Ambiente
Lago d’Averno tinto di verde, così uccidono uno specchio d’acqua che altrove sarebbe un’oasi di biodiversità
Il Lago d’Averno si è tinto di verde. Non bastava la monnezza che galleggia. La plastica che annega sui fondali. I pesci che muoiono. Non bastavano gli scarichi abusivi immessi. No, ora c’è questa patina di colore verde che copre le acque del lago. Dovrebbe trattarsi di alghe che però compaiono quando le temperature sono troppo alte. Il lago d’Averno è un lago vulcanico che si trova nel comune di Pozzuoli e precisamente tra la frazione Lucrino e Cuma, nella città metropolitana di Napoli. Potrebbe anche darsi che le acque siano calde per una attività vulcanica, considerati i tempi: siamo in inverno. Vero è che l’incuria e il degrado stanno distruggendo, uccidendo un lago che ospita folaghe insieme a svassi maggiori, germani reali e altri anatidi. Nelle acque dovrebbero essere presenti anche specie di pesci tra cui bavose di acqua dolce, alborelle e specie alloctone come persici, gambusie ma anche pesci rossi e tartarughe d’acqua dolce domestiche liberate nel lago. Sono presenti anche bisce, rane e gamberetti d’acqua dolce. Diciamo che rospi e rane sono facili da incontrare, come talvolta si incontrano pennuti di varie specie. Insomma, almeno sulla carta questo lago è stato e dovrebbe essere un’oasi di biodiversità.
Ma torniamo a queste chiazze verdi e ai miasmi che promanano. “E’ già accaduto altre volte questo fenomeno ma mai in queste proporzioni. Inoltre anche tutto il circum-lago è messo in condizioni davvero pessime. Abbiamo chiesto all’ARPAC di effettuare delle verifiche tramite analisi delle acque per capire in cosa ci si è imbattuti. Solo dopo le analisi si potranno fare ulteriori commenti e, nel caso, studiare una soluzione” ha dichiarato il Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che ha interessato i ricercatori dell’Agenzia per l’ambiente di quanto sta accadendo.
Ambiente
Inquinamento e cuore: oltre 5,5 milioni di morti l’anno secondo i cardiologi europei
Smog, rumore, luce artificiale e microplastiche aumentano il rischio cardiovascolare. Secondo i cardiologi europei causano oltre 5,5 milioni di morti l’anno.
Ambiente
Iene preistoriche in Sicilia: lo studio 3D svela nuovi dettagli sull’evoluzione
Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano analizza in 3D i fossili della grotta di San Teodoro e rivela nuovi dettagli sull’evoluzione e la socialità delle iene siciliane del Pleistocene.
La Sicilia come laboratorio naturale dell’evoluzione. Uno studio internazionale coordinato dall’Università degli Studi di Milano ha utilizzato tecnologie di imaging 3D per analizzare i reperti fossili rinvenuti nella grotta di San Teodoro, facendo emergere dettagli inediti sulla biologia e sulla socialità delle iene che abitavano l’isola nel Pleistocene.
La ricerca è stata pubblicata sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia e ha coinvolto un team multidisciplinare con studiosi della Sapienza Università di Roma, del Museo della Fauna dell’Università di Messina, della Royal Holloway University of London e dell’Università di Bristol.
Cosa rivela l’imaging 3D
Attraverso la ricostruzione tridimensionale dei fossili, i ricercatori sono riusciti a osservare particolari anatomici finora invisibili, ricostruendo non solo la morfologia degli animali ma anche aspetti legati alla loro ecologia e ai comportamenti sociali.
L’analisi endocranica ha evidenziato differenze rispetto alle iene africane moderne. In particolare, è stato rilevato un minore sviluppo della corteccia frontale, area che nelle specie attuali è associata alla gestione di dinamiche sociali complesse e alla vita in clan numerosi e gerarchicamente strutturati.
Secondo il coordinatore scientifico dello studio, questo dato suggerisce che le iene siciliane del Pleistocene potessero vivere in gruppi più piccoli, con un repertorio sociale differente rispetto alle forme contemporanee.
La Sicilia laboratorio evolutivo
I risultati rafforzano l’idea che l’isolamento geografico abbia inciso profondamente sui processi di adattamento dei grandi carnivori insulari. L’isola, separata dal continente, avrebbe favorito percorsi evolutivi autonomi, trasformandosi in un contesto privilegiato per osservare gli effetti della selezione naturale in condizioni di isolamento.
Per i paleontologi coinvolti nella ricerca, la Sicilia non rappresenta soltanto un rifugio faunistico del passato, ma un vero laboratorio evolutivo capace di offrire chiavi di lettura fondamentali sui meccanismi dell’adattamento e della trasformazione delle specie.
Ambiente
Punch-kun, il macaco rifiutato che ha conquistato il web con il peluche Ikea
Punch-kun, macaco nato allo zoo di Ichikawa e rifiutato dalla madre, cresce con un peluche Ikea diventato simbolo sui social. Aumentano le vendite di Djungelskog.
Punch-kun è un piccolo macaco nato nel luglio 2025 allo Zoo di Ichikawa, in Giappone. Alla nascita pesava appena 500 grammi. Poco dopo il parto è stato rifiutato dalla madre, probabilmente provata dall’esperienza del primo parto e dalle alte temperature estive.
In natura, una situazione simile avrebbe ridotto drasticamente le sue possibilità di sopravvivenza. Nella struttura giapponese, invece, il cucciolo ha ricevuto cure costanti dai custodi.
Il peluche diventato simbolo
Per alleviare l’isolamento, al piccolo è stato affidato un peluche, al quale Punch-kun si è legato fin dai primi giorni. Le immagini del macaco che stringe il suo “amico” di stoffa hanno fatto il giro dei social con l’hashtag #TieniduroPunch.
Il pupazzo è stato riconosciuto dagli utenti come Djungelskog, l’iconico orango di peluche prodotto da IKEA. Negli ultimi giorni l’azienda ha segnalato un incremento delle vendite del prodotto in Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud.
L’integrazione nel gruppo
Nei mesi successivi alla nascita, Punch-kun ha affrontato momenti difficili anche nel rapporto con gli altri macachi, inizialmente diffidenti. La buona notizia è arrivata con l’accoglienza da parte di un altro esemplare, primo passo verso un’integrazione più stabile.
Nel frattempo, Ikea Giappone ha donato decine di peluche allo zoo, trasformando una storia nata in un recinto in un fenomeno globale.
Punch-kun resta un animale destinato a vivere in cattività, ma la sua vicenda ha acceso i riflettori sul tema della cura degli animali rifiutati e sulla forza simbolica di un semplice oggetto capace di accompagnare la crescita di un cucciolo fragile.





