotesi accusatoria ancora da verificare e l’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Le visite negli studi Rai

La presenza di Lavitola negli ambienti di Report viene descritta dai giornalisti come legata principalmente al rapporto personale con Ranucci. Incontri e conversazioni tra persone che si conoscevano da tempo, senza che siano finora emersi elementi pubblici capaci di dimostrare interferenze nelle scelte editoriali della trasmissione.

Il giornalista Giorgio Mottola, una delle firme più conosciute del programma, respinge nettamente qualsiasi ipotesi di condizionamento.

«Lavitola non ha mai condizionato nessuna delle nostre inchieste. A Report i giornalisti lavorano in autonomia ai propri pezzi e Sigfrido ci ha sempre garantito massima libertà e indipendenza», ha dichiarato.

Le parole di Mottola rappresentano la posizione della redazione e distinguono il rapporto personale tra Ranucci e Lavitola dall’attività giornalistica del programma.

Le dichiarazioni attribuite a Corsini

A sollevare interrogativi sul ruolo del ristorante Cefalù era stato anche il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, al quale erano state attribuite dichiarazioni secondo cui alcune persone che avevano problemi con Report si sarebbero rivolte a Lavitola.

Corsini ha successivamente contestato la ricostruzione dell’intervista, sostenendo che alcune sue battute informali sarebbero state estrapolate dal contesto. Ha inoltre ribadito che Ranucci resta parte lesa e una risorsa professionale della Rai.

Non risultano, allo stato, elementi pubblici che dimostrino che Lavitola abbia svolto concretamente un ruolo di mediazione tra soggetti interessati dalle inchieste e la redazione del programma.

Il ristorante di Monteverde

Il locale Cefalù, con pescheria, ristorante e spazio esterno, è diventato negli anni un punto d’incontro frequentato da giornalisti, esponenti politici, personaggi dello spettacolo e residenti del quartiere.

Lavitola vi riceveva amici e conoscenti, alimentando quella rete di relazioni costruita negli anni tra politica, informazione e mondo imprenditoriale. Ranucci ha riconosciuto pubblicamente di avere frequentato il ristorante e di avere avuto con Lavitola un rapporto di amicizia, maturato anche dopo le inchieste che Report gli aveva dedicato.

Lo stesso conduttore ha spiegato che Lavitola era stato anche una fonte per alcuni servizi giornalistici e ha dichiarato di non credere, in assenza di prove, che l’amico avrebbe potuto volere del male a lui o alla sua famiglia.

Politici, giornalisti e personaggi dello spettacolo

Tra i frequentatori del ristorante vengono indicati, in occasioni e periodi differenti, esponenti politici provenienti da aree diverse, giornalisti e personalità dello spettacolo.

Lo scrittore Fulvio Abbate ha raccontato di essere un cliente abituale e di essersi riavvicinato a Lavitola dopo passati contrasti. Anche Bobo Craxi, figlio dell’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi, ha confermato di avere frequentato il locale e di avervi incontrato Ranucci.

L’ex parlamentare Italo Bocchino ha riferito di conoscere Lavitola da molti anni e di avere cenato nel ristorante anche insieme al conduttore di Report, al quale avrebbe contestato il metodo utilizzato dalla trasmissione in alcune inchieste riguardanti Fratelli d’Italia.

Fabrizio Cicchitto ha invece parlato di una frequentazione occasionale, invitando a non trarre conclusioni prima di conoscere gli sviluppi dell’indagine.

Si tratta di testimonianze su rapporti sociali e conviviali che, da sole, non provano né influenze editoriali né responsabilità giudiziarie.

Il nodo dell’indagine

Il cuore della vicenda resta l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Secondo il decreto di perquisizione, Lavitola avrebbe incaricato il suo collaboratore Gomes Clesio Tavares di individuare persone capaci di procurare e collocare l’esplosivo davanti all’abitazione di Ranucci.

Gli inquirenti ipotizzano inoltre un sopralluogo nei pressi della casa del giornalista e un successivo interessamento di Lavitola all’allontanamento di Tavares dall’Italia. Il collaboratore si troverebbe in Camerun. Lavitola contesta ogni coinvolgimento.

La Procura deve ancora chiarire il movente dell’attentato e verificare il significato dei rapporti personali, professionali ed economici emersi durante gli accertamenti.

Rapporti personali e autonomia editoriale

La frequentazione tra Ranucci e Lavitola pone legittimi interrogativi sotto il profilo dell’opportunità e della trasparenza, soprattutto considerando che Report aveva dedicato in passato servizi allo stesso Lavitola.

Ma il dato deve essere trattato con precisione. Un rapporto personale tra una fonte e un giornalista non dimostra automaticamente un condizionamento editoriale, così come la presenza di Lavitola negli studi Rai non prova che abbia influenzato il lavoro della redazione.

Gli accertamenti sugli accessi potranno chiarire quante volte sia entrato formalmente nella sede e in quali circostanze. Spetterà invece alla magistratura stabilire se quei rapporti abbiano un rilievo nell’indagine sull’attentato.

Fino ad allora, è necessario distinguere i fatti verificati dalle testimonianze, dalle valutazioni personali e dalle ipotesi investigative.

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Sita Sud introduce il congedo mestruale: due giorni al mese senza certificato medico

Un accordo integrativo consente alle lavoratrici di Sita Sud di utilizzare fino a due giorni al mese per cicli mestruali dolorosi, senza consumare ferie personali e senza presentare certificazione medica. Le giornate provengono dalla banca delle ferie solidali.

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Due giorni di assenza al mese, senza certificazione medica e senza intaccare ferie e permessi personali. È la misura introdotta in Sita Sud con il rinnovo dell’accordo integrativo sottoscritto dall’azienda e dalle organizzazioni sindacali.

Le lavoratrici che affrontano cicli mestruali particolarmente dolorosi potranno utilizzare le giornate raccolte attraverso la banca delle ferie solidali, alimentata dalle donazioni dei colleghi.

L’iniziativa rappresenta una novità significativa nel settore del trasporto pubblico, anche perché in Italia non esiste ancora un congedo mestruale disciplinato da una legge nazionale o dai contratti collettivi.

Una banca nata nel 2015

Il sistema delle ferie solidali era stato sperimentato in azienda già nel 2015, quando i dipendenti donarono parte delle proprie giornate a un collega che doveva assistere il figlio gravemente malato. La solidarietà permise al lavoratore di occuparsi del ragazzo per quasi due anni.

Da allora la banca viene riaperta quando le giornate disponibili stanno per esaurirsi. Alla nuova raccolta hanno partecipato i circa 480 dipendenti dell’azienda: secondo il sindacato sono state donate complessivamente circa 300 giornate, considerate sufficienti a coprire il fabbisogno previsto per un anno.

«Tutela per salute, sicurezza e reddito»

«Si tratta di un passo avanti fondamentale», afferma Diego Corace, segretario provinciale della Fit Cisl Salerno. Il sindacalista richiama in particolare la condizione delle conducenti, responsabili ogni giorno della propria sicurezza e di quella dei passeggeri.

«Un ciclo mestruale particolarmente intenso può compromettere la piena affidabilità alla guida e costringere le lavoratrici a scegliere tra salute, sicurezza e penalizzazioni economiche», sostiene Corace.

Il ricorso alla malattia può infatti incidere sul premio di risultato, mentre utilizzare le ferie personali riduce ulteriormente il monte dei giorni disponibili. Con il nuovo accordo, sottolinea il rappresentante della Fit Cisl, le dipendenti potranno assentarsi senza conseguenze economiche.

La richiesta di estendere la tutela

La commissione aziendale incaricata di valutare l’accesso alla banca delle ferie solidali, riferisce il sindacato, non avrebbe finora riscontrato richieste improprie.

La Fit Cisl chiede ora che la misura non resti confinata alla singola azienda. «Il contratto nazionale degli autoferrotranvieri dovrebbe prevedere permessi aggiuntivi per le lavoratrici con cicli mestruali particolarmente dolorosi, almeno per chi svolge mansioni di prima linea», conclude Corace.

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Cronache

SuperEnalotto, a Oggiono centrato il “6” da 223,2 milioni con una schedina da 5 euro

Una schedina da 5 euro giocata nel punto vendita Al Chicherin di Oggiono, in provincia di Lecco, ha centrato il “6” da 223,2 milioni di euro. È la prima vincita del 2026 e la seconda più alta di sempre al SuperEnalotto.

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Una schedina da appena 5 euro ha trasformato un giocatore — o forse un gruppo di giocatori — in multimilionario. A Oggiono, in provincia di Lecco, è stato centrato il “6” del SuperEnalotto da 223.173.416,83 euro, il secondo premio più alto nella storia del concorso.

La giocata vincente è stata effettuata nel punto vendita Sisal Al Chicherin, in via Milano 36. Le prime comunicazioni avevano indicato erroneamente La Valletta Brianza, dove si trova un’altra attività con lo stesso nome, ma il titolare ha chiarito che il premio è stato centrato nel locale di Oggiono.

La sestina vincente

I numeri che hanno cambiato la vita al fortunato vincitore sono:

8 – 13 – 16 – 52 – 64 – 70

Jolly 17 – SuperStar 21

«Ci ha avvisato RaiNews. All’inizio non ci credevamo», ha raccontato il titolare del punto vendita. Nessun festeggiamento immediato, perché il locale si trova all’interno di un supermercato e alle 20 era già chiuso. La festa è stata quindi rinviata alla mattina successiva.

Il secondo Jackpot più alto di sempre

Quella di Oggiono è la prima vincita con sei punti del 2026, la decima assegnata in Lombardia e il secondo Jackpot più ricco nella storia del SuperEnalotto.

Il primato resta quello dei 371,1 milioni di euro distribuiti il 16 febbraio 2023. Seguono i 223,2 milioni di Oggiono e i 209,1 milioni vinti a Lodi nell’agosto 2019.

Sul premio sarà applicato il prelievo previsto dalla normativa sulle vincite: al netto della cosiddetta tassa sulla fortuna, l’importo incassato dovrebbe aggirarsi intorno ai 178,4 milioni di euro.

Oltre cinque miliardi distribuiti dal 1997

Con l’estrazione vincente di Oggiono salgono a 119 i Jackpot assegnati dalla nascita del SuperEnalotto. Le vincite complessive con il “6” sono invece 135, perché in alcuni concorsi il montepremi è stato diviso tra più schedine vincenti.

Dal 1997 a oggi, considerando soltanto i premi di prima categoria, sono stati distribuiti oltre 5 miliardi di euro. Le probabilità di centrare la sestina esatta restano però estremamente basse: una su 622.614.630 per ogni combinazione giocata.

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Eredità Agnelli, Margherita esclusa come parte civile contro John Elkann

La gup di Torino Irene Giani ha escluso Margherita Agnelli come parte civile contro il figlio John Elkann nel filone sulle presunte violazioni fiscali relative alla residenza di Marella Caracciolo. La donna è stata invece ammessa nel segmento riguardante il presunto falso sulla composizione della società Dicembre, che coinvolge Gianluca Ferrero e Remo Morone.

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Margherita Agnelli non potrà costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel segmento del procedimento relativo alle presunte violazioni fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo. La gup di Torino Irene Giani ha respinto la richiesta durante la nuova udienza preliminare, aggiornata al 16 ottobre.

La decisione non chiude però ogni possibilità di richiesta risarcitoria: Margherita è stata ammessa come parte civile per il diverso capitolo processuale riguardante un presunto falso nella documentazione sulla società Dicembre.

La richiesta di risarcimento

Margherita Agnelli aveva quantificato in un milione e 300 mila euro il danno morale che sarebbe stato provocato dalle condotte contestate a John Elkann e allo storico commercialista della famiglia, Gianluca Ferrero.

Secondo la donna, le presunte irregolarità fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo, morta nel 2019, avrebbero fatto parte di un piano volto non soltanto a evadere le imposte, ma anche a compromettere i suoi diritti sull’eredità.

Per la giudice, tuttavia, il collegamento tra i reati contestati e il danno lamentato da Margherita sarebbe troppo debole. Accogliere una simile impostazione significherebbe riconoscere automaticamente un danno risarcibile all’immagine e alla reputazione dei familiari dell’autore di qualsiasi reato.

La difesa di Elkann

«Una decisione condivisibile, perché una costituzione di parte civile non può diventare lo strumento di insondabili rancori personali», ha commentato l’avvocato Paolo Siniscalchi, componente del collegio difensivo di Elkann.

La difesa ha annunciato che si concentrerà ora sulla sostanza delle contestazioni per dimostrare che il presidente di Stellantis non avrebbe violato alcuna legge.

Ammessa nel filone sulla società Dicembre

La richiesta di Margherita è stata invece accolta per il capitolo che coinvolge il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone. Al centro c’è un presunto falso nella dichiarazione del 2021 sulla composizione societaria di Dicembre, la cassaforte che controlla le partecipazioni del gruppo.

La Procura ha contestato un’aggravante che, in caso di condanna, prevede una pena compresa tra tre e dieci anni. Secondo Margherita, l’irregolarità avrebbe influenzato le numerose cause civili che la contrappongono ai figli sull’eredità della madre.

La gup ha riconosciuto la legittimazione della donna a costituirsi parte civile, mentre l’eventuale diritto a un risarcimento sarà valutato successivamente.

Il suo legale, Dario Trevisan, ha precisato che le richieste per i danni morali potranno essere riproposte in una fase successiva e che resta possibile agire in sede civile per quelli patrimoniali. Le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel processo.

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