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L’affare dei sediolini del San Paolo, smontati dagli spalti e messi in vendita come cimeli on line

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È vero che sono vecchi, sgangherati, scoloriti, che dovevano essere rimossi, smaltiti e poi sostituti per le Universiadi. Ma c’è modo e modo di fare certe cose. L’altra sera, al termine della tribolata partita del Napoli contro il Cagliari al San Paolo alcuni tifosi, forse a conoscenza dell’iniziativa del Comune e della Regione della sostituzione dei sediolini, hanno ben pensato di dare una mano. Come? Portandosi a casa i vecchi sediolini come cimeli. Qualcuno di voi avrà pensato a tifosi feticisti, ad innamorati del San Paolo che vogliono conservare un ricordo di quello che fu lo stadio di Diego Armando Maradona.

In parte è così, ma è vero anche che molti dei marpioni che hanno portato via i sediolini del San Paolo, li hanno poi rimessi in vendita su alcuni marketplace on line a cifre anche non male: 20 euro e 40 euro. Si poteva fare? Ovviamente no. E infatti il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore della radiazza su Radio Marte Gianni Simioli hanno denunciato quanto accaduto mostrando anche foto e video della spoliazione dello stadio.

Francesco Emilio Borrelli. Leader dei Verdi in Campania e consigliere regionale

“Non ci risulta che questi signori abbiano chiesto alcuna autorizzazione e li hanno smontati in modo frettoloso. Nello specifico questa scena è avvenuta nel settore Curva B superiore. Al di là dell’azione discutibile sicuramente è da segnalare il problema in previsione dell’ultima gara stagionale contro l’Inter durante la quale alcune persone potrebbero ritrovarsi senza sedie pur avendo pagato il biglietto. A nostro avviso l’appropriazione dei sediolini poteva essere chiesta e ottenuta tranquillamente rivolgendosi al Comune e al Calcio Napoli invece di prenderli in modo incivile. Inoltre si potevano fare delle aste di beneficenza rivendendo i sediolini in questione. Quello che non accettiamo è che siano stati smontati in questo modo”. E però così è stato. Ma si pone anche un altro problema. Una azienda, che evidentemente in questa storia non c’entra,  ha vinto peraltro un appalto per la rimozione e lo smaltimento di questi sediolini. Ora che li hanno portati via, che tipo di lavori farà questa società visto che i sediolini non ci sono più e non possono essere dunque smaltiti?

 

 

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Lanciata Crew Dragon, con lei una nuova era spaziale

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Lanciata la Crew Dragon. Sta sfrecciando verso la Stazione Spaziale la capsula della SpaceX diventata ormai un simbolo: dopo nove anni restituisce agli Stati Uniti la capacita’ di portare uomini nello spazio. A innovare radicalmente quello che d’ora in poi sara’ lo scenario dei voli spaziali c’e’ poi il fatto che il veicolo spaziale di Elon Musk sancisce in modo definitivo l’ingresso dei privati nello spazio, promettendo un cambiamento radicale destinato a fare dello spazio un’impresa alla portata di tutti, a partire dalle aziende. Si e’ deciso per il ‘go’ nonostante le condizioni meteo non fossero ottimali, con nubi e pioggia sul Kennedy Space Center e con gli indicatori di cumulonembi e fulmini che segnavano rosso. Poi un improvviso miglioramento e quando mancavano 45 minuti al lancio si e’ deciso per andare avanti e il propellente e’ stato caricato. E’ tangibile l’entusiasmo per questa missione senza precedenti, il cui simbolo piu’ popolare e’ diventato l’hashtag #LaunchAmerica e nella quale degli astronauti tornano a partire dal suolo degli Stati Uniti dopo ben 11 anni, ossia dall’uscita di scena dello Space Shuttle. Un lancio che e’ un simbolo per gli Stati Uniti, al quale il presidente Donald Trump ha voluto assistere personalmente.

“E’ incredibile”, e’ stato il suo primo commento al lancio, al quale ha assistito al suo vice Mike Pence. Orgoglioso l’amministatore capo della Nasa, Jim Bridenstine, ha detto: “per la prima volta dopo nove anni abbiamo lanciato astronauti americani un razzo americano sal suolo americano” Il razzo Falcon 9 e la capsula Crew Dragon, entrambi della SpaceX, sono partiti dalla storica piattaforma 39/A, la stessa dalla quale partivano le missioni Apollo per la Luna e poi gli Shuttle che hanno permesso di costruire la Stazione Spaziale. A bordo ci sono i veterani della Nasa Doug Hurley (54 anni) e Bob Behnken (50) . La loro missione, chiamata Demo2, e’ il secondo test della capsula Crew Dragon, che nel marzo 2019 aveva fatto il primo volo di prova senza equipaggio diretta alla Stazione Spaziale. In quella missione, chiamata Demo1, la capsula aveva portato a bordo oltre 180 chilogrammi di materiali e rifornimenti e a bordo non c’erano uomini, ma solo un manichino, Ripley, che con i suoi sensori aveva fornito dati utili sulle sollecitazioni che avrebbero subito i futuri astronauti destinati a volare sulla capsula. AstroDoug e AstroBehnken adesso dovranno dimostrare definitivamente che la navetta di Elon Musk e’ in grado di portare uomini in orbita e di restituire agli Stati Uniti la capacita’ di portare uomini nello spazio.

“Un passo ulteriore verso un cambiamento epocale”, ha definito la missione il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia: e’ il simbolo di una nuova concezione dello spazio destinata a coinvolgere tutti i protagonisti del mondo spaziale, dalle agenzie governative alle industrie, e che vede emergere un ruolo importante giocato dai privati. Un primato, quello della Crew Dragon, nel quale c’e’ anche un po’ di Italia, che grazie alla base dell’Asi in Kenya, il Broglio Space Center di Malindi, fa parte delle stazioni di tracking che seguono il volo della Crew Dragon verso la Stazione Spaziale. Come previsto, infine, il primo stadio del razzo Falcon 9 e’ rientrato a Terra, posandosi sulla piattaforma Asds, (Autonomous Spaceport Drone Ship), mentre la capsula si e’ separata dal secondo stadio del razzo e per proseguire il viaggio verso la Stazione Spaziale.

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Il New York Times mostra il litorale flegreo come esempio di “ritorno in spiaggia” in… sicurezza

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Come spiegare il ritorno degli italiani in spiaggia? Come mostrare che in Italia si può prendere il sole in sicurezza affollando le spiagge? Il New York Times, edizione internazionale, mette in prima pagina una foto bellissima, piena di colore e colori tipici mediterranei, di una spiaggia di Giugliano in Campania, sul litorale flegreo. E il giornalista, Jason Horowitz, racconta come in Italia ora si aspettano di rivedere anche i turisti affollare le spiagge. Peraltro evidenziando come sul litorale flegreo c’è massima sicurezza e come, non senza fatica, si riesce a far osservare le misure di allontanamento sociale anche grazie agli sforzi organizzativi dei proprietari dei club che hanno deciso di ridurre notevolmente il numero di sedie ed ombrelloni. Come dire: meno sedie, meno affari, ma più sicurezza ai tempi del Covid 19. Il New York Times raccomanda l’Italia e segnatamente la Campania.

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Allergie e Covid19, attenti perchè molti sintomi sono simili: non fate autodiagnosi col web

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Naso che cola, occhi arrossati, fiato corto, tosse. Con la primavera possono presentarsi o peggiorare alcuni “sintomi tipici delle allergie respiratorie che potrebbero essere facilmente confusi” con quelli del Sars-Cov-2. In questi casi, per saperne di piu’, e’ bene “non affidarsi alla ricerca sul web” e contattare invece il proprio medico. A spiegarlo e’ l’Istituto Superiore di Sanita’ (Iss), che nell’approfondimento “Allergie o Covid-19?” spiega come, a dover far sorgere dubbi che possa trattarsi di qualcosa di piu’ grave sono tre situazioni specifiche: se i sintomi insorgono in persone che non hanno mai sofferto di allergia respiratoria, se si e’ un paziente allergico e la terapia abituale non attenua il problema, oppure se, ai sintomi soliti come asma congiuntivite o rinite, si aggiunge la febbre. Le allergie riguardano, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms), tra il 10 e il 40% della popolazione, con una maggior prevalenza tra i piu’ piccoli e chi vive in aree inquinate. In generale, gli allergici, cosi’ come tutti coloro che soffrono di malattie croniche, in questo periodo devono stare molto attenti a evitare peggioramenti, cosi’ da ridurre al massimo le visite di emergenza. Per questo, ricordano gli esperti Iss, in chi soffre di allergie pollini, l’uso delle mascherine va ancor piu’ incentivato perche’ “oltre a proteggere dal coronavirus, puo’ proteggere da allergeni che viaggiano nell’aria”.

Nel momento in cui l’epidemia costringe a stare piu’ tempo in casa, chi soffre di asma bronchiale causata da allergeni indoor, come acari, epiteli animali e muffe, “deve prestare maggiore attenzione alle indicazioni ricevute per tenere sotto controllo le manifestazioni acute”. In caso di allergia al lattice, “bisogna usare solo guanti in nitrile, facendolo anche presente, in caso di necessita’, al personale sanitario”. Se si soffre di allergie alimentari e si segue una dieta di esclusione di diversi alimenti, bisogna continuare a seguirla perche’ “non rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo per i pazienti Covid, sempre che venga assicurato un buon equilibrio nutrizionale e calorico”. Se si sta effettuando un ciclo di immunoterapia specifica per le allergie non va interrotto. Infine, e’ importante portare sempre con se’ un kit di automedicazione e chiamare subito il proprio medico se si hai il sospetto di aver contratto il virus o se si hanno avuto contatti con persone positive al Sars-Cov-2. Qualora non si riuscisse a contattarlo, si puo’ chiamare il 1500 del Ministero della Salute, il 112 o i numeri verdi regionali per l’emergenza. Secondo gli studi disponibili, le allergie non sono un fattore di rischio importante per il Covid. Invece, l’asma in forma moderata o grave e’ tra le condizioni polmonari croniche che predispongono a forme gravi. Pertanto, chi e’ in terapia di mantenimento con inibitori dei leucotrieni, corticosteroidi o broncodilatatori, non deve interrompere il trattamento.

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