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Lancio perfetto, la sonda europea Solar Orbiter è in viaggio verso il Sole

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La sonda europea Solar Orbiter diretta al Sole è stata lanciata dalla base americana di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5. Inizia così la missione piu’ ambiziosa mai organizzata diretta alla nostra stella, realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e condotta in collaborazione con la Nasa; uno dei suoi dieci strumenti e’ italiano, sviluppato dall’Universita’ di Firenze. Dopo due rinvii, uno dovuto a un problema tecnico e l’altro a condizioni meteorologiche sfavorevoli, la missione ha iniziato il suo viaggio che fra tre anni e mezzo la portera’ a 42 milioni di chilometri dal Sole.

Il lancio ha sfruttato l’allineamento fra la Terra e Venere, che ha permesso di porre la sonda lungo la traiettoria ideale per percorrere correttamente il suo cammino, sfruttando la spinta gravitazionale dei due pianeti. Arrivata sulla sua orbita definitiva, la piu’ vicina al Sole mai raggiunta da un veicolo, potra’ catturare le prime immagini delle regioni polari della nostra stella e fornire dati preziosi per studiarne il campo magnetico. Da quest’ultimo dipendono fenomeni importanti, come i cicli di 11 anni dell’attivita’ solare e le violente tempeste, i cui effetti sulla Terra possono provocare bellissime aurore polari oppure danni a satelliti, comunicazioni radio, Gps e reti elettriche.

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Centrodestra lancia un appello al Colle, ma resta il nodo Fi

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Il centrodestra denuncia le gravi falle che si sono aperte nel governo dopo il voto di ieri al Senato. Al termine dell’ennesimo vertice tra i leader, viene diffusa una nota congiunta in cui la situazione si definisce “insostenibile”. Tuttavia l’opposizione si rende conto che deve aspettare le prossime mosse di Giuseppe Conte – rimpastino o nuovo governo – per capire meglio come calibrare la propria reazione. Anche la richiesta di andare al voto, inevitabilmente, perde aderenza con la realta’ dopo che l’esecutivo ha comunque ottenuto la maggioranza. Anche per questa ragione i leader del centrodestra non sono saliti oggi al Colle, probabilmente lo faranno domani, consapevoli che i margini di manovra del Presidente della Repubblica, in questa fase cosi’ fluida, non possono essere illimitati. Ma quella e’ la strategia a medio periodo, quella a breve invece prevede puntellare in ogni modo la tenuta della coalizione. L’urgenza e’ lavorare per evitare che il centrodestra a Palazzo Madama perda altri pezzi nelle prossime settimane, soprattutto tra i senatori azzurri e centristi. A quanto si e’ appreso, durante la riunione dei leader, Lega e FdI avrebbero pressato Silvio Berlusconi perche’ marcasse a dovere i suoi senatori, in modo che la fuga dei due senatori di ieri rimanga un episodio isolato e non l’inizio di una emorragia. Lo stesso Silvio Berlusconi ha definito il voto favorevole di Maria Rosaria Rossi al governo, in passato sua strettissima collaboratrice, qualcosa per lui di imprevisto e imprevedibile. “Non sentivo la senatrice Rossi da molto tempo – e’ la tesi del Cavaliere esposta agli alleati – ma e’ stato un fulmine a ciel sereno: una cosa imprevedibile e inaccettabile, che non trova spiegazione. Non so cosa possano averle promesso”. Ma a preoccupare l’opposizione sono anche i segnali che vengono dai senatori Udc, come Paola Binetti e Antonio De Poli. Nessun contatto – assicura la prima – con Conte o con la maggioranza. Tuttavia, lei stessa lancia un appello a “tutta la politica” perche’ dia risposte su temi importanti come “la famiglia, le politiche demografiche, gli incentivi fiscali alle famiglie numerose, l’assistenza ai disabili e la lotta alle malattie rare”. “Ci sono fasce sociali deboli a cui non pensa nessuno. Questa dovrebbe essere la linea portante di una nuova politica. Su queste basi – apre Binetti – si puo’ ragionare. Si tratta di valori trasversali, non solo di centro”. Anche De Poli assicura che l’Udc non si prestera’ a “giochi di palazzo”, ribadendo il suo no al governo, gia’ espresso ieri. Detto questo diffonde una nota in cui ricorda il suo sostegno all’appello delle 50 associazioni che si occupano di disabilita’, chiedendo di prevedere “una linea di finanziamento di 500 milioni dedicata all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con disabilita’, nell’ambito del Recovery Plan”. Nel frattempo, quasi a sottolineare l’impegno a favore della coalizione, Forza Italia rende noto che una deputata ex M5s, Veronica Giannone, lascia il gruppo Misto per aderire a quello azzurro. Ristabilendo cosi’, almeno alla Camera, l’equilibrio dopo l’uscita di Renata Polverini.

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Allarme varianti, Merkel-Macron per frontiere Ue chiuse

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Il Covid-19 e’ duro a morire, anzi si trasforma per continuare a colpire: la variante inglese si e’ gia’ diffusa in almeno 60 Paesi mentre oltremanica ha provocato oltre 1.800 morti in 24 ore. In Ue l’incremento dei contagi e delle vittime e’ talmente significativo che non si esclude il ripristino dei controlli alle frontiere interne. Germania e Francia spingono in questa direzione, ma la Commissione frena, rilevando che una “chiusura” sarebbe “senza senso”. I governi europei, per difendersi dalle varianti, hanno ripristinato dure restrizioni. La Germania, ad esempio, ha ulteriormente prorogato il lockdown fino a meta’ febbraio, in Olanda scattera’ il coprifuoco per la prima volta dal dopoguerra. In Francia la stagione sciistica e’ destinata a saltare del tutto, perche’ il governo ritiene la riapertura degli impianti a febbraio “altamente improbabile”. Eppure la gravita’ della situazione potrebbe richiedere qualcosa di piu’, come la reintroduzione dei controlli sanitari alle frontiere interne. La cancelliera tedesca Angela Merkel non lo ha escluso e la Francia si e’ detta chiaramente favorevole a questa opzione. Il tema sara’ al centro di una videoconferenza dei leader Ue, domani, nel corso della quale Berlino proporra’ l’adozione di misure coordinate per chi viaggia dalle aree dove sono state individuate le mutazioni. Anche a Bruxelles il tentativo di allineamento tra i Paesi viene ritenuto necessario per evitare una sorta di effetto ping pong tra Stati confinanti. Allo stesso tempo, pero’ la Commissione teme brusche fughe in avanti. “La chiusura a tappeto delle frontiere in questa situazione non ha senso, ostacola il funzionamento del mercato interno e non e’ cosi’ efficace come le misure mirate”, ha detto Ursula von der Leyen al Parlamento europeo. Qualunque cosa decidano i leader, la parola d’ordine e’ quella di fare presto. I numeri che arrivano quotidianamente dalla Gran Bretagna sono spaventosi, con un numero di vittime costantemente bene oltre i mille, che nelle ultime 24 ore e’ arrivato a oltre 1.800. Tra l’altro la variante inglese di diffonde sempre piu’ nel resto del mondo. L’Oms, nel suo ultimo rapporto epidemiologico, ha riferito che ormai e’ presente in almeno 60 paesi e territori, 10 in piu’ rispetto al 12 gennaio. Ed e’ arrivata fino a Pechino, dove sono stati isolati i primi casi: una spia da non sottovalutare per le autorita’ cinesi, che hanno gia’ richiuso in casa milioni di persone a causa di una recrudescenza dell’epidemia. La buona notizia e’ che il vaccino Pzifer potrebbe essere efficace contro la variante inglese, secondo i risultati di due studi preliminari. Il problema e’ che invece non si ha certezza degli effetti del vaccino sulle altre varianti, come quella sudafricana, che si diffonde piu’ lentamente rispetto a quella inglese ma e’ gia’ presente in 23 Paesi. In attesa di avere dati sufficienti per comprendere la pericolosita’ delle nuove mutazioni, l’unica certezza e’ accelerare le campagne di immunizzazione. Oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo hanno ricevuto le prime dosi, ma il 90% vivono in appena una decina di paesi.

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Napoli battuto, la Supercoppa è della Juventus: è il primo trofeo per Pirlo

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La Juventus torna ad alzare al cielo una coppa diversa da quella assegnata ai campioni d’Italia, regalando il primo trofeo all’Andrea Pirlo allenatore. E’ una Supercoppa, quella vinta sul Napoli a Reggio Emilia grazie a un gol di Ronaldo e a uno di Morata, un trofeo che i bianconeri si sono aggiudicati per la nona volta (piu’ di tutti). L’importanza di questa vittoria rischia di avere ripercussioni positive a lunga gittata e intanto annacqua le polemiche legate al netto ko subito dai rivali di sempre dell’Inter. Ma non solo: rilancia un progetto che finora, classifica alla mano, in campionato stenta a decollare. E’ vero, il Napoli ha sbagliato il rigore del possibile 1-1 con Insigne (tiro a lato) ma, nel complesso, i bianconeri hanno interpretato al meglio il primo match stagionale (era ora, dopo i rinvi’i per il Covid, le polemiche e le sentenze) contro un Napoli che, a giugno, nella finale di Coppa Italia, li aveva battuti proprio ai rigori.

La Juve ha tirato fuori la determinazione dei tempi migliori e, pur non facendo sfracelli dal punto di vista tecnico contro una squadra che si presentava a questo appuntamento con ben altro stato d’animo, ha vinto con un gol del solito CR7. Il Napoli ha cercato di puntare sul gioco di rimessa, ma la squadra non ha risposto come in altre circostanze; solo dopo avere incassato il gol, il Napoli si e’ proposto in fase offensiva. Il pareggio sarebbe potuto arrivare a una decina di minuti dalla fine, quando McKennie e’ franato su Mertens, ma Insigne non e’ stato preciso come in altre circostanze dal dischetto. Pirlo, dopo la disfatta di San Siro, ha rimescolato le carte e, pur dovendo fare i conti con diverse assenza, ha ritrovato Cuadrado e spostato Danilo a sinistra. Morata si e’ accomodato in panchina per fare spazio al piu’ reattivo Kulusevski in attacco. A centrocampo, rispetto alla sfida contro l’Inter, Pirlo ha inserito Arthur. Gattuso, da parte sua, ha affidato le chiavi della mediana a Demme e Bakayoko, mentre a Petagna e’ stato chiesto di tenere su la squadra. La Juve e’ partita bene, con tanto movimento e pressing alto, che ha creato non poche difficolta’ ai partenopei. Come avvenuto nella finale di Coppa Italia, il Napoli ha dato l’impressione di voler adottare una tattica di contenimento, cercando di abbassare il ritmo e di ostruire le fasce ai bianconeri. Quando ripartiva, pero’, poteva anche rendersi pericoloso.

Il ritmo e’ subito stato lento, la Juve ha tenuto in mano il comando delle operazioni, ma senza sfonda. Anzi, per poco non ci scappa la sorpresa perche’, nella prima, vera verticalizzazione del match, al 28′ Demme crossa da sinistra sul secondo palo e trova Lozano pronto all’inzuccata da pochi metri: Szczesny compie un miracolo e salva. I bianconeri rispondono solo al 40′ con un tiro di Ronaldo che non sortisce gli effetti sperati, poiche’ il pallone si abbassa solo dopo avere superato la traversa. La ripresa e’ un condensato di emozioni: Bernardeschi gioca al posto di Chiesa e ha un impatto devastante con la partita perche’, dopo soli 40″, impegna Ospina che, seppure in controtempo, respinge di mano quasi sulla linea. Manolas pasticcia al 10′, Ronaldo ci mette lo zampino sull’uscita di Ospina e, per poco, non insacca a porta vuota.

Al 19′ Ronaldo mette al centro e costringe Manolas a sfiorare l’autogol, sul successivo corner il portoghese ritrova il gol, battendo Ospina dall’interno dell’area di porta. Il gol innesca l’orgoglio del Napoli che, grazie anche all’inserimento di Mertens, Elmas, Politano e Lorrente, non puo’ che riversarsi nell’area avversaria: ottiene, pero’, solo un rigore. Insigne, pero’, lo sbaglia. Nel recupero Morata chiude i conti al culmine di un’azione di contropiede avviata da Cuadrado.

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