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Lanterne verdi: essere umani, dal confine polacco-bielorusso alle città italiane

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Ho comprato una lampadina verde. Lo so, è un contributo terribilmente modesto di fronte alla gravità dei fatti. Ma è il mio modo di manifestare vicinanza alle donne, agli uomini, ai bambini, alle migliaia di profughi ammassati lungo il filo spinato nella terra di nessuno che marca il gelido confine polacco-bielorusso. E di dire la mia solidarietà a coloro che hanno deciso di “restare umani” nei villaggi di frontiera, indicando con una lanterna verde, laggiù, una casa in cui chi dovesse farcela ad arrivare da questa parte, in Polonia, può trovare una mano tesa, una minestra calda, una coperta e un letto per la notte.
Credo che ci troviamo di fronte ai prodromi di un drammatico fallimento dell’Unione Europea come progetto culturale e come entità sovra-statuale. L’assenza di una politica della mobilità internazionale -reclamata da anni- genera inferni migranti e mostruosità migratorie.

 

I cannoni d’acqua gelata sparati contro i disgraziati che tentano di attraversare il confine, non rendono certo la Polonia migliore di Aleksandr Lukashenko, il figuro tristissimo attualmente a capo di un’internazionale del ricatto che conta, temo, parecchi adepti.
Con questa differenza, sostantiva. Che la Polonia, diversamente dalla Bielorussia, è uno Stato membro dell’Unione di cui dovrebbe condividere, di là dalle legislazioni (inesistenti, o inefficaci), i principi che ne ispirano le politiche: per la difesa e il consolidamento della democrazia, l’ampliamento dei diritti civili, il rispetto delle convenzioni umanitarie e degli statuti della persona. Abbiamo già avuto modo di chiedere, da queste pagine, un’iniziativa congiunta, forte e chiara, del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, e del Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Un’iniziativa che sappia andare oltre le logiche sanzionatorie, che pur se giustificate, hanno il difetto di essere sempre e solo “contro”: contro Lukashenko, e i suoi odiosi metodi; contro la Polonia, e i suoi troppi atteggiamenti, di fatto, antieuropei. Un’iniziativa, dunque, propositiva. Che avvii una fase reale di costruzione di una politica migratoria a partire dalla feroce concretezza di questa crisi orientale, e coinvolga a titolo pieno la Russia, un attore senza il quale non si vede come possa darsi -in quale credibile modo, con quali credibili esiti- una Ostpolitik di Bruxelles.

Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM.

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Omicidio Petito, nel diario la confessione del fidanzato

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“Sono stato io a uccidere Gabby Petito”. La confessione e’ di Brian Laundrie, il fidanzato della ragazza newyorchese trovata morta la scorsa estate in Wyoming. E’ contenuta nell’agendina scovata accanto al cadavere di Brian, i cui resti furono rinvenuti settimane dopo in una zona paludosa a migliaia di chilometri di distanza, in Florida. Tra le righe di quel block notes, fortemente danneggiato dall’acqua e dall’umidita’, gli investigatori hanno trovato conferma a quella che e’ sempre stata la loro tesi. Brian ammette le sue responsabilita’, anche se il dettaglio dei suoi appunti per ora non e’ stato svelato. Il caso che per settimane e settimane ha commosso e tenuto col fiato sospeso l’America intera sembra dunque avviarsi verso la definitiva chiusura. Per l’Fbi non ci sono altre persone sospettate o coinvolte nella vicenda. Tutto si e’ consumato all’interno dei turbolenti rapporti della giovane coppia che in una tappa del suoi viaggio, in Utah, era stata anche fermata dalla polizia in seguito a una violenta lite. Brian e Gabby, 23 e 22 anni stavano girando il Paese a bordo di in un piccolo camper, passando da uno stato all’altro degli Usa e raccontando le loro avventure sui social media. Ma quel viaggio on the road che avevano sempre sognato si e’ presto trasformato in tragedia, frutto dei crescenti screzi e dissapori tra i due fidanzati. Il cadavere di Gabby fu scoperto in un’area remota della Teton National Forest, in Wyoming. Per gli investigatori e i medici legali nessun dubbio: era stata strangolata. Brian invece fece perdere le sue tacce, e per settimane fu al centro di una vera e propria caccia all’uomo. Per giorni tento’ di ingannare le autorita’ chattando tra il suo telefono e quello di Gabby, facendo credere che lei fosse ancora viva. Mentre lui, utilizzando la carta di credito della vittima, si dirigeva verso la Florida, dove vivono i suoi genitori. La sua fuga fini’ in una zona della Carlton Reserve di North Port. Il corpo fu trovato in un terreno che fino a pochi giorni prima era sommerso dall’acqua, un’area paludosa abitata da diverse specie di serpenti e alligatori. Da qui la difficolta’ iniziali incontrate nell’identificare la vittima, col riconoscimento avvenuto grazie al fondamentale contributo della famiglia del ragazzo che partecipo’ attivamente alle ricerche. Accanto al cadavere, oltre all’agendina, uno zainetto e una pistola, quella con cui Brian si e’ suicidato.

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Putin merita rispetto, bufera sul capo della Marina tedesca

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“Putin vuole solo rispetto, e lo merita”. Le parole del capo della Marina tedesca circolano sulla rete e imbarazzano Berlino. Un video girato in India, a Nuova Delhi, nel corso di uno scambio di opinioni organizzato da un Think tank, e poi finito su Twitter, ha provocato clamore in Germania dove il vice ammiraglio Achim Kay Schoenbach e’ stato chiamato a rapporto dall’ispettore generale dell’esercito tedesco Eberhard Zorn. Nei giorni in cui anche la Germania e’ alle prese con le delicatissime trattative internazionali con Mosca, per evitare il temuto attacco militare all’Ucraina, Schoenbach si e’ lasciato andare ad un’analisi da cui il governo tedesco ha preso le distanze: “Le sue esternazioni, nei contenuti come nella scelta delle parole, non corrispondono in alcun modo alla posizione del ministero della Difesa”, ha detto un portavoce in una nota. “Davvero Putin vuole incorporare una parte dell’Ucraina? – dice in inglese il capo della Marina nel video – Questo e’ un nonsenso. Probabilmente il Cremlino vuole esercitare un po’ di pressione, perche’ Putin sa di poterlo fare. Cosi’ puo’ dividere l’Europa. Quello che Putin vuole davvero e’ rispetto. E’ facile dargli il rispetto che vuole e che, probabilmente, merita anche”. Il viceammiraglio afferma fra l’altro che “la Russia ci serve, ci serve contro la Cina”. “Io sono un cattolico romano radicale. Io credo in Dio e nella cristianita’”, sillaba nella discussione, in cui argomenta che “la Russia e’ un paese cristiano”, la Cina no. Schoenbach fa delle valutazioni anche sull’invasione russa passata: “La Crimea e’ andata. Non tornera’ mai indietro. Questo e’ un fatto”, conclude sull’annessione della penisola, che non ha mai avuto il riconoscimento della comunita’ internazionale.

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Pelé ha il tumore: metastasi a fegato, intestino e polmoni

L’indiscrezione arriva dalla tv vía cavo Espn. Pelé sta molto male. Vero é che l’entourage dell’81enne leggenda del calcio non ha commentato ma pare che il tumore al colon si sia esteso a fegato, intestino e polmoni.

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O Rei invece combatte ancora. Non ha finito la sua battaglia contro il tumore. Certo é che non ha smesso mai un minuto di farlo. Almeno questo è quanto assicura chi gli sta vicino. La situazione però è seria, molto delicata. Giovedì 20 gennaio è stato sottoposto a un ciclo di chemioterapia e secondo il sito del canale sportivo Espn avrebbe un tumore al fegato, all’intestino e uno all’inizio del polmone. Ricoverato mercoledì, è rimasto in ospedale 48 ore ed è stato dimesso “in condizioni clinicamente stabili”, secondo il bollettino dell’ospedale Albert Einstein di San Paolo, che parla solo di colon. Nessuna conferma o smentita da parte del manager che da anni segue l’ex campione.

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