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L’appello del sindaco di Napoli de Magistris al senso di responsabilità dei cittadini e ai vertici delle forze dell’ordine: bisogna far rispettare le ordinanze

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“Abbiamo letto stanotte il nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri riguardo l’emergenza coronavirus, che applicheremo scrupolosamente per quanto di nostra competenza, condividendone anche spirito e finalità. Purtroppo, l’improvvida uscita nella giornata di ieri di bozze non ufficiali del decreto, annunci prima che il decreto fosse efficace, non aver previsto immediate misure di polizia per rendere effettive le rigide prescrizioni, ha prodotto un’oggettiva spinta all’esodo, dalle zone rosse, verso sud con macchine, treni, autobus e aerei. Se l’obiettivo era, giustamente, quello di ridurre drasticamente i rischi di contagio, gli effetti purtroppo sono stati ben altri. Nelle zone rosse si doveva – e si deve – subito prevedere che le persone si muovano solo nei limiti stabiliti dal decreto: comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero spostamenti per motivi di salute. Il controllo rigido va fatto a monte. Spetta allo Stato, attraverso i Prefetti, far rispettare i divieti, sanzionati penalmente. Stamattina ho sentito Prefetto e Questore chiedendo, comunque, che anche in città siano predisposte tutte le attività tese ad impedire l’elusione del decreto a tutela della salute della nostra comunità. Sono sospese, anche, le attività di pub, scuole da ballo, sale giochi, scommesse e bingo, discoteche e locali assimilati. Bar e ristoranti possono svolgere attività a determinate condizioni di sicurezza, come indicate nel decreto, ma non sono consentiti assembramenti nelle adiacenze dei locali (cd. movida).

Alle forze di polizia spetta applicare il decreto ed attuare chiusure dei locali in caso di violazioni. Voglio esprimere, con il cuore, la solidarietà, da italiano e da uomo del sud, a tutti gli abitanti che si trovano nella zona rossa. Insieme supereremo questa guerra. Ci vuole oggi senso di responsabilità da parte di ognuno, a garanzia della propria salute e di quella degli altri. Come amministrazione comunale e metropolitana siamo stati tra i primi a prevedere il lavoro da casa che implementeremo nei prossimi giorni, laddove previsto e possibile. Alcuni lavori, ovviamente, non si possono fare in casa e, quindi, bando ai furbetti. Ringrazio, invece, tutte le lavoratrici ed i lavoratori che continueranno a svolgere, con competenza, professionalità, coraggio, passione e umanità il lavoro di ogni giorno. I servizi necessari per la vita della comunità non possono fermarsi. Siete indispensabili per consentire la prosecuzione della vita ordinaria, pur in condizioni di emergenza. È una guerra che sono sicuro vinceremo anche grazie allo spirito di compattezza e solidarietà che questa città sa mettere in campo nei momenti difficili. Un ringraziamento profondo ai medici, infermieri, farmacisti, personale sanitario tutto, che stanno svolgendo un lavoro senza precedenti, con grandissima professionalità, competenza, abnegazione e umanità. Visto che oggi è otto marzo, un pensiero in particolare alle donne in prima linea in lotta contro il virus. Con senso di responsabilità atteniamoci alle prescrizioni riducendo i rischi del contagio. Così si vince la guerra al virus, senza panico, con la forza, il coraggio e la fratellanza.”

Il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris

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“Tua figlia è in pericolo, dammi 15mila euro”: era una truffa ed è stato arrestato

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Aveva truffato 15 mila euro ad una 65enne di Sorrento dicendole che la figlia era in pericolo e doveva pagare quei soldi e adesso è stato arrestato dai Carabinieri di Sorrento che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica. Si tratta di un 32enne napoletano, gravemente indiziato del reato di truffa ai danni di una persona anziana commesso in Sorrento il 2 settembre 2020. Le indagini, protrattesi per circa due mesi, hanno avuto origine dalla denuncia sporta da una donna 65enne di Sorrento, la quale, nella tarda mattinata del 2 settembre 2020, aveva ricevuto diverse telefonate durante le quali gli interlocutori l’avevano indotta in errore, simulando una situazione di pericolo incombente sulla figlia, e paventando la soluzione del problema previa corresponsione di 15.000 euro in contanti. La vittima, tratta in inganno, aveva consegnato il denaro richiesto e altri oggetti preziosi alla persona poi arrestata.


Le investigazioni, svolte dai Carabinieri sotto il costante coordinamento di questa Procura della Repubblica, hanno consentito la ricostruzione dei fatti e l’identificazione del destinatario della misura cautelare quale uno degli autori della truffa.
L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato associato.

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Coi soldi del reddito di cittadinanza finanziavano il terrorismo islamico, 2 denunce

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 Hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza – per un importo di circa 12mila euro – che sarebbe stato usato anche per finanziare attivita’ di terrorismo islamico. Per questo motivo due cittadini tunisini sono stati denunciati dalla Guardia di finanza di Bologna. I due, secondo le indagini dei militari, sarebbero responsabili di aver finanziato un pericoloso ‘foreign fighter’ islamico iscritto nelle liste antiterrorismo del Belgio, e localizzato in Tunisia, fino allo scorso mese di aprile. I soldi sarebbero stati trasferiti attraverso un servizio di ‘money transfer’ in provincia di Ferrara.  L’attivita’ investigativa, condotta dalle fiamme gialle del Gruppo di investigazione criminalita’ organizzata del nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna e guidata dal Pm Antonio Gustapane, e’ stata sviluppata attraverso l’esame di segnalazioni per operazioni sospette, l’analisi dei flussi di conti correnti bancari e il ricorso agli strumenti di cooperazione internazionale messi a disposizione da Europol attraverso il ‘Terrorism finance tracking Program’, oltre che grazie a mirate attivita’ tecniche, appostamenti, pedinamenti e perquisizioni locali e personali. Nel corso delle indagini, finalizzate tra l’altro all’individuazione delle fonti reddituali dalle quali sono state attinte le rimesse in favore del terrorista, e’ stato accertato che gli indagati hanno fraudolentemente percepito il reddito di cittadinanza – dichiarando posizioni reddituali e lavorative non veritiere – il cui importo, pari circa 12 mila euro, saranno chiamati a restituire. I due sono stati altresi’ denunciati per il reato di invasione di terreni o edifici in quanto occupanti, dal 2011, un alloggio popolare pur non avendone piu’ alcun titolo.

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Usura ed estorsioni, colpo al clan Mariniello di Acerra: arresti anche a Tenerife

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Nella mattinata odierna i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna (NA) hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 5 indagati (3 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) poiché gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, usura, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco, reati aggravati dalle modalità mafiose.
L’indagine, condotta dal citato Nucleo Investigativo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, è stata avviata a seguito dell’omicidio di MARINIELLO Vincenzo, alias “o’ cammurristiello”, capo dell’omonimo clan, operante in Acerra e comuni limitrofi, avvenuto ad Acerra (NA) il 17 febbraio 2019, i cui autori ad oggi non sono stati individuati.
Nel corso delle investigazioni:
– sono stati identificati il vertice e i collaboratori di un gruppo criminale dedito principalmente all’usura, nonché alcune delle vittime di usura/estorsione, tra cui due artigiani. Inoltre, è stato accertato il tasso usuraio applicato dal sodalizio, che variava dall’8% al 120% mensile;
– è emerso che lo stesso MARINIELLO Vincenzo era stato fruitore di un prestito da parte di uno suo sodale, arrestato con l’operazione odierna, a seguito del quale ne sarebbero derivate frizioni interne al clan;
– si è documentato che il suocero del citato capo clan e un esponente di spicco del clan DI BUONO di Acerra avevano la disponibilità di due pistole.

Sono stati catturati in Spagna, sull’isola di Tenerife, tramite SCIP con il supporto dell’Unitá F.A.S.T. (Fugitive Active Serching Team) della polizia spagnola. A finire in manette in Spagna il promotore dell’associazione per delinquere e due suoi parenti.  Gli 8 arrestati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, usura, estorsione e detenzione illegale di armi da fuoco, reati aggravati dalle modalità mafiose.

1. BUONAIUTO Vincenzo, cl. ’76;
2. CANNAVACCIUOLO Antonio, cl. ’92;
3. CAPORALE Igino, cl. ’63;
4. LARA Leopoldo, cl. ’97;
5. MARINIELLO Carmela, cl. ’52;
6. DI BUONO Pasquale, cl. ’89;
7. DI BUONO Teresa, cl. ’90;
8. SORIANO Benito Giuseppe, cl. ’39.

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