Cronache
Laudato sì, ma la Terra dei Fuochi resta ancora un deserto di parole e veleni
A dieci anni dall’enciclica “Laudato si’”, la Chiesa torna nella Terra dei Fuochi. Ma i siti restano inquinati e le bonifiche mai avviate.
Dieci anni dopo l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, la Chiesa torna nei luoghi simbolo della Terra dei Fuochi con una camminata spirituale e civile. Ma l’impressione è che l’impegno sincero dei religiosi e dei cittadini si scontri da decenni contro un muro di inerzia, promesse non mantenute e bonifiche mai partite.
A guidare la mobilitazione, che ha toccato Cancello Scalo, Acerra e le campagne devastate dall’ecomafia, è stato monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza Episcopale Campana. Accanto a lui fedeli, scout, religiosi e semplici cittadini. L’intento: non dimenticare il disastro ambientale e sollecitare azioni concrete.
«Dobbiamo mobilitarci sempre affinché tutto quello che di brutto è successo alla nostra terra non succeda mai più», ha detto il vescovo. Ma il problema è che quelle bruttezze continuano a ripetersi, in un territorio che da anni attende bonifiche mai iniziate.
È da anni che si parla di attenzione, di emergenza, di piani e risorse da destinare alla lotta all’inquinamento. Ma i fatti non seguono mai le parole. I siti inquinati restano lì, monumenti al fallimento di decenni di politiche ambientali. La Terra dei Fuochi si conferma, amaramente, un palcoscenico buono per costruire carriere, reputazioni, visibilità, ma non soluzioni reali.
La Chiesa tiene alta la guardia. Ma non basta. Il governo – secondo Di Donna – si starebbe “sforzando” e il commissario alle bonifiche Giuseppe Vadalà avrebbe presentato una relazione. Ma è lo stesso vescovo ad ammettere che ci vorranno “tanti soldi e tanto tempo”. Intanto il tempo passa. E la gente continua a vivere in aree insalubri, accanto a discariche illegali come quella di Calabricito, ad Acerra.
L’appello di monsignor Di Donna si estende anche ai comuni, accusati di non fare abbastanza per la qualità dell’aria: «Siamo molto indietro», ha detto, ricordando che anche l’Arpac certifica continui sforamenti.
E sul futuro del territorio tra Napoli e Caserta lancia un messaggio chiaro: «Serve la dichiarazione di zona satura. Basta nuovi impianti inquinanti. Noi abbiamo già dato».
Lo Stato è in ritardo, lo dice anche il Parlamento
Alla mobilitazione ha partecipato anche la deputata del M5S Carmela Auriemma, che ha parlato senza mezzi termini: «Lo Stato ha dato troppo poco a questi territori. Per anni si è sottratto alle proprie responsabilità».
La sintesi è amara: tanti cortei, tante denunce, tante parole. Ma i territori restano inquinati. E le bonifiche continuano a essere soltanto una promessa.
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