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Lampadari, lucerne e candelabri, gli Etruschi e la luce

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Era stata rinviata per la pandemia ma dal prossimo 23 aprile al 12 settembre, al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona (Arezzo), si terra’ una rassegna sugli Etruschi mai finora realizzata, una novita’ assoluta: sara’ interamente dedicata alle loro tecniche di illuminazione e ai rituali. Su questo fronte, Cortona e il museo Maec non potevano mancare come custodi del celebre Lampadario Etrusco, uno dei reperti piu’ interessanti a livello mondiale. ‘Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei’, questo il titolo della mostra al Maec, avra’ come pezzo forte un prestito dal Museo Archeologico di Napoli, cioe’ una statua di efebo ritrovata a Pompei per cui a Cortona ci sara’ uno speciale allestimento nella sala dei Mappamondi. La statua, in bronzo e alta circa un metro e mezzo, rappresenta un adolescente con un candelabro – motivo in tema con la rassegna – che svolgeva il ruolo di accoglienza per gli ospiti illustri nelle dimore dell’antichita’. “Accanto al nostro celebre Lampadario, altri reperti si uniranno provenienti dai piu’ prestigiosi Musei etruschi, in particolare da Firenze, Perugia, Tarquinia, Villa Giulia di Roma per lanciare un segnale significativo di vita nuova e di speranze per il futuro dell’umanita’ – spiega il presidente del Comitato tecnico del Maec, Nicola Caldarone -. Il passaggio da una stagione fredda e buia a un’altra radiosa era salutato gia’ nell’antichita’ con le suggestive celebrazioni della fiamma, auspichiamo che questo passaggio possa avvenire al piu’ presto possibile, rispetto al difficile momento che stiamo vivendo”. Dal Mann di Napoli insieme all’efebo arriveranno anche delle lucerne; altri pezzi provengono dal Museo Archeologico di Firenze, ad illustrare i vari sistemi di illuminazione destinati alle piu’ svariate attivita’ dell’uomo; vi sara’ anche una sezione dedicata alle forme tipiche della cultura nuragica. Uno spazio ampio e dettagliato sara’ rivolto alla didattica. Intanto il Maec resta aperto, compatibilmente con la permanenza della Toscana in zona gialla, ogni giorno dal lunedi’ al venerdi’, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.

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Cala la pressione su ospedali, le Regioni chiedono di rivedere i colori

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 Ancora tanti morti (333) e contagiati (171.263), ma i dati delle ultime 24 ore indicano un allentamento della pressione sugli ospedali con il calo di terapie intensive (-31) e ricoveri ordinari (-43). Numeri che potrebbero mostrare l’uscita dalla fase acuta determinata anche dall’aumento dei contatti registrato nelle festivita’ di fine anno. E le Regioni sono pronte a tornare alla carica con la richiesta al Governo di rivedere il sistema dei colori ed eliminare gli asintomatici dal conteggio dei positivi. Fissata per martedi’ la Conferenza dei governatori. Sul fronte vaccini, le terze dosi si apprestano a tagliare il traguardo dei 30 milioni, pari alla meta’ della popolazione italiana e a due terzi della platea ‘target’. Lunedi’ altre quattro regioni (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Sicilia) si coloreranno di arancione, aggiungendosi alla Valle d’Aosta. Ed i presidenti rumoreggiano. “Chiederemo al governo – spiega Nello Musumeci (Sicilia) – una modifica delle colorazioni, questa e’ la posizione della Conferenza dei governatori. Siamo convinti che debbano essere rivisti i parametri”. Sulla stessa linea Attilio Fontana (Lombardia): “il sistema delle zone”, che “ha funzionato nelle prime fasi della pandemia e prima degli effetti della campagna vaccinale – sottolinea – ora va sicuramente rivisto” con “urgenza”. L’auspicio e’ anche quello di scorporare “i dati dei ricoverati ‘per’ Covid da quelli ‘con’ Covid”. Giovanni Toti (Liguria) aggiunge un’altra richiesta con una lettera inviata al ministro della Salute, Roberto Speranza: risolvere il problema dei ‘positivi fantasma’, cioe’ chi ha avuto il Covid, si e’ poi negativizzato ma non e’ stato registrato dal sistema sanitario. Si tratta, spiega, di “una mancanza che non permette a chi e’ guarito di ottenere il Green pass”. Un’ulteriore problema e’ stato messo sul piatto da Maurizio Fugatti (Trentino), quello degli stranieri provenienti da Paesi come Polonia o Repubblica ceca, dove il green pass dura 9 mesi e non sei e dunque non si vedrebbero riconosciuta la certificazione in Italia causando un “danno ingente per il turismo invernale”. In agenda c’e’ inoltre il tema della semplificazione per le norme scolastiche: si ragiona in particolare sulla riduzione della quarantena per la fascia 12-19 anni, quella dove e’ piu’ alta la quota di vaccinati, nonche’ sulla cancellazione dell’obbligo di tampone per il ritorno in classe degli studenti asintomatici dopo i dieci giorni di Dad. Tanta la carne al fuoco, quindi, in un momento in cui il Governo e’ pero’ ‘distratto’ dall’elezione del presidente della Repubblica. La scorsa settimana si e’ riunito un tavolo tecnico cui hanno partecipato esperti delle Regioni, insieme al direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, e il presidente del Consiglio superiore di sanita’ e coordinatore del Cts, Franco Locatelli. Nell’occasione e’ stata abbozzata una road map, con l’apertura ad una modifica del sistema delle fasce a colori e l’esclusione dal conteggio dei positivi ricoverati di chi e’ entrato in ospedale per altre patologie. La Liguria, ad esempio, fa presente che i pazienti attualmente ricoverati nelle sue strutture sanitarie per patologia non correlata al Covid ammontano a circa il 30% del totale degli ospedalizzati positivi per il Coronavirus. Se passa il principio sara’ molto piu’ difficile per le Regioni raggiungere le soglie di occupazione ospedaliere che determinerebbero il cambio di colore. Il bollettino quotidiano rileva intanto una continua discesa dei contagi dopo il picco di 228mila toccato martedi’ scorso. E, nelle ultime ore, anche una frenata della corsa di terapie intensive e ricoveri ordinari che sembravano destinati a sfondare le quote, rispettivamente, di 2mila e 20mila, ma ora restano sotto quelle soglie (1.676 e 19.442). Sul fronte dei vaccini, il grosso delle somministrazioni quotidiane continua ad essere rappresentato dal booster: ieri 470mila sulle 565mila iniezioni totali. Le prime dosi, dopo il balzo registrato nella prima settimana dell’obbligo per gli over 50, si sono attestate negli ultimi giorni a medie piu’ basse, di poco superiori alle 50mila quotidiane. Ormai vicine al milione le dosi per la fascia pediatrica (5-11 anni).

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Spara a agenti durante furto Porsche, arrestato a Taranto

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Ha sparato contro una Volante della Polizia, ferendo due agenti, fortunatamente in modo non grave, dopo aver tentato di rubare una Porsche Cayenne ad una concessionaria di auto della zona. E’ accaduto poco prima di mezzogiorno, a Taranto, nella trafficata viale Magna Grecia, sotto lo sguardo incredulo di passanti e automobilisti. Leo Varallo, di 42 anni, ex vigilante e buttafuori noto alle forze dell’ordine, e’ stato arrestato dalla Squadra Mobile per duplice tentativo di omicidio e rapina impropria. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’ex guardia giurata, dopo un diverbio con il dipendente di un’autoconcessionaria in cui aveva provato la Porsche, si era allontanato portandosi via le chiavi della vettura. E’ stato quindi allertato il 113 e una pattuglia della Squadra Volante ha intercettato il sospettato all’angolo con via Trasimeno, in prossimita’ di un bar, facendo inversione di marcia per cercare di fermarlo. L’uomo, a piedi, si e’ avvicinato alla pattuglia e ha esploso numerosi colpi di pistola prima contro il parabrezza e poi contro il finestrino lato guida dell’auto di servizio sulla quale si trovavano gli agenti. L’autore dell’agguato ha poi provato a dileguarsi ma dopo alcune centinaia di metri, all’altezza dei Giardini Virgilio, e’ stato bloccato ed arrestato da altri poliziotti nel frattempo intervenuti sul posto. I due feriti, che hanno risposto al fuoco, sono stati trasportati in ospedale da ambulanze del 118. Uno e’ stato colpito di striscio a una mano, l’altro a un braccio e a un fianco, in modo non grave. Le scene della sparatoria, della fuga del buttafuori, dell’arresto e del trasporto in ambulanza degli agenti feriti sono state riprese con telefonini sia per strada dai passanti che da balconi di abitazioni del posto e postate sui social network. Si temeva il peggio per uno dei due poliziotti colpiti, ma non sono stati intaccati organi vitali. E’ diventata virale anche una foto che ritrae l’agente che saluta dal lettino di ospedale, mostrando il pollice alzato, mentre e’ in compagnia di due colleghi. La zona e’ stata delimitata con nastro bianco e rosso per consentire ai poliziotti della Scientifica di eseguire i rilievi. Una decina i bossoli recuperati dagli inquirenti. Agli agenti feriti e alla Polizia di Stato sono giunti numerosi messaggi e attestazioni di solidarieta’ e vicinanza da parte di istituzioni e sindacati. La sparatoria a Taranto arriva dopo l’allarme bombe e l’escalation criminale registrata a Foggia e a San Severo dall’inizio dell’anno. Lunedi’ prossimo sono previsti i primi rinforzi annunciati dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese con l’arrivo di 21 agenti di Polizia. Per il Questore di Taranto, Massimo Gambino, che si e’ subito recato in ospedale per una visita ai due agenti feriti, la situazione nella citta’ dei due mari “e’ un po’ diversa. Si e’ trattato di un episodio partito da una possibile rapina impropria o furto di auto che poi si e’ risolto con la reazione di questo soggetto che, inusitatamente, ha sparato ai nostri colleghi e poi e’ stato catturato. E’ un fatto legato al controllo del territorio da parte nostra che continua ad esserci quotidianamente e costantemente sia con pattuglie in borghese sia in divisa”, ha detto il Questore. Duri i sindacati di polizia, che chiedono punizioni severe. “E’ ormai giunta l’ora di introdurre un reato specifico con pene certe e immediate per chi aggredisce il personale in divisa che rappresenta lo Stato”, invoca il segretario del Siulp, Felice Romano. “Ora – aggiunge Valter Mazzetti (Fsp Polizia) – ci aspettiamo che venga contestato il duplice tentato omicidio a questo delinquente senza scrupoli, che non ha avuto remore nello scaricare l’arma addosso a due poliziotti”.

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‘Vittima di revenge porn’,la denuncia di una studentessa-arbitro

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Vittima di revenge porn, con i suoi video che fanno il giro d’Italia attraverso gruppi Telegram e WhatsApp: dopo aver denunciato l’accaduto alla polizia racconta la sua storia sui social, per liberarsi di un peso e lanciare un segnale a tutte le persone che si trovano nella sua stessa situazione, ma non hanno il coraggio di parlarne. E’ la storia di Diana Di Meo, 22 anni, studentessa pescarese e arbitro di calcio nel campionato di promozione. “Il revenge porn e’ l’atto di condivisione di immagini o video intimi di una persona senza il suo consenso. Io sono qui a parlarne, molti di noi non riescono a farlo e si nascondono. Spero di dare voce a tutte quelle vittime che vengono colpevolizzate, quando in realta’ il colpevole e’ dall’altra parte dello schermo, che riprende o ‘si limita’ a condividere”, scrive la giovane nel testo che accompagna il video pubblicato due giorni fa su Instagram. In un’intervista sull’edizione odierna del quotidiano il Centro, la 22enne racconta di non sapere come quel materiale le sia stato sottratto e che i suoi video intimi sono finiti in tutta Italia e sono arrivati a cinquemila persone. Alla domanda sul perche’ abbia deciso di raccontare tutto, Di Meo risponde: “questo segreto mi stava logorando. Da tre giorni non mangio, non dormo, sono tesissima. Ma dopo aver pubblicato il mio video su Instagram – aggiunge – sto meglio”. Nel definirsi “mortificata, imbarazzata, delusa dal genere umano”, la studentessa dice di aver “raccontato questa esperienza perche’ so che molte persone si trovano nella stessa situazione e non hanno il coraggio di parlare”. Sulla vicenda interviene la senatrice Isabella Rauti (FdI), componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonche’ su ogni forma di violenza di genere: “Nell’esprimere i sentimenti di vicinanza e di solidarieta’ a Diana Di Meo – afferma – occorre ricordare che il ‘revenge porn’ e’ diventato reato con l’approvazione in Parlamento della Legge cosiddetta ‘Codice Rosso’ e viene punito anche chi si rende complice della diffusione delle immagini e dei video”. Solidarieta’ viene espressa anche dal deputato Fabio Bernardini (Coraggio Italia), secondo il quale “atti come questo devono essere condannati duramente da tutto il mondo politico e istituzionale. Chiederemo al Governo lo stanziamento di nuove e maggiori risorse per potenziare gli strumenti di tutte le forze dell’ordine per rintracciare i colpevoli e rimuovere immediatamente tutto il materiale condiviso. Questa – conclude – e’ una battaglia di civilta’ e di rispetto per tutte le persone coinvolte”.

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